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mercoledì 15 febbraio 2012

NESSUN GIOCO SULLE NOSTRE VITE

Roma, 13 Febbraio 2012
COMUNICATO STAMPA
NESSUN GIOCO SULLE NOSTRE VITE
MARTEDI’ 14 FEBBRAIO ORE 16.00
MANIFESTAZIONE in Campidoglio
Domani Alemanno si recherà dal Premier Monti per affrontare la controversa questione della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Lo farà, però, da Sindaco di una città che la sua medaglia d’oro l’ha già vinta: è quella dell’emergenza abitativa, della precarietà, degli sfratti, della cementificazione, ed ora degli sgomberi. Non possiamo rimuovere facilmente quello che è accaduto sabato scorso, con centinaia di famiglie sgomberate da un palazzo vuoto ed abbandonato nel quartiere Montagnola (via Adolfo Ravà), mentre imperversava il maltempo, il freddo, la neve. Evidentemente i sondaggi d’opinione ed il calore dei salotti buoni dove si disegna il futuro della Roma Olimpica, distolgono le autorità che governano questa città dai problemi reali delle persone comuni, proprio come quelli delle 200 famiglie che si erano rifugiate nell’im mobile di proprietà dell’INARCASSA (istituto previdenziale che tra l'altro sta creando non pochi problemi agli inquilini residenti negli immobili di sua proprietà con aumenti d'affitto insostenibili), autorganizzandosi per affrontare l’emergenza che tutti, fino a qualche ora fa, avevano sulla bocca. Non è un problema di legalità, ma di dignità.
La Roma che abbiamo oggi sotto gli occhi, non è soltanto una città in cui ci si spara un giorno si e l’altro pure, è una metropoli con enormi contraddizioni e problemi. 40.000 persone sono da anni in attesa di una casa popolare e tante altre neppure tentano più la lotteria della domanda. Più di 200.000 persone vivono in condizioni di precarietà o di vera e propria emergenza abitativa. Poi la strage quotidiana degli sfratti, dei pignoramenti, le cartoline che ci giungono da ogni angolo e che mostrano una città dove in ogni anfratto c’è una tenda, una baracca, in ogni quartiere si può toccare con mano una realtà fatta di sovraffollamento e di situazioni di coabitazione forzata; di inquilini di enti una volta pubblici a cui vengono triplicati gli affitti o ai quali vengono vendute, d’un colpo, le case che hanno abitato per una vita (N.B. senza che se l e possano comprare).
Ma evidentemente queste ed altre questioni, sono a tutti note. Quello che è importante capire, una volta per tutte, è qual è il modello che ci viene proposto. Il messaggio che abbiamo ricevuto in questi giorni è quello di un governo della città che si presenta come un Robin Hood alla rovescia: togliere a chi già non ha, per dare tutto ed ancora di più, ai soliti noti. Rubare ai poveri per dare ai ricchi. Usare il manganello al posto delle necessarie soluzioni.
Per queste ragioni intendiamo chiedere al Sindaco Alemanno se ha intenzione, come ha fatto per le Olimpiadi, di fissare un incontro col Premier Monti in cui discutere ed affrontare il problema della casa e dell’emergenza abitativa. Non solo è necessario realizzare subito una moratoria degli sfratti e delle vendite del patrimonio pubblico e degli enti previdenziali, è necessario mettere in campo nel giro di pochi mesi un vero e proprio PIANO STRAORDINARIO PER L’EMERGENZA ABITATIVA. Pensiamo che il governo debba dire chiaramente se intende, con la stessa rapidità con cui ci ha costretto a rimanere a lavoro per l’intero ciclo della nostra esistenza e con la quale ci sta condannando alla precarietà eterna, se ha intenzione di mettere in campo finanziamenti, aree, strutture (a partire dalle caserme dismesse), procedure accelerate e d’urgenza.
Lo faremo domani pomeriggio nell’incontro con il Sindaco fissato per le ore 18.00
Già annunciando che rilanceremo nelle successive settimane la mobilitazione, finché non avremo riconquistato il diritto alla casa e all’abitare che i Re di Roma ed i loro difensori, ci vogliono ancora una volta rubare.


Movimenti per il Diritto all’Abitare
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Blocchi Precari Metropolitani
Comitato Obiettivo Casa

giovedì 22 dicembre 2011

E' ORA CHE ALTRI PAGHINO IL PREZZO DELLA LORO CRISI RIPRENDIAMOCI LA CITTA' RIPRENDIAMOCI TUTTO

E' ORA CHE ALTRI PAGHINO IL PREZZO DELLA LORO CRISI
RIPRENDIAMOCI LA CITTA'
RIPRENDIAMOCI TUTTO



FRONTE DEL PORTO
dalle caserme, all'acqua, ai trasporti… GOOD BUY ROMA!
In via del Porto Fluviale 12 c’è un enorme palazzo che fu un deposito merci del ministero della difesa. Dopo anni di abbandono è stato occupato, quasi nove anni fa, da centinaia di persone in grave emergenza abitativa che con tanto lavoro lo hanno trasformato in altrettante case e ne hanno fatto un luogo accogliente per sé, per le proprie famiglie e per tutti coloro che hanno avuto la fantasia e la curiosità di affacciarsi alla sala da thè, ad una mostra d’arte, una serata di musica dal vivo, ai corsi di cucina dal mondo, alle feste per grandi e bambini o al cineforum.
Con la delibera n°8/2010 del Comune di Roma, questa e altre 14 strutture tra caserme e forti (Boccea, Pietralata, Bravetta, Papareschi…) vengono fatte oggetto di un accordo tra Comune e Ministero della Difesa per la messa in vendita e il contestuale cambio di destinazione d’uso di questo patrimonio per risanare le casse di un ministero come quello della Guerra che non conosce crisi e vergogna.
Si tratta di un patrimonio inestimabile fatto di ettari ed ettari di terreno libero nel cuore della città nonché strutture appena dismesse che potrebbero essere immediatamente utilizzabili per i tanti bisogni di servizi e spazi pubblici in una metropoli sempre più cara, congestionata ed inaccessibile come questa in cui viviamo. La vendita delle caserme si va a sommare alle conseguenze del Piano “regalatore” di cemento, alle speculazioni che sono via via calate sulla città dai mondiali di nuoto, alle torri dell’ex ministero delle finanze all’eur o l’ex Fiera di Roma… fino al prossimo pacchetto da 35 delibere di deroghe urbanistiche che il Comune di Roma si appresta ad approvare.
Con il Governo Monti, paladino dell’austerity per tutti tranne che per palazzinari e banchieri, tornano alla ribalta i processi di dismissione del patrimonio pubblico: evidentemente il fallimento delle cartolarizzazioni volute da Tremonti che a tutti noi è costato 1,7 miliardi di euro per qualcun altro ha rappresentato un’occasione di lucro che è pronto a replicare.
Accettare la S –VENDITA (perché per il Comune si tratta proprio di due spicci) significa per l’ennesima volta permettere che la crisi economica e di sistema venga usata come grimaldello per l’attacco ai diritti e ai beni comuni a vantaggio dei profitti di pochi e di una crescente e permanente diseguaglianza sociale: dall’acqua controllata dall’Acea di parentopoli e che si oppone al nettissimo risultato referendario per l’acqua pubblica, dall’Atac che da un lato precarizza i lavoratori e dall’altro aumenta ad 1,50 euro il prezzo del biglietto, dalla sanità con ospedali, consultori e ASL che chiudono, al diritto all’abitare in una città con periferie sempre più estese e affitti improponibili, dalla formazione di ogni ordine e grado fino alla gestione dei rifiuti ostaggio dei soliti noti che ostacolano la scelta della raccolta differenziata e del riuso.
Ma ROMA NON E’ IN VENDITA!
Per questo invitiamo chi nel territorio dell’11° Municipio e nella città tutta si batte contro questo nuovo sacco di Roma e per difendere diritti, spazi pubblici e beni comuni, a ritrovarsi in questa piazza del “Natale Precario”. Dai comitati per l'acqua pubblica, ai comitati NoPup, ai movimenti per il diritto all’abitare, ai comitati che si battono contro il business delle discariche e degli inceneritori, fino a chiunque vuole conquistare e costruire un'altra città libera dalle speculazioni e dai palazzinari, a chiunque crede che riprendersi la città vuol dire anche ribellarsi alla crisi ed alla precarietà in cui vengono sempre più ingabbiate le nostre vite.
VENERDI’ 23 DICEMBRE
dalle ore 16.00
Piazza Enrico Fermi alias Piazza del Natale Precario
comunic –azione - giochi contro la crisi – teatro – musica
dalle ore 18.00 ASSEMBLEA PUBBLICA
voci contro la precarietà e le privatizzazioni

Promuovono: ABITANTI DEL PORTO FLUVIALE – COORDINAMENTO CITTADINO DI LOTTA PER LA CASA

giovedì 19 maggio 2011

Comunicato CASALIBERATUTTE

Giovedì19 maggio – ore 14.30
PRESIDIO SOTTO L’ASSESSORATO PER LA CASA
via della Moletta (dietro il mercato di Garbatella)

Dopo cinque giorni di occupazione stiamo ancora resistendo e vivendo
nella ex scuola elementare “Giulio Verne” (in via dei Tordi 38) !!
Lo stabile che abbiamo liberato sabato 14 maggio è infatti una scuola
che, fino a due anni fa, era frequentata dai bambini e bambine del
quartiere. Poi il Comune di Roma ha deciso che non c’erano più bambini e
che la scuola poteva essere chiusa. I bambini però ci sono ancora,se è
vero che, lo scorso dicembre, il comune ha espresso la volontà di
concedere lo stabile ai privati per trasformarlo nell’ennesima scuola
privata.
Noi rifiutiamo la logica della privatizzazione degli spazi pubblici, la
loro messa a profitto a favore di speculatori e interessi privati.
Per questo l’abbiamo occupata, per sviluppare al suo interno il nostro
progetto socio-abitativo.
Da sempre le donne sono determinanti e determinate all’interno della
lotta per abitare.
Scegliamo!
Ci prendiamo una casa per tutte, uno spazio che risponda al nostro
bisogno di casa con la nostra specificità: vivere il nostro quotidiano
tra donne. Casaliberatutte è la soluzione che abbiamo scelto, per
reagire alla crisi che ci vorrebbe lavoratrici ed allo stesso tempo
madri a casa . Questa casa è l’autodeterminazione che mettiamo in
pratica per far fronte alla mancanza di questo stato e dei servizi
sociali che ci dimostrano la loro inefficenza e incapacità nel
rispondere ai bisogni delle donne.
Le case-famiglia sono strutture non accoglienti costrittive e solo un
tampone temporaneo .Come le case rifugio per chi lotta per uscire dalla
spirale della violenza.
Vogliamo costruire spazi autogestiti in cui sostenere e reinventare le
nostre esistenze.
Una casa dove autodeterminare e reinventare la nostra vita giorno dopo
giorno, libere da ricatti economici, politici, culturali, familiari.
Una casa aperta al quartiere e alla città, dove intrecciare percorsi di
lotta e di vita differenti, e costruire reti di solidarietà,
informazione e resistenza. La fisicità di un luogo e la possibilità di
sperimentazione sociale collettiva contro le logiche autoritarie sono
centrali per i percorsi di rafforzamento e di autonomia delle donne.

casaliberatutte

mercoledì 16 febbraio 2011

Cosa sono questi Stati Generali?

La vetrina che il sindaco Alemanno sta allestendo per presentare in pompa magna alla presenza di Giulio Tremonti e del sultano Berlusconi, progetti improbabili e devastanti che nulla hanno a che fare con le reali necessità della nostra città. Nono sono idee sue ma dei costruttori e dei potenti che vogliono ancora una volta saccheggiare le risorse della città, facendo di Roma LA CAPITALE DEL CEMENTO, DELLA CRISI E DELLA PRECARIETA’.
Si parlerà di radere al suolo Torbellamonaca invece che di riqualificarla; di realizzare “isole artificiali” e di altro cemento da rovesciare sul “Mare di Roma” per fare case ed alberghi di lusso; si parlerà delle speculazioni che già coinvolgono l’EUR come tanti altri quartieri della città; di come regalare le caserme ai privati; di come privatizzare ulteriormente servizi pubblici fondamentali come Acqua, Luce, Rifiuti, Asili e Scuole. Di come spacciare il cosiddetto housing sociale per una soluzione al problema della casa. Di come disegnare a colpi di razzismo una città ancora più fragile ed escludente.




Si parlerà di come S/VENDERE ROMA e i suoi abitanti.






Facciamo i seri! Roviniamo la Vetrina di Alemanno e Berlusconi!






Siamo quelli in difesa dei territori e del verde dall'aggressione del cemento.
Siamo quelli per l'acqua e per i servizi pubblici contro la privatizzazione di Acea, Ama, Atac, degli Asili.
Siamo lavoratori ed utenti scontenti del trasporto pubblico sempre più insufficiente, sempre meno pubblico.




Siamo quelli che si sono veramente stancati di vedere quanti bambini/e rimangono fuori dagli asili pubblici.
Siamo il mondo della cultura a cui si continuano a tagliare fondi e a chiudere spazi.
Siamo quelli che non riescono a pagare affitti e mutui e reclamano case popolari.


Siamo precari e precarie che reclamano tariffe sociali e reddito garantito per tutti e tutte.

lunedì 8 novembre 2010

appello manifestazione 20 novembre a L'Aquila

Sono passati quasi due anni dal terremoto e qui a L’ Aquila va sempre peggio, per questo abbiamo deciso di tornare ancora una volta in piazza. Lo faremo il 20 novembre, invitando i movimenti a partecipare e a farsi carico di una situazione drammatica.
Sulla nostra pelle si è fatto e si sta facendo di tutto, la nostra città sta morendo, tra il disinteresse generale: vi invitiamo a stare un giorno con noi, per capire, per lottare. Oggi L’Aquila è una città fantasma, svuotata, senza più abitanti, dove si sopravvive senza diritti, senza lavoro, senza casa, con una crisi economica e sociale che colpisce sempre più persone. Ma la crisi di questa città è la crisi di un intero sistema e quanto viviamo noi è un modello che rischia di riproporsi, in dimensioni e modalità ancora più drammatiche.
Manifestare a L’Aquila non significa solo essere a fianco di circa centomila persone. Significa soprattutto capire che le catastrofi oggi
rappresentano sia la nuova frontiera dell’arricchimento, sia la forma
di governabilità, il modello con il quale imporre l’ordine attraverso
lo stato di emergenza. Il terremoto ha rappresentato il varco oltre il quale ciò che prima non era politicamente conveniente è diventato condivisibile, “necessario”. Si sta distruggendo un territorio e
si sta riducendo una città ad un’unica strada, ad un centro commerciale,
ad una serie di dormitori, ad una miriade di baracche.
Contemporaneamente ci vengono rubati i diritti: prima del terremoto nessun@ avrebbe accettato la limitazione delle proprie scelte, persino
nell’agire quotidiano, nessun@ avrebbe accettato di essere trattato non più come un cittadino ma come un mendicante costretto a ringraziare.
Nessun@ avrebbe accettato di essere licenziato dall’oggi al domani,
di perdere la propria attività lavorativa, di vivere tra transenne,
cancelli, colonne di mezzi militari e divise di ogni genere. Nessun@
avrebbe tollerato che i morti, i crolli, le difficoltà, la miseria,
diventassero oggetto di speculazione per le grandi imprese o di propaganda per i politicanti. Questo è il vero volto del “miracolo”
aquilano: un disastro! Si sono serviti di operazioni ciniche e
violente: la militarizzazione del territorio, i sistemi di
controllo, i campi, la sovraesposizione del G8, la Protezione Civile, i
commissariamenti, le menzogne, il buonismo, la creazione di falsi nemici e di falsi miti.
Vogliono produrre una società priva di ogni capacità critica, decisionale, resistenziale, frantumata in tante microscopiche nicchie; una società che rinunci alla propria dignità in cambio di quattro baracche con il televisore al plasma. E vogliono un territorio ridotto a merce. E’ quanto sta accadendo qui, in quella che era una tranquilla cittadina di provincia, è quanto potrebbe accadere ovunque!

EPICENTRO SOLIDALE

domenica 1 agosto 2010

COMUNICATO RADIO STAMPA

Comune di Roma e Bilancio 2010: Primi successi dell’autorganizzazione

Le occupazioni della Tesoreria e dei Musei capitolini ed il presidio in piazza del Campidoglio di alcune centinaia di cittadini, dei movimenti per il diritto all’abitare, di lavoratori/trici dei sindacati autorganizzati e di base (USI AIT, COBAS, RdB/USB, UNICOBAS) il 29 luglio hanno dato i primi risultati positivi, nella lunga lotta contro il Bilancio proposto dalla Giunta di Alemanno, i tagli e i licenziamenti proposti da Comune ed Aziende della Holding Campidoglio.

Una mobilitazione che aveva visto come suo momento più alto il 15 luglio con una Piazza occupata da oltre un migliaio di persone, ma che nel caso dell’USI AIT e degli operatori sociali in lotta aveva visto iniziative con lo sciopero del 25 giugno e il presidio con l’incontro con il Capo di Gabinetto del Sindaco, il presidio al Dipartimento delle politiche sociali il 1 luglio ed il dibattito del 7 luglio organizzato presso la sala riunioni dei gruppi consiliari. Lotte ed iniziative che hanno aperto un confronto politico con i consiglieri anche di maggioranza su una Piattaforma unitaria:

Richiesta di stralcio della delibera di Giunta del 25 giugno u.s. riguardante la dismissione delle caserme, per aprire il confronto con tutti i soggetti interessati sul tema del diritto all’abitare;
Richiesta di modifica delle Delibera di Giunta sugli aumenti tariffari dei nidi e mense comunali per aprire anche un confronto sulle assunzioni e sull’apertura degli 11 nidi già approntati.
Confronto sul Piano Assunzionale del Comune e finanziamenti alle Biblioteche Comunali.
Confronto e risoluzione dei licenziamenti dei lavoratori dei canili Comunali (che tra l'altro devono ricevere gli stipendi di fatto bloccati da problemi tecnici) e della Società Multiservizi s.p.a. Servizi per il verde pubblico.
Intervento immediato per sanare la disparità di trattamento riservato alle lavoratrici donne della società Trambus Open,
Riquantificazione dei finanziamenti per i Servizi Sociali in essere ai singoli municipi per il personale A.E.C. (Assistenti Educativi Comunali) e rispetto del CCNL per tutti gli Operatori Sociali delle Cooperative.
Rilancio e riqualificazione della Società FARMACAP e dei Servizi di teleassistenza e Sociale ad essa affidati.
Apertura di un confronto tecnico sulla formazione professionale.

La mobilitazione del 29 luglio ci ha infine reso possibile l’incontro dei movimenti e dei lavoratori in lotta con gran parte degli ASSESSORI della Giunta con la presenza degli on. Gramazio (capogruppo del PdL), Quadrana (Lista Civica) e Alzetta (Sinistra Arcobaleno - Roma in Action), che si ringrazia per l’impegno e per la presentazione degli ordini del giorno sulle varie questioni

L’incontro del 30 luglio, fin dalla mattina (presenti gli Assessori: Antoniozzi, De Lillo, Marchi, Bordoni, Cavallari, Croppi) ha permesso un confronto tra movimenti, sindacati autorganizzati e di base e Giunta Comunale su molti temi di particolare criticità per la città di Roma e per i/le lavoratori/trici interessati/e; temi su cui si è riusciti in parte ad ottenere aperture della Giunta (anche rispetto agli ordini del giorno presentati), su altri dovranno riprendersi le mobilitazionii a partire da settembre. Un risultato positivo dell’insieme dell’antagonismo romano, che su questa strada dovrà proseguire in futuro, per far diventare richieste e proposte conquiste reali e definitive.

Nella notte di votazioni alcuni ordini del giorno presentati (sia pure alcuni con parziali correzioni) sono stati approvati: quelli sulla CASA (all’interno di una grande battaglia che ci vedrà presto di nuovo tutti in campo), su MULTISERVIZI – manutenzione del verde, sui CANILI comunali; sul PARCO DI CENTOCELLE e sulla FORMAZIONE PROFESSIONALE, sul piano assunzionale del Comune (sia pure in parte corretto) dopo che era stato eliminato l’aumento delle rette dei nidi, ridotti i tagli per biblioteche e cultura, rinviato quello sulle caserme.

Altri purtroppo sono stati bocciati come quello a favore delle lavoratrici TRAMBUS OPEN e sull’aumento dei buoni pasto per l personale comunale (che aveva visto raccolte dai sindacati di base e autorganizzati RdB/USB, USI AIT e Rete Comune quasi 6.000 firme).

Ma la lotta continua … e l’impegno resta per ottenere tutto: casa, reddito, servizi, lavoro.

Roma, 31 Luglio 2010
trasmette Associazione USICONS - Ass. naz. di difesa e tutela utenti e consumatori
Rsa- Rsu -Rls Usi Ait Unione Sindacale Italiana Coordinamento Comune di Roma, Aziende Holding
Campidoglio e cooperative sociali-enti del terzo settore
usiait1@virgilio.it

lunedì 22 febbraio 2010

sgombero della ex-scuola T.Grossi a Centocelle

breve comunicato di aggiornamento sulla situazione della scuola di centocelle

Comunicato stampa sulla situazione della ex-scuola Tommaso Grossi a Centocelle


Le 100 famiglie di senza casa appartenenti ai movimenti per il diritto all’abitare, che da venerdì scorso presidiano l’edificio dell’ ex-scuola Tommaso Grossi, ribadiscono la loro gravissima situazione che ha portato questo ulteriore avanzamento della vertenza.

Le oltre 80 notti trascorse all’addiaccio sotto l’assessorato alla casa hanno trovato solo colpevoli silenzi rispetto ad una situazione che questa amministrazione comunale continua ad ignorare.

Le stesse famiglie ribadiscono l’inesistenza di una volontà specifica rispetto alla permanenza all’interno della stessa ex-scuola la quale - oltre ad essere inadatta per una condizione abitativa - è destinata ad ospitare (seppur con incomprensibili ritardi) servizi socio-sanitari frutto di percorsi totalmente condivisibili.

Tale volontà è stata espressa anche nell’incontro con il presidente del settimo municipio Roberto Mastrantonio.

Le famiglie ringraziano le centinaia di persone del quartiere di Centocelle che .a venerdì socializzano e solidarizzano con una situazione di grande necessità.

Alla vigilia dell’ approvazione di un piano casa di per sè, già estremamente carente, pensare addirittura all’utilizzo della forza pubblica per non affrontare il problema dell’emergenza abitativa o plaudire a mai avvenuti presidi di contestazione, significa negare (a dispetto di ogni elementare dato statistico) l’esistenza di un problema di crisi economico-abitativo presente in questo paese ed in particolare modo in questa città.

Movimento per diritto all’abitare.
ccordinamento.info
abitarenellacrisi.noblogs.org

martedì 29 dicembre 2009

A L'Aquila va tutto bene

Non si sente ripetere altro, dal governo, dai media e dai politici (tutti o quasi) e, molto spesso per riflesso, dalla gente comune.

Generalmente, nel bene e nel male, non è il caso di esprimersi in termini così definitivi, una regola aurea dalla quale non ci si dovrebbe astenere soprattutto in relazione ad una situazione complessa e ricca di sfumature e contraddizioni come quella aquilana, tuttavia, se in vista di una sintesi una forzatura va fatta, questa non ricalca certo i toni entusiastici e a tratti surreali utilizzati dai suddetti soggetti.
Ma andiamo con ordine.

Nella puntata di Matrix del 23/12 Bertolaso ha dichiarato pubblicamente che la ricostruzione delle case degli Aquilani non è affare che riguarda la Protezione Civile e che bensì quella fase sarà gestita dagli enti locali. Ora se da un lato la buona notizia è che finalmente la Protezione civile rinuncia a far qualcosa dopo mesi di strapotere assoluto, dall’altro la parvenza di un “ritorno alla democrazia” e di (ri)legittimazione degli enti locali nasconde tutta una serie di aspetti.

1 – Innanzitutto, implicitamente (ma neanche troppo) si ammette che in sostanza i lavori relativi alla “ricostruzione vera” non sono mai iniziati realmente, e del resto basta guardare all’enorme quantità di macerie e detriti (stimabile in milioni di metri cubi) che a distanza di quasi 9 mesi si trovano ancora nel centro storico di L’Aquila.

2 – Dopo mesi passati all’insegna di una strisciante mistificazione secondo la quale C.A.S.E e M.A.P sarebbero bastate per tutti gli sfollati, davanti allo spettro del fallimento nella migliore tradizione italiana si scarica l’onere al livello sottostante, in questo caso appunto dalla Protezione civile agli enti locali.

3 – Dopo gli innumerevoli spot mediatici seguiti alla consegna delle C.A.S.E e una volta convinta l’opinione pubblica, complice un’informazionea dir poco parziale, che a L’Aquila di più non si può fare o che addirittura tutto appunto è già stato fatto, si annuncia la ritirata strategica (dicembre o gennaio poco cambia) di chi non avrebbe mai potuto onorare le tante promesse fatte, con buona pace dei tanti ancora in situazioni di fortissimo disagio.

Attualmente, dai dati della Protezione civile emerge che al 23/12, cioè a 261 giorni dal terremoto:
- Meno di 13.000 persone risultano alloggiate tra C.A.S.E. e M.A.P, le due soluzioni abitative temporanee previste dalla Protezione civile.
- Altre 17.500 persone circa sono ancora alloggiate in albergo, nella stragrande maggioranza dei casi lontano dalla città di L’Aquila.
- Va poi considerato, alla luce delle diversissime situazioni presenti sul territorio, un’estrema difficoltà nel calcolo di tutti quelli che si sono allontanati dall’area terremotata, che hanno riparato presso parenti e amici o che sono rientrati abusivamente nelle proprie abitazioni sfuggendo al conteggio ufficiale, una cifra nell’ordine delle migliaia ma sulla quale è davvero difficile pronunciarsi in modo certo e definitivo (per una stima).

In ogni caso, dalle prime promesse che assicuravano una casa per tutti dal 15 settembre alla fine di novembre, si è passati via via ai mesi successivi fino all’attuale promessa di case consegnate entro il febbraio 2010, almeno per quanto riguarda la C.A.S.E., ossia le costruzioni durature (da 2700 euro al mq, più del doppio di quanto previsto dalla normativa edilizia antisismica) che andrebbero a formare lo scheletro delle cosidette new town. Per quanto riguarda i M.A.P. invece si parla addirittura di Aprile e oltre, tanto che lo stesso Bertolaso si è lamentato della “figuraccia” che a suo parere le ditte costruttrici gli stanno procurando.

Ma la figura peggiore la Protezione civile la fa proprio sulla questione dei subappalti per le C.A.S.E.totalmente fuori controllo, dove a seguito dell’arresto di un latitante all’interno di uno stabilimento di un’azienda locale una serie di controlli hanno portato alla scoperta di ben 132 ditte non in regola. Tuttavia, dinanzi al rischio politicamente inaccettabile di dover fermare gran parte dei lavori, la Protezione civile ha introdotto un’ordinanza (3820 del 12/11) per cui “Le autorizzazioni rilasciate dal dipartimento della Protezione civile per il subappalto dei lavori relativi alle strutture abitative e scolastiche realizzate o in corso di realizzazione, hanno efficacia dalla data di presentazione delle relative domande”. In questo modo tutto il pregresso è stato “de facto” regolarizzato, in un contesto che in parte già derogava alla normale disciplina sugli appalti. Chapeau.

In tutto ciò è da valutare l’enorme impatto economico di questa gestione post-sismica: le risorse assorbite dall’apparato della Protezione civile (il bilancio completo si avrà presumibilmente nei prossimi mesi), le spese, assai poco chiare peraltro, per il piano C.A.S.E. (altro interessantearticolo), il generosissimo canone pagato agli alberghi per ogni singolo sfollato ospitato (50 euro al giorno in media), le spese relative al mantenimento delle tendopoli (smantellate definitivamente solo in dicembre a 8 mesi dal sisma), e altre varie “spese accessorie”.

Tutte risorse che in tempi di vacche magre sono automaticamente sottratte a quelle (ma quali?) disponibili per la ricostruzione (quella vera) o se non altro per piani di intervento più inclusivi e meno impattanti per il territorio.

Ancora è di qualche giorno fa la notizia che, salvo colpi di scena dell’ultim’ora, la tanto sbandierata proroga della sospensione delle tasse per i terremotati riguarderà solo una fetta (peraltro minima) della popolazione, principalmente lavoratori autonomi e aziende con un reddito inferiore ai 200.000 euro, tagliando fuori tutti gli altri, cassintegrati compresi, che da gennaio riprenderanno a pagare regolarmente le tasse restituendo inoltre (in 60 rate) il 100% degli arretrati, il tutto in un territorio fortemente compromesso dal punto di vista delle attività produttive e del lavoro (quasi 20000 tra cassintegrati, licenziati e lavoratori in mobilità).

Se i numeri sin qui risultano giustamente inquietanti, ancor più grave, ancorchè difficilmente quantificabile, è il danno qualitativo, in termini sociali e identitari, prodotto dai processi in atto. Non si può in questa sede non rilevare ancora una volta la scelleratezza di un modello di ricostruzione periferico estremamente dispersivo che con i suoi fabbricati in larga parte permanenti sta impattando in modo irreversibile il territorio Aquilano, non riuscendo peraltro a garantire una sistemazione provvisoria a tutti gli sfollati come già ampiamente denunciato da tutti i comitati cittadini in tempi non sospetti.

Va ricordato inoltre che lo stesso sindaco di L’Aquila Massimo Cialente ha ammesso pubblicamente a più riprese di non aver partecipato al processo di individuazione delle aree (successivamente espropriate) in cui costruire le C.A.S.E. e di essere stato messo al corrente solo a cose fatte delle scelte già prese dalla Protezione civile (su questo aspetto si vedano le domande di site.it).

Evitiamo infine di soffermarci su tutta una serie di problematiche: infiltrazioni d’acqua, tubature congelate, coperture e tetti volanti, riscontrati nei nuovi fabbricati a Roio, Coppito, Cese di Preturo, Sant’Elia e persino nel tanto celebrato conservatorio di L’Aquila, appena inaugurato in pompa magna sui media nazionali.
Sempre sul versante dell’informazione, accanto all’ormai consolidata asimmetria per cui da un lato si innalzano toni trionfalistici a sostegno di ogni singolo proclama lanciato dal governo e dall’altro si tace su qualunque aspetto critico, assistiamo ultimamente a taluni moti del tutto gratuiti oltre che sfrontati (un esempio).

E tutto mentre il centro di L’Aquila, dato praticamente per risorto, continua in larga parte a marcire, in un panorama surreale nel quale l’unica presenza di casa è quella dei militari che da nove mesi ormai fanno la guardia a quartieri fantasma.

Eppure anche domani si dirà che a L’Aquila va tutto bene.

Epicentro Solidale

Related Link: http://www.epicentrosolidale.org/?p=12283

lunedì 30 novembre 2009

Abitare nella crisi - Giornata nazionale contro gli sfratti

Appello nazionale

Abitare nella crisi

Giornata nazionale contro gli sfratti

Mutui sempre più inaccessibili.
Affitti sempre più alti.
Patrimonio degli enti e delle fondazioni in dismissione.
Edilizia residenziale pubblica allo sfascio.
Edifici e aree demaniali in vendita al miglior offerente.
Consumo di suolo formidabile.
Rendita parassitaria sempre più arrogante.
Redditi sempre più inadeguati.

All’orizzonte il dramma dell’insolvenza e degli sfratti, con migliaia di nuclei familiari e di singoli inquilini stressati dalla rata del mutuo o dal canone aumentato e dall’incombente arrivo dell’ufficiale giudiziario pronto ad eseguire pignoramenti e sfratti.

La risposta del governo e delle regioni consiste nella vendita del patrimonio residenziale pubblico, nell’avvio di un piano di housing sociale e nella liberalizzazione delle procedure edilizie.
Il paese delle libertà immobiliari si appresta ad una nuova colata di cemento tra grandi e piccole opere, ad un azzeramento del ruolo pubblico nel mercato degli alloggi, ad un’aggressione senza precedenti del territorio. Una via d’uscita dalla crisi del settore edilizio che non produrrà benefici di sorta a chi oggi è in emergenza abitativa.

La rendita e la precarietà camminano una al fianco dell’altra e più aumenta la prima più la seconda si approfondisce, con salari che si svuotano di potere d’acquisto e con una scomposizione sociale devastante fatta di precarie e migranti, di giovani coppie e monoreddito, di pensionati e studentesse, dentro una frammentazione che impedisce la tutela dei diritti e limita la libertà di movimento.

A fine dicembre scade la copertura per le categorie protette che ormai riguarda pochissimi casi e così come il bonus per l’affitto, sta diventando uno strumento parziale, quasi inutile.
Da gennaio anche costoro saranno sulla graticola.

Iniziamo ad opporci a tutto questo. Lanciamo una giornata di mobilitazione nazionale articolando una mappa delle resistenze contro gli sfratti per morosità che oggi rappresentano più dell’ottanta per cento delle esecuzioni.

Chiamiamo le realtà locali impegnate contro l’emergenza abitativa, gli spazi sociali, i comitati degli inquilini, i sindacati a mobilitarsi il 4 dicembre 2009 davanti le Prefetture, presso le amministrazioni locali, in luoghi particolarmente significativi, per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi. Per avviare una campagna per il diritto all’abitare in Italia verso una necessaria manifestazione nazionale.

contro gli sfratti e la rendita
4 dicembre giornata nazionale contro gli sfratti

I movimenti, le associazioni, i collettivi di lotta per la casa
http://abitarenellacrisi.noblogs.org/

sabato 31 ottobre 2009

Solidarietà all'Experia

I compagni e le compagne del Laboratorio Sociale La Talpa esprimono la loro piena solidarietà militante agli occupanti del Centro Popolare Occupato Experia.

17 anni di solidarietà sociale fattiva, 17 annidi servizi sociali al quartiere popolare di San Cristoforo di Catania,un doposcuola per bambini, tante iniziative sociali e culturali, un punto di riferimento territoriale per chi non si piega al dilagante individualismo della società capital-liberista. Questo è il Centropopolare occupato Experia.

E come tutti gli spazi territoriali,liberati dal commercio, dallo sfruttamento, dall’affarismo, dalla speculazione, dall’autoritarismo dello Stato e di tutte le sue istituzioni, dà fastidio a chi vorrebbe avere le porte spalancate per la proprietà assoluta degli spazi fisici e delle nostre vite.

E così quando la custodia giudiziaria del centro occupato passa alla Soprintendenza, covo di allegri sperperatori di finanziamenti statali, l’affarismo economico e la repressione statale si prendono a braccetto, e così come già avvenuto per il Conchetta di Milano o per l’Ex carcere di Palermo, il dominio statale e dell’affarismo capitalista cerca dicatturare due piccioni con una sola fava: sfruttamento economico e controllo militare dei territori.
Le nostre “beneamate” forze dell’ordine il 30 ottobre hanno fatto irruzione nell'immobile di via del Plebiscito dove i compagni e le compagne del centro hanno opposto la loro presenza ai colpi di manganello di questi solerti servitori del potere. Non ci stupiamo, il loro ruolo è proprio questo.

Il pretesto dello sgombero è quello di volere riutilizzare l'immobile per attività universitarie. (Opera per altro lodevole se a queste attività potessero accedere i figli dei lavoratori e dei disoccupati). Ma la realtà è ben diversa: verranno elargiti soldi pubblici per far guadagnare le solite imprese di costruzione, dei soliti amici degli amici, per creare posti accessibili ai pochi che se lo potranno permettere...

Mentre tante strutture pubbliche restano vuote, abbandonate, come le caserme, che cadono a pezzi, si attacca chi crea nei territori abbandonati aggregazione, solidarietà, servizi sociali per i proletari e per tuttii diseredati di questa infame e liberticida società di sfruttamento.

I compagni e le compagne del Laboratorio Sociale La Talpa,
Quarticciolo, Roma

venerdì 9 ottobre 2009

L'ISOLA POSSIBILE

da http://www.lapigna.info/

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Il Comitato di Quartiere Pigneto-Prenestino invita i cittadini ad una manifestazione con assemblea pubblica in cui verranno presentate le iniziative sul territorio, i progetti di riqualificazione, le rivendicazione dei diritti negati ai giovani e vecchi, a grandi e bambini in una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura.


Un’altra città è possibile. Una città che riconosca il diritto alla casa e all’abitare. A luoghi dove i bambini possano giocare, i giovani ritrovarsi, gli anziani uscire dalla solitudine. A spazi sociali sottratti al profitto. Al reddito e ai servizi sociali. Una città bene comune. Vogliamo farlo a partire dalla nostra piazza, l’isola pedonale. Che vorremmo diventasse un’isola per i bambini, gli anziani, le donne e i giovani, un’isola della creatività, della cultura e dell’inclusione. Un’isola antirazzista. In una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura

Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione di sabato al Pigneto, a partire dalle 16.30, in cui verranno presentate le iniziative sul territorio, i progetti di riqualificazione, le rivendicazione dei diritti negati ai giovani e vecchi, a grandi e bambini.
Alle 18 assemblea pubblica.

Lunedì 5 ottobre uomini delle forze dell’ordine hanno seminato il panico all’isola pedonale. In un’operazione che in teoria doveva solo contrastare il commercio di marchi falsi, uomini in divisa grigia e caschi neri, manganelli in mano, urlando contro chiunque si trovasse a tiro, hanno inscenato un vero e proprio rastrellamento. Una caccia all’uomo nero. Hanno inseguito per lo più senegalesi che si trovavano in quel momento tra via Campobasso e via Macerata, li hanno picchiati, sono entrati nelle loro case, hanno divelto porte, sfondato vetri. Hanno portato via 25 persone. E hanno minacciato chiunque provasse a documentare la follia che stava avvenendo sotto i loro occhi. Chiedendo loro di cancellare le foto scattate. Pena l’arresto.

E’ questo il modello di città sicura che vogliamo?
E’ questo il modello di città sicura che hanno promesso?
Una caccia indiscriminata allo straniero?
Cosa giustificava un'azione del genere?
Alle richieste di spiegazioni hanno risposto che è un problema di legalità: ma chi decide cosa è più illegale tra vendere merce contraffatta, affittare al nero a prezzi alle stelle pochi metri quadrati e vendere droga alla luce del sole? Cosa rovina di più la vita delle famiglie?

Tutti i comportamenti illegali vanno censurati ma non abbiamo mai visto azioni contro gli affitti illegali. E le azioni messe in campo quest'estate per combattere lo spaccio ed evitare violenze sono miserabilmente fallite (tre accoltellamenti e tre morti per overdose).
I lavoratori immigrati che vivono al nostro fianco, al Pigneto, non amano spendere i propri soldi nei pub. Preferiscono mandarli alle proprie famiglie lontane e ritrovarsi tutti in strada finito di lavorare. Si stringono in tanti negli appartamenti, non possono accendere mutui sanguinari con le banche, ma vengono ugualmente spremuti dalla rendita immobiliare. Che ci stanno a fare al Pigneto, nel bel mezzo dell’isola che si vorrebbe trasformare in una vetrina del commercio e del divertimento? In un quartiere dove i prezzi degli immobili costringono alla fuga i vecchi abitanti - costretti dagli sfratti a rifugiarsi in una infinita, anonima periferia – a due passi da un immobile dove sta per nascere un albergo a 5 stelle, che ci fanno tanti stranieri?
Il quartiere-vetrina, dunque, va ripulito. Con ogni mezzo.

È questa la città che vogliono. Una Roma violenta verso i più deboli. Dove esistono cittadini con diritti di serie B, utili a far arretrare i diritti di tutti quanti.
È questo il Pigneto che stanno costruendo. A misura dei profitti, non dei suoi abitanti dove non esistono spazi pubblici destinati alla convivenza, al confronto, alla progettazione condivisa per risolvere i bisogni di tutti.
Quello di lunedì non è un caso isolato.

A Roma cinquantamila famiglie vivono in condizioni di disagio abitativo, 7.500 sfratti ogni anno. E 245.000 appartamenti vuoti, un monumento allo spreco e all’egoismo. Secondo i CONTRATTI A CANONE CONCORDATO un appartamento di 50 metri quadrati nel nostro quartiere dovrebbe costare circa 375 euro al mese. E invece costa il triplo. Roma è la capitale dell’emergenza casa, dell’emergenza rifiuti, del taglio dei posti letto, degli asili nido insufficienti, dell’esclusione sociale, del traffico cronico, dell’evasione fiscale, gli investimenti della mafia e il narcotraffico. Dinanzi a una tale allarme scopriamo che il vero problema della città sono le merci contraffatte e chi si cerca di garantire il diritto ad una casa.

Negli ultimi due mesi il sindaco e il prefetto hanno messo in campo una vera e propria strategia di repressione.
Se la sono presa con gli immigrati, e con le case abitate da chi ha deciso di prendere con le proprie mani un diritto che gli veniva negato. Lo sgombero del Regina Elena e gli arresti alla ex scuola 8 marzo, due immobili occupati per l’emergenza abitativa, lo stanno a dimostrare.
Vogliamo dimostrare che un’altra città è possibile. Una città che riconosca il diritto alla casa e all’abitare. A luoghi dove i bambini possano giocare, i giovani ritrovarsi, gli anziani uscire dalla solitudine. A spazi sociali sottratti al profitto. Al reddito e ai servizi sociali. Una città bene comune.

Vogliamo farlo a partire dalla nostra piazza, l’isola pedonale. Che vorremmo diventasse un’isola per i bambini, gli anziani, le donne e i giovani, un’isola della creatività, della cultura e dell’inclusione. Un’isola antirazzista. In una città che oggi, purtroppo, si vuol far vivere nella paura.

Sabato 10 ottobre 2009 a partire dalle 16.30
Isola Pedonale Pigneto
Il Comitato di Quartiere Pigneto - Prenestino
contatti@lapigna.info

lunedì 28 settembre 2009

Libertà per l'ex 8 marzo.

Il 14 Settembre nello stabile occupato (l’ex-scuola 8 Marzo) di via dell'Impruneta alla Magliana, che ospita una quarantina di famiglie in emergenza abitativa, sono state arrestate cinque persone con l'accusa di associazione a delinquere ed estorsione.

L'impianto accusatorio è fondato sulla singola testimonianza di una persona allontanata dall'occupazione tempo fa per i suoi comportamenti violenti. Da mesi i carabinieri indagano su questa denuncia senza aver prodotto altre prove a carico delle persone arrestate, tutte incensurate e con regolare attività lavorativa. Ciò nonostante la giudice per le indagini preliminari il 21 Settembre ha convalidato l’arresto.

Uno degli arrestati, Gabriele Giovanetti, è un ricercatore in fisica, collaboratore dell'INFN, e lavora tra i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania e il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma "Sapienza". Sappiamo per conoscenza diretta che lui e gli altri arrestati sono quanto di più lontano dal ritratto montato dalle accuse del Pubblico Ministero e dalla campagna mediatica dei quotidiani romani "Il Tempo" e "Il Messaggero". Ci chiediamo, soprattutto, come un'indagine costruita su presupposti così labili possa aver portato all'arresto, vista la mancanza di pericolo di fuga e d’ inquinamento di prove.

Questo appello chiede la liberazione di Gabriele e degli/lle altri/e 4 occupanti, chiede che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e chiede che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all'abitare e non può certo essere ricostruita come una questione di malavita.

Luca Leuzzi, Ricercatore CNR, Roma
Fabrizio Ameli, Ricercatore INFN, Roma
Emanuele Cozzo, Università “Sapienza”, Roma

http://www.petizionionline.it/petizione/liberta-per-lex-8-marzo/42

mercoledì 16 settembre 2009

Solidarietà a chi lotta per la casa


Solidarietà ai compagni e alla compagna dell'occupazione 8 Marzo di Roma, arrestati con accuse false e infamanti, per screditare i movimenti di lotta per la casa.


Non è un caso che la campagna infamatoria è partita dal Messaggero, che come tutti sanno è quotidiano di proprietà del palazzinaro Caltagirone.


Di seguito il link dove si può vedere come sono andati i fatti la mattina del 14 settembre quando le forze dell'ordine sono arrivate alle 4,30 di mattina e hanno portato via i cinque compagni.

Ma dove si può vedere anche la risposta degli occupanti e degli abitanti del quartiere della magliana.




Venerdi ci sarà una manifestazione in solidarietà a tutti i movimenti di lotta per la casa; come descritto dal manifesto di apertura.


mercoledì 2 settembre 2009

SOLIDARIETA’ ALL’EX-KARCERE DI PALERMO E A TUTTE LE OCCUPAZIONI SOTTO SGOMBERO

Il Laboratorio Sociale la Talpa dell’ex questura occupata di Quarticciolo e la sezione di Roma della Federazione dei Comunisti Anarchici esprimono la loro solidarietà ai compagni e alle compagne del csoa ExKarcere di Palermo, sgomberati da polizia e carabinieri la mattina del 31 agosto, in completo asservimento alle istanze speculative dettate dall’Opera Pia in combutta con l’amministrazione regionale.

Forse non è una coincidenza che in questo fine agosto e inizio settembre lo Stato si sia accanito su diverse realtà occupate italiane.
L’ExKarcere di Palermo, la villa di Genova occupata da compagni anarchici, il Regina Elena di Roma, dove 352 famiglie sono state deportate in strutture inadeguate, sono gli ultimi esempi di un tentativo di cancellare gli spazi liberati dalla speculazione e dal degrado sociale e culturale.

Evidentemente la pratica della liberazione fisica di spazi e il contendere gli stessi alle logiche speculative dei palazzinari di tutte le fedi religiose e politiche, è una pratica che spaventa i faccendieri dell’edilizia che, se tali pratiche si diffondessero non si sentirebbero più tanto liberi di fare i loro sporchi affari con le amministrazioni pubbliche.

Dall’altro lato gli sgomberi abitativi alimentano il “mercato” dei finanziamenti pubblici verso tutti quei privati che offrono i loro stabili per “ospitare” gli sfollati. Solo il Comune di Roma sborsa più di 30 milioni di euro all’anno a questi “benefattori”, tra cui, ricordiamo, ci sono molte associazioni religiose. Un didattico esempio di come si realizza praticamente il connubio tra politica e capitale privato e che spiega chiaramente il motivo per cui il Comune non spende queste risorse nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, oltretutto meno dispendiose e più funzionali.

La diffusione invece di centri sociali spaventa i padroni e i loro servi perché contende spazio alla cultura dominante, opponendosi alla mercificazione delle vite, oltre a rappresentare le uniche opposizioni politiche territoriali al capitale e alle sue forme sovrastrutturali.

Se lo Stato ci sgombera risponderemo con altre occupazioni!

Roma, 2 settembre 2009

Laboratorio Sociale la Talpa
Federazione dei Comunisti Aanarchici - Roma

Solidarietà alle famiglie del Regina Elena

A Roma la mattina del 1 settembre è stata sgomberata l'occupazione abitativa più grande della città.
Soprannominata il Regina Elena, edificio ubicato nei pressi dell'Università la Sapienza, conteneva circa 350 nuclei famigliari multietnici.

Le forze dell'ordine sono arrivate verso le 5,00 del mattino e con gli autobus dell'ATAC hanno portato via gli abitanti dividendoli in 3 "residence" abitativi dell'ultimo tipo (Cameroni dove le persone sono state stipate divise per sesso), ovviamente lontanissimi dal decoro urbano del centro città.

Le tre più grandi organizzazioni di lotta per la casa di Roma (tutte e tre delle quali erano nell'occupazione del R. Elena) hanno organizzato un presidio sulla piazza del Campidoglio e 9 di loro sono saliti sul tetto della pinacoteca capitolina che si affaccia sulla piazza del Campidoglio.

Insieme ai compagni del Laboratorio Sociale La Talpa siamo andati a portare la ns solidarietà. Per ora la situazione è tranquilla. Questa mattina ci dovrebbe essere l'incontro con l'assessorato alle politiche sulla casa, mentre Alemanno, abbiamo appreso ieri, è in missione in quel di Lourdes.

La cosa interessante è che alcuni di questi residence sono gestiti da una confraternita religiosa che ora riceverà un bel pò di soldi pubblici per "l'accoglienza".
Il Comune di Roma, per far finta di risolvere l'emergenza abitativa, versa più di 30 milioni di euro di affitto all’anno ai privati (tra cui molte comunità cattoliche), piuttosto che investire nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, meno dispendiose e più funzionali.

Molti dei bambini erano gia stati iscritti alle scuole vicine al Regina Elena per cui oltre al danno di non avere più la loro intimità famigliare, rischiano di perdere l'anno scolastico.

venerdì 31 luglio 2009

REGIONE: POLIZIA E CARABINIERI CARICANO I MOVIMENTI DI LOTTA PER LA CASA. FERMI E FERITI, MA STRAPPANO L'INCONTRO CON IL PRESIDENTE MARRAZZO.

Un altra manifestazione di eroico comportamento delle forze dell'ordine di fronte a pericolosi terroristi.

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REGIONE: POLIZIA E CARABINIERI CARICANO I MOVIMENTI DI LOTTA PER LA CASA. FERMI E FERITI, MA STRAPPANO L'INCONTRO CON IL PRESIDENTE MARRAZZO.

I movimenti per il diritto all’abitare hanno subito una durissima carica da parte dei carabinieri davanti la sede della regione Lazio, in via della Pisana. Diversi i fermati e i feriti tra i manifestanti, tra i quali ci sono anche molti bambini. Un gruppo è riuscito a entrare all’interno della sede della regione e si è asserragliato nell'aula della commissione Casa, interrompendone i lavori.

Anche dentro si sono verificate cariche e si registrano diversi feriti tra i manifestanti. La regione Lazio vuole chiudere in fretta e furia la proposta di legge sulla casa approvata dalla Giunta, senza prendere in considerazione le obiezioni sollevate dai movimenti, compresa la possibilità di rinviare il tutto a settembre costruendo un percorso partecipato nell’approvazione della legge.

Questo comportamento ci ricorda le modalità di Veltroni durante l’approvazione del Piano Regolatore Generale. Anche in quell’occasione i movimenti provarono a sollevare l’inadeguatezza e i limiti evidenti sul fronte dell’emergenza abitativa, mentre le necessità dei costruttori venivano ampiamente considerate.

Come allora, le uniche risposte sono le manganellate delle forze dell’ordine. Dopo tre ore di blocco di via della Pisana, blocco del raccordo anulare e una pressione costante sui consiglieri e assessori regionali, i movimenti hanno strappato un incontro con il presidente Marrazzo che avverrà tra pochi minuti. Nel frattempo, centinaia di persone sono rientrate nell'area del parcheggio della Pisana e hanno ripreso il sit-in di massa.

INVITIAMO TUTTI I MOVIMENTI, I CENTRI SOCIALI, LE OCCUPAZIONI, I COMITATI E LE ASSOCIAZIONI A RAGGIUNGERE IL PRESIDIO ALLA PISANA!
CHIEDIAMO IL RILASCIO IMMEDIATO DI TUTTI I FERMATI!

Rete dei movimenti romani per il diritto all’abitare
Roma, 31 luglio 2009