domenica 7 aprile 2013

Occupato stabile pubblico abbandonato a San Lorenzo.

Oggi 7 aprile, a Roma nasce Communia.

Da un percorso costruito con Ri_Pubblica, rete di collettivi sociali nata sulla scia dell’esperienza dei comitati per l’acqua pubblica, abbiamo proseguito l’iniziativa cominciata con l’occupazione del Cinema America del Novembre scorso, occupando uno stabile  inutilizzato di proprietà del comune nel quartiere di San Lorenzo.
Vogliamo “Ri_pubblicizzare” uno spazio, sottrarlo alle speculazioni e al degrado in cui è immersa la nostra città, prendendo esempio da chi ha occupato i teatri dismessi; da chi licenziato prova ad autogestire la propria fabbrica; da chi ha impedito in prima persona la costruzione di nuovi nocivi inceneritori; da chi ha occupato la propria scuola o facoltà per renderla accessibile a tutti e tutte. Tutto questo a partire dalla nostra solidarietà concreta con la lotta dei cittadini di via dei Corsi, adiacente allo spazio occupato, a cui l’Ater tenta di scippare la propria casa. Uno spazio dove creare nuovi strumenti di “mutuo soccorso” e in cui ricostruire l’idea stessa di democrazia.
Cinquecento anni fa, in una situazione tanto diversa quanto simile, il predicatore eretico Thomas Muntzer gridava: “Omnia sunt Communia”, tutte le cose sono comuni. Nell’epoca delle sfrenate privatizzazioni che hanno distrutto la società e individualizzato i nostri lavori e le nostre vite, pensiamo che si debba iniziare di nuovo da qui.
Ieri a Roma è stata una giornata di mobilitazione per la riappropriazione dei tanti, troppi spazi abbandonati di questa città, per rispondere all’emergenza abitativa e non solo. Questo “tsunami tour” continua anche oggi.
Invitiamo tutti e tutte i cittadini del quartiere, i movimenti che hanno dato vita alla giornata di ieri, gli studenti, le lotte sociali e in difesa del territorio a un’assemblea pubblica nel nuovo spazio occupato alle 17 (Via dei Peligni, San Lorenzo).

mercoledì 13 marzo 2013

per non dimenticare la violenza dello stato....Francesco,uno tra i tanti........... 

marzo_COggi è l’anniversario della morte di Francesco Lorusso. Da infoaut.org: venerdi 11 marzo 1977, ore 10 del mattino, circa 400 persone partecipano ad un’assemblea di Comunione e Liberazione. Cinque studenti di medicina, appartenenti ai collettivi autonomi, che si erano presentati all’entrata, vengono malmenati e cacciati brutalmente dall’aula. La notizia si sparge nell’università ed un centinaio di compagni si raduna fuori dall’istituto di Anatomia dove si stava tenendo l’assemblea, lanciando slogan contro CL.
Dopo appena mezz’ora arrivano la polizia e i carabinieri con le autoblindo e le jeep. Un primo gruppo di carabinieri si schiera a difesa dell’istituto mentre un secondo gruppo carica inaspettatamente i compagni che scappano verso Porta Zamboni. Ritornando verso l’università, trovano uno sbarramento di PS e carabinieri che li carica sparando colpi di pistola. Sentendo gli spari, Francesco Lorusso, militante di Lotta continua, si volta e viene colpito trasversalmente. Con l’aiuto di quattro compagni viene portato ad un’autoambulanza. Giunge morto in ospedale.La notizia che la polizia ha ucciso un compagno si sparge in fretta. Radio Alice la diffonde alle 13.30. Da quel momento in poi, la zona universitaria è un fluire di compagni, vengono chiuse le vie d’accesso alla zona per evitare nuove provocazioni e in tutte le facoltà si tengono assemblee.
Finite le assemblee parte un corteo di ottomila persone, colmo di dolore e rabbia, che si dirige verso la sede della DC, dove la polizia carica la testa del corteo, scatenando nuovi scontri.Durante la manifestazione vengono dati alle fiamme l’ufficio del Resto del Carlino, due commissariati, la libreria di CL e diverse vetrine. Infine vengono occupati alcuni binari della stazione.La giornata si conclude con un enorme assemblea al cinema Odeon.
Fin da subito è chiaro a tutti che l’omicidio di Francesco non è stato casuale ma un ennesimo attacco premeditato che ha visto in azione le truppe di Kossiga.

venerdì 1 marzo 2013

Martedì 26 febbraio – Notte – Ponte Marconi – Acrobax


Nella notte due ragazzi escono dall’ex cinodromo con il motorino e si imbattono in una pattuglia della polizia. Mentre sono fermi al semaforo rosso la volante sbatte il suo muso sul bauletto posteriore, da lì la situazione degenera in un attimo: i due provano a girarsi e vengono ripetutamente colpiti dal muso della pattuglia fino a cadere in terra.
Come nella migliore delle banlieu i due idioti in divisa scendono dall’auto e si accaniscono sui ragazzi i quali invece di essere soccorsi vengono aggrediti, gli vengono sottratte le chiavi del motorino e il telefono cellulare.
Quello che i due energumeni in divisa non hanno considerato è che non sempre i soprusi incontrano ragazzi da soli e indifesi nel cuore della notte, come è accaduto al giovanissimo Federico Aldovrandi, la cui memoria solo ieri è stata di nuovo offesa dai poliziotti che hanno applaudito il suo assassino. In questo caso gli eroi in divisa hanno incontrato la rabbia di chi non tollera gli abusi e le prepotenze degli sceriffi de noantri.
Tutti i compagni e le compagne di Acrobax, riuniti per l’assemblea, sono usciti in strada e la pattuglia si è data alla fuga. Pochi istanti dopo la pattuglia si ripresenta, ferma i blindati della celere che passano in continuazione in una città militarizzata per le elezioni, le dimissioni del Papa, o forse solo per la “paura” di una perduta coesione sociale.
I blindati diventano due poi tre, le volanti sei poi sette. La celere si schiera con caschi, scudi e manganelli. Dalla nostra parte si organizza immediatamente un workshop di “scienza delle barricate”, quella in cui ognuno è maestro.
Arrivano compagni e compagne a sostegno da tutti gli spazi occupati di zona e l’ingombrante presenza delle forze del disordine a si sposta dalla strada di accesso al cinodromo ed infine se ne va.

Oggi, alle pecorelle senza pastore, non chiediamo scuse o numeri d’identificazione sulle divise ma vogliamo indietro ciò che ci hanno rubato.

Ancora una volta fascisti e polizia sono stati cacciati via… ora e sempre ACAB.

Laboratorio del Precariato metropolitano Acrobax