giovedì 11 settembre 2008

PRIMO GIORNO DI UNA SCUOLA… CHE CHIUDE

Si sta aprendo l’anno scolastico 2008-2009. Secondo la ministra Gelmini, l’ultimo di una scuola pubblica che dalla fine degli anni ’60 alla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso aveva ampliato e reso significativi i tempi di apprendimento, allargato ed ammodernato le discipline e le attività, aumentato di conseguenza il numero degli insegnanti, garantito il diritto allo studio per tutti i soggetti prima discriminati nelle classi speciali o differenziali, sconfiggendo così quell’odiosa selezione di classe figlia della scuola fascista, quella scuola che si stava da tempo impegnando –coerentemente con questa tradizione laica, pluralista ed antirazzista- all’accoglienza ed all’inclusione paritaria degli studenti figli di lavoratori immigrati.


Ma il DL 137 dell’1 settembre 2008, emanato dal consiglio dei ministri del governo Berlusconi e fortemente voluto dalla ministra Gelmini potrebbe molto seriamente mettere fine alla scuola della repubblica, per sostituirla con un mero servizio di accudimento e badantato per bambini/e e con una fucina per (de)formare adolescenti resi ignoranti e flessibili al mercato del lavoro, i cui costi somo da scaricare al più presto sulle spalle delle Regioni.


Quello della Gelmini appare come l’ultimo di una serie di attacchi alla scuola della repubblica che erano iniziati già negli anni ’90 con i primi tagli agli organici (mai più interrotti ed anzi incrementati) dovuti alle dure politiche neoliberiste di contenimento della spesa pubblica e alla privatizzazione dei servizi comunali. Il sistema delle scuole paritarie, introdotto dal ministro Berlinguer con la L.62 /2000 aveva poi mercificato l’istruzione spostando ingenti risorse pubbliche verso le scuole religiose e/o private. La stessa riforma Berlinguer del 1997 e quella speculare della Moratti del 2003 avevano portato all’incertezza più totale sul ruolo e funzione della scuola pubblica. In tutti questi anni non vi è stata una sola legge finanziaria che non abbia tagliato decine di migliaia di posti, non vi è stato più alcun interesse da parte dello Stato e del capitalismo italiano ad investire nella formazione pubblica dei cittadini italiani e dei nuovi cittadini. L’istruzione e la cultura sono ormai una merce che si compra sul mercato, con soldi propri, ed ognuno si faccia la formazione che può, magari aprendo un mutuo-scuola per suo figlio. Ritorna strisciante la scuola di classe…


Il DL della Gelmini ed il decreto fiscale di Tremonti sono forse l’ultima stretta del nodo scorsoio che sta tirando il collo alla nostra scuola. Dalla primaria alle superiori, passando per le medie, è una strage di posti di lavoro (40mila alle elementari, 13mila alle medie, 35mila alle superiori; 200mila precari senza più prospettive; si prevede che nelle regioni del sud –che caso!- non si assumerà più e non si daranno più incarichi e supplenze fino al 2013!). Solo il ritorno del maestro unico si porta via 40mila posti, cancella centinaia di ore di laboratori, di attività di gruppo, di cooperazione, di classi aperte, di esperienze di apprendimento aperto e molteplice. Si ritorna al grigiore del tuttologo, al voto che sanziona, alla divisa perché trionfi la gerarchia e l’autoritarismo…tanto l’Italia non ha votato ancora una volta per l’ordine e la disciplina?!


Quando giungerà in dirittura finale anche il ddl Aprea sulla riorganizzazione degli istituti scolastici scopriremo che i requisiti per diventare insegnanti saranno la vocazione e gli “attributi” (sic!), che sarà un dirigente scolastico a testare l’aspirante, in una scuola che sarà diventata (in barba alla Costituzione) fondazione con le pezze al culo e senza più quelle scocciature sindacali delle rsu.


Il DL Gelmini, infine, segna così un ulteriore passo verso l’autonomia e la imprenscindibilità del potere esecutivo dal parlamento, all’interno di quel processo di svuotamento delle istituzioni cosiddette “borghesi”, in cui la democrazia delegata è diventata una tragica finzione ed il governo un luogo di accentramento del potere avulso da ogni critica e verifica. Tale processo, che noi comunisti anarchici denunciamo da tempo, è ormai irreversibile, con buona pace degli inguaribili aspiranti da sinistra agli scranni parlamentari.


Allora, così come il super-docente del concorsone di Berlinguer (e di cgil-cisl-uil) ed il “tutor” della Moratti sono stati battuti e mai attivati grazie alla mobilitazione dal basso del mondo della scuola e dai tanti comitati a democrazia diretta nati in tutta Italia; così come il tempo pieno ha resistito alla riforma Moratti grazie a quegli stessi comitati misti di genitori-docenti che si sono auto-organizzati ed hanno direttamente manifestato la loro opposizione e la loro determinazione a difendere la scuola pubblica come diritto ed interesse immediato per le proprie condizioni materiali di vita, anche oggi è necessaria una grande mobilitazione dal basso nelle scuole, nelle città, nelle regioni, che coinvolga le famiglie, i docenti, le associazioni professionali e culturali per impedire l’annichilimento della scuola pubblica nel buco nero di questa legislatura.


La FdCA sostiene tutte le iniziative sindacali di base e di massa (dagli scioperi del 3 e 17 ottobre ai volantinaggi davanti le scuole il primo giorno) perché siano l’inizio di un movimento, ampio ed unitario, di difesa e di riconquista del diritto all’istruzione, alla migliore istruzione pubblica possibile.


FdCA – Commissione Sindacale


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