Segnalo una situazione di "sopruso" ecologico in atto in una delle valli più belle del Parco Nazionale D'Abruzzo.La valle si trova nel versante laziale del suddetto parco, nel Comune di Settefrati (FR) ed è conosciuta come Valcanneto.Valcanneto è una valle molto bella, caratterizzata dalla presenza di faggete secolari e dal percorso del Torrente Melfa, ricco di cascatelle e pozze d'acqua limpidissima.Purtroppo anche questo incantevole sito naturale ha dovuto conoscere l'arroganza di santa romana chiesa. All'imbocco della valle, dove finisce la strada asfaltata, è infatti presente una chiesa-santuario dedicato alla madonna del canneto, meta di vari pellegrinaggi durante l'anno, la cui presenza non si può certamente definire discreta. Difatti, oltre ad essere un vero e proprio sgorbio architettonico che non ci azzecca nulla con la valle (ma questo è un giudizio personale), con la sua attività deturpa la tranquillità del luogo sia con messe recitate con altoparlanti che con lo scandire continuato dell'orario per mezzo di campane elettriche (con l'immenso gaudio degli animali del posto e degli avventori naturisti che vorrebbero un pò di pace nel "silenzio" del parco, visto che di parco nazionale si tratta!).Ma non è questo che volevo portarvi a conoscienza.Premetto che nella valle è presente anche una casa dei Salesiani, in posizione più interna rispetto al santuario, che in luglio-agosto è sempre piena di gente.Quest'anno, nell'ultima settimana di luglio, ho campeggiato per alcuni giorni nella valle insieme a mio figlio e ad altri due amici. Uno di questi, durante una passeggiata mattutina, ha scoperto che questi scaricano, indisturbati, i loro liquami nel greto del Torrente Melfa, che li è secco poichè l'acqua scorre all'interno dei depositi alluvionali.Preciso che la falda del Melfa, unitamente ad una sorgente di grande portata che sgorga nelle vicinanze, alimenta gli acquedotti di decine di Paesi che si trovano alle pendici delle montagne del parco.Abbiamo documentato il fatto con un video che abbiamo deciso di rendere pubblico attraverso il sito web di "youtube", al link: http://it.youtube.com/watch?v=zZ-vsjiwFDM
Zatarra
martedì 4 settembre 2007
sabato 1 settembre 2007
VITTIME
Vittime dell'indifferenza, vittime dell'ipocrisia.
I quattro bimbi di Livorno, morti tra le fiamme
provocate, sembra ormai certo, da mani
assassine, forse prima ancora che dell’odio
sono vittime dell’indifferenza e dell’ipocrisa.
Dell'indifferenza che sgorga dalla lenta disumanizzazione
che ci sta avvelenando piano
piano e che produce una società dove non
c'è più spazio per la solidarietà.
La solidarietà che non è più di casa nostra,
consapevoli o inconsapevoli vittime della
solitudine metropolitana, dove comandano
la diffidenza e la paura. E così ai margini
delle città gli espulsi, gli ultimi arrivati, i più
deboli occupano gli spazi disponibili e
costruiscono le favelas che ipocritamente
consideriamo proprie del terzo mondo. E
nei campi ipocritamente detti nomadi da
anni abitano, vivono, sotto i cavalcavia o nei
pressi delle discariche, dove non danno nell'occhio,
persone che nomadi non lo sono
più, e spesso non lo sono mai state, per cultura,
ma ci sono spinte, costrette, dalla
povertà e dalle persecuzioni Persecuzioni
spesso subite nei loro paesi di provenienza
ma anche in un'Italia che fa finta di non
vederli finchè non diventano un comodo
capro espiatorio per l'ordine pubblico, e
quando si accorge di loro li sgombra,
smembra le famiglie, brucia le loro baracche.
Uomini e donne spesso nati nel nostro
paese ma a cui i diritti di cittadinanza sono
negati, cui spesso viene negata persino la
residenza, che non esistono per nessuno e
in cui anche i pochi percorsi di aiuto messi
in campo da qualche irriducibile pezzo di
società civile sono osteggiati da amministrazioni
perennemente preoccupate di essere
scavalcate a destra da un'opposizione
"popolare" in cui il razzismo più becero si
somma all'insicurezza sociale e alla paura
del diverso. Persone ai margini del sistema
produttivo, a cui l'unico spazio lasciato dal
sistema, ai margini delle periferie, lontane
dal divertimentificio estivo cittadino di stile
veltroniano, è quello di vivere dei nostri rifiuti,
dei nostri scarti, di quello che possono
rubacchiare di quelle piccole elemosine che
sfruttano quell'ipocrita, e comunque piccolo,
scrupolo di coscienza che talvolta coglie i
credenti al di fuori delle chiese, desiderosi di
alleviare un poco l'anima con una buona
azione caritatevole nei confronti dell'umanità
inferiore. Nessuna carità però potrà restituire
all'umanità le 4 piccole vittime dell'incendio
di Livorno.
Vittime dell'ipocrisia benpensante che ancora
li accusa di rapire i bambini degli altri,
quando non permette loro di salvare i propri
figli da criminali imbecilli che colpiscono
nella notte e sognano di rinverdire un olocausto
occultato e mai riconosciuto. Ma non permette loro nemmeno
di difenderli dall'inverno e dalla fame,
quando non li costringe a venderli a trafficanti
senza scrupoli. Vittime dell'ipocrisia di
un potere che ci vuole tutti omologati, consumatori,
senza cervello ne emozioni, senza
più capacità di sdegno e soprattutto divisi
da barriere culturali volutamente insormontabili
. E tanto meglio se scompare la solidarietà;
"divide et impera" recita uno dei più
saggi dettami del potere centralizzato.
Di fronte a queste tragedie sociali i poteri
statale, clericale e quello del capitale, oltre
le false lacrime di coccodrillo, non sanno
andare, anzi non possono andare, perché il
loro successo è l'altra faccia della medaglia
della miseria, dello sfruttamento, della
discriminazione e della divisione dei diseredati.
Questi 4 bambini sono le vittime dell'ipocrisia
di un potere politico ed economico che
per limitare l'afflusso dei migranti dice di
volerli aiutare nei loro paesi d'origine. Vien
da ridere di fronte a questi nobili intenti. E
come li aiutiamo? Bombardandoli nelle loro
case oppure gassificandoli col fosforo?
Facendoli lavorare fin dalla tenera età nelle
fabbriche delle multinazionali o facendoli
morire nelle miniere, nei pozzi di petrolio, da
dove rubiamo (questi sono i veri furti!) le loro
risorse, inquinando irrimediabilmente le loro
terre e distruggendo le loro foreste?
Insomma li derubiamo, li uccidiamo, li inquiniamo
nei loro paesi e quando questi, disperati,
cercando un futuro migliore, fuggono
dal loro paese e approdano nel nostro,
conoscono o sfruttamento o emarginazione.
"Ma mi faccia il piacere" direbbe Totò!
Non ci facciamo fregare da questi campioni
dell'ipocrita cordoglio italico, la solidarietà
con tutti gli sfruttati è una delle nostre armi
essenziali per opporsi alla barbarie liberalcapitalista.
(Dal numero di agosto 2007 di Alternativa Libertaria – foglio telematico dell’FdCA)
I quattro bimbi di Livorno, morti tra le fiamme
provocate, sembra ormai certo, da mani
assassine, forse prima ancora che dell’odio
sono vittime dell’indifferenza e dell’ipocrisa.
Dell'indifferenza che sgorga dalla lenta disumanizzazione
che ci sta avvelenando piano
piano e che produce una società dove non
c'è più spazio per la solidarietà.
La solidarietà che non è più di casa nostra,
consapevoli o inconsapevoli vittime della
solitudine metropolitana, dove comandano
la diffidenza e la paura. E così ai margini
delle città gli espulsi, gli ultimi arrivati, i più
deboli occupano gli spazi disponibili e
costruiscono le favelas che ipocritamente
consideriamo proprie del terzo mondo. E
nei campi ipocritamente detti nomadi da
anni abitano, vivono, sotto i cavalcavia o nei
pressi delle discariche, dove non danno nell'occhio,
persone che nomadi non lo sono
più, e spesso non lo sono mai state, per cultura,
ma ci sono spinte, costrette, dalla
povertà e dalle persecuzioni Persecuzioni
spesso subite nei loro paesi di provenienza
ma anche in un'Italia che fa finta di non
vederli finchè non diventano un comodo
capro espiatorio per l'ordine pubblico, e
quando si accorge di loro li sgombra,
smembra le famiglie, brucia le loro baracche.
Uomini e donne spesso nati nel nostro
paese ma a cui i diritti di cittadinanza sono
negati, cui spesso viene negata persino la
residenza, che non esistono per nessuno e
in cui anche i pochi percorsi di aiuto messi
in campo da qualche irriducibile pezzo di
società civile sono osteggiati da amministrazioni
perennemente preoccupate di essere
scavalcate a destra da un'opposizione
"popolare" in cui il razzismo più becero si
somma all'insicurezza sociale e alla paura
del diverso. Persone ai margini del sistema
produttivo, a cui l'unico spazio lasciato dal
sistema, ai margini delle periferie, lontane
dal divertimentificio estivo cittadino di stile
veltroniano, è quello di vivere dei nostri rifiuti,
dei nostri scarti, di quello che possono
rubacchiare di quelle piccole elemosine che
sfruttano quell'ipocrita, e comunque piccolo,
scrupolo di coscienza che talvolta coglie i
credenti al di fuori delle chiese, desiderosi di
alleviare un poco l'anima con una buona
azione caritatevole nei confronti dell'umanità
inferiore. Nessuna carità però potrà restituire
all'umanità le 4 piccole vittime dell'incendio
di Livorno.
Vittime dell'ipocrisia benpensante che ancora
li accusa di rapire i bambini degli altri,
quando non permette loro di salvare i propri
figli da criminali imbecilli che colpiscono
nella notte e sognano di rinverdire un olocausto
occultato e mai riconosciuto. Ma non permette loro nemmeno
di difenderli dall'inverno e dalla fame,
quando non li costringe a venderli a trafficanti
senza scrupoli. Vittime dell'ipocrisia di
un potere che ci vuole tutti omologati, consumatori,
senza cervello ne emozioni, senza
più capacità di sdegno e soprattutto divisi
da barriere culturali volutamente insormontabili
. E tanto meglio se scompare la solidarietà;
"divide et impera" recita uno dei più
saggi dettami del potere centralizzato.
Di fronte a queste tragedie sociali i poteri
statale, clericale e quello del capitale, oltre
le false lacrime di coccodrillo, non sanno
andare, anzi non possono andare, perché il
loro successo è l'altra faccia della medaglia
della miseria, dello sfruttamento, della
discriminazione e della divisione dei diseredati.
Questi 4 bambini sono le vittime dell'ipocrisia
di un potere politico ed economico che
per limitare l'afflusso dei migranti dice di
volerli aiutare nei loro paesi d'origine. Vien
da ridere di fronte a questi nobili intenti. E
come li aiutiamo? Bombardandoli nelle loro
case oppure gassificandoli col fosforo?
Facendoli lavorare fin dalla tenera età nelle
fabbriche delle multinazionali o facendoli
morire nelle miniere, nei pozzi di petrolio, da
dove rubiamo (questi sono i veri furti!) le loro
risorse, inquinando irrimediabilmente le loro
terre e distruggendo le loro foreste?
Insomma li derubiamo, li uccidiamo, li inquiniamo
nei loro paesi e quando questi, disperati,
cercando un futuro migliore, fuggono
dal loro paese e approdano nel nostro,
conoscono o sfruttamento o emarginazione.
"Ma mi faccia il piacere" direbbe Totò!
Non ci facciamo fregare da questi campioni
dell'ipocrita cordoglio italico, la solidarietà
con tutti gli sfruttati è una delle nostre armi
essenziali per opporsi alla barbarie liberalcapitalista.
(Dal numero di agosto 2007 di Alternativa Libertaria – foglio telematico dell’FdCA)
mercoledì 1 agosto 2007
LA CONCERTAZIONE DI UNA TRUFFA!
L’ennesima trattativa fatta non coinvolgendo minimamente i lavoratori e le lavoratrici che ancora una volta sono spettatori inermi di una riforma che non rende giustizia a chi lavora.
Una trattativa in cui non si sono condivise con i lavoratori le richieste e non gli si è chiesto l’appoggio per sostenerle.
Dopo mesi di trattativa questo è il risultato…
Lo “scalone” viene tolto ma vengono istituiti i famosi “scalini”. La nuova situazione potrebbe essere congeniale per chi andrà in pensione da qui ai prossimi 5 anni ma per gli altri non va poi così bene perché nel 2013 si potrà andare in pensione solo con 61 anni di età e 36 di contributi oppure con 62 di età e 35 di contributi, peggiorando la legge Maroni che prevedeva i 62 anni solo nel 2014 e le condizioni soprattutto delle donne. L’altra questione è che gli interventi fatti devono risultare a costo zero per lo stato, questo vuol dire che la manovra della revisione dello scalone, del costo di 7.1 miliardi di euro nel decennio 2008-2017, verrà pagata soprattutto dai lavoratori e dalle lavoratrici con l’aumento dell’aliquota contributiva.
Viene disciplinato il lavoro usurante, aumentando le attività previste dal decreto Salvi del 1999, ma anche qui ci sono da tenere in considerazione dei fattori non trascurabili: il fondo stanziato per coprire questo intervento è di 2.9 miliardi di euro nel decennio 2008-2017, questo vuol dire che ci sarà un vincolo economico che pregiudica il farne usufruire tutti i lavoratori e le lavoratrici che ne hanno il diritto. Il ministro Damiano dichiara che questi fondi copriranno da circa 5000 lavoratori in un anno e questi dati non sembrano sufficienti, si dovranno istituire delle graduatorie? Un'altra questione importante è che il diritto che si consegue è quello di ridurre il requisito anagrafico di 3 anni rispetto a quello previsto, quindi un lavoratore che andrà in pensione nel 2013 dovrà avere come minimo 58 anni di età e 36 di contributi, peggiorando comunque la situazione. Anche questa manovra come quella della revisione dello scalone dovrà risultare a costo zero, quindi anche in questo caso si dovrà pescare nelle tasche di chi lavora.
Per essere precisi dobbiamo dire che la somma del costo degli interventi è di 10 miliardi di euro che devono essere coperti con:
3.5 miliardi derivanti da una razionalizzazione degli enti previdenziali ed assicurativi (quindi probabilmente si parlerà di esuberi), garantiti da un aumento dei contributi previdenziali in busta paga dello 0.09% a partire dal 2011. (da ricordare che l’ultima finanziaria ha aumentato i contributo previdenziali dello 0.30% tutto a carico del lavoratore senza trovare miglioramenti delle pensioni, e senza vedere contributi per l’eliminazione dello scalone, dimostrando l’utilizzo solo per il risanamento del debito pubblico).
Circa 4.4 miliardi di euro derivante dall’aumento dell’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati che continuano a vedersi aumentare le trattenute ma non trovano reali risposte al problema della precarietà.
1.4 miliardi dalla sospensione per un anno dell’indicizzazione delle pensioni superiori a 8 volte il minimo. Queste sono le pensioni che hanno portato i debiti alle casse dell’Inps e vengono sospese solo per un anno! E’ importante ricordare che nei bilanci dell’inps i fondi in attivo sono quelli dei lavoratori dipendenti e quelli in passivo, tra gli altri, quelli dei dirigenti di azienda e dei lavoratori autonomi, e come i fondi in attivo abbiano sempre coperto i buchi di quelli in passivo.
0,7 miliardi da armonizzazione fondi speciali.
Finestre pensionistiche
Vengono ripristinate 4 finestre per i lavoratori che maturano i 40 anni di contributi e viene salvaguardata la pensione per 5000 lavoratori e lavoratrici posti in mobilità; questi interventi hanno un costo di 4 miliardi di euro che, siccome anche in questo caso dovrà risultare a costo zero, verrà coperto dall’inserimento delle finestre per la pensione di vecchiaia. Questo intervento di fatto allunga l’età pensionabile per molti, penalizzando soprattutto i più deboli: le donne e gli immigrati che potrebbero vedersi allungare il periodo dai 6 agli 8 mesi. Anche in questo caso la tutela di diritti per alcuni è pagata dal peggioramento delle condizioni di altri.
Coefficienti di trasformazione
È stato definito inderogabile l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione.
Per il momento sono state bloccate le modifiche sui coefficienti di rivalutazione delle pensioni, il tutto è stato rinviato al 2008, quando una commissione verificherà e proporrà modifiche sui coefficienti partendo, però, dalle tabelle attuali che definiscono un taglio di 6/8 punti, e introducendo dinamiche esterne al conto previdenziale come quelle macroeconomiche e demografiche, come l’aspettativa di vita e i bilanci dello stato.
Si stabilisce anche che l’applicazione dei coefficienti sarà ogni 3 anni e che l’aggiornamento sarà effettuato dal decreto ministeriale, concedendo allo stato piena mano libera sulle pensioni eliminando ogni possibile contrattazione su quello che è, per il sindacato, il pilastro principale della previdenza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Questo è quello che ci viene imposto, pena la caduta del governo di centrosinistra e il riaffacciarsi dello spauracchio Berlusconi o il profilarsi all’orizzonte del tormentone Europa. E' infatti l'Europa che chiede all'Italia la riforma delle pensioni, che non è nemmeno contenta di questa, quindi cosa può ragionevolmente fare il governo? porsi fuori dall'Europa? Intanto c'è da dire che i lavoratori italiani hanno uno dei più alti tassi di produttività in Europa, che le loro condizioni di lavoro sono nettamente peggiorate (vedi orario) ed i salari diminuiti rispetto al costo della vita.
Ora è necessario andare nei luoghi di lavoro perché i lavoratori e le lavoratrici devono essere attori principali della contrattazione.
Occorre contrastare la logica della delega sempre più diffusa nella concertazione e rilanciare la vera titolarità dei lavoratori e delle lavoratrici nella contrattazione.
Per questo noi comunisti anarchici appoggeremo tutti i movimenti di opposizione dal basso dei lavoratori e delle lavoratrici che si organizzeranno sia dentro i sindacati confederali sia nel sindacalismo di base:
· che lotteranno contro questa ennesima truffa concertata sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici, senza che questi siano stati minimamente consultati;
· che denunceranno il tentativo, perpetrato dello Stato, di dividere la classe lavoratrice attraverso il meccanismo dell’aumento, per altro ridicolo, delle briciole ai pensionati più poveri e ai disoccupati, prelevando i fondi necessari, per l’ennesima volta dalle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici;
· che denunceranno il tentativo dei padroni e dello Stato, di far passare l’opposizione alla riforma sulle pensioni, come un egoistico scontro generazionale;
· che lotteranno per la difesa di una previdenza pubblica, contro ogni tentativo di privatizzazione neoliberista;
· che lotteranno per una maggiore redistribuzione della ricchezza, a spese delle classi più agiate e non della classe lavoratrice, già fortemente penalizzata;
· che si opporranno a qualsiasi ipotesi di aumento dell'età pensionabile, di aumento dei contributi e di diminuzione dei coefficienti;
· che contrasteranno ogni tendenza dirigista e concertativa, per la diffusione di una pratica sindacale di democrazia diretta, attraverso gli strumenti di confronto assembleare e di decisione referendaria;
· che appoggeranno la necessità di costruire una mobilitazione europea. Una mobilitazione politica e sindacale che sappia coinvolgere e aggregare i lavoratori e le lavoratrici su obiettivi comuni.
Francesco Aucone (FdCA - Roma) / Giuseppe Lograno (Commissione Sindacale FdCA)
Una trattativa in cui non si sono condivise con i lavoratori le richieste e non gli si è chiesto l’appoggio per sostenerle.
Dopo mesi di trattativa questo è il risultato…
Lo “scalone” viene tolto ma vengono istituiti i famosi “scalini”. La nuova situazione potrebbe essere congeniale per chi andrà in pensione da qui ai prossimi 5 anni ma per gli altri non va poi così bene perché nel 2013 si potrà andare in pensione solo con 61 anni di età e 36 di contributi oppure con 62 di età e 35 di contributi, peggiorando la legge Maroni che prevedeva i 62 anni solo nel 2014 e le condizioni soprattutto delle donne. L’altra questione è che gli interventi fatti devono risultare a costo zero per lo stato, questo vuol dire che la manovra della revisione dello scalone, del costo di 7.1 miliardi di euro nel decennio 2008-2017, verrà pagata soprattutto dai lavoratori e dalle lavoratrici con l’aumento dell’aliquota contributiva.
Viene disciplinato il lavoro usurante, aumentando le attività previste dal decreto Salvi del 1999, ma anche qui ci sono da tenere in considerazione dei fattori non trascurabili: il fondo stanziato per coprire questo intervento è di 2.9 miliardi di euro nel decennio 2008-2017, questo vuol dire che ci sarà un vincolo economico che pregiudica il farne usufruire tutti i lavoratori e le lavoratrici che ne hanno il diritto. Il ministro Damiano dichiara che questi fondi copriranno da circa 5000 lavoratori in un anno e questi dati non sembrano sufficienti, si dovranno istituire delle graduatorie? Un'altra questione importante è che il diritto che si consegue è quello di ridurre il requisito anagrafico di 3 anni rispetto a quello previsto, quindi un lavoratore che andrà in pensione nel 2013 dovrà avere come minimo 58 anni di età e 36 di contributi, peggiorando comunque la situazione. Anche questa manovra come quella della revisione dello scalone dovrà risultare a costo zero, quindi anche in questo caso si dovrà pescare nelle tasche di chi lavora.
Per essere precisi dobbiamo dire che la somma del costo degli interventi è di 10 miliardi di euro che devono essere coperti con:
3.5 miliardi derivanti da una razionalizzazione degli enti previdenziali ed assicurativi (quindi probabilmente si parlerà di esuberi), garantiti da un aumento dei contributi previdenziali in busta paga dello 0.09% a partire dal 2011. (da ricordare che l’ultima finanziaria ha aumentato i contributo previdenziali dello 0.30% tutto a carico del lavoratore senza trovare miglioramenti delle pensioni, e senza vedere contributi per l’eliminazione dello scalone, dimostrando l’utilizzo solo per il risanamento del debito pubblico).
Circa 4.4 miliardi di euro derivante dall’aumento dell’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati che continuano a vedersi aumentare le trattenute ma non trovano reali risposte al problema della precarietà.
1.4 miliardi dalla sospensione per un anno dell’indicizzazione delle pensioni superiori a 8 volte il minimo. Queste sono le pensioni che hanno portato i debiti alle casse dell’Inps e vengono sospese solo per un anno! E’ importante ricordare che nei bilanci dell’inps i fondi in attivo sono quelli dei lavoratori dipendenti e quelli in passivo, tra gli altri, quelli dei dirigenti di azienda e dei lavoratori autonomi, e come i fondi in attivo abbiano sempre coperto i buchi di quelli in passivo.
0,7 miliardi da armonizzazione fondi speciali.
Finestre pensionistiche
Vengono ripristinate 4 finestre per i lavoratori che maturano i 40 anni di contributi e viene salvaguardata la pensione per 5000 lavoratori e lavoratrici posti in mobilità; questi interventi hanno un costo di 4 miliardi di euro che, siccome anche in questo caso dovrà risultare a costo zero, verrà coperto dall’inserimento delle finestre per la pensione di vecchiaia. Questo intervento di fatto allunga l’età pensionabile per molti, penalizzando soprattutto i più deboli: le donne e gli immigrati che potrebbero vedersi allungare il periodo dai 6 agli 8 mesi. Anche in questo caso la tutela di diritti per alcuni è pagata dal peggioramento delle condizioni di altri.
Coefficienti di trasformazione
È stato definito inderogabile l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione.
Per il momento sono state bloccate le modifiche sui coefficienti di rivalutazione delle pensioni, il tutto è stato rinviato al 2008, quando una commissione verificherà e proporrà modifiche sui coefficienti partendo, però, dalle tabelle attuali che definiscono un taglio di 6/8 punti, e introducendo dinamiche esterne al conto previdenziale come quelle macroeconomiche e demografiche, come l’aspettativa di vita e i bilanci dello stato.
Si stabilisce anche che l’applicazione dei coefficienti sarà ogni 3 anni e che l’aggiornamento sarà effettuato dal decreto ministeriale, concedendo allo stato piena mano libera sulle pensioni eliminando ogni possibile contrattazione su quello che è, per il sindacato, il pilastro principale della previdenza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Questo è quello che ci viene imposto, pena la caduta del governo di centrosinistra e il riaffacciarsi dello spauracchio Berlusconi o il profilarsi all’orizzonte del tormentone Europa. E' infatti l'Europa che chiede all'Italia la riforma delle pensioni, che non è nemmeno contenta di questa, quindi cosa può ragionevolmente fare il governo? porsi fuori dall'Europa? Intanto c'è da dire che i lavoratori italiani hanno uno dei più alti tassi di produttività in Europa, che le loro condizioni di lavoro sono nettamente peggiorate (vedi orario) ed i salari diminuiti rispetto al costo della vita.
Ora è necessario andare nei luoghi di lavoro perché i lavoratori e le lavoratrici devono essere attori principali della contrattazione.
Occorre contrastare la logica della delega sempre più diffusa nella concertazione e rilanciare la vera titolarità dei lavoratori e delle lavoratrici nella contrattazione.
Per questo noi comunisti anarchici appoggeremo tutti i movimenti di opposizione dal basso dei lavoratori e delle lavoratrici che si organizzeranno sia dentro i sindacati confederali sia nel sindacalismo di base:
· che lotteranno contro questa ennesima truffa concertata sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici, senza che questi siano stati minimamente consultati;
· che denunceranno il tentativo, perpetrato dello Stato, di dividere la classe lavoratrice attraverso il meccanismo dell’aumento, per altro ridicolo, delle briciole ai pensionati più poveri e ai disoccupati, prelevando i fondi necessari, per l’ennesima volta dalle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici;
· che denunceranno il tentativo dei padroni e dello Stato, di far passare l’opposizione alla riforma sulle pensioni, come un egoistico scontro generazionale;
· che lotteranno per la difesa di una previdenza pubblica, contro ogni tentativo di privatizzazione neoliberista;
· che lotteranno per una maggiore redistribuzione della ricchezza, a spese delle classi più agiate e non della classe lavoratrice, già fortemente penalizzata;
· che si opporranno a qualsiasi ipotesi di aumento dell'età pensionabile, di aumento dei contributi e di diminuzione dei coefficienti;
· che contrasteranno ogni tendenza dirigista e concertativa, per la diffusione di una pratica sindacale di democrazia diretta, attraverso gli strumenti di confronto assembleare e di decisione referendaria;
· che appoggeranno la necessità di costruire una mobilitazione europea. Una mobilitazione politica e sindacale che sappia coinvolgere e aggregare i lavoratori e le lavoratrici su obiettivi comuni.
Francesco Aucone (FdCA - Roma) / Giuseppe Lograno (Commissione Sindacale FdCA)
Iscriviti a:
Post (Atom)