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giovedì 15 marzo 2012

7 A P R I L E 2012 tributo al compagno MARIO SALVI

APPUNTAMENTO dalle ore 17 a Primavalle , in P.za Mario Salvi

Il 7 Aprile 1976 il compagno Mario Salvi veniva ucciso a Roma , nei dintorni del Ministero di Giustizia, colpito alle spalle dall'agente penitenziario Velluto in via degli Specchi ( in quel luogo una lapide ne ricorda il sacrificio) , mentre manifestava il suo sdegno nei confronti dell’ingiusta e feroce condanna dell'anarchico Giovanni Marini, reo di aver agito per legittima difesa nei confronti delle ripetute aggressioni fasciste, in cui trovava la morte lo squadrista Favella.

Il compagno Mario Salvi svolgeva con passione la militanza sociale e politica nel quartiere di Primavalle, partecipe del dibattito e delle esperienze dell'autonomia operaia romana dei Comitati Autonomi Operai di via dei Volsci.

Sono trascorsi 36 anni da quel omicidio di Stato , senza che Mario e la sua famiglia abbiano ottenuto giustizia e il risarcimento morale da significare a chi ha sacrificato la sua giovane vita lottando contro tutte le ingiustizie,per i diritti e i bisogni negati,per la società di liberi e uguali.

IL 7 APRILE 2012 , dalle ore 17 l'appuntamento è in p.za MARIO SALVI ,

dove nella popolazione di Primavalle è ancora viva la memoria di Mario , rinnovata dalle nuove generazioni antifasciste, che al presente devono fare i conti contro la dilagante precarietà del lavoro e dell’esistenza , in un clima reso sempre più fosco da provvedimenti questurini e proibizionisti che limitano le libertà personali e di movimento , le stesse ingiustizie contro cui lottava Mario Salvi.


Vincenzo Miliucci-Confederazione Cobas

Rif (Marocco): il coprifuoco imposto in tutta l'area di Ait Bouayach.


La rabbia della gente

Aumenta la rivolta nei villaggi intorno ad Ait Bouatach e si allargano gli scontri. Pur essendo stato dichiarato dalle forze repressive il coprifuoco in tutta l'area di Ait Buayash, col divieto per tutti di uscire di casa e stare in strada, molti giovani si sono rifugiati sulle montagne intorno e da lì attaccano la polizia. Gli scontri continuano.

La polizia ha effettuato numerosi arresti, tra cui il compagno Mohamed Jellul, maestro, esponente dello Spazio Sindacale Democratico e del Foro per i diritti umani del nord del Marocco, membro importante del 20 F (Movimento del 20 febbraio 2011 che chiede riforma costituzionale, fine della corruzione politica ed accesso al mercato del lavoro, ndt), e non smette di minacciare ed aggredire indiscriminatamente la popolazione. Ci sono contadini che hanno affrontato la polizia con le falci ed i forconi.

La rivolta di allarga

Il giorno 11 marzo ci sono stati gravi scontri a Imzuren e Bukidan dopo la richiesta di svolgere una manifestazione di solidarietà da Imzuren ad Ait Buayash per cercare di rompere l'accerchiamento da parte della polizia. I manifestanti hanno espresso chiaramente alla polizia la loro volontà di voler andare ad Ait Buayash pacificamente, ma il divieto della polizia ha provocato della conseguenze.

La risposta della polizia è stata brutale con l'utilizzo di tutti i mezzi repressivi: gas lacrimogeni (nel quartiere di Al Kods di Imzouren hanno creato una nuvola immensa di gas che ha ricoperto tutta la zona), proiettili di gomma, manganelli. Ma la risposta popolare non è stata da meno: secondi alcune fonti sono state bruciate 20 camionette della polizia, ci sono molti poliziotti feriti e 3 di loro sono stati trattenuti dai manifestanti.

Gli elicotteri sorvolano zona, cercando di controllare specialmente le aree montagnose. Nella notte dell'11 marzo sono proseguiti gli arrivi di mezzi militari ad Ait Buayash

Si allarga anche la solidarietà

Ci sono manifestazioni di appoggio in tutto il Marocco, a partire da Alhoceima.

Manifestaziioni a Tangeri, Tetuán, Nador, Fez, Marrakech, Casablanca... in solidarietà con Ait Buayash. A Tangeri si sta valutando l'interruzione della strada che porta a Rabat mentre Ait Buayash è stata occupata dalla polizia e dall'esercito.

Tanta rabbia

E' tanta la rabbia che sentono gli abitanti del Rif. Isolati, obbligati ad emigrare, sempre sospettati, durante il regno di Hassan II. Sono state fatte promesse di sviluppo, ci sono state visite del re, operazioni di immagine, durante il regno di Mohamed VI, ma le cose non sono cambiate: 5 morti ad Alhucemas il 20 febbraio 2011 con gravi responsabilità riconducibili alla polizia, 1 giovane assassinato da un criminale del Makhzen ad Ait Buayash, repressione, dittatura, corruzione, impunità, assenza di diritti.

La popolazione del Rif sta male. I giovani reclamano libertà e dignità ad un Makhzen (antico termine per espimere la elite del potere statale, ndr) che li disprezza. Si preparano bottiglie molotov, si fanno girare istruzioni pe evitare gli effetti delle inalazioni da gas, si organizzano agguati alla polizia...Non si vuole cedere, nè capitolare. Gira voglia di lottare.

Quando il popolo insorge, il potere marocchino getta via la maschera ed usa il suo vero linguaggio: occupazione militare, arresti, feriti, saccheggio di negozi e case, il regno del terrore. Si dice che il Ministro degli Interni stia per autorizzare il ricorso ad armi da fuoco. E naturalmente, il silenzio. Mentre se ne parla sui media internazionali, c'è silenzio totale sui media marocchini. Nessuna dichiarazione del ministro degli interni.

Ancora più significativo è silenzio totale dei partiti politici marocchini, che partecipano alla farsa parlamentare, appendici del potere. Salvo Vía Democrática, la AMDH (Associazione Marocchina per i Diritti Umani, ndt), il Foro dei diritti umani del nord del Marocco e il movimento berbero amazigh, gli altri partiti voltano sempre le spalle al popolo..

La tragedia potrebbe verificarsi in qualsiasi momento e dobbiamo evitarla con la denuncia, con la solidarietà, con la richiesta del ritiro immediato delle forze repressive dall'area e con la liberazione degli arrestati

Il 13 marzo, manifestazione davanti l'ambasciata marocchina a Madrid.

Mouatamid

Gruppo di lavoro per il nord-Africa della Segreteria Internazionale della CGT

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

Video sugli scontri a Imzouren

http://www.youtube.com/watch?v=agFXyoILcsk

http://www.youtube.com/watch?v=bFqBOGU8RQo&feature=share

Manifestazioni di solidarietà

Casablanca

http://www.youtube.com/watch?v=qvb1L-NaBsQ

Alhoceima

http://www.youtube.com/watch?v=d6PjHf50EYk

1ª Información:

http://www.cgtandalucia.org/Ait-Bouayach-en-la-provincia-de

Link esterno: http://www.cgtandalucia.org/Rif-Marruecos-El-toque-de-queda

venerdì 9 marzo 2012

Dal Messico solidarieta' con la valle...


DIFENDENDO I TERRITORI
Esiste una stretta connessione fra le lotte autorganizzate per la
difesa del territorio ovunque esse fioriscono; dalla Val di Susa alle
comunita' indigene dello stato di Oaxaca, a quelle ribelli in Chiapas
e in tutto il Messico che si oppongono ai progetti imposti dalla banca
mondiale e dal FMI: dighe, autostrade, miniere, megaprogetti del
capitalismo verde e poli turistici. Compagni e compagne che si battono
anche qui per la difesa dei beni comuni e delle risorse naturali
contro il modello di sviluppo neoliberista che saccheggia i territori
e pretende di riorganizzarli rendedoli schiavi della logica del
profitto.
Anche in Messico come in Val di Susa le comunita' ribelli si
organizzano attraverso assemblee orizzontali che dal basso praticano
autonomia e resistenza. Dal deserto di Wirikuta, alle lotte indigene
in Guerrero; dalle comunita' organizzate in Oaxaca per arrivare ai
municipi autonomi zapatisti in Chiapas un filo rosso collega, dal
basso a sinistra, queste esperienze alle mobilitazioni della Val di
Susa e dei comitati del "NO".
In questi giorni con l'Alleanza Magonista Zapatista (AMZ) abbiamo
tenuto un incontro politico nel quale erano presenti il Collettivo
Autonomo Magonista (CAMA) di Citta' del Messico, le Organizzazioni
Indie per i Diritti Umani a Oaxaca (OIDHO), il Comitato per la Difesa
dei Diritti Indigeni di Xanica (CODEDI) e nioaltri della Piattaforma
Internazionalista per la Resistenza e l'Autogestione Tessendo
Autonomia (PIRATA).

Si e' parlato anchedella lotta in Val di Susa, di questi giorni
concitati, del coraggio di Luca e di tutti i compagni e le compagne
che si stanno battendo nella manifestazioni, nei blocchi, nei presidi
presenti ormai in tutto il Paese. Con una parte di cuore in valle
questo vuole essere un piccolo messaggio di solidarietà dall'altra
parte dell'oceano: uno striscione in cui ribadiamo che "La difesa del
territorio unisce i popoli: No al TAV in Val di Susa! Daje Luca!"; una
frase e un pensiero per ricordare che non siate soli/e, siamo con voi,
con la resistenza di Luca, con la dignita' di questa lotta, con chi
nemmeno dentro il carcere smette di urlare NO TAV!

"Vinceremo non perché è scritto in un destino occulto o manifesto;
vinceremo, semplicemente, perché stiamo lavorando e lottando in questo
senso".
Subcomandante Marcos

foto striscione:
http://www.autistici.org/nodosolidale/uploads/news/notav_manta_en_oaxaca.jpg


La PIRATA:
Collettivo Zapatista "Marisol" di Lugano (Svizzera)
Nodo Solidale (Roma e Messico)
Nomads (Bologna)
Grassroots Projects (Olanda)
_____________________________________

mercoledì 7 marzo 2012

Diamo voce a Tobia!

da: Federazione Anarchica Torinese

Tobia Imperato, uno degli arrestati per la resistenza No Tav allo sgombero della Maddalena, è ormai al quarto giorno di sciopero della fame.

In carcere aveva già perso cinque dei suoi 89 chili, in tre giorni di digiuno ne ha persi altri quattro. Il giudice gli impone il divieto di comunicare all’esterno in qualsiasi modo: non può scrivere lettere o mail,non può telefonare.

Un’imposizione odiosa che rende i suoi domiciliari quasi peggiori del carcere, dove poteva scrivere e ricevere visite.
Chi lo costringe a scegliere tra il silenzio e il carcere sarà obbligato a sentire la risacca profonda della sua protesta.

Ha fatto richiesta di poter essere visitato da un medico ma sinora il giudice non ha risposto.
Alcuni amici e compagni hanno pensato di proporre a tutti un’azione di sostegno alla sua lotta di libertà.

Diamo voce a Tobia!
Tutti sono invitati a scrivergli, inviando ovunque copia della lettera.


Potete scrivere ad anarres@inventati.org.

Tutte le lettere gli saranno
inoltrate.

http://anarresinfo.noblogs.org

martedì 28 febbraio 2012

il limite oltrepassato

La giornata di ieri credo sia stata quella che ha visto oltrepassare il
limite di quella che continuiamo a voler chiamare democrazia e rispetto
della legalità. Una giornata in cui tutto è cambiato. I fatti gravissimi
accaduti in Clarea e alla baita, il tentativo di omicidio perchè solo in
questo modo si può chiamare, nei confronti di Luca da parte delle forze
del disordine, ha fatto sì che si sia veramente passato ogni limite, che
lor signori ci abbiano ormai palesemente dichiarato guerra guidati dalla
mano assassina di un governo che anzichè ascoltare le richieste dei suoi
cittadini e delle popolazioni tutte, usa la forza della violenza per
imporre i suoi loschi e sporchi affari ed è disposta a tutto per
raggiungere i suoi sporchi fini.

MI piacerebbe poter chiedere al sig. manganelli in questi momenti di
dolore per quanto accaduto a Luca ieri, e che fino a quattro giorni si
permetteva di sbraitare dichiarazioni insensate circa la nostra volontà
di cercare il morto e alzare il livello di tensione, che tipo di ordini
ha impartito ai reparti anti sommossa che in questi giorni hanno
raggiunto la Val Susa. Se l’ordine fosse quello di alzare ancora di più
il livello di tensione che hanno creato in questi mesi e trovare loro il
morto. Bè caro il mio funzionario da strapazzo, strapagato in milioni di
euro mentre noi comuni mortali cerchiamo di mettere insieme il pranzo
con la cena, mentre le scuole dei nostri figli cadono a pezzi, mentre
negli ospedali spesso sai quando entri e non come ne esci, IL MORTO LO
AVETE CERCATO E QUASI TROVATO VOI! In questi lunghi mesi di resistenza
abbiamo visto ed assaggiato la violenza di questo stato, dei suoi uomini
ingaggiati contro le popolazioni e la Val Susa che ricordatevi,
RESISTERA’ e LO FARA’ AD OLTRANZA! Siamo pronti a farci arrestare con il
sorriso sulle labbra, siamo determinati a non mollare e non abbiamo
paura!
La determinazione di Luca nel portare avanti la lotta al tav di questi
anni, è la determinazione che tanti valsusini e tante genti in Italia
tutta, hanno e continueranno ad avere, non solo a difesa del proprio
territorio ma a difesa del bene di tanti, di tutti.
L’Italia intera da ieri è finalmente scesa per le strade, facendo
presidi spontanei, portandosi sotto le prefetture, contestando,
protestando, resistendo e denunciando quello che sta avvenendo ormai da
mesi non. Un copione che non si adotta solo in Val Susa e che non potrà
che peggiorare date le condizioni sociali cui ci stanno portando.
L’informazione di regime che per tutta la giornata è solo riuscita come
nel suo consueto modus operandi a continuare con balle e notizie false,
a raccontare la sua versione dei fatti di quanto accaduto ieri mattina a
Luca in Clarea. I giornalisti con la solita arroganza e sfrontatezza
sono arrivati anche davanti all’ingresso dell’ospedale dove Luca è
ricoverato. Cosa cercavano? Il gossip per riempire le pagine dei
menzonieri giornali per cui lavorano, il notizione irrompendo nel dolore
delle persone che erano li? Giornalisti e digos, sempre insieme uno
velina dell’altro, diramando notizie false per almeno tutta la
mattinata. Vergogna! Il TG3 nazionale che sforna servizi in cui afferma
che un altro No Tav arrampicatosi sul traliccio per far scendere Luca lo
ha fatto cadere. Tutto questo è disgustoso, vergognoso, non ci sono
termini ed aggettivi per poterlo descrivere.
Ieri sera rientrando dall’ospedale non me la sono sentita di ritornare
subito a casa. Era mio dovere venire a Bussoleno e malgrado la
stanchezza, l’apprensione e il dolore che ho dentro, stare in mezzo ALLA
MIA GENTE, a tutte le persone che da oltre 20 anni lottano per il
proprio territorio, per la propria esistenza per la propria dignità. Con
me in mezzo a voi c’era a Luca che in tutti questi anni ha portato
avanti e tornerà a portare avanti, attraverso la lotta del nostro
meraviglioso popolo, questa volontà di arrivare ad avere un mondo
migliore, un mondo che è possibile solo se ci sforziamo con tutta la
determinazione di cui siamo capaci, di costruire TUTTI INSIEME UNITI.
Con amore e con rabbia.

Emanuela, la compagna di Luca Abbà

ATENE IN FIAMME: INCENDIO D’EUROPA

In Grecia il sistema economico speculativo internazionale, diretto
dalla famigerata Troika (BCE – UE – FMI), sta svelando il suo volto
peggiore. “Riforme” sociali e tagli, operati dall’irresponsabile e
collaborazionista governo ellenico, stanno letteralmente affamando una
popolazione chiamata a pagare il conto di una crisi che non ha
prodotto.
La crisi, causata invece dal capitalismo internazionale con l’intento
di difendere i propri privilegi ed il sistema bancario, ha riportato
il Paese ad incubi sociali che si pensavano debellati da decenni:
* licenziamenti di massa
* disoccupazione a livelli stratosferici
* salari e pensioni tagliati di oltre il 50 % dall'oggi al domani
* istituzioni pubbliche e servizi sociali a tutela dei più poveri
e dei più deboli al collasso
* interruzione dell’erogazione dell’elettricità e del gas a
cittadini e strutture pubbliche (ospedali, scuole, ecc.) insolventi
* ricorso sempre più diffuso alle organizzazioni di carità da
parte dei cittadini
* fuga dal Paese di chi può ancora permetterselo, in particolare dei giovani
Tutto questo sostenuto da una brutale repressione poliziesca e da una
propaganda mediatica che va oltre il ridicolo, bollando genericamente
come black - blok migliaia di lavoratori, pensionati, studenti,
casalinghe, che occupano le piazze di Atene, Salonicco e delle
maggiori città greche e che si difendono dagli attacchi delle forze
dell’ordine, le quali utilizzano massicciamente contro di loro anche
gas lacrimogeni vietati dalle convenzioni internazionali.
In questo clima di guerra sociale del Capitale contro le classi
subalterne, l’unica buona notizia è il tentativo, da parte della
popolazione, di autorganizzarsi. Per la prima volta nella storia della
Grecia moderna si cerca infatti di praticare l'autogestione, adottata
su larga scala dalla società civile: in aziende pubbliche, ospedali e
là dove le bollette non si possono pagare, i servizi sono riallacciati
e garantiti da comitati di cittadini.
Quando il Capitale avrà staccato la spina alla Grecia, facendola
precipitare nel medioevo, si dedicherà agli altri Paesi europei non
“virtuosi”. La lista nera è già pronta: Irlanda, Portogallo, Spagna,
Italia…
La Grecia è oggi quello che potrebbe diventare l’Italia domani!
E’ ormai evidente che per uscire dalla situazione di continua crisi
economica che caratterizza i nostri tempi occorre superare questo modo
di produzione, che tutto divora per preservare se stesso. Non saranno
lo stucchevole gioco delle alternanze di governo, né le grandi
coalizioni, né i governi tecnici all’interno di queste compatibilità
economiche, né improbabili e sinistri ritorni di fiamma nazionalistici
a risolvere i problemi. Solo la crescita di un’ opposizione sociale
di massa a livello europeo sarà in grado di far pagare la crisi a chi
l’ha creata e di indicare la strada verso l’emancipazione dal Capitale
e dalla sua finanza.
Sosteniamo il popolo greco in lotta e auspichiamo per la Grecia e per
tutti i Paesi un futuro di libertà, con un' economia al servizio degli
esseri umani e non degli speculatori.
Esigiamo l'immediata scarcerazione di tutti gli arrestati durante le
manifestazioni e la cessazione di ogni forma di repressione da parte
delle forze di polizia.

assunto come OdG dall' 81 Consiglio dei Delegati della FdCA - 26 febbraio 2012

giovedì 23 febbraio 2012

Antifascista anarchico ucciso a Samara, in Russia




Lo scorso 9 febbraio alle 6.30 del mattino, nell'area dell'Istituto "FIAN", un bidello ha trovato il corpo di Nikita Kalin, nato nel 1991. Alle 8:00 è arrivata la polizia che solo alle 11.00 ha avvisato la madre della vittima.Secondo la madre, Nikita avrebbe ricevuto 61 coltellate; inoltre le sue costole presentavano fratture multiple, ed anche la testa presentava ferite. Non gli è stato rubato niente. Attualmente, c'è un sospettato di omicidio in stato di arresto, dato che sui suoi abiti sono state trovate tracce del sangue di Nikita.

E' evidente che Nikita è stato aggredito da un gruppo; la polizia ha anche detto a sua madre a livello informale che il sospettato è un'attivista nazionalsocialista il quale si rifiuta di fare nomi. Oltre alla brutalità dell'omicidio, va detto che la polizia non ha ancora chiesto alla madre di Nikita o ai suoi amici se sanno chi è l'ultima persona che lo ha incontrato. Per questa ragione, temiamo che ci sarà un tentativo di insabbiare il caso, come spesso succede in Russia. Comunque, il sospettato ha già assunto un avvocato.

Crediamo anche che le attività investigative vengano svolte nell'interesse del sospettato, ed è per questo che è importante dare sostegno ai familiari ed agli amici di Nikita. A questo punto, c'è un'organizzazione per i diritti umani che mette a disposizione un avvocato, ma intanto i fondi sono necessari per il funerale.

Nikita era figlio di una semplice famiglia operaia e non aveva mai nascosto il suo antifascismo e le sue idee anarchiche.

In caso vogliate inviare una donazione agli amici ed alla famiglia di Nikita per le spese del funerale, potete farlo tramite la Croce Nera di Mosca: http://wiki.avtonom.org/en/index.php/Donate

Nella foto in alto, si vede Nikita durante una riunione locale sulle frodi elettorali, mentre tiene un cartello con scritto "Noi non abbiamo bisogno di nessuna autorità! Libertà o morte! Il nostro candidato è l'autogoverno!"


Articolo revisitato da Anarkismo.net

(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

Link esterno: https://avtonom.org/

sabato 4 febbraio 2012

MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV : 25 FEBBRAIO 2012


MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV : 25 FEBBRAIO 2012

Tutti a Val Susa !

Tav : No Passaran !

Resistenza e Determinazione !

lunedì 30 gennaio 2012

COMUNICATO STAMPA - Forum Acqua vicino al movimento No Tav



Il Forum Italiano dei Movimenti nell'Acqua è vicino alle popolazioni della Val Susa e al Movimento No Tav, protagonisti negli anni di una lotta dal basso, documentata e consapevole, in difesa del territorio e dei beni comuni. Molti attivisti No Tav sono infatti impegnati attivamente nella campagna contro la privatizzazione del servizio idrico e la mercificazione dell'acqua.

Conoscendo bene, anche sulla pelle di alcuni nostri attivisti, il rischio che corre chi va a toccare interessi economici molto forti, temiamo che l'ondata di arresti di ieri rappresenti un monito a tutte le vertenze aperte nel nostro paese e che sia una mossa per screditare tutto il movimento No Tav, e i movimenti i generale, mostrandoli agli occhi dell'opinione pubblica come un manipolo di violenti.

Sappiamo che partecipazione, democrazia dal basso, difesa del territorio non possono essere arrestate.


Roma, 27 gennaio 2012

giovedì 26 gennaio 2012

Solidarietà ai compagni ed alle compagne colpite dalla repressione statale

Lo Stato al servizio del Capitalismo e delle mafie prepara la strada alla stoccata decisiva verso lo sfruttamento autoritario e devastatore della Val di Susa.

È in questo senso che va vista l'operazione repressiva attuata in tutta Italia in cui sono stati arrestati numerosi compagni e compagne e molti altri sono stati colpiti da impedimenti giudiziari. Compagni e compagne la cui colpa è stata quella di aver partecipato, nel luglio del 2011, alla difesa della Valle contro la speculazione e la barbarie del profitto.

Uno Stato sempre più fascista che promuove d'autorità misure economiche che affamano le classi sociali più povere e che, dietro spettacolari quanto inutili azioni eroiche della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate, nasconde la vera natura del nuovo corso tecno-fascista dell'esecutivo italiano: privatizzare i beni comuni, svendere ai privati industrie e proprietà del capitalismo statale, drenare la fiscalità derivante dal lavoro dipendente verso le tasche dei privati col finanziamento di opere devastatrici dell'ambiente e inutili per la collettività. Tale è la TAV.

Guai a opporsi all'appropriazione delle terre da parte di un Capitale occidentale sempre più minacciato dalla concorrenza degli altri pescecani mondiali e quindi sempre più incattivito e bisognoso dell'azione dello Stato e dei suoi sgherri, suoi naturali alleati.

E siccome non è bastata la denigrazione attraverso media e giornali di regime, ad etichettare chi ha partecipato alla lotta, con le solite panzane sui "black bloc", cercando di screditare un movimento reale di resistenza popolare che ha ormai da tempo varcato le soglie del localismo e siccome non sono bastati i manganelli ed i lacrimogeni ad altezza d'uomo, ecco che la repressione della resistenza valsusina acquista un nuovo e più alto livello.

La lotta contro la TAV è un esempio pericoloso di autogestione e autodeterminazione popolare ed allora il messaggio dello Stato è molto chiaro: nessuno può mettere in discussione le decisioni delle oligarchie capitaliste tecniche o politiche che siano, destre o pseudosinistre che siano.

Di fronte a questo ennesimo attacco la nostra risposta è e sarà sempre la stessa.

Continueremo a lottare per difendere i nostri territori dalle mire devastatrici del Capitale, per una società senza sfruttamento, autogestita e orizzontale.

Solidarietà ai compagni ed alle compagne colpite dalla repressione!

Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici

26 gennaio 2012

martedì 10 gennaio 2012

Da: AATW (anarchist against the wall; anarchici contro il muro) - Palestina-Israele: la lotta unitaria continua tra repressione e resistenza

Sebbene qui l'nverno sia molto mite, con giornate soleggiate e non così fredde, il clima politico è invece tempestoso. Gli attacchi dei coloni ai residenti palestinesi a mo' di punizione per le restrizioni inflitte dalle autorità israeliane ai coloni stessi, si intrecciano con le lotte unitarie, espresse soprattutto con la "Tsumud", resistenza persistente contro il subdolo appropriarsi delle terre palestinesi e contro i conseguenti sgomberi. Oltre alla lotta incandescente a Nabi Salih e a quella intermittente a Walaja, si sono uniti recentemente i villaggi di Kafr Qaddum e Kafr Ad-Dik, mentre tengono da tempo le lotte a Beit Ummar, Bil'in, al-Ma'sara, Ni'lin, Sheikh Jarrah (Gerusalemme/al-Quds), e sulle Colline sud di Hebron. E naturalmente, sebbene in misura attenuata, prosegue la lotta per giustizia sociale di "Occupy Rothschild", con la resistenza contro le poche tendopoli rimaste.

Bil'in

Alcune centinaia di manifestanti hanno marciato venerdì 6 gennaio a Bil'in, per ricordare l'omicidio di un anno fa di Jawahar Abu Rhama in seguito ad una gigantesca quantità di lacrimogeni sparata dall'esercito israeliano. Tra i manifestanti c'erano almeno 3 dozzine di israeliani di Anarchici Contro il Muro, come pure un po' di attivisti politici di Ramallah ed attivisti internazionali. Il vento cambiava direzione, per cui l'esercito non riusciva a disperdere la manifestazione. Dopo un certo lasso di tempo, un convoglio di veicoli corazzati e di soldati è uscito dal muro ed ha iniziato ad intimidire i manifestanti... ma sono stati scacciati dai giovani, sebbene non sia stato possibile evitare il ferimento di 4 dei nostri, colpiti da proiettili di metallo ricoperti di gomma nonchè il soffocamento di molti per l'inalazione di gas. Alla fine siamo tornati al villaggio, stanchi ma soddisfatti.

un altro resoconto:
Anne Paq/Activestills.org, Bil'in, 06.01.2012.
Anne Paq: "La manifestazione settimanale nel villaggio di Bil'in in Cisgiordania era dedicata a Jawaher Abu Rahmah, una donna palestinese, morta un anno fa in seguito alla inalazione di una massiccia dose di gas durante una manifestazione.
Il cospicuo gruppo di manifestanti si è diretto verso il Muro della separazione che è stato costruito sulle terre di Bil'in per proteggere il vicino insediamento coloniale di Mod'ilin Illit, costruito anch'esso sulle terre del villaggio.
L'effetto visivo era garantito da un gran numero di giovani palestinesi che portavano maschere a cappello con i colori della bandiera palestinese.
I soldati isareliani hanno iniziato a sparare gas sui manifestanti. Un soldato israeliano si è messo anche a sparare proiettili veri verso un manifestante palestinese che cercava di superare il filo spinato di fronte al muro. Mentre i manifestanti stavano arretrando, i soldati israeliani sono usciti dal muro per inseguirli, attaccandoli con lacrimogeni e proiettili. La shabab (gioventù palestinese, ndt) ha iniziato a lanciare pietre sulle jeep mentre i soldati continuavano a sparare. Alcuni coraggiosi manifestanti palestinesi si sono avvicinati di più ai soldati per impedirgli di sparare. Ad un certo punto, un manifestante è persino saltato addosso ad un soldato israeliano per impedirigli di sparare, un altro è riuscito persino a lanciare una bomboletta di gas all'interno di una jeep militare. Lo straordinario filmato di queste azioni è visibile nel video di Haitham Katib qui sotto. I soldati israeliani alla fine si sono ritirati, lasciando sul terreno 4 manifestanti feriti. E' un miracolo se ancora una volta non c'è scappato il morto e se nessuno sia rimasto seriamente ferito. A Jawaher non venne data questa possibilità; venne uccisa dai gas, che sono ormai diventati un'arma letale in Medio Oriente.
"
http://www.youtube.com/watch?v=OkiaME0q18E
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.34304643570566...80298
Richard http://on.fb.me/wpv9Ci

Al-Ma'sara

Anche venerdì 6 gennaio gli attivisti di al-Ma'sara hanno manifestato contro la ripresa dei lavori di costruzione del muro dell'apartheid nel villaggio. Sono 5 anni che a Ma'sara si tengono manifestazioni settimanali, ma dopo una lunga pausa sono ripresi i lavori di costruzione del muro proprio questa settimana.

Kafr ad-Dik

manifestazione a Kafr ad-Dik

Nabi Salih

manifestazione settimanale il 6 gennaio 2012 contro l'occupazione e gli insediamenti
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.34303376570693...80298
Haim Schwarczenberg http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3058387137979....14101
David Reeb http://www.youtube.com/watch?v=nkGD4etz9VM
hassan daboos http://www.facebook.com/media/set/?set=a.27330301272616...77390
Richard http://on.fb.me/zAaC2d

Ni'lin

Foto di Chen Misgav su Ni'lin & Nabi Salih http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150572687091...01802
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.34306422570388...80298
Richard http://on.fb.me/yxR17i
http://www.nilin-village.org

Kafr Qaddum

Ci sono state manifestazioni settimanali a Qaddum a cui gli Anarchici Contro il muro sono stati invitati a partecipare..

Kafr Qaddum - manifestazione settimanale del 6 gennaio 2012
Protesta contro l'insediamento ebraico di Kadumim, vicino alla città di Nablus in Cisgiordania

Kafr Qaddum marcia in avanti nonostante le minacce di violenza

A mezzogiorno del 6 gennaio 2012, si è tenuta una manifestazione nel villaggio di Kafr Qaddum, situata proprio alle porte di Nablus. La gente si è radunata dopo la preghiera del venerdì ed ha iniziato la manifestazione prendendo per la via principale che attraversa il villaggio. Fino al 2003 questa era la strada principale che portava a Nablus, che dista solo 10 minuti di auto. Con la seconda intifada la strada è stata chiusa dall'esercito israeliano pechè giudicata "rischiosa per la sicurezza" del vicino insediamento illegale. Il governo israeliano, dopo la fine della seconda intifada aveva convenuto che la strada con costituiva più un "rischio per la sicurezza" ed aveva dato semaforo verde per la sua riapertura. Tuttavia l'esercito non ha applicato questa disposizione governativa e si rifiuta di aprire la strada, il che significa che i residenti palestinesi si devono sobbarcare una deviazione di circa 30 minuti di auto, allungando di 3 volte il tempo di percorrenza verso Nablus con aumento delle spese.
Questo diniego da parte dell'esercito è la ragione per cui 150-200 palestinesi, accompagnati da internazionali, hanno manifestato pacificamente verso il blocco stradale per dimostrare il loro malcontento verso l'operato dell'esercito israeliano e per reclamare il loro diritto all'uso di quella strada. Quando il corteo si è avvicinato ai blocchi stradali, hanno trovato almeno 15 soldati armati posizionati sulla strada ed altri 5 sulle colline prospicenti la strada. A 50 metri da loro avevano dispiegato il filo spinato. I soldati, tramite megafono, hanno dichiarato che chiunque avesse oltrepassato il filo spinato sarebbe stato fermato con la forza. Nessuno dei manifestanti ha oltrepassato il filo spinato, limitandosi semplicemente a rimuoverlo senza violenza alcuna. Ma questo è bastato ai soldati per iniziare il lancio di gas lacrimogeni, costringendo i manifestanti ad arretrare verso il villaggio. I manifestanti sono stati poi inseguiti da un camion da cui veniva sparata con un cannone "l'acqua-puzzola”, mentre i soldati attacavano con lacrimogeni e granate assordanti lanciate dalle colline come pure dalle strade, ed hanno continuato ad inseguire i manifestanti fin dentro il villaggio. Questa violenza è proseguita per tutta la manifestazione, che è durata circa due ore. Alla fine i soldati si sono ritirati ed i palestinesi hanno potuto raggiungere i blocchi stradali dove hanno cantato e festeggiato prima di ritornare al villaggio, sempre monitorati dai soldati sempre pronti ad entrare in azione da una collina vicina sll'insediamento coloniale.
foto http://www.facebook.com/media/set/?set=a.34305366237161...80298
video di Israel Puterman http://www.youtube.com/watch?v=HgArIIgBSYU
Richard http://on.fb.me/zB493c
QNN http://www.facebook.com/media/set/?set=a.30079556995676...07133

Sheikh Jarrah

Richard http://on.fb.me/zHllja
Guy Butavia http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150518631402...92137

Colline sud di Hebron

Sabato 7 gennaio 2012
Attivisti che proteggono l'aratura e la semina, otto nuove ordinanze di demolizione a Umm al-Heir, 5 ordinanze di demolizione per la cisterna di hlat' a - Foron, costruzione di un nuovo aereo
Sabato, Butavia http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150522766062...92137
Guy Butavia http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150525731862...92137

Al-Walaje

Azione diretta contro la costruzione del muro ad Al-Walaje, domenica 8 gennaio 2012. In base al report di Anne Paq c'è stata un'azione diretta organizzata nel villaggio di A-Walaje vicino a Betlemme. Un gruppo di attivisti israeliani si sono seduti di fronte ad una ruspa che stava lavorando per l'apertura del percorso del muro e sono riusciti a fermarne il lavoro per circa un'ora. Nove attivisti israeliani sono stati presi con la forza da soldati israeliani e tratti in arresto nella stazione di polizia di Atarot. L'azione intendeva gettare luce sulla critica situazione in cui si trova il villaggio di Al-Walaje. Una volta completati i lavori, il villaggio si troverà completamente circondato dal muro, isolato sia da Gerusalemme che dalla Cisgiordania. Centinaia di alberi sono stati sradicati e gli abitanti del villaggio perderanno l'accesso alle loro terre. Ci saranno altre azioni. Le ruspe che lavorano all'edificazione del muro non saranno fermate solo per un'ora, ma lo saranno per sempre!

"9 persone sono state arrestate mentre bloccavano una ruspa al lavoro sul percorso del muro nel villaggio di Al-Walajeh . Si trovano per interrogatorio ad Atarot pechè sospettati di violazione d una legale ordinanza e per resistenza a pubblico ufficiale."I 9 sono stati rilasciati in tarda serata con le solite restrizioni a carico.

foto di ActiveStills http://www.flickr.com/photos/activestills/
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2627389998831....25778
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.34423732891991...80298

Tel Aviv

lotta per giustizia sociale:

42 attivisti sono stati arrestati durante una manifestazione di alcune centinaia di persone sabato 7 gennaio nella zona sud di Tel Aviv (Atikva) indetta contro lo sgombero di famiglie di senza-casa in una delle ultime tendopoli erette la scorsa estate. Tra gli arrestati ci sono 2 dei fondatori del movimento di rivolta J14. Poi rilasciati domenica mattina 8 gennaio.

Ilan Shalif ( http://ilan.shalif.com/anarchy/glimpses/glimpses.html)
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

mercoledì 28 dicembre 2011

Anarchici e socialisti rivoluzionari sotto attacco in Egitto

Ci siamo! Per
settimane, parecchi siti internet e pagine
facebook che appartengono
ai Fratelli Musulmani, sia in forma ufficiale che ufficiosa, hanno
sferrato un attacco contro gli Anarchici ed i Socialisti Rivoluzionari
in Egitto cercando di additarli come istigatori della violenza e
propagandisti della demolizione dello Stato. Il 28 dicembre un
esponente dei Fratelli Musulmani ha denunciato tre socialisti, uno dei
quali è il compagno Yaser Abdel Kawy, anarchico molto conosciuto ed
esponente del Movimento Socialista Libertario egiziano. Il Procuratore
Generale ha inoltrato la denuncia al GA, un apparato di sicurezza dello
Stato, un organo speciale del sistema giudiziario che funziona solo in
stato d'emergenza.


Sicuramente c'era da aspettarselo. Anche se
minoritari nei numeri, gli Anarchici egiziani sono stati alquanto
determinanti all'interno delle forze rivoluzionarie che hanno dato
inizio alla rivoluzione egiziana del 25 gennaio 2011. Gli Anarchici
sono una voce ben distinguibile sui siti dei social media, ma, cosa ben
più importante, essi sono sempre in prima linea sulle strade ovunque i
rivoluzionari si trovino ad affrontare il brutale giro di vite impresso
dallo Stato.

L'allenza forte, ma tutt'altro che facil,e tra Fratelli
Musulmani e giunta militare al governo si è mostrata per quella che è
fin dal principio. I Fratelli Musulmani sono la sola forza politica che
aveva uno dei suoi esponenti all'interno del comitato legislativo
responsabile dei preparativi per le modifiche della Costituzione del
1971, come approvati dal referendum svoltosi il 19 marzo. I Fratelli
Musulmani si sono rifiutati di partecipare a quasi tutte le
manifestazioni fatte contro il Consiglio Supremo delle Forze Armate
(SCAF), ed in molti casi hanno cercato di offuscare queste
manifestazioni e di attaccare chi le organizzava.

I Fratelli Musulmani
hanno anche assunto un atteggiamento aggressivo contro i lavoratori
impegnati in continue lotte contro gli imprenditori, i quali trovano
appoggio nella giunta militare. Hanno sempre condannato i cortei
sindacali, i sit-in o le occupazioni, descrivendo i lavoratori che
lottano per i loro diritti come dei contro-rivoluzionari sobillati dai
seguaci del regime di Mubarak.

Pronti per una vittoria a valanga nelle
attuali elezioni parlamentari insieme con i più estremisti Islamisti
Salafiti, i Fratelli Musulmani non vedono l'ora di sbarazzarsi della
futura opposizione ed in particolare di quella socialista. Non è
difficile capirne il perchè se si guarda alle politiche che essi stanno
attuando in Tunisia una volta preso possesso dei seggi parlamentari. La
cosa risulta ancora più evidente quando si leggono le dichiarazioni
fatte ai media dai loro dirigenti più importanti (per lo più uomini
d'affari), specialmente quelle in cui vengono lodate le politiche
economiche e finanziarie neoliberiste del regime di Mubarak come buone
ed efficaci, salvo essere mondate dalla corruzione e dal capitalismo di
combine.

Noi siamo certi che questi nuovi attacchi da parte dello SCAF
e dei suoi alleati Islamisti non sono che all'inizio. Si sta delineando
una nuova fase della Rivoluzione Egiziana. Questa volta la vera linea
di demarcazione dello scontro sarà evidente per tutti, dopo esserlo
stata solo per alcuni. La Rivoluzione Egiziana assumerà il vero volto
di una guerra di classe di noi proletrari contro di loro, loro i
padroni, loro la giunta militare, loro gli Islamisti fascisti e
conservatori.

Libertarian Socialist Movement in Egypt
(traduzione a
cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

martedì 1 novembre 2011

Alla maniera di Noam Chomsky vengono descritte le “10 Strategie della Manipolazione” sociale attraverso i mass media.

1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).



2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

giovedì 15 settembre 2011

Siamo tutte con Nina e Marianna!

http://dumbles.noblogs.org/2011/09/13/siamo-tutte-con-nina-e-marianna/#more-1604
Arrestate pernon aver commesso il fatto.
Le due donne NO TAV arrestate venerdì per aver osato avvicinarsi troppo a quel recinto che custodisce un cantiere che non c’è e che ha mera funzione di occupazione militare del territorio e simulazione di lavori in corso al fine di estorcere all’Europa quei quattro euro di finanziamento per le tratte transfrontaliere.
Dunque Nina e Marianna erano lì, a contestare questa enorme vergogna nazionale assieme a tanti/e altri/e NO TAV che in risposta alle loro ragioni, (esposte, argomentate, dimostrate da almeno vent’anni), subiscono costantemente lancio di velenosi (e proibiti in altre parti d’Europa) gas lacrimogeni.

Nina e Marianna sono state le prede di questo giro pesantemente repressivo ordinato da Maroni il quale il giorno prima ha evocato il morto apposta per avere la legittimità a picchiare più forte.
E si badi bene: non si picchia solo col manganello, non si soffoca solo col gas, si viene puniti anche solo per avere con sé strumenti di autodifesa; Nina e Marianna negli zaini avevano maschere antigas, Maalox contro gli effetti dei lacrimogeni, qualche altro oggetto di primo soccorso. Eppure sono state fermate, eppure sono finite in carcere, eppure, anche se incensurate l’arresto è stato convalidato ed anche un giorno prima, tanta è la fretta di dare un segnale di intimidazione.
E’ la dittatura del TAV, perché a questo si arriva quando non si hanno argomentazioni logiche a propria disposizione; si manda l’esercito.
C’era una volta il PD, ai tempi di Prodi, o, per quanto ci riguarda, di Illy e Sonego che raccontavano la storiella che il TAV era necessario per non essere tagliati fuori dall’Europa e amenità varie… ma che mai si sarebbe dovuto imporre con la forza; bisognava dialogare con le popolazioni interessate, confrontarsi, capirsi… Bene, eccoci qua al dunque delle popolazioni interessate che molto pacificamente hanno spiegato che il TAV non lo vogliono. Ed ecco Fassino che invoca l’esercito, ed ecco la squallida figura del deputato PD Esposito a dire che le due donne arrestate “dovrebbero andare a lavorare nel cantiere per capire i valori dello stato democratico”.
Allora il caro Esposito dovrebbe venire lui, assieme, se vuole, agli altri suoi compagni a spiegarci i valori di uno stato che decide di spendere 110 miliardi di euro dei suoi cittadini per un’opera che non ha fruitori né in passeggeri né in merci, mentre sta già spremendo gli stessi suoi cittadini con inique manovre succhiasangue. Vengano a spiegarci perché dovremmo pagare 1200 euro a centimetro un’opera che non ci servirà a nulla; oppure, per convincerci che l’indebitamento nostro e delle generazioni a venire è buona cosa, vengano a dirci a cosa ci servirà.
Noi ancora aspettiamo le risposte di Riccardi e della Serracchiani alla domanda: Cos’è oggi, dal punto di vista progettuale, la tratta AV/AC, del Corridoio 5, Venezia-Trieste?, a cosa serve?
Anzi, oggi, Serracchiani che in febbraio lanciava appelli alle donne per la partecipazione alla manifestazione “Se non ora quando?” in difesa della dignità femminile così svillaneggiata dalla prepotenza del potere, ci dovrebbe dire quanto lei si senta affine a Maroni e alla sua linea repressiva, quanto affine al “compagno” Esposito contro Marianna la pacifista coltivatrice della nonviolenza che lavora per pagarsi gli studi di medicina a Torino, contro Nina madre di tre figli di Chiomonte che davanti al recinto della prepotenza del potere semplicemente rivendicavano la loro libertà di persone in quel territorio, la loro autodeterminazione di donne che non si vogliono ulteriormente penalizzate né economicamente né socialmente.
I nodi vengono al pettine … anche per chi ha i capelli lisci.
NINA E MARIANNA LIBERE SUBITO!

domenica 24 luglio 2011

Genova: Dieci anni dopo



Genova: Dieci anni dopo


Sono passati 10 anni. Già all'indomani di quei tragici giorni di luglio del 2001, insieme ai genitori di Carlo avevamo chiesto verità e giustizia per quel corpo disteso sull'asfalto di piazza Alimonda, per quella giovane vita spezzata da due colpi di pistola sparati da quelli che dovrebbero essere i tutori dell'"ordine". Verità e giustizia avevamo anche chiesto per le centinaia di donne e di uomini che in quei giorni furono malmenati, massacrati, umiliati da quelli che dovrebbero essere i tutori dell'ordine.

Sono passati 10 anni ma di verità ne sappiamo poca e quasi esclusivamente per merito della controinformazione, mentre di giustizia non ne abbiamo avuta neanche un po'.

Amareggia ma non stupisce che, nel Paese noto in tutto il mondo per le sue stragi impunite, funzionari di Stato riconosciuti colpevoli di azioni aberranti nei confronti di cittadini inermi non ne rispondano ma continuino a vestire una divisa ed anzi, in molti casi, abbiano ottenuto promozioni; suscita indignazione ma non stupisce, in questo sfortunato Paese, che un omicidio consumato su una pubblica piazza da appartenenti alle forze dell'ordine possa essere archiviato senza processo. E sorprende forse qualcuno il fatto che chi in quei giorni assunse nell'ombra una sorta di direzione politica delle forze dell'ordine, sieda ancora in parlamento? Che ricopra una delle più alte cariche dello Stato? che possa addirittura essere considerato un interlocutore credibile anche da una certa "sinistra"?

D'altra parte questo è il Paese in cui, di finanziaria in finanziaria, si ruba ai poveri per dare ai ricchi, il Paese in cui morire sul lavoro non fa più notizia, in cui si può essere precari a vita e pubblicamente sbeffeggiati da un ministro della Repubblica, in cui cercare una vita migliore da straniero significa commettere un reato ed essere espulso (quando non cannoneggiato in mare), in cui i beni comuni (cioè appartenenti a tutti i cittadini) vengono svenduti o regalati al Capitale. Un Paese che, nella sua classe politica, ha fatto propria l'ideologia liberista innervandola di pulsioni razziste e xenofobe.

L'Italia che ospitò il G8 a Genova, 10 anni fa, non era tanto diversa da quella odierna né da quella del passato. Di fronte a decine di migliaia di persone provenienti da tutta la terra per dimostrare che un altro mondo era possibile, per discutere sulle piazze tematiche, per urlare il proprio dissenso verso le politiche economiche liberiste, lo Stato seppe solo e come sempre mettere blindati, provocazioni, repressione. Con l'aggiunta, per l'occasione, di reticolati e zona rossa. Per ridurre le rivendicazioni di quel movimento esteso e composito, intelligente e determinato, ad una questione di ordine pubblico.

Eppure quel movimento mondiale e visionario che a Genova, nel 2001, morì con Carlo, lasciò un testamento sociale e politico. Che nel tempo è stato ripreso da chi si batte contro lo scempio del territorio, contro le privatizzazioni dei beni comuni, per il diritto delle persone di circolare liberamente, contro le guerre e le spese militari, contro razzismo e xenofobia, per la dignità e la sicurezza sul lavoro, per il lavoro e contro la precarietà, per il riscatto dei tanti sud del mondo.

Noi comunisti anarchici, noi libertari, eravamo presenti a Genova nel 2001 come siamo stati sempre presenti ovunque si sia trattato di difendere e far progredire l'umanità contro la barbarie. Siamo presenti oggi e lo saremo domani nelle lotte sociali, politiche e sindacali con i nostri ideali, i nostri contenuti e le nostre proposte.

"Portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori"

Federazione dei Comunisti Anarchici

21 luglio 2011

sabato 9 luglio 2011

Val di Susa con il sangue agli occhi

Filo spinato, blindati, cellulari, perimetri escludenti, recinzioni, truppe di indifferenza: questo è lo “stato della repressione” che abbiamo visto in Val di Susa.

Disciplinati ordinano: c'è la crisi, devi pagarla; c'è lo sviluppo, devi inginocchiarti e se serve, devi anche perirne.

Nei giorni successivi allo sgombero della Maddelena del 27 giugno e della guerriglia seguente,

è complicato trovare le parole adatte per far conoscere la violenta aggressione che ha subito il movimento No Tav domenica 3 luglio,

per mano dell'esercito, di carabinieri, finanzieri e poliziotti.

Sentimenti di rabbia e preoccupazione si mischiano al pensiero della propria vita messa in gioco e ai compagni feriti e arrestati,

poco dopo aver subito atroci percosse e lanci di lacrimogeni, sparati ad altezza uomo.

Noi che eravamo presenti abbiamo il diritto di rendere pubblica la strategia di guerra messa in atto dal Potere,

per reprimere le forze sociali che vogliono riappropriarsi del proprio futuro.

Tutti apparteniamo a questa terra! Reclamiamo diritti e libertà! Ci siamo uniti al desiderio di decidere come vivere in comune e con quale ambiente circostante,

muovendoci nella valle alla ricerca, non del ghiaccio dello stato difeso dai servi in divisa,

ma nel fuoco della rivolta per accedere a quel senso comune libero ed uguale che tutto il movimento ha sprigionato in questa insorgente giornata di lotta.

La risposta è stata intrisa di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, proiettili di gomma, lancio di ghiaccio da 30 metri di altezza sopra i manifestanti,

di cui tanti hanno sfiorato le nostre teste, tante hanno colpito in pancia, in viso e sulle gambe.

Le botte e i calci sui corpi dei feriti a terra dopo cariche non di contenimento, ma in stile mattanza cilena, sui quali hanno pisciato e minacciato di morte.

Ha ragione il ministro che dice di difende il popolo della Valle (???) Maroni, insieme a tutto il PD compatto alla ricerca del profitto facile:

ci sono stati tanti tentati omicidi domenica 3 luglio... Si,da parte delle forze dell'ordine.

Noi, valsusini e solidali, i comunardi della Valle, volevamo e fortissimamente vogliamo buttare giù le reti,

tutti i muri e quei dannati plotoni da omicidio chiamati sbirri in tenuta antisommossa.

Con il “sangue agli occhi” ci abbiamo provato ed abbiamo espugnato un parte di presidio

sorvegliato dal Potere che vuole sottomettere soggettività ribelli che non ci stanno a farsi rubare i propri sogni.

Saremo sempre contro il saccheggio dei beni comuni

e la decapitazione della volontà di ribellarsi ad una decisione presa sulle teste della popolazione valsusina.

Questa Terra è la terra di tutti!

Come diceva un cartello alle barricate per arrivare alla Maddalena, la paura non abita più qui. In nessuno!

Violento è chi arma i manganelli e spara su esseri umani lacrimogeni CS scaduti che provocano intossicazione e probabili malattie congenite future.

Libertà per la Val di Susa, libertà per tutte e tutti. Subito!

Sempre nella lotta – CSA Kavarna, Cremona

sabato 2 luglio 2011

NO TAV! E BENI COLLETTIVI

Ormai abituati alle missioni di pace, l’esercito italiano occupa la Val di Susa per proteggere i cantieri della TAV. In fondo anche questo è portare il progresso e la democrazia. Come quando negli anni venti si costruivano le strade e i ponti in Eritrea a colpi di iprite. E come nelle missioni di pace con cui portiamo la democrazia in giro per il mondo gli effetti collaterali sono da mettere nel conto. Così abbiamo la prima vittima civile di questa guerra interna non dichiarata, travolta a 65 anni da un blindato che “faceva manovra”. La prima vittima civile, se non ci ricordassimo di Sole e Baleno. .

Una guerra civile non dichiarata non è altro che questo, l’esercito mosso a sedare una rivolta pacifica e coerente che nasce nel 1991 (si, venti anni fa) e a occupare militarmente zone ribelli.

La lotta dei valsusini contro la costruzione della linea TAV non è solo la lotta di una comunità locale contro la rovina del proprio territorio: è anche questo ma è anche qualcosa di molto più importante.

La lotta noTAV è un’opposizione globale che travalica il territorio della Valle di Susa, in quanto riproduce non solo la contrarietà locale all’occupazione devastante e socialmente inutile del territorio da parte dell’industrialismo capitalista, ma è capace di delinearla come opposizione al mito dello sviluppo infinito, bandiera bipartisan sia del liberismo che del Capitalismo di Stato.

Mito la cui adorazione senza riserve porta con se il sacrificio incondizionato delle nostre vite, del nostro lavoro, della qualità della nostra vita, sul sacro altare del profitto. Modello di sviluppo tanto caro non solo alla destra ma anche a quella sinistra istituzionale che, con la scusa del benessere, oltre a garantire il completo asservimento e sfruttamento economico della gran parte della popolazione, ha consegnato il territorio e l’ambiente nelle mani rapaci e distruttive del Capitale.

E per quanto la propaganda di regime cerchi di spacciare da decenni la TAV come fondamentale, facendo adesso appello ai 600 milioni di finanziamento europeo persi in caso di mancata apertura dei cantieri, e continuando a millantare le enormi prospettive economiche, come i nuovi posti di lavoro che si creerebbero in valle, sappiamo che i circa 12 miliardi di soldi pubblici che occorreranno a completare l’opera serviranno esclusivamente a dirottare i soldi dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, i principali contribuenti fiscali, nelle tasche dei grandi imprenditori privati e dei burocrati statali loro amici.

Potremmo ripetere ancora fino allo sfinimento, anche rimanendo nell’ambito del puro ragionamento economico di sviluppo infrastrutturale, quello che da anni gli abitanti della Val di Susa sanno e ripetono: che esiste già una linea ferroviaria che è sottoutilizzata, sia per quanto riguarda il trasporto delle merci che delle persone, che in buona parte dell’Italia esistono delle linee in pessimo stato, che avrebbero bisogno, loro si, di essere rimodernate, e che le centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici pendolari che viaggiano tutti i giorni in treno per far arricchire i soliti pochi, sono costretti a spostarsi in condizioni di assoluto disagio. Ci si potrebbe chiedere, come si fa da anni, perché non spendere, molto più oculatamente, i miliardi di risorse pubbliche in opere di ammodernamento delle attuali linee ferroviarie, col conseguente miglioramento delle condizioni di viaggio dei lavoratori e delle lavoratrici pendolari, progetto questo si ambizioso e che creerebbe nuovi posti di lavoro, keynesiamente più intelligente, soprattutto ora che per siamo in un’era di contrazione dei consumi e della produzione di merci.

Sappiamo tutti che invece l’opera va iniziata per arricchire la solita casta industriale italiana, col beneplacito e l’appoggio, ovviamente interessato, dell’apparato legislativo ed esecutivo dello Stato e con la scontata violenza delle forze di repressione, naturali diramazioni dell’oligarchia dei poteri economico e politico.

Ma non siamo disposti ad accettare la violenza che per l’ennesima volta si è riversata sull’autodeterminazione della comunità locale della Val di Susa, violenza che, oltre a garantire con la forza l’occupazione della valle da parte della piovra capitale-stato, ha anche lo scopo di cancellare l’elemento politico per loro più pericoloso che nasce e che permea la lotta delle comunità locali degli sfruttati, e cioè l’autogestione delle scelte sulle proprie vite, a partire dalla gestione ambientalmente e socialmente sostenibile dei territori, che si lega alla grande battaglia per la gestione dei beni comuni e delle risorse collettive, nell’ambito della più generale lotta verso una società egualitaria, libera e solidale.

L’occupazione militare in Val di Susa testimonia la debolezza di uno Stato costretto a ricorrere alla forza per dimostrare il proprio controllo sul territorio, sbugiardato di fronte alla comunità internazionale nelle proprie politiche di pianificazione e di concertazione.

Una prova di forza e una vittoria di facciata, la dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che il Capitale e lo Stato sono subito pronti a gettare la maschera della democrazia quando si attenta alla loro possibilità di gestione delle risorse territoriali. Pena la loro liquidazione.

La lotta della Val di Susa dimostra questo, e per questo la lotta contro la devastazione della TAV è la lotta di tutti/e.

Luglio 2011

Federazione dei Comunisti Anarchici

www.fdca.it


martedì 7 giugno 2011

La questura nega il corteo di Centocelle






COMUNICATO STAMPA

Referendum, la Questura nega il corteo di Centocelle


Il prossimo 10 di giugno in Comitato romano 2 Sì per l'acqua bene comune ha organizzato un corteo di sensibilizzazione della cittadinanza sui referendum del 12 e 13 di giugno da Piazza s. Felice da Cantalice fino a Largo Agosta. La Questura ha negato ieri l'autorizzazione al corteo nelle strade più popolose del quartiere di Centocelle, proponendone uno alternativo in stradine secondarie.

Il funzionario di polizia presente ha comunicato al comitato un altro percorso alternativo senza giustificare tale variante con motivi di ordine pubblico, facendo cosi venir meno il diritto costituzionale di libertà di manifestazione.

La gravità dell’atto, oltre alla negligenza da parte della Questura di non aver comunicato ai cittadini le motivazioni del cambio di percorso, sta nel fatto che il funzionario ha esplicitamente detto ai rappresentanti del Comitato che la scelta è dipesa da pressioni politiche.

Riteniamo gravissimo che le autorità cittadine nella figura del Sindaco e dei suoi collaboratori abbiano influenzato la scelta della Questura mettendo così a rischio un diritto costituzionale come quello di libera manifestazione.

Invitiamo tutte le istituzioni locali e democratiche, gli eletti nel Consiglio comunale, provinciale e regionale, le realtà politiche e sociali impegnate nella campagna referendaria ad esprimere la propria indignazione per la scelta prettamente politica di vietare il corteo del comitato referendario nel VI e nel VII Municipio.

Come comitati referendari siamo intenzionati a mantenere il percorso iniziale perché siamo convinti che il nostro è un diritto costituzionalmente garantito: il dritto di manifestare.




Roma, 7 giugno 2011



Luca Faenzi
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