lunedì 17 maggio 2010

Documento finale - 75° Consiglio dei Delegati della FdCA

75° Consiglio dei Delegati della FdCA
Reggio Emilia, 16 maggio 2010
Presso locali MAG6 - Via Vittorangeli 12

I LAVORATORI EUROPEI SVENDUTI PER UNO SCUDO DI 750 MILIARDI

CONTRO I SIGNORI DI BRUXELLES

RICOSTRUIRE LO SPAZIO SOCIALE EUROPEO

COSTRUIRE RETI DI RESISTENZA SOLIDALE SENZA CONFINI



Stato non mangia Stato. Specialmente se è avvelenato e contagioso. L’Unione Europea ha dovuto suo malgrado salvare lo Stato greco per arginare un duplice contagio: quello da debolezza monetaria delle casse della Grecia e quello da forza combattiva del movimento di protesta dei lavoratori greci. Salvare da bancarotta lo Stato greco era necessario perché le mobilitazioni sociali e politiche in Grecia stavano svelando l’inganno su cui è stata costruita l’Unione Europea e potrebbero innescare movimenti simili in altri Paesi a rischio come il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e …l’Italia. Insostenibile.

Ma salvare la Grecia era necessario anche per garantire la stabilità del più grande mercato capitalistico (ben oltre i confini della sola UE) e quindi gli interessi di grandi e medie istituzioni finanziarie ancor prima delle industrie europee.

Non è un caso che dei 750 miliardi di euro stanziati da Bruxelles, i prestiti pari a 440 mld della UE più 220 mld del FMI hanno come obiettivo il rimborso dei debiti in scadenza per Paesi come la Grecia ora e poi il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna. E non è un caso che i restanti 90 miliardi di euro (30 del FMI più 60 della Commissione Europea) hanno come obiettivo la fornitura di credito a Paesi probabilmente con problemi nella bilancia dei pagamenti e nel debito, come era stato fatto nel recente passato per l’Ungheria, la Lettonia, la Romania, che costituiscono ancora un problema ai confini della zona euro.

Ma una quantità illimitata di miliardi di euro uscirà dalle casse della BCE per essere destinata all’intervento sul mercato dei titoli di stato (ancorché “spazzatura”) per acquistarli, farne scendere i rendimenti e farne salire i prezzi; per l’immissione e il ripristino di liquidità sui mercati finanziari, anche a costo di riattivare i titoli sospesi con la Federal Reserve come ai tempi della tristemente famosa Lehman.

Giubilo per gli investitori d’oltreoceano e d’oltremanica!

Ma tutto questo ha un costo sociale. Un costo sociale enorme. Di questo si è reso conto il movimento di lotta in Grecia: il salvataggio della Grecia coincide con il sacrificio del suo popolo, dei suoi lavoratori, con un’operazione depressiva sul salario, sugli stipendi, sulle pensioni, sull’assistenza, sulle imposte indirette. Il prestito ricevuto dalla Grecia sarà ripagato dai lavoratori greci, mentre le sue istituzioni finanziarie tornano a far affari nelle Borse del continente.

Lo stesso sta per accadere per Portogallo, Irlanda e Spagna che dovranno emettere solo nel 2010 145 mld di titoli di stato per rimborsare titoli in scadenza e finanziare il deficit, a cui aggiungere i 250 mld per l’Italia. Se la ex-Tigre Celtica ha già iniziato la cura dimagrante a danno dei suoi lavoratori, per Spagna e Portogallo si apre un periodo di stretta sul versante delle infrastrutture e della spesa per istruzione e sanità, con conseguente riduzione del potere d’acquisto e della ricchezza nelle mani dei lavoratori, sempre più impoveriti e ricattabili.

Anche se benevole agenzie di rating dicono che l’Italia è fuori dai cosiddetti PIGS, nel nostro Paese si attendono altrettante misure restrittive su uno scenario in cui le retribuzioni sono le più basse in Europa e lo stato sociale è stato assottigliato negli ultimi 15 anni a tutto vantaggio di privatizzazioni e sussidiarietà. Se già Confindustria a braccetto con la CISL chiedono interventi nella direzione prevista per la Grecia e gli altri (con adeguate compensazioni per le imprese), è tuttavia lo stesso ministro del tesoro ad annunciare una manovra correttiva biennale da 25-30 miliardi.

Occorre prepararsi alle mobilitazioni, costruire nei luoghi di lavoro e nel territorio sentimenti e valori di solidarietà e di giustizia, costruire organismi di solidarietà dal basso per la lotta e nella lotta che si preannuncia.



In un Paese in cui il gioco del cannibalismo politico interno alle classi dominanti si fa pesante, proprio ora che il popolo non ha nemmeno monetine da lanciare addosso a corrotti e corruttori, si aprono spazi per una nuova cultura della politica, resiliente alla delega in bianco alle caste parlamentari, in un contesto in cui ancora una volta la realtà dello scontro di interessi tra le classi potrebbe travolgere il moderatismo della maggioranza della CGIL e radicalizzare le componenti più sensibili, iniettare fiducia nel sindacalismo di base e mobilitare tutte le strutture sociali e politiche di opposizione in un movimento di massa e di rinascita del protagonismo sociale per l’alternativa comunista e libertaria.


In Italia e in tutta Europa, costruire e federare le lotte, federare gli organismi di resistenza e di ricostruzione di una società più giusta, più solidale, nell’autogestione e nell’autogoverno. Questo l’impegno dei comunisti anarchici europei e della FdCA.
Non sarà il default finanziario ad abbattere gli Stati, ma il movimento rivoluzionario del proletariato auto-organizzato!!

Consiglio dei Delegati della FdCA
Reggio Emilia, 16 maggio 2010

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