mercoledì 4 marzo 2009

Comunicato Commissione Sindacale FdCA

La crisi non è un flagello biblico mandato dal cielo, ma un lucido attacco alle condizioni di vita dei lavoratori.
Non serve pregare, è necessario rilanciare il conflitto sindacale dal basso, fabbrica per fabbrica, città per città.
Una crisi a macchia di leopardo sta insidiando e distruggendo risorse produttive, occupazione e reddito in diverse parti dell'Italia, dando luogo all'espulsione dai luoghi di lavoro dei soggetti più deboli (lavoratori immigrati, a tempo determinato, a progetto...) ed alla messa in cassa integrazione e/o mobilità dei lavoratori a tempo indeterminato. Il processo è in corso e non è vicino alla sua fine.

Nel settore pubblico, la scelta di ricorso massiccio al lavoro precario negli anni passati si sta ora trasformando tragicamente in una altrettanto massiccia produzione di disoccupazione, con la mancata stabilizzazione dei posti di lavoro.

Cresce così esponenzialmente il numero di lavoratrici e lavoratori su cui grava un forte ridimensionamento del potere d'acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni, mentre resta una preoccupante situazione debitoria delle famiglie verso banche ed istituti finanziari per debiti contratti per mutui casa, spese sanitarie, spese per l'istruzione dei figli, per i consumi quotidiani. Debiti difficili da restituire e ulteriori eventuali necessari mutui difficili da ottenere dalle banche, preoccupate molto più della loro dimensione patrimoniale che dell'assicurare credito accessibile a lavoratori sempre più impoveriti.

Se le banche chiedono protezione al governo, se la Confindustria chiede ulteriori sgravi fiscali al governo, da parte sua il governo di destra chiede a centinaia di migliaia di lavoratori di farsi carico della crisi - pregando magari sulla Bibbia, come dice il ministro Tremonti- ma senza mettere in atto interventi di sostegno ai redditi. Anzi, dall'estate 2008 ad oggi, l'esecutivo di Berlusconi si è impegnato in provvedimenti ed accordi - come quello sul nuovo modello contrattuale con CISL-UIL-UGL e associazioni datoriali - che prefigurano una uscita dalla crisi con un paese afflitto da una precarietà lavorativa e sociale diffusa e da un livello dei salari spinto ulteriormente verso il basso, approfittando del ritorno alle gabbie salariali che si nasconde all'interno del nuovo modello contrattuale.

Dalla Legge Finanziaria ai provvedimenti sulla decontribuzione sulla produttività e detassazione degli straordinari, dai migliaia di tagli dei posti nella scuola al blocco delle assunzioni a livello statale e regionale, dall'accanimento contro i lavoratori pubblici per le malattie e le pensioni, fino ai provvedimenti liberticidi sul diritto di sciopero per soffocare il sindacalismo conflittuale, il governo ha aggiunto sale sulle piaghe aperte dalla crisi, ritenendo evidentemente che all'uscita dal tunnel il movimento dei lavoratori in Italia sarà così indebolito ed impoverito da non poter più riprendersi e riorganizzarsi, complice il ruolo di sindacati quali la CISL, la UIL e l'UGL.
Un governo che preferisce spendere in interventi sulla sicurezza, sul nucleare ed a salvare le banche, si limita a trasferire risorse alle Regioni per gli ammortizzatori sociali, ma non intende prendere in considerazione lo stanziamento di risorse nuove per tutti i lavoratori espulsi dai luoghi di lavoro.

In questa durissima situazione, dopo due decenni di condizionamenti a risolvere in maniera individuale i problemi di lavoro, vanno accolte e valorizzate tutte le espressioni collettive, organizzate e solidali, da parte dei lavoratori che cercano di difendersi dalla crisi, dalle serrate padronali, dai provvedimenti liberticidi del governo. Così la lotta dei lavoratori dell'INSE di Milano, della FIAT a Pomigliano d'Arco, le manifestazioni di Torino e di altre città sono un segnale di reattività e di resistenza a ciò che viene dipinto come inevitabile ed ineluttabile.
In questa congiuntura storica, il ruolo della CGIL (pur divisa al suo interno) e del sindacalismo di base, insieme all'azione spontanea di gruppi di lavoratori auto-organizzati, diventa decisivo per dare voce, espressione e rappresentanza sociale alle migliaia e migliaia di lavoratori colpiti dalla mannaia della crisi e da un governo che non lancia salvagenti.

Le prossime mobilitazioni annunciate dalla CGIL (manifestazione del 4 aprile contro il nuovo modello contrattuale e lo sciopero nella scuola/università il 18 marzo), quelle annunciate dal sindacalismo di base (manifestazione il 28 marzo e sciopero generale il 23 aprile), opportunamente valorizzate da un percorso di condivisione delle scelte di lotta che ottenga il mandato democratico dai luoghi di lavoro, vanno sostenute ed allargate oltre la sola dimensione sindacale per farne occasione di protesta e di dimostrazione di dissenso organizzato verso le scelte industriali e governative.

Non pagheremo noi la loro crisi! No ai licenziamenti ed alla cassa integrazione, reddito minimo garantito ed indennità per le vittime della disoccupazione, lavorare meno a parità di salari, aumenti salariali sganciati dalla produttività, controllo dal basso sulla contrattazione e risposta assembleare al fascismo aziendale.
Commissione Sindacale dell'FdCA
Cremona, 1 marzo 2009

martedì 3 marzo 2009

Palestina-Israele, il weekend di pioggia non impedisce agli Anarchici Contro il Muro di partecipare alla lotta unitaria

Bil'in, Jayyous, Ni'ilin ed anche Silwan

La pioggia non ha cancellato la manifestazione del venerdì a Bil'in, Jayyous, e Ni'ilin contro il muro della separazione e contro l'occupazione.
Alcuni hanno aderito alla manifestazione a Silwan, nella cintura di Gerusalemme, contro lo sgombero delle famiglie palestinesi. A Bil'in, il tema della manifestazione è stato: "solidarietà con i residenti di Silwan e sostegno per l'unità nazionale".

Al cancello sulla strada del muro della separazione solita "accoglienza" a base di gas lacrimogeni. A causa del vento forte e persistente -al punto di far ritornare indietro i gas lacrimogeni- l'unità militare delle forze di stato ha cambiato idea e ci ha "permesso" di raggiungere il recinto elettronico e di restare lì fino a che non abbiamo sciolto la manifestazione.

Video clip reperibile girato a Ja'ayus il 27-2-09 su
http://www.youtube.com/watch?v=lBMIiwLwBcQ

dalla pagina web degli Anarchici Contro il Muro:
Continuano le manifestazioni a Jayyous, Bil’in e Ni’ilin il 27/02/2009
http://awalls.org/demonstrations_continue_in_jayyous_bi..._ilin

Nei villaggi della Cisgiordania di Jayyous, Bil’in e Ni’ilin, ai Palestinesi si sono uniti in questo venerdì attivisti internazionali ed israeliani per le manifestazioni settimanali in programma contro il muro di Israele. Nonostante un tempo ostile con piogge insistenti e forti venti che non si sono fermati per tutto il giorno, gli abitanti di questi tre villaggi hanno dato vita alle manifestazioni di protesta ed hanno cercato di raggiungere il muro costruito sulle loro terre per separarli.

Manifestazione contro il muro a Jayyous. Video di Yisrael Puterman
http://www.youtube.com/watch?v=lBMIiwLwBcQ

A Jayyous - dove più di 68 acri di terra sono stati devastati per aprire il nuovo percorso del muro e dove altri 1,380 acri sono stati confiscati- alcun decine di manifestanti hanno sfidato la pioggia, portandosi bandiere palestinesi e scandendo slogan contro il muro.
Ma, appena il corteo di protesta è giunto alla periferia del villaggio per proseguire sulla strada in direzione del muro, i soldati hanno iniziato a sparare i gas lacrimogeni e le granate assordanti, costringendo la gente a fare marcia indietro e provocando il lancio di pietre da parte dei giovani per ritorsione.
Le jeep dell'esercito sono poi entrate nel villaggio, i soldati hanno fatto irruzione nelle case, perquisendo, maltrattando ed intimidendo la gente.
Poco dopo, l'esercito ha imposto il coprifuoco sull'intero villaggio, come forma di punizione collettiva allo scopo di dividere gli abitanti e fermare così le manifestazioni.

E' il caso anche di ricordare che nelle ultime settimane, Jayyous è stato vittima di un'intensa repressione, comprese ripetute occupazioni militari del villaggio con uso di proiettili veri contro i manifestanti (solo 9 giorni prima, più di 20 jeep erano entrate nel villaggio ed i soldati avevano fatto dei raid nelle case, occupandole e lanciando bombe assordanti nelle case per aprirsi un varco dove mettere un cecchino.
65 residenti, compresi gli organizzatori delle manifestazioni settimanali sono stati rastrellati ed interrogati e poi 17 di loro arrestati subito dopo.

A Ni’ilin, i residenti si sono riuniti dopo la preghiera del venerdì ed hanno provato a manifestare dalla strada principale del villaggio in direzione del muro. Il sentiero ad est era bloccato da una jeep dell'esercito, ed il terreno fangoso avrebbe reso molto difficile compiere spostamenti veloci, per cui i manifestanti sono ritornati nel centro del villaggio e poi verso l'ospedale da dove hanno iniziato a marciare sulla strada asfaltata in direzione del cantiere del muro. Ma una considerevole presenza militare ci aspettava dietro gli ulivi in fondo alla strada, così i soldati ci hanno attaccato con i lacrimogeni e le bombe assordanti ancora prima di lasciarci alle spalle la periferia del villaggio.
Quando le truppe hanno iniziato ad avanzare verso il villaggio, la gioventù locale ha alzato delle barricate ed ha cercato di respingere i soldati tirando di fionda e con petardi. I soldati si sono quindi posizionati nei dintorni di Ni’ilin da dove hanno sparato una grande quantità di gas nelle strade e nei vicoli, ricevendo in risposta lanci di pietre.
E' andata avanti così per un paio d'ore, dopo di che le truppe si sono ritirate dalla zona. Alcune persone sono state lievemente ferite dalle bombolette di gas ed intossicate dalle inalazioni di gas.

Manifestante prende a calci una bamboletta di gas a Bil'in. Foto di Haytham Al Khateeb
http://awalls.org/files/images/Bilin-27-02-09.jpg

A Bil’in, i manifestanti si sono riuniti a mezzogiorno ed hanno marciato dopo la preghiera verso la strada del muro. Portavano uno striscione gigantesco dipinto con tutte le insegne delle diverse fazioni politiche palestinesi, come simbolo di unità, mentre altri striscioni portavano scritte di condanna del razzismo di Israele e della sua violenza contro i civili -in questa settimana esercitata a Silwan, Gerusalemme Est, dove l'esercito ha recentemente demolito le case del rione di Bustan.

Nonostante la pioggia ed i gas sparati dalle truppe israeliane posizionate dall'altra parte del muro, alcuni manifestanti sono riusciti ad attraversare il cancello nell'area tra i due recinti per restare lì almeno 20 minuti, urlando per la pace e contro il furto di terra perpetrato da Israele. Parecchi sono stati intossicati dall'inalazione dei gas.

Link collegato: http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/
Ilan Shalif (AAtW)
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)

domenica 1 marzo 2009

A Bergamo, ritornano le cariche

A Bergamo gli antifascisti che si opponevano, ieri 28 Febbraio, all'inaugurazione di una sede dei nazi-fascisti di Forza Nuova, sono stati caricati a freddo dai celerini; mentre i fascisti sono stati protetti e lasciati sfilare senza problemi.

Non ci stupiamo ne ci indignamo, conosciamo le connivenze tra forze dell'ordine e neo-fascisti.
Il nostro compagno Valerio ha pagato nel tentativo di portarle alla luce del sole.

E nemmeno ci autocommiseriamo, ci limitiamo a registrare l'ennesimo episodio di odio sbirresco e fascista nei confronti di chi non vuole che le carogne fasciste sfilino indisturbate nel proprio territorio a molestare i più deboli. Che tanto solo questo sanno fare, forti con i deboli e zerbini coi potenti.

Sono gli ossequiosi cani da guardia del potere.
Sono quanto di più becero e umanamente rivoltante questa società fondata sulla legge del più forte esprime.

Solidarietà agli antifascisti che hanno manifestato a Bergamo.

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dal Manifesto

A Bergamo, ritornano le cariche
28/02/2009
Giorgio Salvetti

Sembrava tutto finito bene. Il corteo spontaneo antifascista control’apertura a Bergamo di un sede di Forza nuova si stava già sciogliendo,quando all’improvviso sono partite violente cariche della polizia.
Gli agenti sostengono di aver risposto al lancio di bottiglie da parte dei manifestanti, di aver perseguito un gruppetto bardato, denunciano agenti feriti e dicono di aver sequestrato anche un piccone. Ma di fatto sono state compiute cariche a freddo che hanno colpito tutto il corteo.
I manifestanti sono scappati per le strade del centro ma sono stati inseguiti dagli agenti in tenuta antisommossa che hanno continuato a prenderli a manganellate.
Cinquantanove antifascisti sono stati fermati e portati in questura e nella caserma dei carabinieri. Fuori dalla questura si sono riunite alcune decine di persone per conoscere la sorte dei loro compagni. Ma anche loro sono stati attaccati e presi a manganellate.
Ingiustificate.
Si è trattata di una giornata pessima segnata da una serie di azioni poliziesche violente che sanno di premeditazione comandata dall’alto. Mentre a Milano si teneva la manifestazione per Cox18.
La giornata a Bergamo è iniziata male quando, intorno alle 15,30, il boss di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha inaugurato la sede del suo movimento neofascista in via Quarenghi, nella zona più multietnica della città, dove già sono stati commessi alcuni atti di razzismo. Da un paio d’anni è attiva a Bergamo una sezione di Forza Nuova i cui attivisti si fanno sentire spesso sui blog cittadini, che una volta erano appannaggio della sinistra.
Un migliaio di militanti antifascisti ieri pomeriggio si sono dati appuntamento proprio in via Quarenghi, a 70 metri dalla sede neofascista, da lì si sono mossi in corteo per le vie del centro facendo blocchi del traffico. Nulla di più. Sono stati lasciati anche sfilare 200 fascisti armati di caschi che hanno rotto la telecamera di una giornalista di Antenna 6.
La manifestazione antifascista dopo due ore è riconfluita verso via Quarenghi dove si stava sciogliendo. I neofascisti, circa 400 persone, se n’erano andati, e anche alcuni militanti di sinistra avevano cominciato a lasciare la piazza, quando, a sorpresa, è partita una carica tra via Paglia e via Paleocapa.
Un blitz molto duro e prolungato. Gli agenti hanno seguito i manifestanti in fuga in mezzo al traffico, li hanno picchati, davanti ai negozi, colpendo a manganellate anche ragazzi già fermati e buttati a terra.
«Il corteo era finito da un’ora - racconta un manifestante - addirittura il questore, Dario Rotondi, si era congratulato con alcuni organizzatori per la gestione della piazza quando i poliziotti sono scattati. Gli prudevano le mani».
A Bergamo si terrano le elezioni comunali e provinciali, e una giornata gestita con il pugno duro dalla polizia contro manifestanti di sinistra con scontri per le strade, cade a pennello per la Lega del ministro degli Interni Bobo Maroni.
Le forze dell’ordine sostengono di aver agito contro un gruppo venuto dafuori città, sarebbero stati loro a portare mazze e piccone. I fermati sono stati radunati in un cortile in questura. Sono probabili cinque arresti. Gli altri fermati verrano rilasciati nel corso della notte.