martedì 12 aprile 2011

PROSPETTO RIEPILOGATIVO – SITUAZIONI CRITICHE SULLE CONDIZIONI DI LAVORO, DIRITTI E SUI SERVIZI ALLA CITTADINANZA – AGGIORNATO AD APRILE 2011

Inviato a

DOTT. BASILE, PER DOTT. MANTICI, PER ASSESSORI/DIRIGENTI/CONS. COMUNALI.

SERVIZI PER TERZA ETA’ ANZIANI – CASE DI RIPOSO E CENTRI DIURNI: si chiede di trovare soluzioni migliori, per gli anziani delle Case di Riposo, a partire da quella di Roma 2 a rischio di chiusura, che non siano penalizzanti per gli anziani e per loro famiglie. Si richiede di attivarsi per garantire i posti di lavoro del personale dei servizi esternalizzati nelle case di riposo, affidati a cooperative, nei bandi di gara o negli affidamenti o altre soluzioni da adottarsi, con applicazione diritti e garanzie poste dai rispettivi CCNL. Si contrastano operazioni di riorganizzazione dei turni e ritmi di lavoro nelle Case di Riposo, che si pongono in oggettivo contrasto con le norme di cui al D.LGS. 66/2003 (mancato rispetto 11 ore minime di distacco tra fine di una prestazione lavorativa e quella successiva), con le disposizioni a tutela delle condizioni di integrità psico fisica e di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro (D. LGS. 81/2008), operazioni poste in essere dalla coop sociale "IL CIGNO", senza consultare le rappresentanze sindacali aziendali interne.

AZIENDA SPECIALE COMUNALE FARMACAP: allo stato attuale, non vi sono state proposte sulla situazione del progetto di "privatizzazione" dell’azienda, con la trasformazione societaria, le inadempienze della direzione generale aziendale, la scarsa chiarezza sui bilanci societari, sul rilancio dell’azienda pubblica

Farmacap, sia per le farmacie, sia per la teleassistenza – telecompagnia, sia per l’asilo nido all’Infernetto, anche per la tutela delle condizioni di lavoro, salariali e occupazionali del personale impiegato nei vari servizi e settori dell’Azienda.

AEC di cooperative: si richiede il ripristino della fruizione e della presenza, anche in termini di continuità del progetto "educativo-assistenziale" nelle attività e compiti tipici della figura professionale, quasi completamente affidata a lavoratrici-tori di cooperative sociali, anche al momento della mensa degli alunni disabili, con il recupero delle necessarie risorse economico finanziarie (un pasto costa 3 euro…) da affidare ai Municipi nell’ambito dei finanziamenti per i servizi di Saish scolastico e per garantire un intervento qualitativo a favore degli alunni e alunne con varie forme di disabilità. Contrasto a nota del 7 marzo 2011, prot. QM 6435, di Assessore De Palo e Dip. XI (nota allegata esplicativa).

AZIENDE PUBBLICHE COMUNALI: si richiede di sospendere e di rivedere, alla luce delle molte perplessità esposte nelle sedi competenti da diversi mesi da diversi comitati e da organizzazioni sindacali, la proposta di G.C. (Dec. G.C. 118 del 17/12/2010) al vaglio delle CCP, sulla riorganizzazione e "privatizzazione" di aziende pubbliche comunali, si citano l’AMA, la Farmacap, l’Acea, le aziende del trasporto pubblico, la Zètema (il cui contratto di servizio scade quest’anno), Risorse per Roma e altre, sia per la concomitanza con la legge presa a riferimento (art. 23-bis D.L. 112/2008, ora L. 133/2008 e s.m.i.), oggetto dei quesiti referendari di giugno 2011, sia per la opportunità della manovra che è ben lontana dagli obiettivi di tutela della qualità dei servizi pubblici locali e di prestazioni di opere alla cittadinanza, di tutela delle condizioni si lavoro delle decine di migliaia di persone impiegate nelle aziende, sia per la razionalizzazione organizzativa interna e dell’eliminazione di sprechi e inefficienze di natura contabile. Si chiede l’attivazione di "conferenza di servizio" specifica e di ulteriori approfondimenti con tutte le parti sociali, per evitare operazioni non corrette dal punto di vista dell’efficacia dei servizi e per le opere e dell’efficienza, anche contabile, non penalizzante per le condizioni di lavoro e salariali degli "occupati".

ASILI NIDO E SCUOLE DELL’INFANZIA: non sono stati onorati gli impegni di revisione o di modifica delle scelte operate dalle precedenti Giunte, assunti in sede di insediamento dell’attuale G.C. (già Assessore Marsilio), per quanto riguarda l’assetto organizzativo interno per il settore scolastico educativo, su griglie orarie, decentramento e autonomia per i progetti educativi elaborati da gruppi educativi e collegi dei docenti, coerenti con i POF e i PEI, i loro riflessi negativi sulle condizioni di lavoro e di insegnamento didattico (effetti frutto di accordi sindacali del 2006 – 2007 respinti dal personale interessato). Si segnala la mancanza di un piano programmato di monitoraggio per accertare la regolarità sulla capienza delle aule scolastiche e per gli spazi di scuole in base al numero di alunni-e e di insegnanti, in base alle disposizioni in vigore fin dal 1975. Si chiede un intervento e adeguati finanziamenti per la verifica della salubrità degli edifici scolastici ed educativi, per la regolarità ai sensi delle misure di sicurezza e salute degli ambienti di lavoro (anche sulla questione amianto) e per attività di manutenzione degli edifici.

Si richiede una verifica sulla questione dell’utilizzo del personale supplente e delle condizioni di regolarità contrattuale (supplenze "orarie" a 3 ore o a 4,5 ore), rispetto all’effettiva finalità di sostituzione del personale titolare e alla coerenza di un efficace impiego per le attività tipiche di nidi e scuole.

CONTROLLI E VERIFICHE PERIODICHE SUI NIDI IN CONVENZIONE, PER RISPETTO CONDIZIONI DI LAVORO DEL PERSONALE E DELLE CONDIZIONI DI QUALITA’ DEI SERVIZI (anche con controlli su idoneità strutture e rispetto misure di sicurezza e salute per chi ci lavora e per piccoli utenti).

SBLOCCO E APPLICAZIONE DEL PIANO ASSUNZIONALE PERSONALE "ROMA CAPITALE": nonostante assicurazioni e impegni, lo scorrimento di graduatorie di idonei ai concorsi pubblici, alle procedure di scorrimento di graduatorie di corsi concorsi, delle progressioni verticali, non corrisponde all’obiettivo di coprire le carenze di organico, per personale amministrativo, tecnico, area scolastico educativa, assistenti sociali, biblioteche, giardinieri ex LPU Polis. Si chiede un impegno dell’A.C. per deroghe su "Roma Capitale" al Governo centrale in materia di assunzioni e una verifica sulle priorità per garantire abbassamento dei carichi di lavoro per servizi e attività e sblocco delle assunzioni.

SERVIZI A DISABILI, ANZIANI, MINORI, CATEGORIE A RISCHIO, SCOLARIZZAZIONE ROM E GESTIONE CAMPI: si richiedono finanziamenti e coperture di bilancio adeguate alle REALI esigenze della cittadinanza, per garanzia posti di lavoro "a rischio", per applicazione CCNL e accordi aziendali integrativi su salario e stabilizzazione del precariato interno, maggiori controlli da parte delle "stazioni appaltanti" su tariffe da adeguare e su procedure corrette in sede di predisposizione di bandi di gara, affidamenti pacchetti di servizio, convenzioni, anche con il rafforzamento dell’Osservatorio comunale sulle condizioni di lavoro e applicazione di sanzioni per aziende o cooperative o enti che non rispettano CCNL, leggi sul lavoro, diritti persone utilizzate nei servizi e progetti.

Revisione delibera G.C. 479/2006 su meccanismo di accreditamento e tariffe orarie, che si riflettono sui salari delle lavoratrici e dei lavoratori. Si chiede approfondimento e verifica, anche in sede di copertura di Bilancio 2011, sui servizi territoriali ai disabili (SAISH), ANZIANI (SAISA) MINORI (SISMIF) AEC, sui progetti di assistenza su HIV-AIDS.

Si chiede un approfondimento sulla idonea ricollocazione lavorativa di coloro che sono stati impiegati nel servizio di gestione campi rom, in assenza di un piano programmatico comunale, attualmente affidato a Associazione Volontari della C.R.I. Verifica correttezza su imminenti bandi di gara per servi zio scolarizzazione rom.

Roma Multiservizi SpA: rispetto e applicazione OdG di indirizzo collegato a Bilancio 2010 e percorso proposto per la vicenda giardinieri e personale utilizzato nel settore del "verde pubblico" (ex LPU Polis), come prosecuzione del percorso iniziato con accordo sindacale sottoscritto il 29 Settembre 2010, per gli 83 operatori rimasti in Multiservizi.

Richiesta di convocazione incontri richiesti fin dal mese di Marzo 2011, ottenuti colloqui parziali e senza proposte concrete in sede assessorile. Contraddizione tra impegni Giunta Alemanno 1 con l’attuale assetto.

Verifica su procedure di mobilità per i 159 lavoratori appalto scuole statali, ex L. 223/91, attivato dall’azienda e per situazione lavoratori rimasti senza collocazione idonea per situazione "Casa del Cinema" – affidamento a Società Zètema P.C. già appalto Palaexpo (già impresa affidataria)– Roma Multiservizi (già impresa esecutrice).

Verifica su appalti in scadenza e su vicende segnalate su salvaguardia occupazionale livelli salariali.

CANILI COMUNALI/AVCPP: anche dopo gli ultimi incontri del 22 marzo 2011, in sede assessorile, non vi sono allo stato attuale proposte concrete e materialmente attuabili da parte comunale. Permane una situazione di affidamento in proroga ad A.V.C.P.P., onlus non in grado di garantire salari pagati regolarmente e ottimali condizioni di organizzazione del lavoro interne, anche per le difficoltà comunali su salute e sicurezza ambienti di lavoro dei canili e progetto di sviluppo e rilancio sia di parte comunale sia di stazione appaltante, del servizio alla cittadinanza, con pieno rispetto della salvaguardia dei posti di lavoro in essere e delle condizioni salariali come da CCNL e accordi integrativi.

BIBLIOTECHE COMUNALI-INFORMAGIOVANI- SERVIZI CULTURALI ZETEMA-MUSEI: si segnala che dai rispettivi tavoli di relazioni sindacali industriali dei settori citati, si evidenzia una carenza di personale (profilo CSB) per mantenere aperto il servizio nelle biblioteche, per la parte relativa ad idonei progetti di sviluppo delle attività nelle Biblioteche, specie quelle in quartieri periferici, mancano fondi quantificati in 1 milione di euro, oltre al restringimento di salario accessorio su progetti concordati con Direzione ISBCC/IBR e Presidenza, per retribuzione personale.

L’apertura e la ristrutturazione di sedi bibliotecarie, necessità di risorse umane, finanziarie e di una sinergia tra le Istituzioni capitoline e le società e le situazioni presenti sul territorio (scuole, centri anziani, associazionismo), per evitare un progressivo smantellamento della qualità finora elevata di servizi e attività nei Municipi di Roma Capitale.

SI EVIDENZIANO PERPLESSITA’ SUL PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE DEL SERVIZIO INFORMAGIOVANI, SIA PER L’ALLONTANAMENTO DALLA RETE NAZIONALE INFORMAGIOVANI IN SEDE ANCI, SIA SULLA CONTINUITA’ DI UN SERVIZIO E SULLE CONDIZIONI DEL PERSONALE UTILIZZATO, allo stato dipendente della Società Zètema P.C. part time, situazione di part time e di condizioni di lavoro e di regolarità delle loro mansioni e funzioni, segnalata anche nelle assemblee del PERSONALE ZETEMA DELLE BIBLIOTECHE. Si segnala la difficoltà e la proposta di CHIUSURA PER MEZZA GIORNATA, di alcuni MUSEI CAPITOLINI-SERVIZI CIVICI (Bilotti, Canonica, Napoleonico, Montemartini), difficoltà organizzative, di carenza di personale di custodia per la copertura dei turni e per scelte non ben chiarite di sviluppo del sistema dei musei civici, con contratto di servizio alla Società Zètema in scadenza nel corrente anno 2011. Si richiede audizione con CCP di riferimento e vigilanza da parte del Consiglio comunale e del Gabinetto del Sindaco su situazioni di criticità segnalate, per coerenza rispetto a indirizzi e proposte degli Assessorati o di monitoraggio con le stazioni appaltanti

DISPARITA’ DI TRATTAMENTO – ATTI DI NATURA DISCRIMINATORIA A LAVORATRICI: si segnala che sono in corso, con attivazione di iniziative di contrasto in sede sindacale e anche giudiziaria da parte di sindacati, associazioni, lavoratrici, una serie di condotte NON CONFORMI E NON CORRETTE ai danni di lavoratrici, sia nella società ZETEMA PROGETTO CULTURA, sia in alcune cooperative sociali (con dimissioni di lavoratrici).

Le ipotesi di disparità di trattamento rispetto a colleghi uomini a parità di condizioni, il mancato rispetto della dignità per lavoratrici madri, rendendo più pesante l’applicazione della legislazione di tutela di lavoratrici e di mamme, con responsabilità maggiori rispetto alla situazione pre-maternità, che incide su ritmi di lavoro, orari di lavoro, sedi di lavoro, responsabilità familiari, sta assumendo una dimensione NON EPISODICA, anche con vere e proprie discriminazioni, con minacce, forme di "rappresaglia", sanzioni disciplinari, che NON possono essere lasciate senza adeguato intervento dei Consiglieri comunali e dell’A.C., per fermare questi comportamenti indegni per la collettività.

Si richiede intervento da parte dei Consiglieri e del Gabinetto del Sindaco, anche con incontri e audizioni sulle situazioni concrete in corso, su tali condotte poste in essere da responsabili aziendali, anche con abuso della supremazia gerarchica.

Trasmette Coord. Lav. coop. sociali/enti/aziende pubbliche – Rsa-RSU Usi Ait fax 06/77201444 usiait1@virgilio.it

lunedì 7 marzo 2011

Roma - Riprendiamoci le nostre vite indecorose e libere!


Appello per il corteo notturno di martedì 8 marzo 2011 (partenza h18 - Piazza Bocca della verità - Roma)
27 / 2 / 2011

Dopo la straordinaria giornata dello scorso 13 febbraio, le donne riprendono le mobilitazioni contro le politiche del governo Berlusconi e contro il modello, tutto italiano, della doppia morale

Negli ultimi mesi un’energia nuova e dirompente è emersa dalle mobilitazioni delle università e dei precari, dalla resistenza degli operai e dei migranti, fino a giungere alle ribellioni dell’Egitto e delle coste del Mediterraneo.
E’ un grido di rivolta che denuncia un sistema sociale ingiusto e si rifiuta di pagarne i costi.

Il 13 febbraio scorso noi donne ci siamo opposte alle politiche che soffocano le nostre vite e che hanno portato al progressivo restringimento dei nostri diritti e dei nostri spazi di libertà. Abbiamo attraversato piazza del Popolo, invaso le strade di Roma e ci siamo spinte fino a Montecitorio per “restituire al mittente” le leggi contro le donne approvate negli ultimi anni dai governi sia di centrodestra che di centrosinistra: le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la legge 40 sulla procreazione assistita, l’innalzamento dell’età pensionabile, il pacchetto sicurezza e tante altre.

Anche l’8 marzo vogliamo riportare in piazza la stessa voce e, con lo stesso linguaggio impetuoso, rimettere al centro la questione della redistribuzione delle ricchezze: tra chi fa i profitti e chi sta pagando questa crisi, tra chi possiede palazzi e chi non ha casa, tra chi si giova di stipendi milionari e chi non ha un lavoro.

Vogliamo contestare chi mette in discussione la nostra autodeterminazione saturando le strutture pubbliche di obiettori di coscienza, limitando la diffusione della pillola RU486 o sostenendo la privatizzazione delle strutture sanitarie come i consultori (vedi la proposta di legge Tarzia per la regione Lazio), luoghi che noi invece vorremmo reinventare partendo dai nostri attuali bisogni.

Vogliamo ribellarci a una cultura e a un immaginario usati per controllare e disciplinare i nostri corpi e la nostra sessualità. Dal lavoro alla sanità, infatti, l’unico ruolo legittimato per le donne è quello di moglie e madre. Eppure spesso nel momento dell’assunzione ci vengono fatti firmare fogli di “dimissioni in bianco” che il datore di lavoro potrà tirar fuori nel momento in cui dovessimo dichiarare di essere incinte.

Viviamo nel Paese della doppia morale, dove l’unico modello accettato e promosso è la famiglia eterosessuale, quella stessa famiglia in cui, come le statistiche ufficiali ci raccontano, avvengono la maggior parte delle violenze sulle donne attuate da mariti, compagni e padri. E’ anche per questo che rifiutiamo la precarietà: perché ci obbliga a dipendere economicamente e culturalmente da un modello relazionale che ci impedisce di poter scegliere dove, come, quando e con chi essere o NON essere madri.

Eppure la stessa retorica familista che dichiara di promuovere e sostenere la genitorialità, di fatto ne ostacola la possibilità a lesbiche, single, gay, trans e a tutti quei soggetti che sfuggono alla norma eterosessuale e cattolica. Ed è sempre la stessa logica che da un lato stigmatizza e criminalizza le sex workers attraverso pacchetto sicurezza e campagne moraliste e sul “decoro”, e dall’altro ne fa un uso “spettacolarizzato” e strumentale al piacere maschile diffuso all'interno dei Palazzi del potere, ma non solo.

L’8 marzo scenderemo in piazza anche per smascherare le politiche razziste di questo governo che sfrutta il lavoro di cura svolto per la maggior parte da donne migranti e contemporaneamente le trasforma in “pericolose” protagoniste dell'“emergenza immigrati” oppure le priva della libertà e le rende vittime di violenze nei CIE.

Per tutte queste ragioni saremo in piazza l’8 marzo, per rivendicare diritti e libertà, perchè i nostri desideri non hanno né famiglia né nazione, noi non siamo “italiane per-bene": siamo precarie, studentesse, lesbiche, trans, siamo donne che rifiutano il modello di welfare familistico, nazionalista, cattolico ed eterosessista.
Vogliamo riappropriarci delle nostre voci e dei nostri corpi e anche delle strade, della notte e delle nostre relazioni: rivendichiamo diritti, welfare e autodeterminazione.
Siamo tutte DONNE in CARNEvale e OSSA!!
L'otto... m'arzo e m'arrivolto!

CORTEO NOTTURNO - MARTEDì 8 MARZO 2011
Partenza ORE 18 - Piazza Bocca della verità - Roma

Promuovono: Centro Donna Lisa – Donnedasud – le Facinorosse – Infosex-Esc – Lucha y Siesta Action-A – le Malefiche – la Meladieva – le Ribellule – SuiGeneris

Aderiscono: Comitato donne 100celle e dintorni – Ladyfest Roma – Tuba libreria delle donne – donne di classe – Rivista noidonne - Cooperativa sociale Befree, contro tratta, violenze, discriminazioni – Donne di Sinistra Critica – Assemblea cittadina Casa Internazionale delle Donne – Donne in nero di Roma – Zeroviolenzadonne.it – collettivo cime di queer – Loa Acrobax – Strike spa – Escatelier – Anomalia Sapienza – ReteLettere Roma3 – ateneinrivolta – Link Roma – Angelo MAi – Action Diritti in movimento – Csoa Corto Circuito – Associazione Ya Basta Moltitudia Onlus – Inquelposto, Ladispoli - S.U.R.F.-Scuole e Università in Rete per la Formazione.

In diretta dalla rivoluzione

Immagini e suoni.
Forse nessuna rivoluzione ne ha messi a disposizione tanti quanto le rivolte che stanno infiammando il Nord Africa e il Medio oriente.

Tanti e a disposizione di chiunque voglia accedervi, in qualsiasi parte del mondo.
È perdendoti, seppur virtualmente, in questa moltitudine che ti rendi conto dell’effetto dirompente di quelle rivolte. E non solo sui regimi locali.

Le folle che riempiono le piazze del mondo arabo abbattono dittatori, riconquistano spazi di democrazia, sperimentano forme nuove di autogoverno.
Contemporaneamente spazzano via la narrazione del mondo arabo imposta dai governi occidentali.

Una storia tossica

Tra la gente scesa in piazza le donne sono truccate, vestono jeans attillati. Si fatica a scorgere un velo, un chador, un burqa.
Gli uomini indossano felpe, bomber, t-shirt.

Ad accompagnare la ribellione non è il ritmo lento delle antiche nenie arabe, ma quello ben più incalzante del rap. French style.

L’urlo che risuona dalla Tunisia al Bahrain è “dégage!”, andatevene! Rivolto ai dittatori e ai loro lacchè.

Niente, neanche per un istante, ti fa credere che quelli che stai osservando e ascoltando siano dei fondamentalisti religiosi.

Quei paesi non sono l’immenso covo di integralisti islamici descritto dai governi e dai media occidentali.

Quella narrazione era una storia tossica. Utile a giustificare guerre, a offrire un nemico ai popoli occidentali, a sviare l’attenzione dalla precarietà, dalla crisi economica, dal fallimento del capitalismo.

Ma le storie tossiche, anche se ben orchestrate, hanno vita breve. E, dopo le fantomatiche armi di distruzione di massa irachene, crolla un altro tassello, quello principale, della narrazione occidentale del mondo arabo.

A farlo crollare non è un’inchiesta, non è Wikileaks.
Sono popoli in rivolta che si mostrano all’Occidente in maniera diametralmente opposta a come erano stati descritti.

La moltitudine che affolla quelle piazze non reclama la shari’a, ma diritti sociali e libertà.
Si oppone a una visione antiquata del mondo, una visione che opprime invece di liberare.

A scendere per le strade sono soprattutto i giovani. In tutti i paesi del mondo arabo più della metà della popolazione ha meno di trent’anni.

Ad accomunarli non sono le credenze religiose. In Egitto, nei giorni cruciali della rivoluzione, cristiani e musulmani hanno pregato insieme per dimostrare di essere un unico popolo.

Il collante è sociale.
Per tutti “costa tutto troppo”, tutti sono precari, tutti aspirano a una società più libera, diversa.

Da piazza Statuto a piazza Tahrir


I giovani che protestano nel mondo arabo, scrive il quotidiano britannico “The Guardian”, “hanno un lavoro malpagato che detestano, faticano a ottenere una laurea che non servirà a niente. Sono una generazione ostacolata dalle tradizioni, dalla deferenza e dai governi autoritari”.

La disoccupazione giovanile raggiunge in alcune zone l’80%, in tutto il mondo arabo si attesta mediamente attorno al 25%.

Chi lavora, spesso è sottopagato, impiegato in servizi di assistenza clienti o in call center.

Eppure, spulciando i dati relativi a quei paesi, si nota che il Pil, nell’ultimo decennio, è cresciuto a ritmo “cinese”. Si è prodotta ricchezza, ma questa si è concentrata nelle mani della élite che controlla l’industria e i governi.

Di pari passo con il Pil è cresciuta anche l’inflazione, mentre i salari, per attrarre le commesse occidentali, sono rimasti fermi.

A fronte di una maggiore “ricchezza” prodotta, il popolo si è impoverito ulteriormente e, con l’aumento dei generi alimentari, è diventato difficoltoso anche comperare il pane.

È in questo contesto che le piazze si sono riempite, è per queste ragioni che Mohamed Bouazizi si è dato fuoco innescando la rivolta tunisina.

Quella che affolla le piazze del mondo arabo è una nuova soggettività sociale, frutto dei mutamenti del capitalismo.

Quando, nel 1962, a Torino, migliaia di giovani operai invasero piazza Statuto per protestare contro l’accordo separato siglato tra Fiat e alcuni sindacati, Romano Alquati scrisse: “Noi non ce l'aspettavamo, eppure l'abbiamo organizzata”.

Intendeva dire che loro, quelli di “Quaderni rossi”, erano stati i primi a intuire che un nuovo soggetto, l’operaio massa, frutto delle mutazioni interne al capitalismo, stava affermandosi sulla scena. Quella rivolta diede forma a quelle intuizioni, le confermò.
Fu materia viva da studiare.
Solo quattro anni dopo fu dato alle stampe “Operai e capitale” di Mario Tronti, in cui quegli spunti, quelle intuizioni, furono formalizzati, divennero teoria.

La rivolta araba non solo non se l’aspettava nessuno, ma nessuno ha contribuito a organizzarla, se non i popoli insorti e le contraddizioni interne al capitale.

In questo caso è il “precario moltitudine” che, dopo l’operaio massa, si appropria della scena sociale.

A scendere in piazza è una nuova soggettività sociale, sorta dei mutamenti che negli ultimi decenni hanno attraversato il capitalismo a livello internazionale.

Una soggettività che rispetto all’operaio massa ha un’arma in più.
Sin dal primo momento le rivendicazioni non sono solo sociali, salariali, come erano a piazza Statuto. Quelle folle reclamano diritti sociali e politici: soldi, pane e libertà.

L’operaio massa ci mise dieci anni per giungere a quelle rivendicazioni, il precario moltitudine non comincia da capo. Riparte dallo stesso punto in cui il lavoro del suo antenato era stato interrotto, sconfitto. Anche se il giovane che occupa piazza Tahrir non ha mai letto “Operai e capitale”, né ha mai sentito parlare di piazza Statuto.

Forse è questo che spaventa i governi occidentali.

Forse è questa la risposta che cerca il filosofo sloveno Slavoj Žižek quando si chiede perché i liberal occidentali, che pubblicamente hanno sempre sostenuto la democrazia, si preoccupano proprio adesso, quando la gente si ribella in nome della libertà e della giustizia, e non in nome della religione.

La paura, probabilmente, è rappresentata dal fatto che, una volta crollata la narrazione tossica del mondo arabo, possa diffondersene un’altra. Una narrazione che parla di soldi, pane e libertà. Risorse che spesso scarseggiano anche per i popoli occidentali.

Una narrazione che per diffondersi può contare su un mezzo del tutto nuovo e orizzontale, la rete.

Rete&rivoluzione

“Le rivoluzioni a catena in Nord Africa sono un enorme e metaforico viaggio della speranza”, scrive l’artista italo-libica Adelita Husni-Bey.
A traghettare i rivoltosi, però, questa volta non sono le carrette del mare, ma fibre ottiche, cavi, satelliti.

Con un recente articolo apparso sulla rivista statunitense “The New Yorker”, Malcom Gladwell ha aperto un’ampia discussione sul connubio tra social media e rivoluzione.

Grazie alla rete, dice Gladwell, si creano esclusivamente legami deboli, utili per sensibilizzare su tematiche specifiche, magari per convincere qualcuno a donare il sangue. Nulla di più.

La rivoluzione, secondo lui, è un’altra storia.
Per farla occorrono compagni fidati, legami che solo calpestando le stesse strade, solo respirando lo stesso odore della rivolta e la stessa puzza della repressione, possono consolidarsi.

Ha ragione!
La sua analisi ha però un limite. Osserva la rete solo dal punto di vista dei legami che può creare. Tralascia le informazioni messe a disposizione senza mediazioni, senza censure.

Immagini e suoni alla portata di tutti.

L’attendibilità delle fonti in rete è stata una delle tematiche più discusse negli ultimi tempi. Il problema sussiste ancora, ma non nel caso delle rivoluzioni di questi giorni.

A far circolare le informazioni, se vivi per esempio in Egitto o in Tunisia, è il tuo vicino di casa, il tuo compagno di banco, quello che l’altro giorno, in piazza, era a protestare al tuo fianco, o al fianco di tuo figlio, di tua moglie, di tuo marito. Per questo non ti poni il problema della fonte. Anzi, la reputi più attendibile.

È la stessa ragione per cui quelle immagini hanno un effetto dirompente anche in occidente, il motivo per cui offuscano la narrazione tossica del mondo arabo.
Grazie alla rete, quel popolo ha l’opportunità di autorappresentarsi, di manifestarsi nelle case occidentali per quello che realmente è, senza mediazioni, senza filtri.

E si manifesta gridando “dégage!”, “andatevene!” a governanti sanguinari e corrotti. Lo fa rivendicando soldi, pane e libertà.

A qualcuno potrebbe venire in mente che, in fin dei conti, questi arabi non sono molto diversi da noi. Si vestono in maniera simile alla nostra, ballano al suono di ritmi a noi familiari, hanno gli stessi nostri problemi…

Sarà questo a preoccupare i governi occidentali?

È per questo che preparano l’invasione della Libia?
Un popolo libero in un paese ricco di materie prime è pericoloso. Per i capitalisti occidentali, of course.

da: http://puncox.blogspot.com/2011/03/in-diretta-dalla-rivoluzione.html