martedì 29 dicembre 2009

A L'Aquila va tutto bene

Non si sente ripetere altro, dal governo, dai media e dai politici (tutti o quasi) e, molto spesso per riflesso, dalla gente comune.

Generalmente, nel bene e nel male, non è il caso di esprimersi in termini così definitivi, una regola aurea dalla quale non ci si dovrebbe astenere soprattutto in relazione ad una situazione complessa e ricca di sfumature e contraddizioni come quella aquilana, tuttavia, se in vista di una sintesi una forzatura va fatta, questa non ricalca certo i toni entusiastici e a tratti surreali utilizzati dai suddetti soggetti.
Ma andiamo con ordine.

Nella puntata di Matrix del 23/12 Bertolaso ha dichiarato pubblicamente che la ricostruzione delle case degli Aquilani non è affare che riguarda la Protezione Civile e che bensì quella fase sarà gestita dagli enti locali. Ora se da un lato la buona notizia è che finalmente la Protezione civile rinuncia a far qualcosa dopo mesi di strapotere assoluto, dall’altro la parvenza di un “ritorno alla democrazia” e di (ri)legittimazione degli enti locali nasconde tutta una serie di aspetti.

1 – Innanzitutto, implicitamente (ma neanche troppo) si ammette che in sostanza i lavori relativi alla “ricostruzione vera” non sono mai iniziati realmente, e del resto basta guardare all’enorme quantità di macerie e detriti (stimabile in milioni di metri cubi) che a distanza di quasi 9 mesi si trovano ancora nel centro storico di L’Aquila.

2 – Dopo mesi passati all’insegna di una strisciante mistificazione secondo la quale C.A.S.E e M.A.P sarebbero bastate per tutti gli sfollati, davanti allo spettro del fallimento nella migliore tradizione italiana si scarica l’onere al livello sottostante, in questo caso appunto dalla Protezione civile agli enti locali.

3 – Dopo gli innumerevoli spot mediatici seguiti alla consegna delle C.A.S.E e una volta convinta l’opinione pubblica, complice un’informazionea dir poco parziale, che a L’Aquila di più non si può fare o che addirittura tutto appunto è già stato fatto, si annuncia la ritirata strategica (dicembre o gennaio poco cambia) di chi non avrebbe mai potuto onorare le tante promesse fatte, con buona pace dei tanti ancora in situazioni di fortissimo disagio.

Attualmente, dai dati della Protezione civile emerge che al 23/12, cioè a 261 giorni dal terremoto:
- Meno di 13.000 persone risultano alloggiate tra C.A.S.E. e M.A.P, le due soluzioni abitative temporanee previste dalla Protezione civile.
- Altre 17.500 persone circa sono ancora alloggiate in albergo, nella stragrande maggioranza dei casi lontano dalla città di L’Aquila.
- Va poi considerato, alla luce delle diversissime situazioni presenti sul territorio, un’estrema difficoltà nel calcolo di tutti quelli che si sono allontanati dall’area terremotata, che hanno riparato presso parenti e amici o che sono rientrati abusivamente nelle proprie abitazioni sfuggendo al conteggio ufficiale, una cifra nell’ordine delle migliaia ma sulla quale è davvero difficile pronunciarsi in modo certo e definitivo (per una stima).

In ogni caso, dalle prime promesse che assicuravano una casa per tutti dal 15 settembre alla fine di novembre, si è passati via via ai mesi successivi fino all’attuale promessa di case consegnate entro il febbraio 2010, almeno per quanto riguarda la C.A.S.E., ossia le costruzioni durature (da 2700 euro al mq, più del doppio di quanto previsto dalla normativa edilizia antisismica) che andrebbero a formare lo scheletro delle cosidette new town. Per quanto riguarda i M.A.P. invece si parla addirittura di Aprile e oltre, tanto che lo stesso Bertolaso si è lamentato della “figuraccia” che a suo parere le ditte costruttrici gli stanno procurando.

Ma la figura peggiore la Protezione civile la fa proprio sulla questione dei subappalti per le C.A.S.E.totalmente fuori controllo, dove a seguito dell’arresto di un latitante all’interno di uno stabilimento di un’azienda locale una serie di controlli hanno portato alla scoperta di ben 132 ditte non in regola. Tuttavia, dinanzi al rischio politicamente inaccettabile di dover fermare gran parte dei lavori, la Protezione civile ha introdotto un’ordinanza (3820 del 12/11) per cui “Le autorizzazioni rilasciate dal dipartimento della Protezione civile per il subappalto dei lavori relativi alle strutture abitative e scolastiche realizzate o in corso di realizzazione, hanno efficacia dalla data di presentazione delle relative domande”. In questo modo tutto il pregresso è stato “de facto” regolarizzato, in un contesto che in parte già derogava alla normale disciplina sugli appalti. Chapeau.

In tutto ciò è da valutare l’enorme impatto economico di questa gestione post-sismica: le risorse assorbite dall’apparato della Protezione civile (il bilancio completo si avrà presumibilmente nei prossimi mesi), le spese, assai poco chiare peraltro, per il piano C.A.S.E. (altro interessantearticolo), il generosissimo canone pagato agli alberghi per ogni singolo sfollato ospitato (50 euro al giorno in media), le spese relative al mantenimento delle tendopoli (smantellate definitivamente solo in dicembre a 8 mesi dal sisma), e altre varie “spese accessorie”.

Tutte risorse che in tempi di vacche magre sono automaticamente sottratte a quelle (ma quali?) disponibili per la ricostruzione (quella vera) o se non altro per piani di intervento più inclusivi e meno impattanti per il territorio.

Ancora è di qualche giorno fa la notizia che, salvo colpi di scena dell’ultim’ora, la tanto sbandierata proroga della sospensione delle tasse per i terremotati riguarderà solo una fetta (peraltro minima) della popolazione, principalmente lavoratori autonomi e aziende con un reddito inferiore ai 200.000 euro, tagliando fuori tutti gli altri, cassintegrati compresi, che da gennaio riprenderanno a pagare regolarmente le tasse restituendo inoltre (in 60 rate) il 100% degli arretrati, il tutto in un territorio fortemente compromesso dal punto di vista delle attività produttive e del lavoro (quasi 20000 tra cassintegrati, licenziati e lavoratori in mobilità).

Se i numeri sin qui risultano giustamente inquietanti, ancor più grave, ancorchè difficilmente quantificabile, è il danno qualitativo, in termini sociali e identitari, prodotto dai processi in atto. Non si può in questa sede non rilevare ancora una volta la scelleratezza di un modello di ricostruzione periferico estremamente dispersivo che con i suoi fabbricati in larga parte permanenti sta impattando in modo irreversibile il territorio Aquilano, non riuscendo peraltro a garantire una sistemazione provvisoria a tutti gli sfollati come già ampiamente denunciato da tutti i comitati cittadini in tempi non sospetti.

Va ricordato inoltre che lo stesso sindaco di L’Aquila Massimo Cialente ha ammesso pubblicamente a più riprese di non aver partecipato al processo di individuazione delle aree (successivamente espropriate) in cui costruire le C.A.S.E. e di essere stato messo al corrente solo a cose fatte delle scelte già prese dalla Protezione civile (su questo aspetto si vedano le domande di site.it).

Evitiamo infine di soffermarci su tutta una serie di problematiche: infiltrazioni d’acqua, tubature congelate, coperture e tetti volanti, riscontrati nei nuovi fabbricati a Roio, Coppito, Cese di Preturo, Sant’Elia e persino nel tanto celebrato conservatorio di L’Aquila, appena inaugurato in pompa magna sui media nazionali.
Sempre sul versante dell’informazione, accanto all’ormai consolidata asimmetria per cui da un lato si innalzano toni trionfalistici a sostegno di ogni singolo proclama lanciato dal governo e dall’altro si tace su qualunque aspetto critico, assistiamo ultimamente a taluni moti del tutto gratuiti oltre che sfrontati (un esempio).

E tutto mentre il centro di L’Aquila, dato praticamente per risorto, continua in larga parte a marcire, in un panorama surreale nel quale l’unica presenza di casa è quella dei militari che da nove mesi ormai fanno la guardia a quartieri fantasma.

Eppure anche domani si dirà che a L’Aquila va tutto bene.

Epicentro Solidale

Related Link: http://www.epicentrosolidale.org/?p=12283

giovedì 24 dicembre 2009

In ricordo della strage all'ex CPT di Trapani "Serraino Vulpitta"

Riceviamo dai compagni siciliani
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Associazioni, comunità religiose, forze politiche e sindacali attive a Trapani e in Sicilia promuovono e organizzano per i giorni 27 e 28 dicembre 2009 alcune iniziative pubbliche in occasione del decimo anniversario del tragico rogo del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani in cui persero la vita sei immigrati.

Domenica 27 si svolgerà un massiccio volantinaggio informativo lungo via G.B. Fardella a partire dalle ore 18.

Lunedì 28 sarà effettuato un presidio antirazzista davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” con inizio alle ore 15.30.
Successivamente, con inizio alle ore 18, nei locali del Cine Teatro Don Bosco di via Marino Torre, n. 15 sarà proiettato un documentario al quale seguirà un’assemblea cittadina.

Di seguito, e in allegato, il documento politico di indizione delle iniziative e l’elenco dei soggetti promotori.

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Dieci anni fa si consumava a Trapani la strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”. In seguito a una rivolta, sei immigrati detenuti nella struttura morirono a causa di un incendio divampato nella camerata in cui erano stati rinchiusi. Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim – questi i loro nomi – persero la vita in un estremo tentativo di riprendersi la libertà che gli era stata negata.

Fin da subito apparvero evidenti le carenze strutturali del CPT “Vulpitta, un’ex casa di riposo per anziani adibita a campo di internamento per immigrati.
Dopo quei tragici fatti, anche grazie alla spinta degli antirazzisti trapanesi e di tutta la Sicilia che mantennero alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, fu istruito un processo che vide alla sbarra l’allora prefetto di Trapani Leonardo Cerenzìa, imputato – in qualità di responsabile amministrativo della struttura – di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela.

Da quel procedimento emersero elementi di negligenza e omissioni che dimostravano la generale inadeguatezza di chi – a tutti i livelli – gestiva il CPT.
Nell’aprile 2004, nel solco della peggiore tradizione delle stragi impunite di questo paese, Cerenzìa fu assolto da tutti i capi d’accusa e la sentenza fu confermata, un anno dopo, in appello. Nessun colpevole, dunque, tranne l’immigrato che materialmente appiccò l’incendio.

In questi dieci anni, la storia del CPT “Serraino Vulpitta” è stata continuamente scandita da episodi simili. Decine e decine di rivolte, di tentativi di fuga, di evasioni più o meno riuscite, di atti di autolesionismo, di tentati suicidi, di scioperi della fame, di proteste individuali e collettive. Per non parlare poi delle denunce degli immigrati che, in più occasioni, hanno puntato il dito contro l’invivibilità della struttura e le violenze delle forze dell’ordine deputate alla sorveglianza dei trattenuti.

Una storia, quella del “Serraino Vulpitta” in tutto simile a quella degli altri Centri di detenzione per immigrati sparsi per l’Italia. Galere etniche in cui le persone vengono rinchiuse solo perché classificate dalla legge come “irregolari” o “clandestine”. A dieci anni dal rogo del “Vulpitta” – il primo Centro istituito in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 – il livello della repressione nei confronti degli immigrati in Italia è addirittura peggiorato.

Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno garantito una sostanziale continuità nelle normative sull’immigrazione, sempre finalizzate a rendere difficilissimo l’ottenimento del permesso di soggiorno e a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.

Negli ultimi dieci anni le campagne di criminalizzazione promosse dalla classe dirigente nei confronti degli immigrati hanno spianato la strada a un razzismo diffuso, a un’aperta ostilità contro gli stranieri, accusati di essere gli artefici di tutti i mali della nostra società. Il cosiddetto pacchetto-sicurezza è, nell’ordine, l’ultimo atto di una politica fondata sulla paura e l’autoritarismo, improntata al restringimento delle libertà civili (come i divieti a manifestare o a vivere liberamente gli spazi urbani) in nome della “sicurezza” o, peggio, di un presunto “decoro”.

La legge Bossi-Fini sull’immigrazione è stata ulteriormente inasprita dalle norme contenute nel pacchetto-sicurezza in cui si dispone la costruzione di nuovi Centri di detenzione per immigrati, il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, il carattere penale del reato di clandestinità, il respingimento in mare dei migranti. A Trapani, città di frontiera già segnata dalla presenza del “Vulpitta”, è in fase avanzata di costruzione un nuovo e più grande Centro di identificazione ed espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città, un nuovo lugubre monumento al razzismo di stato.

Negli ultimi dieci anni la migliore resistenza al razzismo è stata offerta proprio dagli immigrati, dalla loro autorganizzazione, dalla loro capacità di mobilitarsi per difendere i loro diritti. Le stesse rivolte, sempre frequenti in tutti i Centri di detenzione d’Italia (da Trapani a Caltanissetta, da Milano a Roma, da Modena a Bari, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo), sono la testimonianza più drammatica di quanto sia insostenibile la privazione della libertà quando si viene incriminati non per ciò che si fa ma per ciò che si è.

Nel decimo anniversario della strage del “Serraino Vulpitta”, il ricordo di quei fatti non può prescindere da una rinnovata opposizione all’esistenza di queste strutture e dal rifiuto netto di qualunque discriminazione e di ogni razzismo.Non ci arrenderemo mai all’idea di vivere in un paese razzista, un paese in cui la libertà e i diritti vengono oltraggiati dall’arroganza del potere.Non ci arrenderemo mai alla tentazione di considerare luoghi come il “Serraino Vulpitta” necessari o “normali”.

– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri..
– Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
– Per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e del pacchetto-sicurezza.
– Per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
– Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
– Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
– Per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte.
– Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace - Trapani
Associazione “Amici del Terzo Mondo” - Marsala
Ass. Italia-Tunisia
Ass. Senza Sponde
Ass. Un legale per tutti
CGIL - Trapani
Chiesa Valdese di Trapani e Marsala
Coordinamento Anarchico Palermitano
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Siciliana FdCA
Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Movimento "Per Erice che vogliamo"
Partito della Rifondazione Comunista - Circolo “M. Rostagno” Trapani
Sinistra Ecologia e Libertà - Trapani
Un’Altra Storia - Trapani

giovedì 17 dicembre 2009

Nota in merito al comunicato diffuso da individualità fiorentine

In merito al comunicato diffuso in data 10 dicembre 2009 dalle individualità GC, SC, AD e RP, concernenti loro dimissioni dalla FdCA e la costituzione di una UCAd'I, la Segreteria Nazionale della FdCA precisa in prima istanza quanto segue:
  1. queste persone sono uscite dalla FdCA non il 10 dicembre c.a., ma ciascuna di esse in date diverse negli ultimi mesi e con motivazioni differenti - cosi come si evince dalla corrispondenza in nostro possesso;
  2. pertanto non era e non è in atto alcuna scissione interna alla FdCA;
  3. ulteriori precisazioni concernenti le affermazioni contenute nel comunicato in oggetto verranno fornite quanto prima dal Consiglio dei Delegati della FdCA.


Segreteria Nazionale

Federazione dei Comunisti Anarchici

16 dicembre 2009

Comunicato della CdC della Federazione Anarchica Italiana sulle provocazioni antianarchiche di Milano e Gradisca

La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana- FAI denuncia la natura oggettivamente provocatoria e antianarchica delle esplosioni di Milano e Gradisca d’Isonzo.

Il nome degli anarchici viene strumentalmente associato a deliranti rivendicazioni che accompagnano detonazioni e fiammate, in un momento assai significativo, a poche ore dallo svolgimento di decine e decine di manifestazioni pubbliche che il Movimento anarchico ha promosso a Milano e in tutta Italia per tenere viva la memoria della strage di Stato, dell’assassinio di Pinelli e delle montature antianarchiche che quarant’anni fa a piazza Fontana aprirono la stagione della strategia della tensione.

Lo Stato, i suoi apparati e i loro servi non possono tollerare che, a distanza di quarant’anni, la memoria storica su quei tragici fatti sia ancora viva e presente nell’opinione pubblica. Per i poliziotti di professione e per quelli di vocazione, risulta intollerabile che nelle piazze, nelle scuole, e nei luoghi di lavoro gli anarchici continuino a ricordare e a far ricordare la natura criminale del potere e delle sue strutture di dominio.
Ed è per questo che, con infame puntualità, la polvere da sparo viene utilizzata nel tentativo di coprire la miseria in cui si dibatte la classe dirigente del paese.

Ancora una volta, la lotta antirazzista e l’opposizione ai Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati viene criminalizzata attraverso l’esercizio poliziesco della provocazione dinamitarda, proprio in un momento in cui il livello del conflitto espresso dagli immigrati smaschera giorno per giorno la natura totalitaria e razzista di questi lager contemporanei.

L’acronimo FAI, associato a una presunta "federazione anarchica informale", torna a essere vigliaccamente utilizzato per creare confusione e gettare discredito sull’impegno quotidiano profuso a viso aperto dai militanti e dai simpatizzanti della Federazione Anarchica Italiana nelle lotte sociali al fianco dei lavoratori, degli sfruttati, degli oppressi.

Respingiamo fermamente la provocazione, invitiamo i cittadini a non lasciarsi confondere dal clamore mediatico ed esortiamo gli operatori dell’informazione a non prestarsi a logiche di interessata disinformazione.

Nel denunciare questo miserabile copione, esprimiamo tutto il nostro sdegno per l’infamia di questi atti, funzionali alle logiche del potere, con cui si cerca di distruggere e infangare quello che gli anarchici cercano di costruire ogni giorno: una società libera dal potere, libera dalla sopraffazione, in cui la solidarietà, l’uguaglianza e la giustizia sociale siano pratiche reali e quotidiane.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana
FAIcdc@federazioneanarchica.org
http://www.federazioneanarchica.org/
16/12/2009

domenica 13 dicembre 2009

Vertice di Copenhagen sul clima: "Tutte chiacchiere e distintivo"

Quanti anni sono passati dal vertice di Kyoto che partorì il famoso protocollo, secondo il quale gran parte degli Stati della Terra si impegnavano a ridurre le proprie emissioni di CO2 e degli altri gas serra, responsabili principali dell'aumento repentino della temperatura media del Pianeta?

12 anni. Ad oggi (ottobre 2009) sono 187 i paesi che l'hanno ratificato ma, di questi, si contano sulle dita di una mano quelli che in parte hanno realmente iniziato ad applicarne gli intenti.
È pur vero che il protocollo è entrato ufficialmente in vigore nel 2005, dopo la ratifica dello stato Russo avvenuta nel 2004 (contributo in emissioni di circa il 18% sul totale) grazie al quale si è superato il tetto del 55% di emissioni totali dei paesi aderenti al protocollo, posto inizialmente come quantità al di sotto della quale il protocollo non poteva entrare ufficialmente in vigore.

Sembra però che la stragrande maggioranza dei paesi ratificanti, compresa l'Italia, abbiano approfittato di questa sorta di standby non tanto per cominciare a diminuire gradualmente le proprie emissioni di gas serra, ma semmai ad aumentarle.
Oltretutto l'intento del vertice di Kyoto non è che prevedesse chissà quale stravolgimento rivoluzionario, con il suo obbligo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di gas serra in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 (preso come anno di riferimento) in un periodo di cinque anni, dal 2008 al 2012.

E oltretutto con tutta una serie di scappatoie ad uso e consumo delle grandi imprese che, in cambio di progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra, ovviamente a spese delle fiscalità generali degli Stati, permettano alle multinazionali di questi identici Stati, di continuare a sforare i limiti previsti dal protocollo.
Come al solito, in barba agli accordi su cui loro stessi allegramente pongono le loro ipocrite firme.

Veniamo all'oggi.
Il 7 Dicembre è cominciato il Vertice di Copenaghen, la conferenza mondiale indetta dall'Onu sul clima, chiamata anche Cop15, perché è la quindicesima conferenza della "Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)"; con la Cop3 nacque il Protocollo di Kyoto. Questa conferenza andrà a sostituire il protocollo di Kyoto, che come abbiamo visto scadrà nel 2012.

Ma non contenti dei "risultati ottenuti", pur a fronte di un misero -5% previsto a Kyoto, che cosa si apprestano a promettere gli oltre 15 mila delegati, provenienti da 192 nazioni?
La Cop15, che durerà fino al 18 dicembre, si propone di imporre dei limiti alle emissioni di gas serra che permettano di raffreddare di almeno 2 gradi la temperatura media del pianeta.
Secondo il foro intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC) ciò sarebbe compatibile con una riduzione delle emissioni, da parte dei paesi sviluppati, dal 25 al 40 % rispetto ai livelli del 1990, in 10-15 anni a partire da subito.
Il 25-40%. Ossia 5-8 volte quello previsto da Kyoto, quando quel pur miserabile obbiettivo non è stato nemmeno minimamente sfiorato dalla stragrande parte dei paesi ratificanti.

Eppure le vanagloriose promesse non mancano. La Cina, ad esempio, ha promesso di tagliare le emissioni di gas serra per unità di crescita economica, misurate nel 2005, del 40-45% entro il 2020; l'India ha promesso di tagliarle del 24% nello stesso periodo; gli Stati Uniti del 17% entro il 2020 e l'Unione europea del 20% rispetto ai livelli del 1990.

Staremo a vedere. Per ora, al di là dei legittimi dubbi sui futuri intenti degli Stati industrializzati, le uniche certezze che abbiamo a disposizione sono quelle dei disastri ambientali provocati dall'interesse senza scrupoli del capitalismo.
A Copenaghen dibatteranno di sterili cifre mentre intere regioni vengono destinate a discariche a cielo aperto, per la cui gestione le varie mafie ingrassano sulla pelle della popolazione, permettendo al capitale e alle imprese di abbattere i costi ambientali facendoli pagare in natura, anzi in salute, agli abitanti.
Spenderanno ipocritamente parole a ruota libera sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio, in un sistema che solo con le guerre, oltre a seminare morte, produce più CO2 delle emissioni dei veicoli di intere nazioni messe insieme.

Anche a guardare in casa nostra le cose sostanzialmente non cambiano.
Basta osservare i partecipanti e gli invitati al summit tenutosi a Roma, il 4 dicembre 2009, organizzato dal Kyoto Club e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in preparazione della delegazione italiana per Copenaghen.
Tra gli invitati infatti c'èra la presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, la cui impresa è proprietaria di vari impianti di incenerimento per "combustibile da rifiuti" (CDR), e centrali elettriche a biomasse; tra gli impianti più inquinanti dal punto di vista delle emissioni di gas serra, e oltretutto beneficiaria di quel meccanismo perverso, finanziato con le tasche del contribuente italiano, che va sotto la sigla CIP6.
La cosa buffa è che la signora Emma tempo fa si lamentava dei troppi vincoli che vengono dalla UE o da Kyoto in tema di emissioni di gas serra. Un ottimo portavoce delle istanze ambientali, non c'è che dire!

Mentre la nostra ministra dell'ambiente, la signora Prestigiacomo, comproprietaria di alcune delle industrie più inquinanti del settore chimico siracusano, ha avuto il pudore di non andare al summit di Roma ed ha preferito mandare come rappresentante il direttore generale del dicastero.

Come possono degli individui, direttamente interessati alla massimizzazione dei loro profitti, a scapito di tutto e quindi anche della nostra salute e dell'ambiente, rappresentare le istanze ambientali?

Come possiamo continuare a delegare i nostri bisogni, la difesa della nostra salute e dell'ambiente biologico in cui viviamo, a persone che, per il ruolo sociale che rivestono, pensano prima di tutto ad accumulare denaro e proprietà, infischiandosene del bene collettivo?

Noi pensiamo che per quanto riguarda la saturazione della nostra atmosfera ed in generale dell'intera ecosfera terrestre, ci stiamo pericolosamente ed esponenzialmente avvicinando al carico limite.
Prevedere i tempi del collasso è impossibile, tante sono le variabili al contorno.

Ma la via intrapresa dal mito dell'accumulazione capitalista e dello sviluppo senza limiti ci trascina inesorabilmente verso conseguenze irreversibili di disastri sociali e ambientali. Catastrofi ambientali da una parte e guerre dall'altra ne sono l'esempio diretto.

A meno che non rovesciamo la tendenza.
Certamente a partire anche dai comportamenti individuali, opponendosi con personale virtuosismo al dilagante consumismo, come propagandano la maggior parte delle organizzazioni ambientaliste. Ma ciò non è sufficiente, perché rovesciare questa tendenza alla miseria sociale ed ambientale, si ottiene specialmente gestendo direttamente ed in maniera egualitaria e libertaria la nostra vita collettiva, senza delegare agli Stati ed alle loro istituzioni alcun aspetto di essa.
Abbiamo visto troppe volte nella storia di quali disastri i capitalisti e le istituzioni statali che li appoggiano siano capaci sia in tema ambientale che sociale.

Un altro mondo di libertà, uguaglianza sociale e partecipazione non solo è possibile, ma diviene sempre più necessario.

12 dicembre 2009

Gruppo di Lavoro energia e ambiente
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Link esterno: http://www.fdca.it

mercoledì 9 dicembre 2009

Iniziativa-dibattito su quarantennale dell'assassinio di Pino Pinelli

Riceviamo, e pubblichiamo, dai compagni del Gruppo Cafiero - FAI Roma
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Roma 15 dicembre 2009
Iniziativa-Dibattito
in occasione del quarantennale dell'omicidio di Pino Pinelli

ore 19:00, al Blow Club
via di Porta Labicana 24 (zona San Lorenzo)
Interverranno: Roberto Gargamelli, Robertino Mander ed altri compagni del "22 Marzo".
Testimonianza in video di Lello Valitutti.
I proventi e le sottoscrizioni della serata andranno a sostegno dei compagni marsicani inquisiti per antifascismo e degli anarcosindacalisti serbi arrestati

sabato 5 dicembre 2009

Proposta di coordinamenti di lavoratori di Milano ed Ascoli

Vi preghiamo di farla circolare tra ilavoratori in lotta contro le crisi aziendali,ristrutturazione, precarietà e licenziamenti per raccolta adesioni...

Proposta per una riunione nazionale autoconvocata dei coordinamenti e dei comitati di lotta dei lavoratori e delle aziende in crisi.

Come Coordinamento dei Lavoratori del Piceno e Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano, riteniamo che per far fronte all'attacco generalizzato al salario e ai diritti di tutti i lavoratori da parte dei padroni e dei loro governi, attacco di portata nazionale e internazionale, è necessario ricostruire, il più velocemente possibile, un´unità sempre maggiore della classe lavoratrice a prescindere dal comparto lavorativo, dall'appartenenza sindacale, dalla nazionalità, ecc.

Dopo essersi arricchiti per anni con i frutti del nostro lavoro, aziende e imprese varie vogliono ora approfittare dell´acuirsi di questa profonda crisi economica per farne pagare interamente a noi lavoratori i costi. Tutto questo mentre spudoratamente chiedono a governi compiacenti nuovi sgravi e aiuti statali. Le speculazioni, le svendite, le delocalizzazioni, le cassa integrazioni ed i licenziamenti collettivi in atto stanno cancellando centinaia di migliaia di posti di lavoro e quasi tutti i diritti in termini di contrattazione, diritti, sicurezza.

Milioni di persone sono di fronte all´unica prospettiva della miseria e della disoccupazione di massa, quando già la precarizzazione e la flessibilità degli ultimi hanno duramente compromesso il futuro delle giovani generazioni di lavoratrici e lavoratori.

È proprio il riconoscimento della necessità di una risposta unitaria alla crisi da parte dei lavoratori che ha ispirato la costruzione del coord. del Piceno e quello milanese, e di tanti altri comitati e coordinamenti di lotta che si stanno spontaneamente organizzando dal Lazio alla Sardegna, dalla Basilicata al Friuli, nel nord e nel sud Italia.

Ognuno di noi, nel proprio posto di lavoro ha scelto legittimamente come impostare la propria vertenza sindacale e da quale organizzazione farsi rappresentare. Tutti abbiamo bisogno di un forte sindacato di classe a livello di massa, ma non ci interessa qui costruire un´ennesima sigla. Al contrario,pensiamo che gli strumenti sindacali vadano rafforzati e condizionati con una forte spinta dal basso e una vasta unità delle lotte.

Riteniamo quindi che per rafforzare queste reti nate dal basso, per costruire legami unitari ancora più grandi e incisivi, per stimolare la costruzione di coordinamenti in ogni distretto produttivo, sia necessario organizzare un momento di confronto diretto eautoconvocato tra tutte queste realtà di lotta contro la crisi per tentare di costruire un coordinamento nazionale che ci permetta di condividere maggiormente informazioni, iniziative, momenti comuni di lotta che diano visibilità alle nostre ragioni troppo spesso oscurate e trascurate.

Un movimento fatto da lavoratori per difendere meglio lavoro e salario. Proponiamo di organizzare una riunione nazionale per delegati rappresentanti di tutti i coordinamenti e comitati di lotta nati in tutto il paese.
Proponiamo che la riunione si tenga a Roma sabato 23 gennaio a partire dalle ore 11.

Vi invitiamo quindi a mettervi in contatto con noi per organizzare nel modo più condiviso e unitario possibile questa riunione

Ascoli-Milano 03/12/2009

Coordinamento dei Lavoratori del Piceno: Manuli -Maflow - IKK - Cartiera Alstrom- PAL Italia - Bentel - Itac- Prisman - Deatec

Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano: Marcegaglia Buildtech - Maflow -OMNIA Service - Lares - Metalli Preziosi - Bitron

Per contattarci: riunionenazionale@yahoo.it
Andrea Ascoli: 3494103507
Massimiliano Milano:3494906191

lunedì 30 novembre 2009

Abitare nella crisi - Giornata nazionale contro gli sfratti

Appello nazionale

Abitare nella crisi

Giornata nazionale contro gli sfratti

Mutui sempre più inaccessibili.
Affitti sempre più alti.
Patrimonio degli enti e delle fondazioni in dismissione.
Edilizia residenziale pubblica allo sfascio.
Edifici e aree demaniali in vendita al miglior offerente.
Consumo di suolo formidabile.
Rendita parassitaria sempre più arrogante.
Redditi sempre più inadeguati.

All’orizzonte il dramma dell’insolvenza e degli sfratti, con migliaia di nuclei familiari e di singoli inquilini stressati dalla rata del mutuo o dal canone aumentato e dall’incombente arrivo dell’ufficiale giudiziario pronto ad eseguire pignoramenti e sfratti.

La risposta del governo e delle regioni consiste nella vendita del patrimonio residenziale pubblico, nell’avvio di un piano di housing sociale e nella liberalizzazione delle procedure edilizie.
Il paese delle libertà immobiliari si appresta ad una nuova colata di cemento tra grandi e piccole opere, ad un azzeramento del ruolo pubblico nel mercato degli alloggi, ad un’aggressione senza precedenti del territorio. Una via d’uscita dalla crisi del settore edilizio che non produrrà benefici di sorta a chi oggi è in emergenza abitativa.

La rendita e la precarietà camminano una al fianco dell’altra e più aumenta la prima più la seconda si approfondisce, con salari che si svuotano di potere d’acquisto e con una scomposizione sociale devastante fatta di precarie e migranti, di giovani coppie e monoreddito, di pensionati e studentesse, dentro una frammentazione che impedisce la tutela dei diritti e limita la libertà di movimento.

A fine dicembre scade la copertura per le categorie protette che ormai riguarda pochissimi casi e così come il bonus per l’affitto, sta diventando uno strumento parziale, quasi inutile.
Da gennaio anche costoro saranno sulla graticola.

Iniziamo ad opporci a tutto questo. Lanciamo una giornata di mobilitazione nazionale articolando una mappa delle resistenze contro gli sfratti per morosità che oggi rappresentano più dell’ottanta per cento delle esecuzioni.

Chiamiamo le realtà locali impegnate contro l’emergenza abitativa, gli spazi sociali, i comitati degli inquilini, i sindacati a mobilitarsi il 4 dicembre 2009 davanti le Prefetture, presso le amministrazioni locali, in luoghi particolarmente significativi, per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi. Per avviare una campagna per il diritto all’abitare in Italia verso una necessaria manifestazione nazionale.

contro gli sfratti e la rendita
4 dicembre giornata nazionale contro gli sfratti

I movimenti, le associazioni, i collettivi di lotta per la casa
http://abitarenellacrisi.noblogs.org/

giovedì 26 novembre 2009

Il volantino firmato Br recapitato ad un giornalista del "Giornale" era stato scritto da lui stesso

Per noi non è una novità.
Quando lo scontro sociale si acuisce gli squallidi pennivendoli al servizio dei poteri ricorrono volentieri alla strategia della tensione.
E' successo in passato, succede ora e succederà ancora.

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GENOVA - Il volantino firmato Br recapitato ad un giornalista del "Giornale" era stato scritto da lui stesso. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l'uomo per simulazione di reato e procurato allarme. La lettera minatoria era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d'ingresso della redazione genovese del quotidiano. L'uomo avrebbe confessato di aver agito per far uscire allo scoperto una vicenda di minacce da parte di malavitosi e di nomadi della periferia genovese della quale lo stesso giornalista e la sua famiglia sarebbero stati oggetto nelle scorse settimane.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Politica/Volantino-Giornale-Digos-scritto-collaboratore-interno-denunciato/25-11-2009/1-A_000063303.shtml

lunedì 23 novembre 2009

NEI CIE SI STUPRA E SI MUORE

Fra le scritte razziste apparse in un quartiere alla periferia di Milano dove recentemente un uomo, probabilmente immigrato, ha violentato una donna italiana, una spicca in modo particolare: “Ce le scopiamo noi le vostre puttane”. Poche settimane prima, a Montalto di Castro nel coro (quasi) unanime in difesa di otto giovani stupratori italiani, figli di benestanti, una voce maschile si alza per dire che la ragazza stuprata è di un altro paese e che poteva starsene a casa sua. Per quanto la distanza fra Tarquinia e Montalto sia di soli 20 km, rendere “straniera” l’adolescente serve a giustificare lo stupro e gli stupratori. Da una parte i conniventi, dall’altra “quella” (così la chiamano a Montalto), la “straniera”.
Due fatti, questi che mostrano chiaramente la disumanizzazione agita nei confronti delle “straniere”. Una disumanizzazione che nei Cie raggiunge il suo apice. Ricatti sessuali, molestie, violenze e stupri contro le donne sono, infatti, il “pane quotidiano” in questi universi concentrazionari – per molti aspetti assai simili ai lager – sin dalla loro creazione, alla fine degli anni ’90.
Oggi il “pacchetto sicurezza” è in vigore e la campagna istituzionale e mediatica in suo sostegno è stata costruita proprio sull’equazione razzista clandestino=stupratore. Ma la realtà è ben diversa e per questo diventa urgente fare un salto e denunciare i Cie come luoghi privilegiati di violenza e sopraffazione contro le donne migranti, luoghi in cui i guardiani si sentono in diritto di abusare delle donne rinchiuse, forti anche delle connivenze istituzionali che ne garantiscono coperture e impunità.
In ottobre a Milano sono state condannate a sei mesi di carcere alcune donne nigeriane “colpevoli” di aver partecipato, in agosto, alla rivolta nel Cie milanese. Durante un’udienza una di queste donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito – dopo vari ricatti sessuali – un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo del Cie, Vittorio Addesso, e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen. Durante la rivolta, Joy ed Hellen con altre recluse sono, poi, state trascinate, seminude, in una stanza senza telecamere, amanettate e fatte inginocchiare per poi venire picchiate selvaggiamente e successivamente tradotte in carcere.
Con le loro dichiarazioni Joy ed Hellen, che ora rischiano un processo per “calunnia”, hanno portato alla luce la realtà della violenza razzista e sessista nei Cie. Siamo convinte che il loro coraggio vada sostenuto: per questo il 25 novembre - giornata internazionale contro la violenza sulle donne – riteniamo importante che si moltiplichino iniziative contro i Centri di identificazione ed espulsione ed in solidarietà a Joy ed Hellen e a tutte le migranti che hanno avuto – e che avranno – il coraggio di fare i nomi dei loro aguzzini.
Noi non siamo complici!

FIGLIE DI NESSUNO
Venezia

martedì 17 novembre 2009

un appello da losanna su un infame sopruso

Cari/e compagni/e,
da qualche mese lavoro in una scuola di inserimento professionale a losanna con ragazzi di tutte le età e nazionalità, giovedi' scorso uno degli allievi della classe di accoglienza (classe per ragazzi appena emigrati che non sanno parlare francese) dell'OPTI (questa scuola) è stato preso dal suo istituto dove alloggiava la notte e rinviato a Roma.
La polizia elvetica ha applicato gli accordi di Dublino, per cui si viene rimandati nel primo paese in cui si è fatta richiesta d'asilo.
il ragazzo, minorenne, si chiama Abdirashied Ali. Gli hanno confiscato il cellulare e sappiamo che lo hanno mandato a Roma. Ha già fatto 3 mesi in un cpt in Sicilia e poi lo hanno lasciato libero, ha raggiunto la svizzera e qui' ha iniziato un percorso di scolarizzazione e di inserzione lavorativa come sans papier e richiedente asilo. Abbiamo provato a contattare l'associazione AFFINITA(?) di Roma ma non rispondono.
Sapete, per i romani, dove vengono portati i richiedenti d'asilo? Chi possiamo contattare. Ha sedici anni, non ha soldi, non parla italiano, è da solo e non ha piu' il cellulare. Un inferno.
Come professori andremo a bloccare il consiglio comunale che permette delle cose del genere e già il fatto è sui giornali. Anche un minore non accompagnato quindi non ha possibilità di scampo nella fortezza europa.
Vi prego di mettere in moto la rete di conoscenze se esistono.
Grazie per le eventuali notizie.
S.

domenica 15 novembre 2009

LUTTO NELL’USI E NEL MOVIMENTO LIBERTARIO

A esequie avvenute, diamo la notizia della scomparsa di MARCELLO CARDONE, ex partigiano, ex sindacalista da anni in pensione, tra i responsabili alla fine degli anni ’40 con il Gruppo Roma centro dell’esperienza dei GAAP (Gruppi anarchici di azione proletaria), una vita impegnata socialmente e politicamente dalla parte di lavoratori e lavoratrici, tra coloro che contribuirono alla rinascita e alla ricostituzione dell’Unione Sindacale Italiana, di cui ricoprì tra il 1996 e il 1999 le funzioni di segretario generale nazionale.

Negli ultimi anni si era ritirato a vita privata, partecipando saltuariamente a iniziative sulla partecipazione degli anarchici alla Resistenza al nazifascismo, o all’esperienza libertaria nel movimento sindacale, chiarendo sempre che la questione della ricostituzione dell’Usi era ed è sempre stata una questione generale del movimento operaio e sindacale e non un "problema del movimento di specifico".

Un altro dei "veci" che se n’è andato, lasciando però una memoria storica e una spinta alla prosecuzione del percorso autorganizzato, autogestito e non autoritario nel movimento sindacale.

Le compagne e i compagni dell’Usi che lo hanno conosciuto lo ricorderanno nelle future iniziative, così come ricordano Marco Pedone, recentemente scomparso e animatore di tante iniziative culturali nel sindacato.

Esecutivo Nazionale dell’Unione Sindacale Italiana

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Anche i compagni e le compagne della sezione di Roma "L. Fabbri" della Federazione dei Comunisti Anarchici si uniscono all'USI nel ricordo di Marcello.

FdCA - Roma

sabato 14 novembre 2009

Gruppo Omega: 10.000 lavoratori in lotta per lo stipendio e il lavoro! 17 novembre sciopero con manifestazione nazionale a Roma

I lavoratori di Agile (ex Eutelia) e del gruppo Phonemedia da quando sono stati ceduti ad Omega smettono di essere pagati. Precariatà, stress e mobbing invece dello stipendio e di un piano industriale! E per 1.200 lavoratori di Agile è stata aperta la procedura di LICENZIAMENTO!!

Mobilitiamoci e lottiamo: Non lasciamo il nostro destino a chi finora ci ha spinto nelle mani di imprenditori di malaffare o ha lasciato che tutto ciò accadesse… I tentativi di rassicurazione sul pagamento degli stipendi e sul futuro dell’azienda palesati da alcuni responsabili aziendali sono risultati aria fritta: ad oggi non ci sono garanzie sul pagamento degli stipendi e sul futuro di Omega.

In diverse sedi/call center Agile e Phonemedia (Answers) i lavoratori stanno scioperando ad oltranza, sono in assemblea permanente e stanno occupando.
Occorre estendere la protesta alle altre sedi/call center e proseguire con gli scioperi, le occupazioni e le manifestazioni e dall’esterno sostenere i lavoratori con solidarietà concreta: solo così ci sarà un vera prospettiva di ottenere la tutela dei diritti dei lavoratori Omega.

Ma chi c’è dietro Eutelia e Omega? i capi di Eutelia hanno problemucci con la guardia di finanza (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita), sono amici di Licio Gelli e di altri emeriti massoni. Nella creazione del gruppo Omega ci sono di mezzo loschi personaggi più volte coinvolti in fallimenti di numerose società, politici, fondi esteri e banche (come il MPS)… un gruppo che nel giro di poco ha acquisito un sacco di aziende e poi non ha i soldi per pagare gli stipendi e apre le procedure di messa in mobilità per centinaia di lavoratori è certamente un contenitore creato per dissolvere tutto. A questo proposto ricordiamo l’incursione squadrista all’interno della sede romana di Agile occupata dai lavoratori, azione orchestrata dall’ex amministratore delegato di Eutelia Samuele Landi al comando di un manipolo di vigilantes: un atto che dimostra il livello cui stanno portando lo scontro i padroni.

I lavoratori non si devono far coinvolgere nel teatrino messo in campo da padroni, sindacati confederali, partiti e istituzioni con scambi di accuse tra blocchi politici di centrodestra e centrosinistra che poco hanno a che fare con l’interesse dei lavoratori; tutti soggetti che fino a ieri hanno acconsentito che su questa vicenda oscura ci fosse meno rumore possibile.

Denunciamo la poca azione di quei sindacati che si sono mossi in ritardo e spesso gettano acqua sul fuoco: In diverse sedi/call center abbiamo deciso di organizzarci direttamente, abbiamo deciso di lottare con sciopero a oltranza dal 01/09/2009; effettuando incontri con le istituzioni locali e nazionali (ministero dello sviluppo economico), presidiato le prefetture, fatto conferenze stampa e azioni legali come l’ingiunzione al pagamento.

Dobbiamo proseguire la lotta su questa strada e invitiamo i colleghi a contattarci per difendere collettivamente e direttamente i nostri diritti (per info Sabrina tel. 339-8100140).

Martedì 17 novembre tutti a Roma !
Partecipiamo alla Manifestazione – ore 9.30 p.zza della Repubblica

Per partecipare contattare i nostri rappresentanti in azienda, i numeri 339-8100140 o 331-6019879 oppure le sedi CUB.

Pistoia - Firenze, novembre 2009

FLMUniti-CUB gruppo Omega

fonte: flmufi@flmutim.it

giovedì 12 novembre 2009

Arrestato Turi Vaccaro- Pellegrino di Pace

Turi Vaccaro, il "pellegrino di pace", noi tutti conosciamo perché nel 2005 è stato protagonista in Olanda di una storica azione pacifista: penetrato in un aeroporto militare della NATO aveva reso inservibili 2 aerei da combattimento F16 distruggendone i comandi a martellate. Dopo aver partecipato alla Marcia per la Pace e la nonviolenza di Domenica, nei giorni successivi aveva interrogato a lungo i suoi sogni e aveva a lungo meditato per capire quale poteva essere il suo contributo personale all'affermazione della nonviolenza. Non sopportava l'idea che ci fosse un'altra base militare e voleva ribadire la priorità degli usi civili della terra che ci appartiene. L'estate di S. Martino (11 novembre) gli era sembrata simbolicamente favorevole alla sua semina e anche il Santo, patrono dei pellegrini. Ieri pomeriggio è penetrato nella parte militare del Dal Molin di Vicenza, insieme ad Agnese Priante del gruppo donne del Presidio. Aveva con se un disegno solare che le aveva affidato Alice delle Piagge (Firenze) dove era passato di recente percorrendo il suo itinerario di cammino della pace e della nonviolenza (Napoli-Vicenza) durato più di tre mesi e conclusosi a Vicenza domenica 8 novembre. Diceva che lo aveva ricevuto proprio per favorire questa azione. Aveva preparato i semi secondo il sistema dell' agricoltura biologica di Fukuoka. (Inserimento dei semi in palline di argilla- la stessa del Dal Molin). Li ha seminati insieme alla sua accompagnatrice. Poi sono stati fermati dai carabinieri della SETAF. Ora Turi è nel carcere di S.Pio X. L'accompagnatrice è stata rilasciata. Turi sarà processato domani per direttissima dal Tribunale di Vicenza. Il Tavolo della Consultazione Siamo Vicenza, la La Casa per la Pace di Vicenza e il Comitato vicentino della Marcia Mondiale,solidarizzano con Turi sottolineando il carattere del tutto nonviolento della sua azione per la quale personalmente era disposto fin dall'inizio a pagare il prezzo eventuale di una incarcerazione. Vicenza 12 novembre 2009 ______________________________________________________________________Da Napoli (6 agosto 2009) a Vicenza (8 novembre 2009) Per un Cammino di nonviolenza Spade in aratri

domenica 8 novembre 2009

Agile ex Eutelia non deve morire !‏

AGILE – ex EUTELIA
COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!!!
E’ iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN:
AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l’ultima è Phonemedia 6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte.
Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane ( Roma - Siena_Montepaschi – Milano – Torino – Ivrea – Bari – Napoli - Arezzo - ) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun Giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e GIORNALI LOCALI. NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti ==
Se sei solidale con noi INOLTRA QUESTA MAIL ad almeno 10 amici nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio
Altrimenti questa azienda morirà
Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. – ex Eutelia
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Agile ex - Eutelia, i lavoratori occupano la fabbrica contro i licenziamenti
E’ ormai da martedì che 20 dipendenti di Agile (ex-Eutelia), una compagnia fornitrice di servizi informatici, sono accampati negli uffici di via Laboratori Olivetti, a Pregnana Milanese.
Il metodo Innse continua a far scuola: i partecipanti al presidio si sono barricati all’interno dell’azienda e lì resteranno finché, fanno sapere, la presidenza del Consiglio non si farà carico del loro caso (foto Repubblica).
Infatti dalla mezzanotte di martedì 237 lavoratori su 430, senza stipendio da agosto, si sono ritrovati in mobilità. Tutto fa parte di un piano di ristrutturazione pesante avviato dalla nuova proprietà, il gruppo Omega che è da poco subentrato alla Agile.
I sindacati intanto presenteranno un esposto per truffa alla Procura di Napoli. Spiegano:
"I continui passaggi di mano, il classico gioco di scatole cinesi, è stato congegnato per trattenere i Tfr e con il ricorso agli ammortizzatori sociali si scarica il costo della rottamazione sulla collettività. Vittime del giochetto i lavoratori"
L’azienda ha tagliato la linea Internet e quella telefonica e per terra in mezzo alle scrivanie e i computer ci sono sacchi a pelo e le coperte usate nella prima notte di occupazione.
I lavoratori si sono dati tutti un soprannome e tengono le sciarpe e i cappucci sul viso per non farsi riconoscere perchè hanno paura di ritorsioni.
Uno di loro, "Il Baffo", racconta a Repubblica:
"E’ stata lunga, ma non molliamo, vogliamo indietro il nostro lavoro"
Maria Sciancati, segretario generale di Fiom Milano, ha annunciato che:
"Non sono più disponibili a subire le decisioni devastanti di una azienda fantasma"
http://milano.blogosfere.it/2009/11/agile-ex-eutelia-i...

sabato 7 novembre 2009

Morire di Stato

Salutare un figlio. Rivederlo morto.

E' il dramma di Patrizia, madre di Federico Aldovrandi, ucciso da quattro poliziotti durante un fermo.
E' il dramma di Ornella madre di Nike Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano (Firenze).
E' il dramma di Maria, madre di Manuel Eliantonio, morto nel carcere di Marassi a 22 anni.
E' il dramma della mamma di Stefano Cucchi, morto in carcere a Roma dopo un arresto per pochi grammi di droga.

Uno stato che sottrae un figlio e lo restituisce morto, negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi si trovi in carcere.

In ricordo di Renato, accoltellato per odio e intolleranza nel 2006, le Madri per Roma Città Aperta vogliono interrogarsi su questi eventi, su queste maternità negate che calpestano i diritti dell'individuo e rappresentano un gravissimo segnale di deriva della nostra democrazia.

Anche queste morti appartengono al tema della sicurezza. Sicurezza anche dei cittadini quando hanno a che fare con le istituzioni repressive e carcerarie.
Per questo come madri non vogliamo dimenticare Nabruka Mimuni, la donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio di quest'anno nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma.

Abbiamo contestato ai vari sindaci la risposta xenofoba e repressiva delle istituzioni a fenomeni di grave disagio e precarietà, che ha alimentato episodi di razzismo e violenza, opponendo, praticando e sostenendo la cultura della diversità e del rispetto.

Vogliamo affrontare il tema della sicurezza portandolo anche dietro le mura di un carcere o di un CIE. Vogliamo riproporre il tema dei diritti dentro la città e soprattutto nei luoghi dove sembra che rappresentanti dello Stato possano esercitare un diritto di vita e di morte su cittadini italiani e stranieri.

Come le madri argentine di Plaza de Majo, le madri cinesi di Piazza Tien a men e le madri iraniane hanno chiesto giustizia e verità per i loro figli, le Madri per Roma Città Aperta vogliono sostenere e dar voce ad ogni madre che voglia rivendicare la dignità e i diritti dei suoi figli strappati alla vita.

Comitato Madri per Roma Città Aperta

madrixromacittaperta@libero.it

Sabato 14 novembre ad Acrobax (ex Cinodromo)
Ponte Marconi ore 17,30

Incontro con avvocati, operatori del carcere, associazioni
Cena per sostenere la famiglia di Manuel Eliantonio

sabato 31 ottobre 2009

Solidarietà all'Experia

I compagni e le compagne del Laboratorio Sociale La Talpa esprimono la loro piena solidarietà militante agli occupanti del Centro Popolare Occupato Experia.

17 anni di solidarietà sociale fattiva, 17 annidi servizi sociali al quartiere popolare di San Cristoforo di Catania,un doposcuola per bambini, tante iniziative sociali e culturali, un punto di riferimento territoriale per chi non si piega al dilagante individualismo della società capital-liberista. Questo è il Centropopolare occupato Experia.

E come tutti gli spazi territoriali,liberati dal commercio, dallo sfruttamento, dall’affarismo, dalla speculazione, dall’autoritarismo dello Stato e di tutte le sue istituzioni, dà fastidio a chi vorrebbe avere le porte spalancate per la proprietà assoluta degli spazi fisici e delle nostre vite.

E così quando la custodia giudiziaria del centro occupato passa alla Soprintendenza, covo di allegri sperperatori di finanziamenti statali, l’affarismo economico e la repressione statale si prendono a braccetto, e così come già avvenuto per il Conchetta di Milano o per l’Ex carcere di Palermo, il dominio statale e dell’affarismo capitalista cerca dicatturare due piccioni con una sola fava: sfruttamento economico e controllo militare dei territori.
Le nostre “beneamate” forze dell’ordine il 30 ottobre hanno fatto irruzione nell'immobile di via del Plebiscito dove i compagni e le compagne del centro hanno opposto la loro presenza ai colpi di manganello di questi solerti servitori del potere. Non ci stupiamo, il loro ruolo è proprio questo.

Il pretesto dello sgombero è quello di volere riutilizzare l'immobile per attività universitarie. (Opera per altro lodevole se a queste attività potessero accedere i figli dei lavoratori e dei disoccupati). Ma la realtà è ben diversa: verranno elargiti soldi pubblici per far guadagnare le solite imprese di costruzione, dei soliti amici degli amici, per creare posti accessibili ai pochi che se lo potranno permettere...

Mentre tante strutture pubbliche restano vuote, abbandonate, come le caserme, che cadono a pezzi, si attacca chi crea nei territori abbandonati aggregazione, solidarietà, servizi sociali per i proletari e per tuttii diseredati di questa infame e liberticida società di sfruttamento.

I compagni e le compagne del Laboratorio Sociale La Talpa,
Quarticciolo, Roma

giovedì 29 ottobre 2009

Per una scuola pubblica di libertà e laicità

Per una scuola pubblica di libertà e laicità
Senza steccati religiosi


Insospettabili politici di destra hanno lanciato l'idea dell'introduzione dell'ora di religione musulmana all'interno delle scuole pubbliche, facendo sorgere un dibattito fondato sul nulla, tanti e complessi sono i passaggi necessari per giungere ad una situazione come quella di cui gode attualmente l'ora di religione cattolica.

Ma se tanti e complessi sono tali passaggi (necessità di un'intesa con la confessione islamica, definizione dei contenuti didattici, individuazione e formazione dei docenti, legiferazione parlamentare, ecc.), qual è allora lo scopo recondito di questa operazione di apparente "liberalizzazione" dell'ora di religione?

In realtà si tratta di una manovra che dovrebbe consentire di procedere al rafforzamento della presenza - già solidissima - della chiesa cattolica all'interno della scuola, mano a mano che questa perde la sua natura di istituzione per darsi quella di servizio pubblico e al tempo stesso muta il suo ruolo di luogo di formazione di coscienze libere e laiche per quello di luogo di formazione di identità basate su appartenenze religiose, etniche, territoriali, e così via.

In una scuola pubblica che và in questa direzione, la presenza ed il ruolo di presidio della religione cattolica diventa dunque elemento decisivo di processi identitari che facciano piazza pulita della laicità e delle coscienze critiche.

I 136 milioni di euro per le scuole paritarie non bastano più. Occorre rafforzare presenza e ruolo della religione cattolica nella scuola pubblica, e questo per il ministro in carica e per le autorità vaticane significa due cose: procedere nella ridefinizione dello status degli insegnanti di religione cattolica da un lato e dello status dell'insegnamento stesso della religione cattolica (IRC), dall'altro.

Per poter garantire agli insegnanti di religione le stesse condizioni degli altri insegnanti (in buona sostanza il diritto di voto negli scrutini) si apre così la facile strada di una modifica dell'intesa Stato-Vaticano del 23 giugno 1990, laddove si recita che il voto dell'insegnante di religione cattolica "se determinante diviene un giudizio motivato", insieme ad una modifica dell'art.309 del Testo Unico n°297/1994 che consente allo Stato di poter liberamente decidere in fatto di valutazione del rendimento in religione cattolica. Percorso affatto impossibile, che porterebbe l'IRC all'equiparazione con le altre discipline, pur tra i mari burrascosi di una verifica di legittimità sul piano costituzionale ed a costo di inibire i diritti degli alunni che non si avvalgono dell'IRC, i quali verrebbero a trovarsi in una condizione di disparità. Va da sé che già oggi le attività alternative per coloro i quali non si avvalgono dell'IRC, non ricevono finanziamenti per retribuire i docenti eventualmente necessari.

L'altro passo necessario è quello della equiparazione dell'IRC alle altre discipline sul piano dello status culturale e scientifico. Può sembrare un paradosso, dato che - a differenza della altre discipline il cui status ed insegnamento sono liberi - l'IRC è oggi emanazione delle autorità religiose e da queste posti sotto controllo sia i contenuti didattici che la formazione e conformità dei docenti; eppure in una lettera alle conferenze episcopali del 5 maggio scorso, la Congregazione per l'educazione cattolica, ha rivendicato il carattere scientifico, persino laico, dell'insegnamento della religione cattolica e - al tempo stesso - si è premurata di avvertire che spetta alla conferenza episcopale emanare norme generali su questa materia ed ai vescovi quello di vigilare.

Non bisogna cadere quindi nella trappola offerta ai media dell'ora di islam, quanto prepararsi per affrontare quello che sarà probabilmente l'affondo decisivo dell'integralismo cattolico verso la scuola pubblica, pronto a demolire gli ultimi baluardi di laicità e di libertà di insegnamento che si frappongono al ritorno dell'autorità dei chierici in campo di scienza e di cultura. L'ora di islam, se mai si farà, sarà ben poco prezzo da pagare.

Tutte le forze laiche, libertarie, anticlericali, tutti gli oppositori di ogni integralismo e di ogni steccato religioso, tutti gli irriducibili ad ogni divisione della società fra appartenenze religiose, etniche, di sangue e di terra, sono chiamati perciò ancora una volta ad una nuova mobilitazione per la difesa della laicità. Una mobilitazione di carattere culturale, politico e sociale che attraversi le scuole, gli operatori della formazione, l'associazionismo di base e quello sindacale per una campagna di salvaguardia delle basi costitutive della scuola di tutti e di tutte; per un allargamento delle iniziative e delle proposte che favoriscano una società ed una scuola interculturali senza autorità religiose e senza dogmi, fondate sulla solidarietà reciproca e sul riconoscimento dell'essere donne e uomini liberi nelle scelte e nella lotta.
Federazione dei Comunisti Anarchici
28 ottobre 2009

venerdì 23 ottobre 2009

convegno/dibattito su Ferrer e la Pedagogia libertaria




Data dell'evento: 24/10/2009 (All day)
Luogo: Roma
autore:
USI AIT SCUOLA
La figura di Ferrer e la sua proposta di “Scuola Moderna” - L’educazione libertaria e la sua pratica sociale - La pedagogia Libertaria nel mondo dell’educazione contemporanea

Convegno/Dibattito su Ferrer e la Pedagogia Libertaria – in occasione del centenario dell’assassinio del noto pedago-gista libertario spagnolo – il 24 ottobre a Roma.


La figura di Ferrer, fucilato il 13 ottobre 1909, e la sua proposta di “Scuola Moderna”.


L’educazione libertaria e la sua pratica sociale dall’800 ad oggi.

La pedagogia Libertaria nel mondo dell’educazione contemporanea.


Organizzano il Dibattito come Comitato promotore l’USI SCUOLA, il SISA, l’USICONS, il Circolo Durruti. l’FdCA di Roma e il Lab. Sociale La Talpa, presso la sala Convegni della Città dell’Altra Economia – Campo Boario (ex Mattatoio – zona Testaccio) entrata a Largo Dino Frisullo (dopo il Macro)


La riflessione che vorremmo portare avanti con questo Convegno verte non solo a partire dalla storia ed esperienza personale del libertario Francisco Ferrer Y Guardia, ma anche su tutto ciò che l’ha favorita e sviluppata e che ne ha proseguito il cammino fino al giorno d’oggi.


L’aspetto principale che vogliamo evidenziare è la concezione antiautoritaria contrapposta al potere politico-sociale-religioso che ha sempre cercato di utilizzare ai suoi fini la scuola e l’istruzione in genere.

Ed è proprio a partire dal pensiero libero, dalla ragione umana e dalla scienza, dalla sperimentazione e dalla pratica che rappresentarono in Ferrer i presupposti, i motori del suo modello di educazione libertaria, attraverso le pratiche sociali e “culturali” della sua “scuola moderna”, che vogliamo fare un excursus storico della pedagogia libertaria e della sua pratica sociale nel suo ambito spazio temporale.


L’educazione libertaria, che in una fase storica attraversò anche il marxismo e con Reich ne denunciò il modello scolastico sovietico, è stata un presupposto importante anche delle lotte che dagli anni ’60 ad oggi hanno attraversato il mondo della scuola.

Per questo riteniamo importante un confronto su questi temi anche per vedere la pertinenza dell’educazione e della pedagogia libertaria nel mondo dell’educazione contemporanea e le sue possibili attualizzazioni.


Invitiamo su questo, compagni/e, docenti e ricercatori a partecipare, anche inviando propri contributi, al Convegno/dibattito del 24 ottobre come un primo momento di confronto e di riflessione anche per rilanciare il movimento della/nella scuola/università su un percorso che sappia coniugare bisogni ed obiettivi ad un possibile modello alternativo e libertario di istruzione.

Il Comitato Promotore – Largo Veratti 25 – 00146 Roma – fax 06/77201444

martedì 13 ottobre 2009

Nuovo opuscolo: Dopo Makhno (storia sconosciuta dell'anarchismo in Ucraina)


Due saggi di Anatoly V. Dubovik e di D.I. Rublyov

La Kate Sharpley Library è lieta di annunciare l'uscita di un nuovo opuscolo contenente 2 saggi sulla opposizione makhnovista in Ucraina all'indomani del trionfo del Bolscevismo.

Dopo Makhno

L'anarchismo sotterraneo in Ucraina tra gli anni '20 e '30: lineamenti storici a cura di Anatoly V. Dubovik&


La Storia di un volantino e del destino dell'anarchico Varshavskiy (da Storia dalla Resistenza Anarchica al Totalitarismo) di D.I. Rublyov


Tradotto da Szarapow

Nestor Makhno, il grande contadino ucraino ribelle passò il confine con la Romania nell'agosto 1921. Non sarebbe mai più tornato in Ucraina, ma la lotta tra i Makhnovisti ed i Bolscevichi proseguì fino alla metà degli anni '20. Anche nelle città, la rete anarchica sotterranea tenne vivo l'ideale di un socialismo senza stato e di una opposizione al partito-stato.


Questa nuove ricerche dimostrano quanto fosse estesa in Ucraina l'opposizione anarchica ai bolscevichi tra gli anni '20 e '30.

ISBN 9781873605844

Anarchist Sources #12£2 or $3

from:Kate Sharpley Library, BM Hurricane, London, WC1N 3XXKate Sharpley Library, PMB 820, 2425 Channing Way, Berkeley CA 94704, USA

Link esterno: http://www.katesharpleylibrary.net/2jm6qg
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

venerdì 9 ottobre 2009

Sul mondo del lavoro

Visto lo stato in cui versa il sindacalismo di base, un'appropriata iniziativa dei/lle compagn* della FAI, a cui auspichiamo la più ampia partecipzione del mondo sindacale libertario.

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Milano 7-8 novembre 2009
Convegno della F.A.I.
La commissione mondo del lavoro della FAI convoca per le giornate di sabato 7 e domenica 8 novembre 2009 presso la sede della F.A.M. - Federazione Anarchica Milanese in viale Monza n.255, a partire dalle ore 15, un convegno con il seguente ODG:
- gli anarchici e la situazione attuale: crisi, ristrutturazione e relazioni sindacali
- gli anarchici nel sindacalismo di base: passaggi, contenuti e coordinamenti
- varie ed eventuali
La Commissione

L'ISOLA POSSIBILE

da http://www.lapigna.info/

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Il Comitato di Quartiere Pigneto-Prenestino invita i cittadini ad una manifestazione con assemblea pubblica in cui verranno presentate le iniziative sul territorio, i progetti di riqualificazione, le rivendicazione dei diritti negati ai giovani e vecchi, a grandi e bambini in una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura.


Un’altra città è possibile. Una città che riconosca il diritto alla casa e all’abitare. A luoghi dove i bambini possano giocare, i giovani ritrovarsi, gli anziani uscire dalla solitudine. A spazi sociali sottratti al profitto. Al reddito e ai servizi sociali. Una città bene comune. Vogliamo farlo a partire dalla nostra piazza, l’isola pedonale. Che vorremmo diventasse un’isola per i bambini, gli anziani, le donne e i giovani, un’isola della creatività, della cultura e dell’inclusione. Un’isola antirazzista. In una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura

Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione di sabato al Pigneto, a partire dalle 16.30, in cui verranno presentate le iniziative sul territorio, i progetti di riqualificazione, le rivendicazione dei diritti negati ai giovani e vecchi, a grandi e bambini.
Alle 18 assemblea pubblica.

Lunedì 5 ottobre uomini delle forze dell’ordine hanno seminato il panico all’isola pedonale. In un’operazione che in teoria doveva solo contrastare il commercio di marchi falsi, uomini in divisa grigia e caschi neri, manganelli in mano, urlando contro chiunque si trovasse a tiro, hanno inscenato un vero e proprio rastrellamento. Una caccia all’uomo nero. Hanno inseguito per lo più senegalesi che si trovavano in quel momento tra via Campobasso e via Macerata, li hanno picchiati, sono entrati nelle loro case, hanno divelto porte, sfondato vetri. Hanno portato via 25 persone. E hanno minacciato chiunque provasse a documentare la follia che stava avvenendo sotto i loro occhi. Chiedendo loro di cancellare le foto scattate. Pena l’arresto.

E’ questo il modello di città sicura che vogliamo?
E’ questo il modello di città sicura che hanno promesso?
Una caccia indiscriminata allo straniero?
Cosa giustificava un'azione del genere?
Alle richieste di spiegazioni hanno risposto che è un problema di legalità: ma chi decide cosa è più illegale tra vendere merce contraffatta, affittare al nero a prezzi alle stelle pochi metri quadrati e vendere droga alla luce del sole? Cosa rovina di più la vita delle famiglie?

Tutti i comportamenti illegali vanno censurati ma non abbiamo mai visto azioni contro gli affitti illegali. E le azioni messe in campo quest'estate per combattere lo spaccio ed evitare violenze sono miserabilmente fallite (tre accoltellamenti e tre morti per overdose).
I lavoratori immigrati che vivono al nostro fianco, al Pigneto, non amano spendere i propri soldi nei pub. Preferiscono mandarli alle proprie famiglie lontane e ritrovarsi tutti in strada finito di lavorare. Si stringono in tanti negli appartamenti, non possono accendere mutui sanguinari con le banche, ma vengono ugualmente spremuti dalla rendita immobiliare. Che ci stanno a fare al Pigneto, nel bel mezzo dell’isola che si vorrebbe trasformare in una vetrina del commercio e del divertimento? In un quartiere dove i prezzi degli immobili costringono alla fuga i vecchi abitanti - costretti dagli sfratti a rifugiarsi in una infinita, anonima periferia – a due passi da un immobile dove sta per nascere un albergo a 5 stelle, che ci fanno tanti stranieri?
Il quartiere-vetrina, dunque, va ripulito. Con ogni mezzo.

È questa la città che vogliono. Una Roma violenta verso i più deboli. Dove esistono cittadini con diritti di serie B, utili a far arretrare i diritti di tutti quanti.
È questo il Pigneto che stanno costruendo. A misura dei profitti, non dei suoi abitanti dove non esistono spazi pubblici destinati alla convivenza, al confronto, alla progettazione condivisa per risolvere i bisogni di tutti.
Quello di lunedì non è un caso isolato.

A Roma cinquantamila famiglie vivono in condizioni di disagio abitativo, 7.500 sfratti ogni anno. E 245.000 appartamenti vuoti, un monumento allo spreco e all’egoismo. Secondo i CONTRATTI A CANONE CONCORDATO un appartamento di 50 metri quadrati nel nostro quartiere dovrebbe costare circa 375 euro al mese. E invece costa il triplo. Roma è la capitale dell’emergenza casa, dell’emergenza rifiuti, del taglio dei posti letto, degli asili nido insufficienti, dell’esclusione sociale, del traffico cronico, dell’evasione fiscale, gli investimenti della mafia e il narcotraffico. Dinanzi a una tale allarme scopriamo che il vero problema della città sono le merci contraffatte e chi si cerca di garantire il diritto ad una casa.

Negli ultimi due mesi il sindaco e il prefetto hanno messo in campo una vera e propria strategia di repressione.
Se la sono presa con gli immigrati, e con le case abitate da chi ha deciso di prendere con le proprie mani un diritto che gli veniva negato. Lo sgombero del Regina Elena e gli arresti alla ex scuola 8 marzo, due immobili occupati per l’emergenza abitativa, lo stanno a dimostrare.
Vogliamo dimostrare che un’altra città è possibile. Una città che riconosca il diritto alla casa e all’abitare. A luoghi dove i bambini possano giocare, i giovani ritrovarsi, gli anziani uscire dalla solitudine. A spazi sociali sottratti al profitto. Al reddito e ai servizi sociali. Una città bene comune.

Vogliamo farlo a partire dalla nostra piazza, l’isola pedonale. Che vorremmo diventasse un’isola per i bambini, gli anziani, le donne e i giovani, un’isola della creatività, della cultura e dell’inclusione. Un’isola antirazzista. In una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura.

Sabato 10 ottobre 2009 a partire dalle 16.30
Isola Pedonale Pigneto
Il Comitato di Quartiere Pigneto - Prenestino
contatti@lapigna.info

mercoledì 7 ottobre 2009

Repressione al Pigneto

Nuovo episodio di repressione al Pigneto.
Riceviamo e pubblichiamo.

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Ciao, Vi invio un comunicato relativo ad un fatto gravissimo al quale ho assistito ieri.

Rastrellamenti in via Campobasso da parte della guardia di finanza allle ore 18,30 con 25 arresti di senegalesi, e botte a chiunque si avvicinasse.

LA cosa è iniziata ieri mattina all'alba quando degli agenti in borghese ( presumibilmente della GDF) hanno provato ad entrare in un palazzo di via campobasso.
Non è la prima volta che accade : numerosi testimoni italiani e stranieri parlano tranquillamente di irruzioni regolari nel corso delle quali vengono a sparire misteriosamente soldi, cellulari, beni materiali.
Questa volta però gli agenti sono stati respinti, forse x l'esasperazione. SOno tornati e hanno fatto irruzione nel palazzo, rompendo tutto, porte e finestre, e caricando sui blindati le persone incontrate dentro.
Non contenti però hanno comincaito anche a rastrellare la zona e le strade limitrofe. Diverse persone di colore anche piuttosto distanti dal palazzo sono state prelevate e caricate sulle macchine e i blindati.

Al primo accenno di protesta o richiesta di spiegazioni sono volate manganellate. Sono tanti i testimoni di quanto accaduto. Subito dopo si è svolta una riunione all'aperto ed immediatamente è iniziata una manifestazione sotto la caserma di Polizia (Quest. Immigrazione) di Tor Sapienza e poi sotto la caserma della GDF alla quale hanno partecipato una cinquantina di persone e terminata dopo mezzanotte.

Chiesto un intervento di una parlamentare che ha visitato insieme ad una delegazione i fermati.

Ap

Cobas telecom
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RASTRELLAMENTI AL PIGNETO
Oggi 6 ottobre 2009, ore 12, conferenza stampa, Via del Pigneto angolo via Campobasso

Un rastrellamento in piena regola ha sconvolto ieri pomeriggio la vita di un quartiere multietnico di Roma, il Pigneto.
Alle 18,30 numerose volanti e blindati della Guardia di finanza hanno circondato l’isola pedonale. Decine di agenti in assetto antisommossa, creando il panico tra i cittadini, hanno violentemente percosso e arrestato chiunque avesse la pelle scura.
Le forze dell'ordine hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti, all’angolo tra via del Pigneto e via Campobasso, dove hanno divelto porte, sfondato finestre, sequestrato merci e beni degli abitanti. La retata si è conclusa con 25 arresti di cittadini senegalesi e nigeriani, persone che vivono da anni nel nostro quartiere, lavoratori immigrati che mai hanno fatto male a nessuno.

Con la scusa della sicurezza, la nostra città sta respirando in questi mesi un clima di violenta repressione: blitz contro immigrati, sgomberi di centri sociali e di spazi occupati in risposta all’emergenza abitativa.

Operazioni eclatanti, che colpiscono proprio i più deboli con l’obiettivo di aprire nuovi spazi agli interessi economici che governano la città.
Come accaduto al Pigneto, un quartiere che si vorrebbe “ripulire”, per renderlo una ricca vetrina dedita al commercio. Forse, dietro lo sgombero, si nascondono gli interessi legati al mercato degli immobili in una zona che vive una gravissima emergenza sfratti e dove il prezzo delle case è in costante ascesa.

Noi, cittadini del quartiere siamo preoccupati di questa grave spirale di violenza dello Stato. Vogliamo che il Pigneto sia un quartiere dell’accoglienza, non della repressione e della speculazione.

Organizziamo a questo scopo il 10 ottobre un pomeriggio e serata di incontri con il quartiere, sui problemi di case, scuole, e del razzismo, che si concluderà alle 21 con un'assemblea per preparare insieme la manifestazione del 17 ottobre contro il razzismo e il pacchetto sicurezza.

Oggi 6 ottobre, ore 12, conferenza stampa, Via del Pigneto angolo via Campobasso

Comitato di quartiere Pigneto- Prenestino
Osservatorio antirazzista Pigneto
Per info: 3386034789
per info foto: 3384171445

mercoledì 30 settembre 2009

Novità editoriale dall'FdCA


Comunisti Anarchici: una questione di classa - teoria e strategia della FdCA

Saverio Craparo
“Comunisti Anarchici, una questione di classe” esce inizialmente in forma di opuscolo fotocopiato nella collana “Quaderni di Alternativa Libertaria” nel 2003. Scaturisce da una serie di seminari di formazione organizzati dalla Federazione dei Comunisti Anarchici e coordinati da Saverio Craparo, uno dei militanti fondatori della FdCA nel 1986. Sia il formato cartaceo che la versione digitalizzata sul sito www.fdca.it hanno avuto, in questi anni, una ampia diffusione, nella versione italiana come in quella in lingua inglese. Quel testo viene ora ripresentato quasi integralmente in questo volume, corredato da alcuni documenti costitutivi dell’unità teorico-strategica della FdCA.
Craparo assembla, in una sintesi argomentata e puntuale, la genesi storica e teorica del comunismo anarchico ed il suo sviluppo quale corrente organizzata all’interno del movimento internazionale dei lavoratori ed all’interno del movimento anarchico. Le questioni ed i problemi che solleva Craparo, pur avendo origini ormai lontane nel tempo, proiettano ancora oggi la loro urgente attualità sulle scelte politiche ed organizzative che si pongono ad ogni militante della lotta di classe impegnatonel costruire nel presente l’alternativa libertaria al potere del capitalismo e dello Stato.
La conoscenza della tradizione storica del comunismo anarchico - infatti - e del suo stretto nesso con le sperimentazioni rivoluzionarie di ieri e le lotte di oggi, è condizione indispensabile per la formazione di una coscienza politica coerente con il perseguimento di un progetto di società fatta di liberi/e ed uguali.

Comunisti Anarchici: una questione di classe
- teoria e strategia della FdCA -

Saverio Craparo

a cura di Nestor McNab e Donato Romito
2009 - Giovane Talpa per conto di Federazione dei Comunisti Anarchici
€12 - pagine 136

INDICE:
Prefazione
Parte I: Elementi teorici del Comunismo Anarchico
Comunisti Anarchici: una questione di classe, Saverio Craparo
Parte II: Il Comunismo Anarchico in Italia. Elementi di Strategia di fondo della Federazione dei Comunisti Anarchici
L’organizzazione politica
Organismi di massa
Strategia di fondo fino al periodo di transizione
Per la liquidazione dello Stato
Periodo di transizione
Si può ordinare "Comunisti Anarchici: una questione di classe" inviando una e-mail al seguente indirizzo: fdca@fdca.it,
oppure scrivendo a: Alternativa Libertaria, CP 27, 61032 Fano (PU). Puoi anche rivolgerti alla sezione FdCA più vicino a te.
Puoi trovare il libro in anteprima presso lo stand di Alternativa Libertaria alla Vetrina dell'editoria anarchica e libertaria, Firenze - 2-3-4 ottobre 2009, insieme a tutti i numeri della rivista "Antipodi", gli opuscoli della collana "Quaderni di Alternativa Libertaria", le storiche pubblicazioni delle edizioni Crescita Politica ed altri testi fuori catalogo, testi di militanti FdCA pubblicati per le edizioni Giovane Talpa, Samizdat, Massari, e anche gadgets col logo di Alternativa Libertaria.


lunedì 28 settembre 2009

Libertà per l'ex 8 marzo.

Il 14 Settembre nello stabile occupato (l’ex-scuola 8 Marzo) di via dell'Impruneta alla Magliana, che ospita una quarantina di famiglie in emergenza abitativa, sono state arrestate cinque persone con l'accusa di associazione a delinquere ed estorsione.

L'impianto accusatorio è fondato sulla singola testimonianza di una persona allontanata dall'occupazione tempo fa per i suoi comportamenti violenti. Da mesi i carabinieri indagano su questa denuncia senza aver prodotto altre prove a carico delle persone arrestate, tutte incensurate e con regolare attività lavorativa. Ciò nonostante la giudice per le indagini preliminari il 21 Settembre ha convalidato l’arresto.

Uno degli arrestati, Gabriele Giovanetti, è un ricercatore in fisica, collaboratore dell'INFN, e lavora tra i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania e il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma "Sapienza". Sappiamo per conoscenza diretta che lui e gli altri arrestati sono quanto di più lontano dal ritratto montato dalle accuse del Pubblico Ministero e dalla campagna mediatica dei quotidiani romani "Il Tempo" e "Il Messaggero". Ci chiediamo, soprattutto, come un'indagine costruita su presupposti così labili possa aver portato all'arresto, vista la mancanza di pericolo di fuga e d’ inquinamento di prove.

Questo appello chiede la liberazione di Gabriele e degli/lle altri/e 4 occupanti, chiede che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e chiede che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all'abitare e non può certo essere ricostruita come una questione di malavita.

Luca Leuzzi, Ricercatore CNR, Roma
Fabrizio Ameli, Ricercatore INFN, Roma
Emanuele Cozzo, Università “Sapienza”, Roma

http://www.petizionionline.it/petizione/liberta-per-lex-8-marzo/42

mercoledì 16 settembre 2009

Solidarietà a chi lotta per la casa


Solidarietà ai compagni e alla compagna dell'occupazione 8 Marzo di Roma, arrestati con accuse false e infamanti, per screditare i movimenti di lotta per la casa.


Non è un caso che la campagna infamatoria è partita dal Messaggero, che come tutti sanno è quotidiano di proprietà del palazzinaro Caltagirone.


Di seguito il link dove si può vedere come sono andati i fatti la mattina del 14 settembre quando le forze dell'ordine sono arrivate alle 4,30 di mattina e hanno portato via i cinque compagni.

Ma dove si può vedere anche la risposta degli occupanti e degli abitanti del quartiere della magliana.




Venerdi ci sarà una manifestazione in solidarietà a tutti i movimenti di lotta per la casa; come descritto dal manifesto di apertura.


domenica 13 settembre 2009

COMUNICATO STAMPA - USI AIT SCUOLA

UN CONSIGLIO DAI PRECARI DELLA SCUOLA AL MIUR: GIOCATE AL SUPERENALOTTO PER POTER FINANZIARE QUANTO E' STATO TAGLIATO DA TREMONTI E PER POTERCI ASSUMERE TUTTI/E

Oggi 10 settembre una delegazione USI AIT SCUOLA, SISA (che sono uniti da un Patto di collaborazione) e precari co.co.co. ATA ha incontrato, in particolare sui problemi del precariato e sui tagli finanziari alla scuola pubblica, dirigenti del MIUR e del MINISTERO DEL LAVORO, come previsto dalla normativa vigente per il tentativo di conciliazione - dato lo stato di agitazione e il prossimo sciopero della SCUOLA proclamato dal sindacato autogestito USI AIT SCUOLA a livello nazionale, anche a sostegno delle mobilitazioni dei precari.

Pur ringraziando la disponibilità dei dirigenti ad ascoltare le richieste dell'USI e dei precari ed a rispondere in merito, si è evidenziata l'impossibilità del MIUR a dare soluzioni credibili per la scuola e per le migliaia di precari docenti ed ATA perdenti posto (sicuramente meno dei 60.000 previsti per il pensionamento di 30.000 docenti, in gran parte da sostituire).

In ogni caso quello della scuola è il più grosso taglio in un'azienda pubblica o privata, dalle ristrutturazioni industriali degli anni '80. Un licenziamento massiccio di forza lavoro altamente qualificata e professionale che si aggiunge ai previsti 700.000 licenziamenti che fino alla prossima primavera dovremo subire nel nostro paese, con la speranza di una sostanziale inversione di tendenza alla devastante crisi economica che i paesi capitalisticamente più avanzati stanno passando.

Mentre ad alcune richieste non veniva data risposta perchè più politiche o più legate alla contrattazione di comparto, veniva da parte del MIUR fatta presente la volontà del Ministro Gelmini di venire incontro al precariato, sia con la concessione di una specie di cassa integrazione sia pure parziale per i soli 12-13.000 insegnanti con incarico annuale che per i tagli imposti dalla finanziaria non avrebbero più avuto possibilità di lavorare con continuità, anche se a tutto scapito di quei 18.000 precari di terza fascia che di fatto rischiano in molte città di non avere più chiamate. Ricordiamo infatti che il decreto emanato dal governo (ma contestato da subito nelle piazze) obbliga gli ex supplenti annuali "tagliati" ad accettare qualsiasi supplenza breve, pena la perdita del "sussidio".

Per quanto riguarda la situazione ATA i tagli agli organici rendono difficile veramente l'apertura della scuola, con tutti i rischi alla sicurezza che ne susseguono; si è parlato anche degli amministrativi con contratti di collaborazione coordinata per i quali il Ministro Gelmini ha avuto fondi solo fino alla fine del mese di Dicembre (260 milioni!)..

Tutta la scuola rientra in un discorso di poca considerazione da parte governativa, come già avviene per l'Università e la Ricerca, forse si pensa di sostituire la funzione educativa, la capacità di far crescere la coscienza critica, con il solo uso della TV al quale il governo Berlusconi è particolarmente "appassionato".
Noi come lavoratori della scuola pensiamo che la funzione della scuola pubblica sia centrale per la crescita delle nuove generazioni, non pensando affatto che "tronisti e veline" siano i lavori del "futuro" per i nostri giovani.

Per i motivi sopraesposti l'USI AIT SCUOLA, il SISA, i precari ATA non si ritengono soddisfatti dalla buona volontà del MIUR di trovare in futuro altri soldi o di dover sperare in malattie del personale a tempo indeterminato o nei prossimi pensionamenti, ma hanno consigliato al MIUR di utilizzare i pochi fondi a disposizione per giocare al superenalotto così da poter sperare in vincite fruttuose, tali da poter assicurare uno stipendio e una assunzione dei precari.
Né ritengono che i temi non trattati del salario, della sicurezza nelle scuole o ancor più quello dei diritti sindacali o l'ammissione anche ad incontri periodici richiesti in questa occasione (per ora riservati ai soli sindacati "ufficiali", ormai scavalcati da anni dalle lotte di lavoratori, precari e studenti) siano di poca importanza.

Per tutti questi motivi confermano l'indicazione dello sciopero generale per il 23 ottobre, la continuazione di un periodo di stato di agitazione che deve vedere unite tutte le strutture di base, i comitati ed i sindacati disponibili alla lotta, cercando di dare maggiore visibilità alla stessa e indicano al movimento di lotta dei precari anche la possibilità di far pesare la propria forza nei confronti del Ministro Tremonti autore e fautore dei tanti tagli finanziari che la scuola pubblica sta subendo.

Segreteria Usi Ait Scuola

domenica 6 settembre 2009

L'inefficienza della protezione civile

da Misskappa su indymedia Abruzzo
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Ho deciso: il prossimo che mi dirà che la protezione civile è efficiente, nonostante ci abbia militarizzati, soffocati, imbrigliati, resi inermi e simili a pacchi da collocare a proprio piacimento, si prenderà un "mavaiaquelpaese" grande come una C.A.S.A. E forse anche un calcio in quel posto.

Tutti sanno, anche il bambino di prima elementare alle prese con i problemini di matematica, che, per approntare delle casine per chi non ce le ha più, bisogna sapere quante sono le persone senza tetto, conoscere la composizione dei nuclei familiari e fare le divisioni e poi le moltiplicazioni.

La protezione civile cosa ha fatto? Ha detto "facciamo le casine, sbrighiamoci sbrighiamoci". Quindi ha iniziato lavori ciclopici, con appalti da capogiro e, non si sa bene con quale criterio, ha operato frazionamenti tali da far pensare che tutti gli Aquilani abbiano famiglie numerosissime. I singoli? Le coppie? Le famiglie con un solo figlio? Ma no, è roba che a L'Aquila non esiste.

Quando i cantieri erano già a buon punto e il premier era già venuto una quindicina di volte a mettere bandiere sui tetti e a promettere veline agli operai, solo allora, il primo agosto, dopo quattro mesi dal disastro, decide un censimento del fabbisogno abitativo degli sfollati. Fintecna, l'onnipresente, lo elabora e di cosa si rendono conto lor signori? Che non solo le case non bastano, ma che il taglio degli appartamenti è inadeguato per le esigenze delle famiglie aquilane.

Quindi interpella le aziende che stanno costruendo, invitandole a trasformare i bilocali in monolocali e gli appartamenti per quattro e più persone in bilocali. Le ditte che stanno lavorando per garantirci un tetto sulla testa hanno risposto picche: sostengono di aver già acquistato i materiali per i progetti iniziali. 4.500 alloggi avrebbero dovuto ospitare 19.000 sfollati.

Sta di fatto che ne entreranno, stante il rilevamento del numero dei componenti di ciascuna famiglia, 15.000. Ma gli sfollati con le case distrutte sono 36.000. Si arriva a 50.000 con quelli che hanno case che necessitano di lavori non strutturali, ma che hanno bisogno di un minimo di 24 mesi per le riparazioni.

Perché così tanto tempo? Perchè le ordinanze dell'efficiente Bertolaso sono talemente astruse ed incomprensibili che nessun tecnico è capace di interpretarle. I malcapitati rivolgono domande, ma il plenipotenziario, forse ispirandosi al suo capo, non risponde. E intanto annuncia che le tendopoli andranno smantellate entro il mese di settembre. Dove deporterà gli attendati? Nelle caserme e negli alberghi della provincia. Dopo sei mesi in tenda. Vi rendete conto?

Li ha tenuti a crepare, prima al freddo e poi al caldo, per centottanta giorni, per poi mandarli dove avrebbe potuto allocarli dalla prim'ora. Ma non è solo questo il problema. Non essendo sufficienti i moduli abitativi, scatena una guerra senza quartiere tra disgraziati. Nel frattempo premia coloro che si sono sistemati autonomamente, senza arrecargli problema alcuno, con cento euro al mese che, a cinque mesi dal sisma, sono arrivati solo per la prima mensilità e dichiara che aumenterà lo stratosferico contributo a ben duecento euro mensili, ma non chiarisce a partire da quando.

Mi fermo qui, con le parole che Bertolaso, il nostro protettore, pronunciò la sera del 31 marzo 2009, qui a L'Aquila in una riunione convocata dal sindaco in seguito alla scossa del giorno precedente, magnitudo 4 della scala Richter, ultima di una serie durata tre mesi e che aveva già procurato considerevoli danni alle nostre abitazioni : "lo sciame sismico che interessa l’Aquila da circa tre mesi è un fenomeno geologico normale, che non è il preludio ad eventi sismici parossistici, anzi il lento e continuo scarico di energia, statistiche alla mano, fa prevedere un lento diradarsi dello sciame con piccole scosse non pericolose".

Tutti sapete cosa è accaduto alle 3 e 32 del 6 aprile 2009, sei giorni dopo
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Mi viene un dubbio.... ma se i professoroni della commissione grandi rischi hanno affermato che quando si tratta di terremoti non si può prevedere come si comporterà la terra, come ha fatto il medico Bertolaso a essere così sicuro che l'energia si sarebbe dissipata attraverso microscosse? se affermi che i grandi terremoti non si possono prevedere è però anche vero il contrario: come fai ad essere così sicuro che lo sciame sismico non prelude ad una scossa più violenta?

E' vero che lo sciame sismico prevede uno scarico dell'energia accumulata, ma in taluni casi l'energia delle microscosse viene in parte liberata ed in parte si accumula in una porzione di faglia dove si assomma, fine a che l'energia non si libera di nuovo tutta assieme.

Forse Berto, uomo dell'Opus Dei, aveva tentato di ricorrere ad altre fonti informative.... ma a quanto pare nessuno, ma proprio nessuno, ne capisce di sismologia....

zatarra

mercoledì 2 settembre 2009

SOLIDARIETA’ ALL’EX-KARCERE DI PALERMO E A TUTTE LE OCCUPAZIONI SOTTO SGOMBERO

Il Laboratorio Sociale la Talpa dell’ex questura occupata di Quarticciolo e la sezione di Roma della Federazione dei Comunisti Anarchici esprimono la loro solidarietà ai compagni e alle compagne del csoa ExKarcere di Palermo, sgomberati da polizia e carabinieri la mattina del 31 agosto, in completo asservimento alle istanze speculative dettate dall’Opera Pia in combutta con l’amministrazione regionale.

Forse non è una coincidenza che in questo fine agosto e inizio settembre lo Stato si sia accanito su diverse realtà occupate italiane.
L’ExKarcere di Palermo, la villa di Genova occupata da compagni anarchici, il Regina Elena di Roma, dove 352 famiglie sono state deportate in strutture inadeguate, sono gli ultimi esempi di un tentativo di cancellare gli spazi liberati dalla speculazione e dal degrado sociale e culturale.

Evidentemente la pratica della liberazione fisica di spazi e il contendere gli stessi alle logiche speculative dei palazzinari di tutte le fedi religiose e politiche, è una pratica che spaventa i faccendieri dell’edilizia che, se tali pratiche si diffondessero non si sentirebbero più tanto liberi di fare i loro sporchi affari con le amministrazioni pubbliche.

Dall’altro lato gli sgomberi abitativi alimentano il “mercato” dei finanziamenti pubblici verso tutti quei privati che offrono i loro stabili per “ospitare” gli sfollati. Solo il Comune di Roma sborsa più di 30 milioni di euro all’anno a questi “benefattori”, tra cui, ricordiamo, ci sono molte associazioni religiose. Un didattico esempio di come si realizza praticamente il connubio tra politica e capitale privato e che spiega chiaramente il motivo per cui il Comune non spende queste risorse nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, oltretutto meno dispendiose e più funzionali.

La diffusione invece di centri sociali spaventa i padroni e i loro servi perché contende spazio alla cultura dominante, opponendosi alla mercificazione delle vite, oltre a rappresentare le uniche opposizioni politiche territoriali al capitale e alle sue forme sovrastrutturali.

Se lo Stato ci sgombera risponderemo con altre occupazioni!

Roma, 2 settembre 2009

Laboratorio Sociale la Talpa
Federazione dei Comunisti Aanarchici - Roma