da Misskappa su indymedia Abruzzo
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Ho deciso: il prossimo che mi dirà che la protezione civile è efficiente, nonostante ci abbia militarizzati, soffocati, imbrigliati, resi inermi e simili a pacchi da collocare a proprio piacimento, si prenderà un "mavaiaquelpaese" grande come una C.A.S.A. E forse anche un calcio in quel posto.
Tutti sanno, anche il bambino di prima elementare alle prese con i problemini di matematica, che, per approntare delle casine per chi non ce le ha più, bisogna sapere quante sono le persone senza tetto, conoscere la composizione dei nuclei familiari e fare le divisioni e poi le moltiplicazioni.
La protezione civile cosa ha fatto? Ha detto "facciamo le casine, sbrighiamoci sbrighiamoci". Quindi ha iniziato lavori ciclopici, con appalti da capogiro e, non si sa bene con quale criterio, ha operato frazionamenti tali da far pensare che tutti gli Aquilani abbiano famiglie numerosissime. I singoli? Le coppie? Le famiglie con un solo figlio? Ma no, è roba che a L'Aquila non esiste.
Quando i cantieri erano già a buon punto e il premier era già venuto una quindicina di volte a mettere bandiere sui tetti e a promettere veline agli operai, solo allora, il primo agosto, dopo quattro mesi dal disastro, decide un censimento del fabbisogno abitativo degli sfollati. Fintecna, l'onnipresente, lo elabora e di cosa si rendono conto lor signori? Che non solo le case non bastano, ma che il taglio degli appartamenti è inadeguato per le esigenze delle famiglie aquilane.
Quindi interpella le aziende che stanno costruendo, invitandole a trasformare i bilocali in monolocali e gli appartamenti per quattro e più persone in bilocali. Le ditte che stanno lavorando per garantirci un tetto sulla testa hanno risposto picche: sostengono di aver già acquistato i materiali per i progetti iniziali. 4.500 alloggi avrebbero dovuto ospitare 19.000 sfollati.
Sta di fatto che ne entreranno, stante il rilevamento del numero dei componenti di ciascuna famiglia, 15.000. Ma gli sfollati con le case distrutte sono 36.000. Si arriva a 50.000 con quelli che hanno case che necessitano di lavori non strutturali, ma che hanno bisogno di un minimo di 24 mesi per le riparazioni.
Perché così tanto tempo? Perchè le ordinanze dell'efficiente Bertolaso sono talemente astruse ed incomprensibili che nessun tecnico è capace di interpretarle. I malcapitati rivolgono domande, ma il plenipotenziario, forse ispirandosi al suo capo, non risponde. E intanto annuncia che le tendopoli andranno smantellate entro il mese di settembre. Dove deporterà gli attendati? Nelle caserme e negli alberghi della provincia. Dopo sei mesi in tenda. Vi rendete conto?
Li ha tenuti a crepare, prima al freddo e poi al caldo, per centottanta giorni, per poi mandarli dove avrebbe potuto allocarli dalla prim'ora. Ma non è solo questo il problema. Non essendo sufficienti i moduli abitativi, scatena una guerra senza quartiere tra disgraziati. Nel frattempo premia coloro che si sono sistemati autonomamente, senza arrecargli problema alcuno, con cento euro al mese che, a cinque mesi dal sisma, sono arrivati solo per la prima mensilità e dichiara che aumenterà lo stratosferico contributo a ben duecento euro mensili, ma non chiarisce a partire da quando.
Mi fermo qui, con le parole che Bertolaso, il nostro protettore, pronunciò la sera del 31 marzo 2009, qui a L'Aquila in una riunione convocata dal sindaco in seguito alla scossa del giorno precedente, magnitudo 4 della scala Richter, ultima di una serie durata tre mesi e che aveva già procurato considerevoli danni alle nostre abitazioni : "lo sciame sismico che interessa l’Aquila da circa tre mesi è un fenomeno geologico normale, che non è il preludio ad eventi sismici parossistici, anzi il lento e continuo scarico di energia, statistiche alla mano, fa prevedere un lento diradarsi dello sciame con piccole scosse non pericolose".
Tutti sapete cosa è accaduto alle 3 e 32 del 6 aprile 2009, sei giorni dopo
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Mi viene un dubbio.... ma se i professoroni della commissione grandi rischi hanno affermato che quando si tratta di terremoti non si può prevedere come si comporterà la terra, come ha fatto il medico Bertolaso a essere così sicuro che l'energia si sarebbe dissipata attraverso microscosse? se affermi che i grandi terremoti non si possono prevedere è però anche vero il contrario: come fai ad essere così sicuro che lo sciame sismico non prelude ad una scossa più violenta?
E' vero che lo sciame sismico prevede uno scarico dell'energia accumulata, ma in taluni casi l'energia delle microscosse viene in parte liberata ed in parte si accumula in una porzione di faglia dove si assomma, fine a che l'energia non si libera di nuovo tutta assieme.
Forse Berto, uomo dell'Opus Dei, aveva tentato di ricorrere ad altre fonti informative.... ma a quanto pare nessuno, ma proprio nessuno, ne capisce di sismologia....
zatarra
domenica 6 settembre 2009
mercoledì 2 settembre 2009
SOLIDARIETA’ ALL’EX-KARCERE DI PALERMO E A TUTTE LE OCCUPAZIONI SOTTO SGOMBERO
Il Laboratorio Sociale la Talpa dell’ex questura occupata di Quarticciolo e la sezione di Roma della Federazione dei Comunisti Anarchici esprimono la loro solidarietà ai compagni e alle compagne del csoa ExKarcere di Palermo, sgomberati da polizia e carabinieri la mattina del 31 agosto, in completo asservimento alle istanze speculative dettate dall’Opera Pia in combutta con l’amministrazione regionale.
Forse non è una coincidenza che in questo fine agosto e inizio settembre lo Stato si sia accanito su diverse realtà occupate italiane.
L’ExKarcere di Palermo, la villa di Genova occupata da compagni anarchici, il Regina Elena di Roma, dove 352 famiglie sono state deportate in strutture inadeguate, sono gli ultimi esempi di un tentativo di cancellare gli spazi liberati dalla speculazione e dal degrado sociale e culturale.
Evidentemente la pratica della liberazione fisica di spazi e il contendere gli stessi alle logiche speculative dei palazzinari di tutte le fedi religiose e politiche, è una pratica che spaventa i faccendieri dell’edilizia che, se tali pratiche si diffondessero non si sentirebbero più tanto liberi di fare i loro sporchi affari con le amministrazioni pubbliche.
Dall’altro lato gli sgomberi abitativi alimentano il “mercato” dei finanziamenti pubblici verso tutti quei privati che offrono i loro stabili per “ospitare” gli sfollati. Solo il Comune di Roma sborsa più di 30 milioni di euro all’anno a questi “benefattori”, tra cui, ricordiamo, ci sono molte associazioni religiose. Un didattico esempio di come si realizza praticamente il connubio tra politica e capitale privato e che spiega chiaramente il motivo per cui il Comune non spende queste risorse nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, oltretutto meno dispendiose e più funzionali.
La diffusione invece di centri sociali spaventa i padroni e i loro servi perché contende spazio alla cultura dominante, opponendosi alla mercificazione delle vite, oltre a rappresentare le uniche opposizioni politiche territoriali al capitale e alle sue forme sovrastrutturali.
Se lo Stato ci sgombera risponderemo con altre occupazioni!
Roma, 2 settembre 2009
Laboratorio Sociale la Talpa
Federazione dei Comunisti Aanarchici - Roma
Forse non è una coincidenza che in questo fine agosto e inizio settembre lo Stato si sia accanito su diverse realtà occupate italiane.
L’ExKarcere di Palermo, la villa di Genova occupata da compagni anarchici, il Regina Elena di Roma, dove 352 famiglie sono state deportate in strutture inadeguate, sono gli ultimi esempi di un tentativo di cancellare gli spazi liberati dalla speculazione e dal degrado sociale e culturale.
Evidentemente la pratica della liberazione fisica di spazi e il contendere gli stessi alle logiche speculative dei palazzinari di tutte le fedi religiose e politiche, è una pratica che spaventa i faccendieri dell’edilizia che, se tali pratiche si diffondessero non si sentirebbero più tanto liberi di fare i loro sporchi affari con le amministrazioni pubbliche.
Dall’altro lato gli sgomberi abitativi alimentano il “mercato” dei finanziamenti pubblici verso tutti quei privati che offrono i loro stabili per “ospitare” gli sfollati. Solo il Comune di Roma sborsa più di 30 milioni di euro all’anno a questi “benefattori”, tra cui, ricordiamo, ci sono molte associazioni religiose. Un didattico esempio di come si realizza praticamente il connubio tra politica e capitale privato e che spiega chiaramente il motivo per cui il Comune non spende queste risorse nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, oltretutto meno dispendiose e più funzionali.
La diffusione invece di centri sociali spaventa i padroni e i loro servi perché contende spazio alla cultura dominante, opponendosi alla mercificazione delle vite, oltre a rappresentare le uniche opposizioni politiche territoriali al capitale e alle sue forme sovrastrutturali.
Se lo Stato ci sgombera risponderemo con altre occupazioni!
Roma, 2 settembre 2009
Laboratorio Sociale la Talpa
Federazione dei Comunisti Aanarchici - Roma
Solidarietà alle famiglie del Regina Elena
A Roma la mattina del 1 settembre è stata sgomberata l'occupazione abitativa più grande della città.
Soprannominata il Regina Elena, edificio ubicato nei pressi dell'Università la Sapienza, conteneva circa 350 nuclei famigliari multietnici.
Le forze dell'ordine sono arrivate verso le 5,00 del mattino e con gli autobus dell'ATAC hanno portato via gli abitanti dividendoli in 3 "residence" abitativi dell'ultimo tipo (Cameroni dove le persone sono state stipate divise per sesso), ovviamente lontanissimi dal decoro urbano del centro città.
Le tre più grandi organizzazioni di lotta per la casa di Roma (tutte e tre delle quali erano nell'occupazione del R. Elena) hanno organizzato un presidio sulla piazza del Campidoglio e 9 di loro sono saliti sul tetto della pinacoteca capitolina che si affaccia sulla piazza del Campidoglio.
Insieme ai compagni del Laboratorio Sociale La Talpa siamo andati a portare la ns solidarietà. Per ora la situazione è tranquilla. Questa mattina ci dovrebbe essere l'incontro con l'assessorato alle politiche sulla casa, mentre Alemanno, abbiamo appreso ieri, è in missione in quel di Lourdes.
La cosa interessante è che alcuni di questi residence sono gestiti da una confraternita religiosa che ora riceverà un bel pò di soldi pubblici per "l'accoglienza".
Il Comune di Roma, per far finta di risolvere l'emergenza abitativa, versa più di 30 milioni di euro di affitto all’anno ai privati (tra cui molte comunità cattoliche), piuttosto che investire nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, meno dispendiose e più funzionali.
Molti dei bambini erano gia stati iscritti alle scuole vicine al Regina Elena per cui oltre al danno di non avere più la loro intimità famigliare, rischiano di perdere l'anno scolastico.
Soprannominata il Regina Elena, edificio ubicato nei pressi dell'Università la Sapienza, conteneva circa 350 nuclei famigliari multietnici.
Le forze dell'ordine sono arrivate verso le 5,00 del mattino e con gli autobus dell'ATAC hanno portato via gli abitanti dividendoli in 3 "residence" abitativi dell'ultimo tipo (Cameroni dove le persone sono state stipate divise per sesso), ovviamente lontanissimi dal decoro urbano del centro città.
Le tre più grandi organizzazioni di lotta per la casa di Roma (tutte e tre delle quali erano nell'occupazione del R. Elena) hanno organizzato un presidio sulla piazza del Campidoglio e 9 di loro sono saliti sul tetto della pinacoteca capitolina che si affaccia sulla piazza del Campidoglio.
Insieme ai compagni del Laboratorio Sociale La Talpa siamo andati a portare la ns solidarietà. Per ora la situazione è tranquilla. Questa mattina ci dovrebbe essere l'incontro con l'assessorato alle politiche sulla casa, mentre Alemanno, abbiamo appreso ieri, è in missione in quel di Lourdes.
La cosa interessante è che alcuni di questi residence sono gestiti da una confraternita religiosa che ora riceverà un bel pò di soldi pubblici per "l'accoglienza".
Il Comune di Roma, per far finta di risolvere l'emergenza abitativa, versa più di 30 milioni di euro di affitto all’anno ai privati (tra cui molte comunità cattoliche), piuttosto che investire nell’edilizia residenziale pubblica o in iniziative di autorecupero, meno dispendiose e più funzionali.
Molti dei bambini erano gia stati iscritti alle scuole vicine al Regina Elena per cui oltre al danno di non avere più la loro intimità famigliare, rischiano di perdere l'anno scolastico.
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