sabato 2 agosto 2014

Soluzione finale per la Palestina

Soluzione finale per la Palestina
Benjamín Netanyahu ha dichiarato che l'esercito è giunto alla fase finale di questa operazione. Ufficialmente, fase "finale" significa chiudere i tunnel attraverso cui ai progionieri del ghetto di Gaza possono giungere cibo, medicine e tutte quelle cose che si sono rese inaccessibili a causa dell'assedio medioevale imposto loro da Israele, con l'appoggio europeo, nordamericano ed egiziano. Significa tagliare le vene che ancora fanno vivere Gaza, rendere irreversibile tale grave situazione ed accelerare la morte lenta di questa comunità di circa 2 milioni di esseri umani per fame, malattie e mancanza di acqua. Sembra che Israele stia proprio cercando la "soluzione finale" alla “questione palestinese”.
 

Da fuori lo sguardo degli animali si posava sul maiale e poi sull'uomo, e poi dall'uomo al maiale, e di nuovo dal maiale all'uomo; ma era impossibile distinguere l'uno dall'altro.
(George Orwell, “La Fattoria degli Animali”)
In mezzo a cotanta barbarie che ancora una volta ci tocca vedere abbattersi su Gaza, non è mancato chi ha paragonato il regime di Israele con l' apartheid che c'era in Sud Africa. Il paragone, senza ombra di dubbio, è in difetto. Il razzismo strutturale sudafricano non è mai giunto ad un livello di brutalità sistematica come quella che oggi devono sopportare i Palestinesi.  Alcuni hanno paragonato  Gaza ad un ghetto, alle prigioni a cielo aperto in cui i nazisti rinchiudevano gli ebrei in Europa ed hanno paragonato la resistenza di Gaza alla resistenza del Ghetto di Varsavia nel 1943[1]. Lo scrittore colombiano Antonio Caballero ha descritto la Cisgiordania “come un arcipelago fatto di ghetti chiusi da muri eretti da Israele e di strade controllate dall'esercito israeliano che servono a collegare le decine di insediamenti coloniali ebrei su terra palestinese e, viceversa, a non far comunicare le comunità palestinesi”[2]. L'intellettuale israeliano Ilan Pappe concorda sul fatto che la politica israeliana cerca di trasformare le comunità palestinesi in ghetti  fisicamente separati[3]. La situazione dei Palestinesi che vivono e lavorano in Israele non è migliore: a centinaia sono stati messi in carcere da quando è iniziato l'attacco[4]; altri hanno dovuto subire veri e propri pogrom[5] scatenati da Israeliani ostili alla popolazione araba che viene accusata di sfruttare, a sputi e complotti, il miele della cosiddetta "democrazia". Facendo propria una moderna versione della eugenetica, si sono costituiti gruppi israeliani come Lehava y Hemla con lo scopo di impedire che gli ebrei si mischino con gli arabi ed ora ricevono finanziamenti dallo Stato per mantenere le due "razze" separate[6]. Israele costantemente umilia i palestinesi, li priva di ogni dignità e li annichilisce con la sua supposta potenza militare, per indurli a credere che è inutile resistere. Ma la resistenza è l'ultimo bastione della dignità.  La resistenza palestinese, per tutti i mezzi di informazione, tanto quella armata quanto quella disarmata, è quella che dimostra l'umanità che mai i colonizzatori sionisti riusciranno a strappare al coraggioso popolo palestinese.

  Ilgenerale israeliano, Moshe Dayan, una volta aveva dichiarato che “Israele deve essere come un cane rabbioso, aggressivo come se fosse molestato”. Davvero stanno agendo come cani idrofobi: un soldato israeliano ha scritto su facebook “Oggi ho  molestato ed ucciso 13 bambini  palestinesi” per poi lanciare insulti contro i musulmani[7]. Ecco i valori che vengono inculcati in questa "democrazia esemplare" - esemplare secondo gli USA. Chi si vanta, in maniera discutibile, di essere "l'unica democrazia nel Medio Oriente”, ha paradossalmente dichiarato guerra all'unico governo democraticamente eletto nella regione: il governo di Hamas in Palestina, oggi confinato a Gaza dalla forza militare e dal collaborazionismo del rivale partito palestinese, Al Fatah, messo illegalmente al potere da Israele e dagli Stati Uniti. Mentre i civili israeliani si radunano sui monti vicini per festeggiare con champagne ed abbracci ogni bomba che vedono cadere su Gaza[8]; ce ne sono altri che vanno alle manifestazioni contro la guerra a scandire slogan provocatori come “ora non c'è più bisogno di scuole a Gaza, perchè non lasceremo vivo nemmeno un bambino”[9]. Vogliono la pulizia etnica, gli hanno inculcato di essere gli "eletti" e che nessuno può calpestare il suolo che si sono presi con sangue e con il fuoco nel 1948. La bancarotta morale dello stato di Israele è tale che ciò che lo tiene unito non è altro che l'odio.

Circa 1400 palestinesi sono morti nel corsi di questo attacco e più del 70% dei caduti non erano combattenti. Circa 300 sono, di fatto, bambini. Massacrati dai bombardamenti, dalle mitragliatrici, dalle bombe “intelligenti” e a grappolo, così come da questa terribile e proibita arma chimica che si chiama fosforo bianco[10]. Un funzionario dell'Unicef ha descritto Gaza come un girone dantesco: "I bambini vengono uccisi, feriti, mutilati, bruciati, fino ad essere  totalmente terrorizzati"[11]. E la civile Europa, come se niente fosse. A migliaia manifestano nelle strade in solidarietà con la Palestina mentre i governanti europei, a braccia incrociate, assistono al genocidio imperturbabili. Navi Pillay, alto commissario per i diritti umani all'ONU ha dichiarato che gli attacchi contro le case, le scuole e gli ospedali, così come tutte le violazioni contro il diritto internazionale perpetrate da Israele, sono stati totalmente calcolati. Ma no? Il cane rabbioso ed aggressivo del Medio Oriente ha un padrone che lo protegge da qualsiasi cosa. Se non avesse la protezione indondizionata degli Stati Uniti e dell'Unione Europea,  Israele  non sarebbe in grado di fare neanche la decima parte delle atrocità che sta compiendo impunemente. Gli Stati Uniti, intanto, continuano ad inviare munizioni e cariche da mortaio per alimentare questo massacro[12].
Benjamín Netanyahu ha dichiarato che l'esercito è giunto alla fase finale di questa operazione. Ufficialmente, fase "finale" significa chiudere i tunnel attraverso cui ai progionieri del ghetto di Gaza possono giungere cibo, medicine e tutte quelle cose che si sono rese inaccessibili a causa dell'assedio medioevale imposto loro da Israele, con l'appoggio europeo, nordamericano ed egiziano. Significa tagliare le vene che ancora fanno vivere Gaza, rendere irreversibile tale grave situazione ed accelerare la morte lenta di questa comunità di circa 2 milioni di esseri umani per fame, malattie e mancanza di acqua. Sembra che Israele stia proprio cercando la "soluzione finale" alla “questione palestinese”. La deputata israeliana del partito “Hogar Judío”, Ayelet Shaked incita apertamente al genocidio ed alla pulizia etnica, incoraggiando i soldati israeliani ad uccidere le madri palestinesi affinchè non possano più partorire vipere[14]. Con questi metodi di oppressione sui palestinesi, Israele si rende sempre più simile alla bestia nazi-fascista. Come nella “Fattoria degli Animali”, alla fine, quando guarderemo all'oppressione sionista ed a quella fascista, da una prospettiva storica, risulterà impossibile distinguere l'una dall'altra.

José Antonio Gutiérrez D
31 Luglio, 2014

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

lunedì 28 luglio 2014

Dietro il conflitto in corso



L'Egitto insiste nel voler annientare il governo di Hamas, propaggine dei Fratelli Musulmani, sulla Striscia di Gaza. Israele vuole "solo" sabotare il cedimento/compromesso di Hamas verso l'Autorità Palestinese sulla Cisgiordania.
Per capire l'importanza del contesto politico degli eventi in corso bisogna rifarsi al novembre 2012, con l'accordo tra Israele ed Hamas sponsorizzato dall'Egitto. (Hillary Clinton era presente quale  "chaperone").
La transazione del novembre 2012 si occupò di due cose:
  1. un cessate-il-fuoco reciproco e
  2. l'apertura di accessi per il passaggio di beni e persone (essendo stati i punti di accessi ufficiali di accesso "sostituiti" nel corso degli anni con oltre 1500 tunnel scavati sotto il confine, grazie ai quali è passato tutto quello che non poteva passare attraverso gli accessi ufficiali, compresa la maggior parte dei fondi destinati ad Hamas).
Soprattutto - secondo fonti ufficiali della sicurezza israeliana - Hamas avrebbe rispettato la sua parte "correttamente": nessuna azione bellica e molto spesso si sarebbe impegnata per impedire che altre organizzazioni aprissero il fuoco. Hamas è intervenuta contro organizzazioni palestinesi intenzionate ad attaccare Israele, cosa che molti ingnorano. In cambio, Hamas si aspettava un significativo allentamento dell'assedio.
Cosa che nei fatti è accaduta (anche se meno di quanto promesso ed atteso, ma almeno tollerabile) finchè i Fratelli Musulmani erano al potere in Egitto.
Ma dopo l'ascesa al potere in Egitto di Sisi  (estate 2013) e la caduta del governo dei Fratelli Musulmani, i valichi sono stati di nuovo chiusi e soprattutto i tunnell dall'Egitto - cioè la maggiore fonte di rifornimenti e di fondi per Hamas. Con la graduale chiusura dei tunnell sotto il confine non più aperto , Sisi ha strangolato il popolo di Gaza ed il sistema di potere di Hamas.
Hamas si è ritrovata progressivamente in una situazione insostenibile: da un lato garantiva un tipo di sicurezza per Israele (cosa di cui il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu era orgoglioso), e dall'altro la chiusura dei tunnell e dei valichi portava Hamas a non poter più pagare i 43.000 dirigenti e militari reclutati nella Striscia di Gza). Il governo di Hamas si è ritrovato sull'orlo di un collasso. Di conseguenza, Hamas ha gradualmente allentato i controlli su altre organizzazioni e così sono ripresi i lanci di mortaio, missili, ecc. Il che spiega anche la sua reazione alle provocazioni di Israele con tutta la sua forza.
Questo è il contesto che aveva portato Hamas a fare un accordo in aprile con L'OLP/AL Fatah.
In cui Hamas si dichiarava favorevole a dare parte del suo potere ad Abu-Mazen (presidente della Autorità Palestinese della Cisgiordania), soprattutto la responsabilità per gli stipendi governativi a Gaza. C'era stato un dibattito su quanti dei 43000 dipendenti di Hamas sarebbero rimasti in carica e su quale ruolo avrebbero avuto i 70.000 dipendenti della Autorità Palestinese cacciati dalla Strisia di Gaza quando Hamas ne prese il controllo nel 2007. In questi 7 anni, erano stati pagati da Ramallah per restarsene a casa ed ora avrebbero dovuto riprendere servizio. Ma la più incandescente ed irrisolta questione tra Hamas e l'Autorità Palestinese è il debito dei salari che non sono stati pagati per mesi e mesi. Nè è stato definito lo status dei 20.000 uomini armati di Hamas. Abu-Mazen dice di non avere responsabilità e che spetta ad Hanas trovare una soluzione.
Ci sono tutta una serie di problemi e di questioni infinite in questo accordo, ma la quella più urgente riguarda gli arretrati degli stipendi. E la codizione minima per Hamas per fermare i combattimenti è fare ritorno all'accordo precedente con la riapertura degli oltre 1500 tunnell.
Hamas ha detto di aver trovato chi paga: il Qatar. Ma Israele e le potenze occidentali con le loro varie banche  -per una ragione o per un'altra, giustificata o meno- si sono rifiutate di far passare i soldi.
L'ONU si è offerta di risolvere il problema, ma Israele ha deciso di bloccare questo canale diplomatico ponendo il veto. Risultato: decine di migliaia di palestinesi a Gaza, comprese le forze militari e di sicurezza di Hamas, non prendono lo stipendio da mesi.
Visto che Hamas non impediva più i lanci delle organizzazioni dissidenti, Israele ha iniziato l'intensificazione del conflitto con Hamas sfruttando il rapimento dei 3 giovani coloni quale scusa (sebbene sia stato recentemente appurato che Hamas non c'entrasse nulla).
Al presente, gli Egiziani -che cercano di distruggere Hamas - si rifiutano di ritornare agli accordi precedenti al generale Sisi, il quale ha invece deciso di strangolare la Striscia di Gaza per indurre Hamas ad arrendersi alla Autorità Palestinese (accordi che Israele, d'altra parte. probabilmente appoggerebbe).
Impaurita da questo "accordo unitario" che metteva fine alle divisioni tra i Palestinesi, Israele ha iniziato la guerra nella speranza di costringere Hamas a cercare un'opzione differente. Israele  favorirebbe una maggiore "apertura" con una continuazione di un governo indipendente di Hamas di Gaza, in considerazione che l'alternativa sarebbe il caos o un governo jihadista.
Sia Israele che l'Egitto non vogliono che l'accordo tra Hamas e l'Autorità Palestinese sia risolto: l'Egitto perchè teme che Hamas possa salvarsi dal collasso totale ed Israele perchè dimnuirebbe la capacità di Hamas di dividere i Palestinesi.
Da un'angolazione surrealistica potremmo vedere questa guerra non come un conflitto tra Israele ed Hamas ma tra Israele ed Egitto. L'Egitto vuole distruggere Hamas ed Israele vuole restaurare Hamas al potere.


Anarchists Against the Walls: http://awalls.org
Ahdut (Unity): http://unityispa.wordpress.com
Related Link: http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 22 luglio 2014

Palestina, l'ostaggio perenne


Continua la guerra nella Striscia di Gaza governata da Hamas, anche se in tutto il mondo continuano le manifestazioni contro le scelte guerrafondaie di Israele. Dalla scomparsa dei tre coloni da Gush Etzion, (colonia per soli ebrei sotto il controllo totale dello stato di Israele in Cisgiordania), Israele ha posto sotto assedio quattro milioni di palestinesi,  bombardando ospedali, scuole, ogni sorta di obiettivi civili,  distruggendo e saccheggiando case, rubando, effettuando sequestri, ferendo e uccidendo sia in modo mirato che indiscriminato al di fuori di ogni legislazione internazionale.
Oltre  cinquecento  abitanti di Gaza sono stati uccisi, tra di loro tante donne e bambini, e la strage non si ferma; non si contano più  i feriti e il terrore fa tutto il resto su un popolo in carcere che non può scappare o nascondersi nei bunker.
Quest’ordinaria brutalità è la politica ufficiale dello stato di Israele portata avanti dai suoi militari, senza  dimenticare le violenze  compiute dai coloni israeliani paramilitari, le cui continue aggressioni verso i civili palestinesi sono Aumentate nelle ultime settimane, l’ultimo episodio è il rapimento poi l’uccisione (bruciato vivo) di Mohammad abu Khdeira.
Ma l'obiettivo del governo di Israele è duplice, evitare l'accelerazione degli accordi di pace e rompere l'unità di governo palestinese.

Sin dall'elezione di Obama ha continuato ad aumentare la pressione internazionale esercitata su Israele perchè si ritirasse dai territori occupati nella guerra del 1967. La maggior parte degli sforzi israeliani va nella direzione di allentare questa pressione e di far saltare il recente accordo tra l'elite palestinese al governo in parte della Cisgiordania e l'elite di Hamas al governo della Striscia di Gaza. La resa di Hamas, messa in ginocchio dalla crisi economica,  alla Autorità Palestinese, complicata dalle scelte del governo egiziano, minaccia molto seriamente quel progetto di divisione permanente dei Palestinesi a cui Israele ha dedicato tanti sforzi, e l'ipotesi del totale collasso del governo di Hamas nella Striscia di Gaza spaventa Israele più di ogni altra cosa.

Quando  nel 2005 Israele, per schivare  la richiesta  dei Palestinesi ad uscire dai territori occupati nella guerra del 1967,  compì una sorta di ritirata, facendo evacuare i suoi coloni dalla Striscia di Gaza, spostando l'esercito e mettendo fine ad un suo controllo diretto sulla Striscia, ne fece un gigantesco ghetto in perenne ostaggio, in cui controlla tutto quello che entra e esce, nonchè tutti i movimenti dei residenti. Questa strategia israeliana finalizzata a "liberare" in parte la Striscia di Gaza, puntava ad evitare che la giurisdizione ed il governo sulla Striscia andasse alla Autorità Palestinese, per rendere possibile invece che il controllo fosse preso dai fondamentalisti separatisti di Hamas, che lo stesso Israele aveva sponsorizzato anni prima quale concorrente dell'elite palestinese al potere con cui aveva firmato gli accordi di Oslo 20 anni fa.
Controllare i residenti ed il governo nella Striscia di Gaza, ma senza che si rendessero interamente liberi dall'egemonia israeliana, era il mezzo per proteggere gli sforzi israeliani nella presa della Cisgiordania.
Quando il mutamento di regime in Egitto ha portato alla sconfitta dei Fratelli Musulmani, di cui Hamas è alleato, l'assedio su Gaza si è stretto ancora di più con la chiusura quasi totale delle vie di rifornimento in mezzi e fondi per il regime di Hamas. In preda alla disperazione, l'elite al potere di Hamas era giunta ad un accordo di tregua condizionata con l'elite al governo della Autorità Palestinese in Cisgiordania. Questo accordo si presentava come una minaccia per la strategia israeliana del divide-ed-impera che aveva funzionato per tanti anni e che giustificava in parte il rifiuto israeliano per un accordo di pace con l'Autorità Palestinese e per il ritiro dalla Cisgiordania occupata nella guerra del 1967.
Per far saltare questo accordo di tregua e di unità che cerva di superare le divisioni interne alle élite palestinese Israele ha lanciato un attacco contro Hamas - sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza - con la speranza di provocare e suscitare un duro scontro il cui esito sarebbe stato la restaurazione al potere di Hamas indipendente ma indebolita e sottomessa.... Ma il governo egiziano con a capo il Generale Sisi, che era il primo responsabile del taglio dei rifornimenti alla Striscia di Gaza governata da Hamas, si è rifiutato di fare la sua parte a causa della sua ostilità verso i Fratelli Musulmani e di conseguenza verso Hamas ed ha fatto fallire questo tentativo. Necessario a questo punto per Israele trovare una ragione, plausibile o sproporzionata che fosse, per un attacco diversivo e un'ennesima offensiva militare e mediatica. Da qui la strage infinita, finta e atroce rappresaglia in nome di tre giovani e innocenti vittime.

Non basta un cessate il fuoco e la fine momentanea  della strage infinita che colpisce i palestinesi: insieme alle forze sociali che in tutto il mondo, Israele compresa, manifestano questi giorni, chiediamo la fine  dell'assedio di Gaza, il ripristino dei diritti civili, primo fra tutti quello alla pace e alla vita, alla terra e all'acqua, per tutt* coloro che abitano i territori, la cessazione delle occupazioni illegali e della doppia legislazione.
Sosteniamo tutte le forze sociali e politiche che dentro Israele e in Cisgiordania lottano unitariamente dal basso contro l'occupazione israeliana, contro la militarizzazione e l'apartheid. Anche in queste durissime settimane non sono mancate le manifestazioni unitarie dei comitati popolari palestinesi, degli attivisti internazionali e di Anarchici contro il Muro, come le forme di protesta, anche duramente contestate dalla destra israeliana, degli antimilitaristi, delle donne e degli uomini che si oppongono a questa infame politica di sopraffazione e di odio e che sanno che costruire giustizia, insieme, è il primo passo per costruire la pace. Noi siamo con tutt*  loro.
Oltre i confini, oltre le appartenenze etniche e religiose, oltre ogni Stato.
Federazione dei Comunisti Anarchici - Luglio 2014