Nella mattinata di mercoledì 4 maggio, 21 studentesse e studenti medi,
universitari ed un lavoratore, sono stati bruscamente svegliati da
uomini in divisa. immediatamente sono scattate le perquisizioni,
seguite
dalla schedatura e dalla consegna di 22 ordinanze di custodia cautelare
tra cui 5 arresti domiciliari.
Mentre sui maggiori quotidiani e tg nazionali le veline ci narrano di
questi "pericolosi anarchici" arrestati perchè violenti e quindi
accusati di appartenere ad un'unica associazione a delinquere, uno
studio più accurato degli atti accusatori delinea i contorni di
un'operazione intimidatoria.
Gli atti "criminosi" che sarebbero stati commessi dai giovani compagni
sono quasi tutti collocati all'interno delle lotte per il diritto allo
studio e contro l'università-azienda.
Sono una semplice conseguenza dell'aver condotto una ferma resistenza
alle politiche di smantellamento di scuola ed università ed alla
capacità di autorganizzarsi.
Non si tratta, però, soltanto di colpire gli studenti in quanto tali,
ma c'è la precisa volontà di aumentare il livello repressivo nei
confronti di chi oggi si oppone con mobilitazioni di massa, cortei,
occupazioni ed autogestionii di spazi di socialità e lota.
Azioni compiute da migliaia di persone vengono trasformate dal prisma
della questura in semplici atti di deliquenza "comune", quando invece
sono stati l'unica risposta possibile al comportamento criminale del
governo e dell'unione europea in materia di istruzione pubblica,
lavoro,
ambiente e politiche sociali.
Non lasceremo che questura e magistrati, attraverso simili montature
realizzate ad arte per i media FERMINO LA NOSTRA LOTTA!
COMPAGNE E COMPAGNI UNITI CONTRO LA REPRESSIONE.
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venerdì 6 maggio 2011
domenica 27 febbraio 2011
Comunicato internazionale anarchico di solidatietà con gli accusati di tradimento nello Zimbabwe

Quando in Tunisia Mohammed Bouazizi si è dato fuoco ha inconsapevolmente innescato un'ondata di rivolte popolari e di ribelllioni che si sono propagate come un incendio in tutto il Nord Africa ed in Medio Oriente, sprigionando un'energia che si è sentita fino allo Zimbabwe dove, sabato 19 febbraio, 46 attivisti democratici, tra cui studenti, lavoratori ed attivisti sindacali sono stati arrestati ad Harare, durante un meeting per discutere della caduta di Hosni MUbarak e dei fatti in Nord Africa ed in Medio Oriente.
In base ai resoconti di polizia gli arresti sono giustificati dal tentativo di mettere in atto una rivolta in stile egiziano allo scopo di rovesciare Robert Mugabe, che è al potere dal 1980.
Gli arrestati, che rappresentano la Federazione Sindacale dello Zimbabwe(ZCTU), il Sindacato Nazionale degli Studenti (ZNSU) e l'Organizzazione Socialista Internazionale(ISO), stavano solo guardando un documentario sulla rivolta in Egitto e, secondo l'accusa, erano in
procinto di "organizzare", programmare ed attuare la rimozione del governo costituzionale dello Zimbabwe ... all'egiziana".
Sono almeno 8 le persone arrestate, che lo Stato considera essere i dirigenti, ad essere state percosse e torturate in stato di detenzione. Tra gli arrestati ci sono donne HIV-positive, a cui è stata negata ogni assistenza. Una delle donne arrestate è reduce da una recente operazione chirurgica al cervello, ma è stata ugualmente percossa mentre era detenuta perchè ritenuta una dei capi. Ad un'altra le hanno rotto la gamba mentre cercava di fuggire nel momento dell'arresto.
Dopo 4 notti nella Prigione Centrale di Harare, in 46 sono comparsi davanti alla corte nella giornata il 23 Febbraio dove, oltre all'accusa di aver complottato per rovesciare il governo tramite mezzi incostituzionali, per una pena pari a 20 anni di prigione, sono stati anche accusati di tradimento - reato per il quale potrebbe essere prevista la pena di morte. L'udienza conclusiva si è svolta alle 11.15 di giovedì 24 febbraio.
In base alle nostre fonti nello Zimbabwe la macchina della propaganda di regime ha fatto di tutto per calunniare i compagni arrestati e per intimidire l'opinione pubblica. Col diffondersi delle rivolte popolari e delle ribellioni contro i regimi autoritari ed anti-democratici che hanno sconvolto il Nord Africa ed il Medio Oriente, c'è da star sicuri che Bob il Macellaio ed i suoi adepti siano preoccupati del fatto che l'esempio e l'influenza di queste rivolte spontanee degli oppressi e degli sfruttati contro regimi antidemocratici possano espandersi anche a sud, incendiando rivolte per rovesciare lo stesso Mugabe.
Guardando a quello che sta succedendo alle dittature ed ai regimi autoritari appena più a nord, è evidente che Mugabe ed i suoi scagnozzi possano apparire nervosi, e che intendano dare una lezione esemplare con questi arresti, allo scopo di indebolire i movimenti e le lotte in corso, ma anche inviare un massaggio al popolo sul fatto che nessuna resistenza verrà tollerata. E che Mugabe non cadrà così facilmente come è successo a Mubarak. L'accusa di tradimento è stata sollevata apposta.
I 46 di Harare sono stati arrestati perchè essi vedono un barlume di speranza proprio nei magnifici eventi che stanno sconvolgendo il Nord Africa ed il Medio Oriente, con tutti i loro limiti e contraddizioni. Una speranza nel fatto che la gente comune, i lavoratori, gli studenti, i disoccupati ed i senza-niente che hanno avuto la forza di costruire le piramidi per il faraoni... possano oggi avere la forza di buttarli giù. Di abbattere i tiranni. I 46 di Harare sono stati arrestati perchè avevano la speranza che Mugabe, i suoi sgherri ed ogni riflesso di tiranni in ogni dove possa essere raso al suolo.
La loro speranza è anche la nostra. Noi speriamo che, mentre si diffondono le fiamme dell'indignazione e della ribellione, esse possano bruciare sempre più in profondità ogni giorno che passa. Si aprono le porte a nuove idee e nuove possibilità, e dunque noi speriamo che il popolo lavorerà per consolidare le libertà e le conquiste costate tante lotte, per andare avanti sempre attraverso la lotta senza permettere che il movimento diventi preda di partiti, di politicanti o di dirigenti autoritari ed opportunisti. Noi speriamo anche che, mentre questi movimenti emergenti si rafforzano grazie alle lotte, possano anche ampliare la loro azione, verso orizzonti più lontani fino alla trasformazione sociale.
Nell'esprimere la nostra solidarietà ai 46 arrestati in Zimbabwe invitiamo tutti gli anarchici ed i socialisti rivoluzionari, gli attivisti e gli amanti della vera libertà ad estendere la solidarietà a tutti gli arrestati, i torturati e le vittime di violenze in Zimbabwe, in Egitto, in Libia, in Tunisia ed ovunque - per osare di cercare un futuro più luminoso; un futuro di dignità, di libertà e di speranza.
Le sottoscritte organizzazioni sostengono questo appello e le seguenti richieste:
Libertà immediata e senza condizioni per i 46 di Harare! Ritiro immediato di tutte le accuse!
Libertà immediata e senza condizioni per tutti gli arrestati in Egitto, Tunisia, Libia ed ovunque!
Sottoscritto da:
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Grupo Antorcha Libertaria (Colombia)
Hombre y Sociedad (Chile)
Libertære Socialister (Denmark)
Melbourne Anarchist Communist Group (Australia)
Red Libertaria de Buenos Aires (Argentina)
Workers Solidarity Alliance (USA)
Zabalaza Anarchist Communist Front (South Africa)
venerdì 17 dicembre 2010
Lettera a Roberto Saviano
da Femminismo a Sud
Lettera a Roberto Saviano
La popolarità t’ha fatto proprio male perché oggi mi rendo conto che il mondo
della cultura ha perso Monicelli e ci sei rimasto tu.
Mi dispiace dei tuoi guai e ti capisco, perfino, ogni volta che punti lo
sguardo in alto per cercare un contatto con il mondo che in questo momento ti è
impedito.
Ti sei scelto una lotta dignitosa, l’ho fatta anch’io contro la mafia, la
fanno in tanti tutti i giorni, solo che tu ora hai qualcuno che ti fa da scudo
mentre altri non hanno che un sanpietrino per difendersi.
Perché i nemici sono pericolosi sempre. La lotta contro i poteri fiacca le
giornate, la vita, talvolta, si lo ammetto, anche la fantasia. Ma qui c’è gente
che non sta a sentire neppure quelli che sono stati eletti ad icona come te.
Non hai il diritto di insultare chi combatte e bisogna che qualcuno ti dica
che dalla consapevolezza di una lotta giusta sei passato ad un delirio di
onnipotenza un po’ antipatico. Dovresti dare un limite numerico – che so: tre
all’anno? – ai i tuoi sermoni dall’alto della tua posizione privilegiata di
stipendiato Endemol e Mondadori.
Quanti anni hai? 28? 30? E quanti anni avevi quando hai cominciato a vedere il
mondo attraverso il filtro della tua scorta? 26? Troppo pochi per capire e te
lo dice una che a quarant’anni ancora ha tanto da imparare.
Ti dico io una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirti molto tempo fa. Ti
stanno usando. Sei funzionale al potere. Nella tua maniera di difendere lo
“Stato” tirando fuori parole degne della peggiore retorica, tutto schierato con
la magistratura e con la polizia, sempre calato nel ruolo della vittima dei
poteri forti e primo a lanciare sassi contro chi alla vista di quegli stessi
poteri alza la testa.
Li conosco quelli come te, borghesi intellettuali che non hanno mai fatto
nulla di particolarmente trasgressivo e che improvvisamente si vedono ricucito
addosso un abito ribelle che non gli appartiene.
Vedi com’è? Che ti torna subito la tentazione di parlare con la voce di chi
tiene tutto in ordine, il tormentone dell’autorità che bisogna rispettare,
perché falcone, perché borsellino, perché bla bla bla.
L’hai mai frequentata una piazza? Lo sai perché i ragazzi portano i caschi?
Hai presente una testa spaccata da un colpo di manganello come fosse un
cocomero? Lo sai che quando le manganellate partono prendono chiunque? Te
incluso se fossi nei paraggi e senza scorta.
Troppo comodo parlare dalla tua posizione. Troppo comodo immaginare di non
poter essere contraddetto perché ti hanno eletto santo.
E sai che c’è? Che quello che hai scritto tu, girato su Repubblica dalla tua
agenzia letteraria, con tanto di bollino Siae, è solo il lamento griffato di un
ragazzo che in un colpo solo tradisce la lotta della sua gente, quella delle
famiglie che resistono all’immondizia, delle vecchie e nuove generazioni che
lottano per non diventare manodopera della camorra. Un ragazzo che a parole
dice di sapere cosa avviene quando i “poteri” ti criminalizzano, usano la
macchina del fango, ti isolano per farti fuori. Nella pratica invece tutte
queste cose sembrano sfuggirti.
Tu davvero non conosci la storia, figuriamoci l’anarchia. E ti presti al gioco
di chi mette al bando un Pinelli al giorno per nascondere i crimini efferati
compiuti da stragisti fascisti collusi con quello Stato del quale tu parli a
senso unico.
Te lo dico da donna meridionale: se non hai assaggiato la precarietà, se le
tue prospettive di futuro sono migliorate, lascia stare. La vita di quelli che
invece di una scorta hanno al seguito i creditori è cosa ben diversa.
La tua lettera è proprio brutta perché da un santo come te mi sarei aspettata
una epistola diretta ai parlamentari finiani e dell’idv che hanno votato la
fiducia al governo. Avresti potuto usare mille parole. Avresti potuto dirigere
meglio la tua indignazione. Avresti potuto perfino raccontare le tantissime
persone in piazza senza stare su un piedistallo. Immaginando di essere uno di
loro, uno come tanti, semplicemente uno che sceglie un altro modo per lottare,
rispettabile ma non per questo preferibile per tutti. Avresti potuto dire che
quanto era successo non ti è piaciuto senza usare supponenza, senza immaginare
di essere superiore a quelli che conducono lotte in modo diverso dal tuo.
Non credo ci sia molto altro da dire: i ragazzi del movimento fanno movimento.
Si confrontano. Hanno sicuramente punti di vista differenti. Se lo diranno. Ce
lo diranno. Ma tu…tu sei semplicemente un’altra cosa.
---------------------------------------
la lettera a cui si fa riferimento si può trovare al link:
http://www.robertosaviano.it/articoli/lettera-ai-ragazzi-del-movimento/
Lettera a Roberto Saviano
La popolarità t’ha fatto proprio male perché oggi mi rendo conto che il mondo
della cultura ha perso Monicelli e ci sei rimasto tu.
Mi dispiace dei tuoi guai e ti capisco, perfino, ogni volta che punti lo
sguardo in alto per cercare un contatto con il mondo che in questo momento ti è
impedito.
Ti sei scelto una lotta dignitosa, l’ho fatta anch’io contro la mafia, la
fanno in tanti tutti i giorni, solo che tu ora hai qualcuno che ti fa da scudo
mentre altri non hanno che un sanpietrino per difendersi.
Perché i nemici sono pericolosi sempre. La lotta contro i poteri fiacca le
giornate, la vita, talvolta, si lo ammetto, anche la fantasia. Ma qui c’è gente
che non sta a sentire neppure quelli che sono stati eletti ad icona come te.
Non hai il diritto di insultare chi combatte e bisogna che qualcuno ti dica
che dalla consapevolezza di una lotta giusta sei passato ad un delirio di
onnipotenza un po’ antipatico. Dovresti dare un limite numerico – che so: tre
all’anno? – ai i tuoi sermoni dall’alto della tua posizione privilegiata di
stipendiato Endemol e Mondadori.
Quanti anni hai? 28? 30? E quanti anni avevi quando hai cominciato a vedere il
mondo attraverso il filtro della tua scorta? 26? Troppo pochi per capire e te
lo dice una che a quarant’anni ancora ha tanto da imparare.
Ti dico io una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirti molto tempo fa. Ti
stanno usando. Sei funzionale al potere. Nella tua maniera di difendere lo
“Stato” tirando fuori parole degne della peggiore retorica, tutto schierato con
la magistratura e con la polizia, sempre calato nel ruolo della vittima dei
poteri forti e primo a lanciare sassi contro chi alla vista di quegli stessi
poteri alza la testa.
Li conosco quelli come te, borghesi intellettuali che non hanno mai fatto
nulla di particolarmente trasgressivo e che improvvisamente si vedono ricucito
addosso un abito ribelle che non gli appartiene.
Vedi com’è? Che ti torna subito la tentazione di parlare con la voce di chi
tiene tutto in ordine, il tormentone dell’autorità che bisogna rispettare,
perché falcone, perché borsellino, perché bla bla bla.
L’hai mai frequentata una piazza? Lo sai perché i ragazzi portano i caschi?
Hai presente una testa spaccata da un colpo di manganello come fosse un
cocomero? Lo sai che quando le manganellate partono prendono chiunque? Te
incluso se fossi nei paraggi e senza scorta.
Troppo comodo parlare dalla tua posizione. Troppo comodo immaginare di non
poter essere contraddetto perché ti hanno eletto santo.
E sai che c’è? Che quello che hai scritto tu, girato su Repubblica dalla tua
agenzia letteraria, con tanto di bollino Siae, è solo il lamento griffato di un
ragazzo che in un colpo solo tradisce la lotta della sua gente, quella delle
famiglie che resistono all’immondizia, delle vecchie e nuove generazioni che
lottano per non diventare manodopera della camorra. Un ragazzo che a parole
dice di sapere cosa avviene quando i “poteri” ti criminalizzano, usano la
macchina del fango, ti isolano per farti fuori. Nella pratica invece tutte
queste cose sembrano sfuggirti.
Tu davvero non conosci la storia, figuriamoci l’anarchia. E ti presti al gioco
di chi mette al bando un Pinelli al giorno per nascondere i crimini efferati
compiuti da stragisti fascisti collusi con quello Stato del quale tu parli a
senso unico.
Te lo dico da donna meridionale: se non hai assaggiato la precarietà, se le
tue prospettive di futuro sono migliorate, lascia stare. La vita di quelli che
invece di una scorta hanno al seguito i creditori è cosa ben diversa.
La tua lettera è proprio brutta perché da un santo come te mi sarei aspettata
una epistola diretta ai parlamentari finiani e dell’idv che hanno votato la
fiducia al governo. Avresti potuto usare mille parole. Avresti potuto dirigere
meglio la tua indignazione. Avresti potuto perfino raccontare le tantissime
persone in piazza senza stare su un piedistallo. Immaginando di essere uno di
loro, uno come tanti, semplicemente uno che sceglie un altro modo per lottare,
rispettabile ma non per questo preferibile per tutti. Avresti potuto dire che
quanto era successo non ti è piaciuto senza usare supponenza, senza immaginare
di essere superiore a quelli che conducono lotte in modo diverso dal tuo.
Non credo ci sia molto altro da dire: i ragazzi del movimento fanno movimento.
Si confrontano. Hanno sicuramente punti di vista differenti. Se lo diranno. Ce
lo diranno. Ma tu…tu sei semplicemente un’altra cosa.
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la lettera a cui si fa riferimento si può trovare al link:
http://www.robertosaviano.it/articoli/lettera-ai-ragazzi-del-movimento/
domenica 28 febbraio 2010
OPERAZIONE DI ARITMETICA
*OPERAZIONE DI ARITMETICA:*
*2 bambine rumene +*
*3 bambini senegalesi +*
*4 bambini italiani +*
*4 bambine bangla +*
*1 bambina cinese +*
*2 bambine pakistane +*
*1 bambino marocchino +*
*3 bambine egiziane =*
*_________________*
*1 scuola multiculturale*
* *
*LA SCUOLA PISACANE E’ UNA SCUOLA MULTICULTURALE E NON UN GHETTO*
VOGLIONO CHIUDERLA DEFINITIVAMENTE RIFIUTANDO I NUOVI ISCRITTI ALLE CLASSI PRIME NONOSTANTE SIANO QUASI TUTTI NATI IN ITALIA E ABBIANO TUTTI FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA
*SOSTIENI CON LA TUA FIRMA I GENITORI E LE INSEGNANTI E VIENI AD“ABBRACCIARE” SIMBOLICAMENTE LA SCUOLA PISACANE *
****
*LUNEDI’ 1 MARZO ORE 16 *
*DAVANTI ALL’INGRESSO *
*IN VIA ACQUA BULLICANTE 30*
**
*Genitori, Insegnanti, Osservatorio antirazzista Pigneto*
-----------------------------
*LA SCUOLA PISACANE** NON DEVE CHIUDERE!*
*LA SCUOLA PISACANE RISCHIA DI ESSERE CHIUSA DEFINITIVAMENTE DALL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE CHE IN ACCORDO CON L’ASSESSORA MARSILIO VUOLE PRIVARE IL QUARTIERE DELLA PROPRIA SCUOLA COSTRINGENDO I GENITORI A TRASFERIRE I LORO FIGLI IN ALTRE SCUOLE.*
APPLICANDO RESTRITTIVAMENTE LA CIRCOLARE n.2/2010 DELLA MINISTRA GELMINI, L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE NON INTENDE FORMARE LE DUE NUOVE CLASSI PRIME,
*NONOSTANTE IL NUMERO DEGLI ALUNNI ISCRITTI NATI IN ALTRI PAESI NON SUPERI IL 30% E NONOSTANTE IL 100% DI QUESTI BAMBINI ABBIA FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA.
* 39 FAMIGLIE SARANNO COSTRETTE A TRASFERIRE I LORO FIGLI IN ALTRE SCUOLE. VORREBBERO RISOLVERE I PROBLEMI DELLA SCUOLA PUBBLICA CON UN COLPO DISPUGNA:
*CANCELLANDO UNA SCUOLA CHE È UN PUNTO DI RIFERIMENTO DEL QUARTIERE TORPIGNATTARA E CHE CONTINUANO A CHIAMARE “GHETTO”, NONOSTANTE SIA FREQUENTATA DA BAMBINI PROVENIENTI DA MOLTI PAESI DEL MONDO.
* IN QUESTI ANNI LA SCUOLA ELEMENTARE CARLO PISACANE HA ACCOLTO BAMBINI E BAMBINE DI OGNI PROVENIENZA NEL PIENO RISPETTO DEL FONDAMENTALE DIRITTO ALLO STUDIO. NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE LE DIFFERENZE SONO UNA RICCHEZZA DA VALORIZZARE E NON UN OSTACOLO, HA SVOLTO IL PROPRIO COMPITO PRIMARIO: EDUCARE LE NUOVE GENERAZIONI.
HA APERTO LE PORTE AGLI ABITANTI DEL TERRITORIO IN CUI E’ COLLOCATA E HA ACCOLTO I MUTAMENTI SOCIALI IN ATTO COME UNA NUOVA SFIDA EDUCATIVA. HA REALIZZATO PERCORSI DIDATTICI INDIVIDUALIZZATI E HA PERMESSO AI PROPRI ALUNNI/E DI RAGGIUNGERE ALTI LIVELLI DI APPRENDIMENTO TESTIMONIATI DAI SUCCESSI CONSEGUITI NEI SUCCESSIVI LIVELLI DI ISTRUZIONE. OGGI LA SCUOLA PISACANE ACCOGLIE MOLTI BAMBINI E BAMBINE NATE/I IN ITALIA DA GENITORI IMMIGRATI.
SI TRATTA DI BAMBINI E BAMBINE CHE PARLANO PERFETTAMENTE L’ITALIANO, LAMAGGIOR PARTE DI ESSI NON HA MAI VISTO IL PAESE D’ORIGINE DEI GENITORI, AMANO L’ITALIA, CONOSCONO LE ABITUDINI, LE TRADIZIONI DI QUESTO PAESE. SONO BAMBINE E BAMBINI CHE HANNO FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA E CHERAGGIUNGONO OTTIMI RISULTATI IN TUTTE LE ATTIVITÀ SCOLASTICHE.
*GENITORI, INSEGNANTI, PRESIDI, STUDENTI, CHE VIVONO QUOTIDIANAMENTE LASCUOLA, SI SCHIERANO CONTRO QUESTO PROVVEDIMENTO CHE NEGA IL DIRITTO ALLO STUDIO A BAMBINI E BAMBINE, DISCRIMINA I CITTADINI IMMIGRATI, ALIMENTA L’INTOLLERANZA E IL RAZZISMO*
*2 bambine rumene +*
*3 bambini senegalesi +*
*4 bambini italiani +*
*4 bambine bangla +*
*1 bambina cinese +*
*2 bambine pakistane +*
*1 bambino marocchino +*
*3 bambine egiziane =*
*_________________*
*1 scuola multiculturale*
* *
*LA SCUOLA PISACANE E’ UNA SCUOLA MULTICULTURALE E NON UN GHETTO*
VOGLIONO CHIUDERLA DEFINITIVAMENTE RIFIUTANDO I NUOVI ISCRITTI ALLE CLASSI PRIME NONOSTANTE SIANO QUASI TUTTI NATI IN ITALIA E ABBIANO TUTTI FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA
*SOSTIENI CON LA TUA FIRMA I GENITORI E LE INSEGNANTI E VIENI AD“ABBRACCIARE” SIMBOLICAMENTE LA SCUOLA PISACANE *
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*LUNEDI’ 1 MARZO ORE 16 *
*DAVANTI ALL’INGRESSO *
*IN VIA ACQUA BULLICANTE 30*
**
*Genitori, Insegnanti, Osservatorio antirazzista Pigneto*
-----------------------------
*LA SCUOLA PISACANE** NON DEVE CHIUDERE!*
*LA SCUOLA PISACANE RISCHIA DI ESSERE CHIUSA DEFINITIVAMENTE DALL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE CHE IN ACCORDO CON L’ASSESSORA MARSILIO VUOLE PRIVARE IL QUARTIERE DELLA PROPRIA SCUOLA COSTRINGENDO I GENITORI A TRASFERIRE I LORO FIGLI IN ALTRE SCUOLE.*
APPLICANDO RESTRITTIVAMENTE LA CIRCOLARE n.2/2010 DELLA MINISTRA GELMINI, L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE NON INTENDE FORMARE LE DUE NUOVE CLASSI PRIME,
*NONOSTANTE IL NUMERO DEGLI ALUNNI ISCRITTI NATI IN ALTRI PAESI NON SUPERI IL 30% E NONOSTANTE IL 100% DI QUESTI BAMBINI ABBIA FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA.
* 39 FAMIGLIE SARANNO COSTRETTE A TRASFERIRE I LORO FIGLI IN ALTRE SCUOLE. VORREBBERO RISOLVERE I PROBLEMI DELLA SCUOLA PUBBLICA CON UN COLPO DISPUGNA:
*CANCELLANDO UNA SCUOLA CHE È UN PUNTO DI RIFERIMENTO DEL QUARTIERE TORPIGNATTARA E CHE CONTINUANO A CHIAMARE “GHETTO”, NONOSTANTE SIA FREQUENTATA DA BAMBINI PROVENIENTI DA MOLTI PAESI DEL MONDO.
* IN QUESTI ANNI LA SCUOLA ELEMENTARE CARLO PISACANE HA ACCOLTO BAMBINI E BAMBINE DI OGNI PROVENIENZA NEL PIENO RISPETTO DEL FONDAMENTALE DIRITTO ALLO STUDIO. NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE LE DIFFERENZE SONO UNA RICCHEZZA DA VALORIZZARE E NON UN OSTACOLO, HA SVOLTO IL PROPRIO COMPITO PRIMARIO: EDUCARE LE NUOVE GENERAZIONI.
HA APERTO LE PORTE AGLI ABITANTI DEL TERRITORIO IN CUI E’ COLLOCATA E HA ACCOLTO I MUTAMENTI SOCIALI IN ATTO COME UNA NUOVA SFIDA EDUCATIVA. HA REALIZZATO PERCORSI DIDATTICI INDIVIDUALIZZATI E HA PERMESSO AI PROPRI ALUNNI/E DI RAGGIUNGERE ALTI LIVELLI DI APPRENDIMENTO TESTIMONIATI DAI SUCCESSI CONSEGUITI NEI SUCCESSIVI LIVELLI DI ISTRUZIONE. OGGI LA SCUOLA PISACANE ACCOGLIE MOLTI BAMBINI E BAMBINE NATE/I IN ITALIA DA GENITORI IMMIGRATI.
SI TRATTA DI BAMBINI E BAMBINE CHE PARLANO PERFETTAMENTE L’ITALIANO, LAMAGGIOR PARTE DI ESSI NON HA MAI VISTO IL PAESE D’ORIGINE DEI GENITORI, AMANO L’ITALIA, CONOSCONO LE ABITUDINI, LE TRADIZIONI DI QUESTO PAESE. SONO BAMBINE E BAMBINI CHE HANNO FREQUENTATO LA SCUOLA DELL’INFANZIA E CHERAGGIUNGONO OTTIMI RISULTATI IN TUTTE LE ATTIVITÀ SCOLASTICHE.
*GENITORI, INSEGNANTI, PRESIDI, STUDENTI, CHE VIVONO QUOTIDIANAMENTE LASCUOLA, SI SCHIERANO CONTRO QUESTO PROVVEDIMENTO CHE NEGA IL DIRITTO ALLO STUDIO A BAMBINI E BAMBINE, DISCRIMINA I CITTADINI IMMIGRATI, ALIMENTA L’INTOLLERANZA E IL RAZZISMO*
lunedì 25 gennaio 2010
Ma che idee Mr Brunetta?!?!
dal sito telematico di www.asloperaicontro.org
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Brunetta vuole favorire l'uscita di casa dei ragazzi.
Brunetta non sa che la disoccupazione colpisce principalmente i giovani.
Oggi i giovani sopravvivono restando in famiglia.
Brunetta per favorire l'uscita di casa dei giovani vuole dare 500 euro al mese.
Con 500 euro al mese si muore di fame.
Ma Brunetta dove vuole prendere i 500 euro al mese ?
Dalle pensioni di anzianità: Meno ai genitori piu' ai figli.
Così moriranno di fame genitori e figli.
Il guaio in Italia e' che una persona con queste idee venga nominato ministro.
Noi speriamo che l'acqua alta a Venezia raggiunga i 140 cm e ci liberi da questoministro: corto e malcavato
giovedì 29 ottobre 2009
Per una scuola pubblica di libertà e laicità
Per una scuola pubblica di libertà e laicità
Senza steccati religiosi
Insospettabili politici di destra hanno lanciato l'idea dell'introduzione dell'ora di religione musulmana all'interno delle scuole pubbliche, facendo sorgere un dibattito fondato sul nulla, tanti e complessi sono i passaggi necessari per giungere ad una situazione come quella di cui gode attualmente l'ora di religione cattolica.
Senza steccati religiosi
Insospettabili politici di destra hanno lanciato l'idea dell'introduzione dell'ora di religione musulmana all'interno delle scuole pubbliche, facendo sorgere un dibattito fondato sul nulla, tanti e complessi sono i passaggi necessari per giungere ad una situazione come quella di cui gode attualmente l'ora di religione cattolica.
Ma se tanti e complessi sono tali passaggi (necessità di un'intesa con la confessione islamica, definizione dei contenuti didattici, individuazione e formazione dei docenti, legiferazione parlamentare, ecc.), qual è allora lo scopo recondito di questa operazione di apparente "liberalizzazione" dell'ora di religione?
In realtà si tratta di una manovra che dovrebbe consentire di procedere al rafforzamento della presenza - già solidissima - della chiesa cattolica all'interno della scuola, mano a mano che questa perde la sua natura di istituzione per darsi quella di servizio pubblico e al tempo stesso muta il suo ruolo di luogo di formazione di coscienze libere e laiche per quello di luogo di formazione di identità basate su appartenenze religiose, etniche, territoriali, e così via.
In una scuola pubblica che và in questa direzione, la presenza ed il ruolo di presidio della religione cattolica diventa dunque elemento decisivo di processi identitari che facciano piazza pulita della laicità e delle coscienze critiche.
I 136 milioni di euro per le scuole paritarie non bastano più. Occorre rafforzare presenza e ruolo della religione cattolica nella scuola pubblica, e questo per il ministro in carica e per le autorità vaticane significa due cose: procedere nella ridefinizione dello status degli insegnanti di religione cattolica da un lato e dello status dell'insegnamento stesso della religione cattolica (IRC), dall'altro.
Per poter garantire agli insegnanti di religione le stesse condizioni degli altri insegnanti (in buona sostanza il diritto di voto negli scrutini) si apre così la facile strada di una modifica dell'intesa Stato-Vaticano del 23 giugno 1990, laddove si recita che il voto dell'insegnante di religione cattolica "se determinante diviene un giudizio motivato", insieme ad una modifica dell'art.309 del Testo Unico n°297/1994 che consente allo Stato di poter liberamente decidere in fatto di valutazione del rendimento in religione cattolica. Percorso affatto impossibile, che porterebbe l'IRC all'equiparazione con le altre discipline, pur tra i mari burrascosi di una verifica di legittimità sul piano costituzionale ed a costo di inibire i diritti degli alunni che non si avvalgono dell'IRC, i quali verrebbero a trovarsi in una condizione di disparità. Va da sé che già oggi le attività alternative per coloro i quali non si avvalgono dell'IRC, non ricevono finanziamenti per retribuire i docenti eventualmente necessari.
L'altro passo necessario è quello della equiparazione dell'IRC alle altre discipline sul piano dello status culturale e scientifico. Può sembrare un paradosso, dato che - a differenza della altre discipline il cui status ed insegnamento sono liberi - l'IRC è oggi emanazione delle autorità religiose e da queste posti sotto controllo sia i contenuti didattici che la formazione e conformità dei docenti; eppure in una lettera alle conferenze episcopali del 5 maggio scorso, la Congregazione per l'educazione cattolica, ha rivendicato il carattere scientifico, persino laico, dell'insegnamento della religione cattolica e - al tempo stesso - si è premurata di avvertire che spetta alla conferenza episcopale emanare norme generali su questa materia ed ai vescovi quello di vigilare.
Non bisogna cadere quindi nella trappola offerta ai media dell'ora di islam, quanto prepararsi per affrontare quello che sarà probabilmente l'affondo decisivo dell'integralismo cattolico verso la scuola pubblica, pronto a demolire gli ultimi baluardi di laicità e di libertà di insegnamento che si frappongono al ritorno dell'autorità dei chierici in campo di scienza e di cultura. L'ora di islam, se mai si farà, sarà ben poco prezzo da pagare.
Tutte le forze laiche, libertarie, anticlericali, tutti gli oppositori di ogni integralismo e di ogni steccato religioso, tutti gli irriducibili ad ogni divisione della società fra appartenenze religiose, etniche, di sangue e di terra, sono chiamati perciò ancora una volta ad una nuova mobilitazione per la difesa della laicità. Una mobilitazione di carattere culturale, politico e sociale che attraversi le scuole, gli operatori della formazione, l'associazionismo di base e quello sindacale per una campagna di salvaguardia delle basi costitutive della scuola di tutti e di tutte; per un allargamento delle iniziative e delle proposte che favoriscano una società ed una scuola interculturali senza autorità religiose e senza dogmi, fondate sulla solidarietà reciproca e sul riconoscimento dell'essere donne e uomini liberi nelle scelte e nella lotta.
Federazione dei Comunisti Anarchici
28 ottobre 2009
28 ottobre 2009
giovedì 9 luglio 2009
Nessuna passeggiata nel gran parco della mediazione sociale ma conflitto di classe contro il sistema, il capitale, il fascismo
Strano paese, l’Italia.
All’Aquila si sfrutta il terremoto per sperimentare nuove forme di controllo sociale, a Vicenza il regime si conferma stato di polizia, violando le sue stesse regole con un blocco militare che prova a negare lo svolgimento regolare di un corteo autorizzato a un comitato cittadino, e il giorno dopo a Torino, Bologna, Padova, Napoli, Reggio Calabria, 21 militanti, compagni, studenti, sono arrestati per aver manifestato contro il G8 nelle Università.
E quando gli studenti della Sapienza a Roma continuano l’occupazione per protestare contro gli arresti degli studenti, un corteo contro il G8 viene fermato e disperso con arresti .
Contemporaneamente, con decine di perquisizioni e due arresti, lo Stato e i suoi apparati cavalcano la tragedia di Viareggio, agitando la solita presunta minaccia anarcoinsurrezionalista accusata di attentare, stavolta, niente di meno che alla sicurezza delle ferrovie! Come se non fosse invece la ricerca del profitto a tutti i costi e le privatizzazioni nei trasporti a creare incidenti mortali e distruzione.
Dal G8 di Genova del 2001 assistiamo a un processo di autonomia operativa degli apparati di polizia direttamente dipendenti dal potere esecutivo; tanti tasselli del progetto repressivo dello Stato, perseguito dai vari governi avvicendatisi, dal centro destra al centro sinistra, fino a costruire lo scenario del dopo “Pacchetto Sicurezza” che colpisce tutti, lavoratori e lavoratrici, studenti, italiani e nuovi cittadini. Che mira a colpire tutte le lotte d’opposizione sociale e sindacale, a partire dalle contestazioni al G8, a sradicare ogni solidarietà di classe, a intimidire le future lotte popolari.
Contro questo progetto repressivo ed eversivo dello Stato, massima solidarietà nell’unirsi al grido “PROTESTARE NON E´ REATO, LIBERI TUTTE/I, uniti con tutti coloro che sin da subito si sono e si stanno opponendo alla repressione, noi Comunisti Anarchici invitiamo all’unità di classe e alla mobilitazione tutte le realtà antagoniste di base e di lotta dal basso per una NUOVA RESISTENZA.
“ NON CI AVETE SPAVENTATI SIAMO SEMPRE PIU’ DETERMINATI ”
Segreteria Nazionale FdCA
www.fdca.it
All’Aquila si sfrutta il terremoto per sperimentare nuove forme di controllo sociale, a Vicenza il regime si conferma stato di polizia, violando le sue stesse regole con un blocco militare che prova a negare lo svolgimento regolare di un corteo autorizzato a un comitato cittadino, e il giorno dopo a Torino, Bologna, Padova, Napoli, Reggio Calabria, 21 militanti, compagni, studenti, sono arrestati per aver manifestato contro il G8 nelle Università.
E quando gli studenti della Sapienza a Roma continuano l’occupazione per protestare contro gli arresti degli studenti, un corteo contro il G8 viene fermato e disperso con arresti .
Contemporaneamente, con decine di perquisizioni e due arresti, lo Stato e i suoi apparati cavalcano la tragedia di Viareggio, agitando la solita presunta minaccia anarcoinsurrezionalista accusata di attentare, stavolta, niente di meno che alla sicurezza delle ferrovie! Come se non fosse invece la ricerca del profitto a tutti i costi e le privatizzazioni nei trasporti a creare incidenti mortali e distruzione.
Dal G8 di Genova del 2001 assistiamo a un processo di autonomia operativa degli apparati di polizia direttamente dipendenti dal potere esecutivo; tanti tasselli del progetto repressivo dello Stato, perseguito dai vari governi avvicendatisi, dal centro destra al centro sinistra, fino a costruire lo scenario del dopo “Pacchetto Sicurezza” che colpisce tutti, lavoratori e lavoratrici, studenti, italiani e nuovi cittadini. Che mira a colpire tutte le lotte d’opposizione sociale e sindacale, a partire dalle contestazioni al G8, a sradicare ogni solidarietà di classe, a intimidire le future lotte popolari.
Contro questo progetto repressivo ed eversivo dello Stato, massima solidarietà nell’unirsi al grido “PROTESTARE NON E´ REATO, LIBERI TUTTE/I, uniti con tutti coloro che sin da subito si sono e si stanno opponendo alla repressione, noi Comunisti Anarchici invitiamo all’unità di classe e alla mobilitazione tutte le realtà antagoniste di base e di lotta dal basso per una NUOVA RESISTENZA.
“ NON CI AVETE SPAVENTATI SIAMO SEMPRE PIU’ DETERMINATI ”
Segreteria Nazionale FdCA
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venerdì 28 novembre 2008
Roma: contestazione in provincia e intimidazione polizia
Sui fatti di torino - contestazione in provincia e intimidazione polizia
Il 26 pomeriggio, dopo una giornata di sciopero nelle scuole (attuato
in ogni istituto secondo modalità differenti, dalla sciopero bianco a
quello della prima ora) un gruppo di un centinaio di studenti, assieme
anche a professori, si è recato fuori dalla sede della Provincia di
Roma con uno striscione recante la scritta "vergogna".
Si voleva denunciare pubblicare che quanto è accaduto a Torino non è
stata una fatalità, ma la logica conseguenza della condizione nella
quale versano gli edifici scolastici in tutta italia, e che la
condizione in cui versano gli edifici è a sua volta la logica
conseguenza di decenni di tagli alla spesa pubblica.
Un assessore provinciale ha incontrato gli studenti, che hanno
ribadito di non voler entrare assolutamente nei giochi dei palazzi con
il centrosinistra della Provincia che scarica la responsabilità sul
centrodestra al Governo ed il centrodestra al Governo che scarica
sulle amministrazioni locali, ma che tutte le istituzioni e tutta la
classe politica (ricordiamo che centrosinistra e centrodestra hanno
seguito negli ultimi dieci anni politicamente orrendamente simili sui
tagli alla spesa pubblica) devono assumersi la responsabilità di
quanto accaduto.
Al termine dell'incontro, i manifestanti hanno provato a muoversi
lungo le vie adiacente, in modo silenzioso, pacifico e persino sui
marcipiedi. Si voleva denunciare a tutta la città che mentre vengono
spesi miliardi per restaurare qualche castello per i vertici
internazionali le scuole cadono, letteralmente, a pezzi.
Immediata la reazione poliziesca. Gli agenti presenti hanno impedito
ai manifestanti di spostarsi, ed hanno identificato, senza alcun
motivo, tre ragazzi.
Evidentemente, qualcuno non vuole che certe verità vengano dette.
Evidentemente, qualcuno pensa il ruolo delle forze dell'ordine debba
essere quello di impedire che questo accada, magari collaborando con
qualche provocatore neofascista. Evidentemente, qualcuno vorrebbe
dimenticare al piu' presto quanto accaduto, accantonandolo sotto la
etichetta infame di "fatalità".
Evidentemente, non sarà così.
studenti e studentesse delle scuole in rivolta di roma
scuole-in-rivolta.noblogs.org
scuoleinrivolta@gmail.com
Il 26 pomeriggio, dopo una giornata di sciopero nelle scuole (attuato
in ogni istituto secondo modalità differenti, dalla sciopero bianco a
quello della prima ora) un gruppo di un centinaio di studenti, assieme
anche a professori, si è recato fuori dalla sede della Provincia di
Roma con uno striscione recante la scritta "vergogna".
Si voleva denunciare pubblicare che quanto è accaduto a Torino non è
stata una fatalità, ma la logica conseguenza della condizione nella
quale versano gli edifici scolastici in tutta italia, e che la
condizione in cui versano gli edifici è a sua volta la logica
conseguenza di decenni di tagli alla spesa pubblica.
Un assessore provinciale ha incontrato gli studenti, che hanno
ribadito di non voler entrare assolutamente nei giochi dei palazzi con
il centrosinistra della Provincia che scarica la responsabilità sul
centrodestra al Governo ed il centrodestra al Governo che scarica
sulle amministrazioni locali, ma che tutte le istituzioni e tutta la
classe politica (ricordiamo che centrosinistra e centrodestra hanno
seguito negli ultimi dieci anni politicamente orrendamente simili sui
tagli alla spesa pubblica) devono assumersi la responsabilità di
quanto accaduto.
Al termine dell'incontro, i manifestanti hanno provato a muoversi
lungo le vie adiacente, in modo silenzioso, pacifico e persino sui
marcipiedi. Si voleva denunciare a tutta la città che mentre vengono
spesi miliardi per restaurare qualche castello per i vertici
internazionali le scuole cadono, letteralmente, a pezzi.
Immediata la reazione poliziesca. Gli agenti presenti hanno impedito
ai manifestanti di spostarsi, ed hanno identificato, senza alcun
motivo, tre ragazzi.
Evidentemente, qualcuno non vuole che certe verità vengano dette.
Evidentemente, qualcuno pensa il ruolo delle forze dell'ordine debba
essere quello di impedire che questo accada, magari collaborando con
qualche provocatore neofascista. Evidentemente, qualcuno vorrebbe
dimenticare al piu' presto quanto accaduto, accantonandolo sotto la
etichetta infame di "fatalità".
Evidentemente, non sarà così.
studenti e studentesse delle scuole in rivolta di roma
scuole-in-rivolta.noblogs.org
scuoleinrivolta@gmail.com
lunedì 6 ottobre 2008
da: "autorganizzati roma" del 3 ottobre
Oggi gli studenti e le studentesse di roma si sono mobilitati, in forma coordinata, come deciso nella assemblea autonoma ed autoconvocata del 26 settembre al Liceo Tasso.
La volontà di tutti e tutte era portare nella strade la protesta contro quanto sta portando avanti il neoministro Gelimini e contro l'applicazione di quanto inserito dal pessimo e coerente predecessore Fioroni (dallo status di fondazioni al voto di condotta vincolante passando per gli esami di riparazione) sempre improntati a trasformarele scuole in fabbriche di precari già abituati ad essere ubbidienti.
Alle mobilitazioni, fra gli altri istituti, hanno partecipato studenti e studentesse di
- Newton e Albertelli (san giovanni),
- Ripetta e Virgilio (trastevere)
- Democrito (casalpalocco),
- Pasteur Mamiani Talete Tacito Cartesio Caravillani (prati trionfale roma nord)
- Macchiavelli (san lorenzo)
- Mameli (parioli),
- Plauto (mostacciano)
- Tasso e Righi (salario)
- Benedetto da Norcia (tiburtina)
- Kennedy Manara Morgagni Ferraris (monteverde)
- Anco Marzio (ostia)
Alle 9.00 oltre cinquecento studenti dagli istituti della zona si sono raggruppati di fronte al Liceo Tasso in via Sicilia, e dopo una rapida assemblea hanno deciso di muoversi in corteo spontaneo, bloccando il traffico, fino alla metro Castro Pretorio.
Gli studenti hanno dato vita nella metro ad una azione contro il carovita, che colpisce in modo particolare le fascie giovanili precarizzate, rifiutandosi di pagare il biglietto e occupando i vagoni della metro.
Nel frattempo, di fronte al Liceo Mamiani, rimasto deserto, si muoveva un corteo di oltre quattrocento studenti dagli istituti di zona, che poi procedeva ad occupare una decina di mezzi pubblici (fra i quali il malefico 280 che deve morire, e che è stato giustamente infiammato al termine della giornata) in direzione di Piazza Trilussa.
Anche di fronte al Virgilio si riunivano quasi ottocento studenti da i licei del centro. Anche qui gli studenti dopo una assemblea hanno deciso di muoversi in corteo spontaneo verso Piazza Trilussa comunicando con il territorio , volantinando ed attacchinando lungo i vicoli del centro (e terrorizzando le vecchiette).
Dal Kennedy intanto si muovevano quasi duecento studenti dalle scuole di Monteverde, bloccando il traffico e muovendosi in direzione del Ministero dell'Istruzione.
Un corteo spontaneo si muoveva poi da Piramide, dove si erano incontrati gli studenti provenienti dal Tasso e quelli provenienti da Ostia e CasalPalocco, lungo via marmorata - bloccando il traffico di una corsia di circolazione - anch'essi in direzione del Ministerodell'Istruzione.
Al Ministero giungeva anche il gruppo, ormai di oltre mille studenti partiti da Virgilio e Mamiani ed incontratesi in Piazza Trilussa, dopo aver attraversato in corteo il territorio di Trastevere, ribadendo che quel quartiere ha rifiutato e continuerà a rifiutare ogni tentativo di militarizzazione.
Al Ministero, dove confluivano anche numerosi gruppi sciolti da altri istituti, si sono quindi radunati almeno cinquemila studenti, con il blocco di viale trastevere e della linea tranviaria.
Gli studenti esprimevano la solidarietà ai professori in mobilitazione incontrati casualmente al Ministero.
Gli studenti e le studentesse, inoltre, assieme anche a buona parte dei docenti presenti, allontanavano spontaneamente e collettivamente l'on. Di Pietro ed i sette militanti del suo partito, espressione razzista e forcaiola di quella ex-maggioranza che con il Ministro Fioroni ha devastato l'istruzione in Italia.
Gli studenti e le studentesse quindi decidevano di proseguire la mobilitazione con un corteo spontaneo che si è diretto verso il mercato di Piazza San Cosimato per interloquire con la città ed il quartiere, dove si sono riuniti in assemblea per confrontarsi sulla giornata di mobilitazione e su come proseguire la lotta.
Nel corso dell'assemblea, numerosi interventi in particolare ribadivano:
- gli studenti e le studentesse determinano da soli, in modo autonomo e assembleare, le loro mobilitazioni, come dimostrato dalla giornatadi oggi e rifiutano ogni tentativo di strumentalizzazione da parte di partitini e sindacatini, studenteschi e non studenteschi
- la giornata di oggi, nella radicalità e nella partecipazione amplissima, dimostra che gli studenti si sono stancati e che intendono riprendere le loro scuole, la loro città, le loro vite
- quanto fatto dalla Gelimini, identico a quello iniziato da Fioroni, è inaccettabile in tutti suoi aspetti ed incontrerà una opposizione radicale giorno per giorno, scuola per scuola, via per via
- le numerose intidimidazioni attuate dalle forze dell'ordine, sia in modo evidente che piu' o meno velato, in queste settimane non hanno minimamente intaccato la nostra voglia di lottare
- chi parlavava di "vento nero" nelle scuole di roma confondeva forse migliaia di studenti disposti a mobilitarsi e lottare con qualche gruppuscolo di picchiatori (piu' o meno riusciti) che si aggira ogni tanto nei dintorni degli istituti.
La assemblea ha ribadito l'importanza del percorso di sviluppo assembleare delle mobilitazioni, ed ha quindi rinnovato l'appello già reso pubblico all'Unione degli Studenti per non tenere la manifestazione del 10 Ottobre a Roma (totalmente calata dall'alto e scollegata alle lotte reali, come quella di oggi, degli studenti) e sviluppare invece, tutti assieme (collettivi, associazioni, singoli) un corteo unitario di tutti gli studenti e le studentesse per Sabato11 Ottobre.
Gli studenti e le studentesse si sono infine dati appuntamento al Liceo Virgilio, Martedì 7 Ottobre, per una assemblea cittadina nella quale decidere come proseguire e coordinare le lotte.
La volontà di tutti e tutte era portare nella strade la protesta contro quanto sta portando avanti il neoministro Gelimini e contro l'applicazione di quanto inserito dal pessimo e coerente predecessore Fioroni (dallo status di fondazioni al voto di condotta vincolante passando per gli esami di riparazione) sempre improntati a trasformarele scuole in fabbriche di precari già abituati ad essere ubbidienti.
Alle mobilitazioni, fra gli altri istituti, hanno partecipato studenti e studentesse di
- Newton e Albertelli (san giovanni),
- Ripetta e Virgilio (trastevere)
- Democrito (casalpalocco),
- Pasteur Mamiani Talete Tacito Cartesio Caravillani (prati trionfale roma nord)
- Macchiavelli (san lorenzo)
- Mameli (parioli),
- Plauto (mostacciano)
- Tasso e Righi (salario)
- Benedetto da Norcia (tiburtina)
- Kennedy Manara Morgagni Ferraris (monteverde)
- Anco Marzio (ostia)
Alle 9.00 oltre cinquecento studenti dagli istituti della zona si sono raggruppati di fronte al Liceo Tasso in via Sicilia, e dopo una rapida assemblea hanno deciso di muoversi in corteo spontaneo, bloccando il traffico, fino alla metro Castro Pretorio.
Gli studenti hanno dato vita nella metro ad una azione contro il carovita, che colpisce in modo particolare le fascie giovanili precarizzate, rifiutandosi di pagare il biglietto e occupando i vagoni della metro.
Nel frattempo, di fronte al Liceo Mamiani, rimasto deserto, si muoveva un corteo di oltre quattrocento studenti dagli istituti di zona, che poi procedeva ad occupare una decina di mezzi pubblici (fra i quali il malefico 280 che deve morire, e che è stato giustamente infiammato al termine della giornata) in direzione di Piazza Trilussa.
Anche di fronte al Virgilio si riunivano quasi ottocento studenti da i licei del centro. Anche qui gli studenti dopo una assemblea hanno deciso di muoversi in corteo spontaneo verso Piazza Trilussa comunicando con il territorio , volantinando ed attacchinando lungo i vicoli del centro (e terrorizzando le vecchiette).
Dal Kennedy intanto si muovevano quasi duecento studenti dalle scuole di Monteverde, bloccando il traffico e muovendosi in direzione del Ministero dell'Istruzione.
Un corteo spontaneo si muoveva poi da Piramide, dove si erano incontrati gli studenti provenienti dal Tasso e quelli provenienti da Ostia e CasalPalocco, lungo via marmorata - bloccando il traffico di una corsia di circolazione - anch'essi in direzione del Ministerodell'Istruzione.
Al Ministero giungeva anche il gruppo, ormai di oltre mille studenti partiti da Virgilio e Mamiani ed incontratesi in Piazza Trilussa, dopo aver attraversato in corteo il territorio di Trastevere, ribadendo che quel quartiere ha rifiutato e continuerà a rifiutare ogni tentativo di militarizzazione.
Al Ministero, dove confluivano anche numerosi gruppi sciolti da altri istituti, si sono quindi radunati almeno cinquemila studenti, con il blocco di viale trastevere e della linea tranviaria.
Gli studenti esprimevano la solidarietà ai professori in mobilitazione incontrati casualmente al Ministero.
Gli studenti e le studentesse, inoltre, assieme anche a buona parte dei docenti presenti, allontanavano spontaneamente e collettivamente l'on. Di Pietro ed i sette militanti del suo partito, espressione razzista e forcaiola di quella ex-maggioranza che con il Ministro Fioroni ha devastato l'istruzione in Italia.
Gli studenti e le studentesse quindi decidevano di proseguire la mobilitazione con un corteo spontaneo che si è diretto verso il mercato di Piazza San Cosimato per interloquire con la città ed il quartiere, dove si sono riuniti in assemblea per confrontarsi sulla giornata di mobilitazione e su come proseguire la lotta.
Nel corso dell'assemblea, numerosi interventi in particolare ribadivano:
- gli studenti e le studentesse determinano da soli, in modo autonomo e assembleare, le loro mobilitazioni, come dimostrato dalla giornatadi oggi e rifiutano ogni tentativo di strumentalizzazione da parte di partitini e sindacatini, studenteschi e non studenteschi
- la giornata di oggi, nella radicalità e nella partecipazione amplissima, dimostra che gli studenti si sono stancati e che intendono riprendere le loro scuole, la loro città, le loro vite
- quanto fatto dalla Gelimini, identico a quello iniziato da Fioroni, è inaccettabile in tutti suoi aspetti ed incontrerà una opposizione radicale giorno per giorno, scuola per scuola, via per via
- le numerose intidimidazioni attuate dalle forze dell'ordine, sia in modo evidente che piu' o meno velato, in queste settimane non hanno minimamente intaccato la nostra voglia di lottare
- chi parlavava di "vento nero" nelle scuole di roma confondeva forse migliaia di studenti disposti a mobilitarsi e lottare con qualche gruppuscolo di picchiatori (piu' o meno riusciti) che si aggira ogni tanto nei dintorni degli istituti.
La assemblea ha ribadito l'importanza del percorso di sviluppo assembleare delle mobilitazioni, ed ha quindi rinnovato l'appello già reso pubblico all'Unione degli Studenti per non tenere la manifestazione del 10 Ottobre a Roma (totalmente calata dall'alto e scollegata alle lotte reali, come quella di oggi, degli studenti) e sviluppare invece, tutti assieme (collettivi, associazioni, singoli) un corteo unitario di tutti gli studenti e le studentesse per Sabato11 Ottobre.
Gli studenti e le studentesse si sono infine dati appuntamento al Liceo Virgilio, Martedì 7 Ottobre, per una assemblea cittadina nella quale decidere come proseguire e coordinare le lotte.
studenti e studentesse in mobilitazione di roma - 3 ottobre 2008
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