Qualche decennio fa bastava essere “terrone” per essere considerato mafioso, violento ed inferiore alla pura razza del Nord Italia; se rintracciati “fuoriluogo”, per esempio in cerca di lavoro al Nord e in difficoltà di trovare lavoro e alloggio, si veniva rispediti al paese natale con foglio di via.
Oggi molti dei figli, dei nipoti di quei terroni che ce l'hanno fatta a trovare lavoro al Nord hanno dimenticato grazie al meccanismo di oblio imposto dai poteri tutto questo e sono pronti a rifarsela con gli ultimi arrivati, soprattutto se provenienti dai paesi dell'Est, anche se molti/e di questi paesi fanno parte della stessa Comunità europea. Più crescono le difficoltà di arrivare a fine mese, più c'è il rischio che la gente cominci a ragionare sulle fortissime disuguaglianze economiche e sociali, più aumenta il bisogno di un capro espiatorio.
Ogni volta che c'è una crisi economica strisciante e che larghi strati della popolazione soffrono disagi economici e sociali spunta fuori un nuovo gruppo di terroni causa di tutti i guai. Fini & Co. soffiano naturalmente sul fuoco di questa situazione, d'altra parte restano fascisti e quindi il razzismo che è alla base della loro ideologia spunta fuori anche dalle camicie bianche e dai doppiopetti con i quali si presentano.
Ben più grave, ma perfettamente inserito nell’attuale quadro politico di inseguimento a destra del più becero senso comune, che per un pacchetto di voti da strappare a destra, ancora più a destra, se una donna viene assalita da un rumeno, è in fin di vita, immediatamente si proceda con un decreto che riguarda la possibile espulsione di tutti i rumeni, si abbattano le baracche in cui vivevano gruppi di individui al limite della sopravvivenza, si legittimino ronde e pestaggi. Così, con misure tanto demagogiche quanto inefficaci, si fa finta di aver risolto tutti i problemi, dall'aggressività di gruppi di emarginati che danno noia ai semafori alla povertà troppo visibile, in parallelo con quello che tanti bravi sindaci stanno facendo in giro per l'Italia: spazzare l’immondizia sotto il tappeto. E pazienza se si è barato sulle cifre per costruire l’emergenza.
E questo fa ancora più rabbia pensando alle tante donne barbaramente uccise, anche solo in questi ultimi mesi, da uomini, mariti o fidanzati, per cui si parla di un generico raptus di follia, e che non sembrano meritare altrettanto dolore, altrettanta rabbia, altrettanta determinazione a far si che non succeda più. Vittime di serie B perché uccise all’interno della famiglia, da cui magari cercavano di scappare, e non da un balordo che può essere utilizzato come comodo capro espiatorio, per nascondere il sempre maggiore impoverimento, l’inesistenza di politiche sociali di accoglienza e di sostegno, di politiche per la casa, lo smantellamento dei servizi pubblici e sociali, l’abdicare della politica a governare la società con qualcosa di diverso che la sola forza bruta, il cedere di tanta società civile alle semplicistiche equazioni straniero=criminale. E dei fascisti che hanno aggredito i rumeni nella stessa zona che facciamo: li espelliamo dall'Italia e dalla comunità europea e li facciamo diventare apolidi o li consideriamo salvatori dell’italica patria?
Il guaio è che il trucco del “dagli all'untore” è destinato ai lavoratori/lavoratrici che avrebbero ben altri interessi. Quanti problemi reali sono nascosti dietro il problema della sicurezza, per volontà dei governi di asfaltare la società in un unico gregge silenzioso e penitente? Aumento del costo della vita, contratti non rispettati, precarizzazione sempre più avanzata, servizi sempre più privatizzati e costosi e sempre meno efficienti, crescente indebitamento per tutti, con conseguente aumento della ricattabilità e del controllo sociale. E della paura. Del domani. Dello scippatore. Del diverso.
Allora diciamo chiaramente che città più sicure sono città meno povere, in cui si trovano i soldi per dare una casa a chi non ce l’ha, dove investire in cultura significa mediazione culturale e inserimento scolastico prima che notti bianche e passerelle di star, dove nessuno è clandestino e quindi tutti possono lavorare in regola e non essere così ricattabili, dove la sopraffazione non è una catena senza fine che alla fine uccide i più deboli, di solito le donne.
Non quelle in cui si scacciano i bambini da un ricovero di cartone per paura dello straniero.
Ma per avere città come quelle che vogliamo, e non come quelle che stanno costruendo per noi, bisogna riprendere con più vigore la lotta di classe , fare in modo che le disuguaglianze diminuiscano, che la solidarietà fra donne e uomini di qualsiasi nazionalità riprenda con forza, riportando all'attenzione di tutti i limiti di questa società nella quale cresce sempre più la ricchezza di pochi e lo sfruttamento di molti e dove la violenza contro le donne ne fa da padrone.
Contro le politiche razziste e sessiste e il crescente stato di polizia
Unità, solidarietà, lotta di classe e femminista
FdCA
martedì 6 novembre 2007
domenica 28 ottobre 2007
Comunicato dalla Sicilia
CONTRO TUTTE LE GUERRE
La realtà in cui viviamo è ormai un incubo totalitario a occhi aperti alimentato dalle stesse democrazie occidentali che cercano di tenere il mondo in pugno con il costante ricatto della guerra al terrorismo e della sicurezza globale.
Di globale, invece, c'è solo la condizione di una società dominata dalla tragica normalità della guerra, e che sembra essersi assuefatta ai massacri e ai soprusi che ogni conflitto bellico porta con sé.
È ormai noto che gli interventi militari in Afghanistan e in Iraq – fortemente voluti dagli Stati Uniti d'America e dai loro alleati – si sono basati su menzogne e montature enormi.
Osama Bin Laden, già fidato collaboratore degli USA per tutti gli anni '80, resta sempre lo spauracchio con cui giustificare questa strategia della tensione mondiale, mentre l'Iraq e l'Afghanistan sono paesi ormai devastati dopo anni di guerra incessante.
Il Medioriente, la cui perenne destabilizzazione è funzionale agli interessi economici delle grandi potenze (Usa, Russia e Cina) per l'accaparramento delle risorse minerali ed energetiche, resta una polveriera sempre pronta ad esplodere in un gioco al massacro in cui solo gli innocenti pagano per tutti. In questa strategia, i fondamentalismi religiosi sono la miccia più utile per tenere alta la tensione attraverso precise politiche di intolleranza e terrorismo in tutti gli angoli del pianeta.
Il governo italiano continua a coltivare le sue velleità militariste confermando la propria sudditanza agli USA e dotandosi di risorse sempre più ingenti per soddisfare gli appetiti dell'industria militare.
A dispetto delle fuorvianti dichiarazioni del ministro Parisi, la finanziaria 2008 prodotta dal governo di Centrosinistra prevede un aumento per le spese militari di oltre l'11% rispetto all'anno precedente, ovvero, più di 2 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il bilancio della difesa, si registra una crescita di più di 700 milioni di euro, mentre nella legge finanziaria ci sono oltre 2 miliardi e 400 milioni in più destinati soprattutto agli armamenti.
Una quantità di denaro pubblico impressionante che potrebbe essere impiegata per la sanità, l'istruzione, il diritto al lavoro, la tutela ambientale, lo sviluppo economico e che invece viene investita in vere e proprie fabbriche della morte come dimostrano i progetti di ampliamento della base militare Usa di Vicenza e l'imminente realizzazione dell'insediamento industriale di Cameri (Novara) in cui saranno costruiti i micidiali aerei F35.
Anche le missioni all'estero costituiscono una voce di spesa inaccettabile dal momento che la finanziaria 2008 prevede un miliardo di euro per il finanziamento delle missioni militari italiane: tutti soldi spesi per operazioni che vengono millantate come missioni di pace ma che in realtà rappresentano l'impegno della casta politica e militare italiana nei teatri della guerra globale e permanente.
Ma non c'è solo la guerra che si combatte all'estero. Esiste anche un fronte interno della guerra che si traduce nella precarizzazione sempre più diffusa, nella disoccupazione cronica, nella mancanza di tutele sui luoghi di lavoro, nella discriminazione degli immigrati sancita per legge, nella guerra senza quartiere ai poveri e agli emarginati per soddisfare gli istinti più irrazionali prodotti da un allarme sociale creato a tavolino.
Eppure, in tutto il mondo c'è ancora voglia di opporre un netto rifiuto alle logiche di guerra e alla distruzione culturale e materiale che ogni guerra produce. In Italia, il movimento pacifista ha ricominciato a far sentire la propria voce grazie all'impegno delle realtà di base e dei comitati popolari che si oppongono alle politiche belliciste in piena autonomia e indipendenza, rivendicando una gestione diversa e dal basso delle risorse pubbliche e dei territori.
Dunque, opporsi alla guerra significa squarciare il velo di ipocrisie e menzogne di cui tutti i governi si servono per giustificare attacchi militari o provvedimenti legislativi che ledono le libertà individuali e i diritti civili.
Il rifiuto della guerra passa anche attraverso l'obiezione individuale e collettiva delle carriere nelle forze armate e in tutte quelle attività legate a doppio filo con l'industria bellica o l'invasiva presenza di basi militari estere nel nostro paese che drenano enormi risorse e frenano lo sviluppo della collettività.
Scegliere la pace significa disertare il razzismo e l'intolleranza che fomentano l'odio necessario a individuare il nemico da combattere in chi parla una lingua diversa, crede in un'altra religione o, semplicemente, la pensa diversamente da noi.
Il 3 e 4 novembre torneremo in piazza, a Trapani, per sostenere le ragioni del pacifismo e dell'internazionalismo perché non esistono guerre giuste o necessarie, ma solo massacri collettivi voluti da chi si spartisce il mondo sulla pelle di tutti i popoli.
Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, agli studenti, ai lavoratori, alle associazioni e alle strutture di base affinché si uniscano a noi in una due giorni all'insegna dei valori della pace e della cooperazione, della solidarietà e della giustizia sociale, contro la cultura della morte e della sopraffazione affinché anche da Trapani si levi alta la voce di chi non vuole rassegnarsi alla normalità della guerra.
- Coordinamento per la Pace – Trapani
Sabato 3 novembre dalle ore 16 P.zza Vittorio Veneto Presidio contro la guerra – Controinformazione, spazi espositivi a cura delle associazioni
Domenica 4 novembre dalle ore 20 Via Menandro, 1 c/o sede Cobas "IV novembre, niente da festeggiare" – Proiezioni di video autoprodotti sulle guerre di ieri e di oggi
La realtà in cui viviamo è ormai un incubo totalitario a occhi aperti alimentato dalle stesse democrazie occidentali che cercano di tenere il mondo in pugno con il costante ricatto della guerra al terrorismo e della sicurezza globale.
Di globale, invece, c'è solo la condizione di una società dominata dalla tragica normalità della guerra, e che sembra essersi assuefatta ai massacri e ai soprusi che ogni conflitto bellico porta con sé.
È ormai noto che gli interventi militari in Afghanistan e in Iraq – fortemente voluti dagli Stati Uniti d'America e dai loro alleati – si sono basati su menzogne e montature enormi.
Osama Bin Laden, già fidato collaboratore degli USA per tutti gli anni '80, resta sempre lo spauracchio con cui giustificare questa strategia della tensione mondiale, mentre l'Iraq e l'Afghanistan sono paesi ormai devastati dopo anni di guerra incessante.
Il Medioriente, la cui perenne destabilizzazione è funzionale agli interessi economici delle grandi potenze (Usa, Russia e Cina) per l'accaparramento delle risorse minerali ed energetiche, resta una polveriera sempre pronta ad esplodere in un gioco al massacro in cui solo gli innocenti pagano per tutti. In questa strategia, i fondamentalismi religiosi sono la miccia più utile per tenere alta la tensione attraverso precise politiche di intolleranza e terrorismo in tutti gli angoli del pianeta.
Il governo italiano continua a coltivare le sue velleità militariste confermando la propria sudditanza agli USA e dotandosi di risorse sempre più ingenti per soddisfare gli appetiti dell'industria militare.
A dispetto delle fuorvianti dichiarazioni del ministro Parisi, la finanziaria 2008 prodotta dal governo di Centrosinistra prevede un aumento per le spese militari di oltre l'11% rispetto all'anno precedente, ovvero, più di 2 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il bilancio della difesa, si registra una crescita di più di 700 milioni di euro, mentre nella legge finanziaria ci sono oltre 2 miliardi e 400 milioni in più destinati soprattutto agli armamenti.
Una quantità di denaro pubblico impressionante che potrebbe essere impiegata per la sanità, l'istruzione, il diritto al lavoro, la tutela ambientale, lo sviluppo economico e che invece viene investita in vere e proprie fabbriche della morte come dimostrano i progetti di ampliamento della base militare Usa di Vicenza e l'imminente realizzazione dell'insediamento industriale di Cameri (Novara) in cui saranno costruiti i micidiali aerei F35.
Anche le missioni all'estero costituiscono una voce di spesa inaccettabile dal momento che la finanziaria 2008 prevede un miliardo di euro per il finanziamento delle missioni militari italiane: tutti soldi spesi per operazioni che vengono millantate come missioni di pace ma che in realtà rappresentano l'impegno della casta politica e militare italiana nei teatri della guerra globale e permanente.
Ma non c'è solo la guerra che si combatte all'estero. Esiste anche un fronte interno della guerra che si traduce nella precarizzazione sempre più diffusa, nella disoccupazione cronica, nella mancanza di tutele sui luoghi di lavoro, nella discriminazione degli immigrati sancita per legge, nella guerra senza quartiere ai poveri e agli emarginati per soddisfare gli istinti più irrazionali prodotti da un allarme sociale creato a tavolino.
Eppure, in tutto il mondo c'è ancora voglia di opporre un netto rifiuto alle logiche di guerra e alla distruzione culturale e materiale che ogni guerra produce. In Italia, il movimento pacifista ha ricominciato a far sentire la propria voce grazie all'impegno delle realtà di base e dei comitati popolari che si oppongono alle politiche belliciste in piena autonomia e indipendenza, rivendicando una gestione diversa e dal basso delle risorse pubbliche e dei territori.
Dunque, opporsi alla guerra significa squarciare il velo di ipocrisie e menzogne di cui tutti i governi si servono per giustificare attacchi militari o provvedimenti legislativi che ledono le libertà individuali e i diritti civili.
Il rifiuto della guerra passa anche attraverso l'obiezione individuale e collettiva delle carriere nelle forze armate e in tutte quelle attività legate a doppio filo con l'industria bellica o l'invasiva presenza di basi militari estere nel nostro paese che drenano enormi risorse e frenano lo sviluppo della collettività.
Scegliere la pace significa disertare il razzismo e l'intolleranza che fomentano l'odio necessario a individuare il nemico da combattere in chi parla una lingua diversa, crede in un'altra religione o, semplicemente, la pensa diversamente da noi.
Il 3 e 4 novembre torneremo in piazza, a Trapani, per sostenere le ragioni del pacifismo e dell'internazionalismo perché non esistono guerre giuste o necessarie, ma solo massacri collettivi voluti da chi si spartisce il mondo sulla pelle di tutti i popoli.
Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, agli studenti, ai lavoratori, alle associazioni e alle strutture di base affinché si uniscano a noi in una due giorni all'insegna dei valori della pace e della cooperazione, della solidarietà e della giustizia sociale, contro la cultura della morte e della sopraffazione affinché anche da Trapani si levi alta la voce di chi non vuole rassegnarsi alla normalità della guerra.
- Coordinamento per la Pace – Trapani
Sabato 3 novembre dalle ore 16 P.zza Vittorio Veneto Presidio contro la guerra – Controinformazione, spazi espositivi a cura delle associazioni
Domenica 4 novembre dalle ore 20 Via Menandro, 1 c/o sede Cobas "IV novembre, niente da festeggiare" – Proiezioni di video autoprodotti sulle guerre di ieri e di oggi
giovedì 25 ottobre 2007
COMUNICATO STAMPA
Ieri mattina 23 ottobre circa 300 persone del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa hanno occupato la sede dell'ATER di lungotevere Tor di Nona.
Verso le 11.00 di mattina i manifestanti sono entrati nell'atrio dello stabile dell'Ente e hanno chiesto al guardiano di consentire l'accesso in presidenza. Dopo una breve trattativa i manifestanti hanno fatto ingresso nei corridoi, dando vita ad un'occupazione pacifica della struttura.
Motivo della protesta, ottenere dal Presidente Luca Petrucci un incontro, che gli occupanti chiedevano vanamente da settimane, per avere chiarimenti rispetto alla paventata messa in vendita dell'ex Commissariato del Quarticciolo. Tale immobile, di proprietà dell'ATER, dismesso nel 1991, è occupato da nove anni da venti nuclei familiari censiti nella delibera comunale 110/05 sull'emergenza abitativa e sede di uno spazio sociale attivo da cinque anni.
Negli ultimi tempi diverse voci circolano rispetto il futuro dello stabile occupato: qualcuno lo vorrebbe trasformare in una struttura sanitaria privata, qualcun altro lo vorrebbe adibire a residenza universitaria. Gli occupanti, invece, premono affinché lo stabile non diventi l'ennesimo immobile oggetto di speculazioni all'interno di una città in cui le scelte politiche tendono sempre più verso la totale svendita del patrimonio pubblico ai soliti noti e mai all'utilizzo sociale degli edifici pubblici, siano anche essi in disuso da decenni.
A fronte della gravissima emergenza abitativa romana gli occupanti chiedono l'immediata applicazione di quanto previsto nella delibera comunale 110/05 in materia di cambio di destinazione d'uso degli immobili dismessi.
Dall'Ater, che circa un anno fa propose agli occupanti dell'ex Commissariato del Quarticciolo l' acquisto del degradato immobile per la “modica cifra” di tre milioni di euro, mentre offre a ricchi parlamentari e liberi professionisti la possibilità di acquistare a prezzi al di sotto del mercato gli alloggi di pregio siti nel centro storico, ci si attende che prenda in considerazione la possibilità di avviare a Roma, come già avviene con altri Enti, un percorso di autorecupero degli immobili dismessi. (Legge Regionale 55/98)
I manifestanti, inoltre, respingono con forza le diffamatorie dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dal Presidente dell'ATER, secondo cui durante la protesta sarebbero avvenuti danneggiamenti e furti; se così fosse stato, la delegazione ricevuta dal Presidente non avrebbe spontaneamente fornito i propri dati anagrafici. Si ritiene inaccettabile il tentativo di ridurre la protesta pacifica e legittima di chi vive da anni in edifici abbandonati al degrado in attesa che gli organi preposti diano risposta all'emergenza abitativa, in una sorta di invasione barbarica. Si auspica la pubblica smentita di quanto affermato diffamatoriamente dal Presidente dell'Ater e si considera doveroso da parte delle istituzioni l'assunzione di responsabilità per i disagi causati ai cittadini dall'imperizia con cui da decenni viene affrontato il problema della casa nella città di Roma.
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Laboratorio Sociale La Talpa
Occupanti dell'ex Commissariato del Quarticciolo
Verso le 11.00 di mattina i manifestanti sono entrati nell'atrio dello stabile dell'Ente e hanno chiesto al guardiano di consentire l'accesso in presidenza. Dopo una breve trattativa i manifestanti hanno fatto ingresso nei corridoi, dando vita ad un'occupazione pacifica della struttura.
Motivo della protesta, ottenere dal Presidente Luca Petrucci un incontro, che gli occupanti chiedevano vanamente da settimane, per avere chiarimenti rispetto alla paventata messa in vendita dell'ex Commissariato del Quarticciolo. Tale immobile, di proprietà dell'ATER, dismesso nel 1991, è occupato da nove anni da venti nuclei familiari censiti nella delibera comunale 110/05 sull'emergenza abitativa e sede di uno spazio sociale attivo da cinque anni.
Negli ultimi tempi diverse voci circolano rispetto il futuro dello stabile occupato: qualcuno lo vorrebbe trasformare in una struttura sanitaria privata, qualcun altro lo vorrebbe adibire a residenza universitaria. Gli occupanti, invece, premono affinché lo stabile non diventi l'ennesimo immobile oggetto di speculazioni all'interno di una città in cui le scelte politiche tendono sempre più verso la totale svendita del patrimonio pubblico ai soliti noti e mai all'utilizzo sociale degli edifici pubblici, siano anche essi in disuso da decenni.
A fronte della gravissima emergenza abitativa romana gli occupanti chiedono l'immediata applicazione di quanto previsto nella delibera comunale 110/05 in materia di cambio di destinazione d'uso degli immobili dismessi.
Dall'Ater, che circa un anno fa propose agli occupanti dell'ex Commissariato del Quarticciolo l' acquisto del degradato immobile per la “modica cifra” di tre milioni di euro, mentre offre a ricchi parlamentari e liberi professionisti la possibilità di acquistare a prezzi al di sotto del mercato gli alloggi di pregio siti nel centro storico, ci si attende che prenda in considerazione la possibilità di avviare a Roma, come già avviene con altri Enti, un percorso di autorecupero degli immobili dismessi. (Legge Regionale 55/98)
I manifestanti, inoltre, respingono con forza le diffamatorie dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dal Presidente dell'ATER, secondo cui durante la protesta sarebbero avvenuti danneggiamenti e furti; se così fosse stato, la delegazione ricevuta dal Presidente non avrebbe spontaneamente fornito i propri dati anagrafici. Si ritiene inaccettabile il tentativo di ridurre la protesta pacifica e legittima di chi vive da anni in edifici abbandonati al degrado in attesa che gli organi preposti diano risposta all'emergenza abitativa, in una sorta di invasione barbarica. Si auspica la pubblica smentita di quanto affermato diffamatoriamente dal Presidente dell'Ater e si considera doveroso da parte delle istituzioni l'assunzione di responsabilità per i disagi causati ai cittadini dall'imperizia con cui da decenni viene affrontato il problema della casa nella città di Roma.
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Laboratorio Sociale La Talpa
Occupanti dell'ex Commissariato del Quarticciolo
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