domenica 13 dicembre 2009

Vertice di Copenhagen sul clima: "Tutte chiacchiere e distintivo"

Quanti anni sono passati dal vertice di Kyoto che partorì il famoso protocollo, secondo il quale gran parte degli Stati della Terra si impegnavano a ridurre le proprie emissioni di CO2 e degli altri gas serra, responsabili principali dell'aumento repentino della temperatura media del Pianeta?

12 anni. Ad oggi (ottobre 2009) sono 187 i paesi che l'hanno ratificato ma, di questi, si contano sulle dita di una mano quelli che in parte hanno realmente iniziato ad applicarne gli intenti.
È pur vero che il protocollo è entrato ufficialmente in vigore nel 2005, dopo la ratifica dello stato Russo avvenuta nel 2004 (contributo in emissioni di circa il 18% sul totale) grazie al quale si è superato il tetto del 55% di emissioni totali dei paesi aderenti al protocollo, posto inizialmente come quantità al di sotto della quale il protocollo non poteva entrare ufficialmente in vigore.

Sembra però che la stragrande maggioranza dei paesi ratificanti, compresa l'Italia, abbiano approfittato di questa sorta di standby non tanto per cominciare a diminuire gradualmente le proprie emissioni di gas serra, ma semmai ad aumentarle.
Oltretutto l'intento del vertice di Kyoto non è che prevedesse chissà quale stravolgimento rivoluzionario, con il suo obbligo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di gas serra in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 (preso come anno di riferimento) in un periodo di cinque anni, dal 2008 al 2012.

E oltretutto con tutta una serie di scappatoie ad uso e consumo delle grandi imprese che, in cambio di progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra, ovviamente a spese delle fiscalità generali degli Stati, permettano alle multinazionali di questi identici Stati, di continuare a sforare i limiti previsti dal protocollo.
Come al solito, in barba agli accordi su cui loro stessi allegramente pongono le loro ipocrite firme.

Veniamo all'oggi.
Il 7 Dicembre è cominciato il Vertice di Copenaghen, la conferenza mondiale indetta dall'Onu sul clima, chiamata anche Cop15, perché è la quindicesima conferenza della "Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)"; con la Cop3 nacque il Protocollo di Kyoto. Questa conferenza andrà a sostituire il protocollo di Kyoto, che come abbiamo visto scadrà nel 2012.

Ma non contenti dei "risultati ottenuti", pur a fronte di un misero -5% previsto a Kyoto, che cosa si apprestano a promettere gli oltre 15 mila delegati, provenienti da 192 nazioni?
La Cop15, che durerà fino al 18 dicembre, si propone di imporre dei limiti alle emissioni di gas serra che permettano di raffreddare di almeno 2 gradi la temperatura media del pianeta.
Secondo il foro intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC) ciò sarebbe compatibile con una riduzione delle emissioni, da parte dei paesi sviluppati, dal 25 al 40 % rispetto ai livelli del 1990, in 10-15 anni a partire da subito.
Il 25-40%. Ossia 5-8 volte quello previsto da Kyoto, quando quel pur miserabile obbiettivo non è stato nemmeno minimamente sfiorato dalla stragrande parte dei paesi ratificanti.

Eppure le vanagloriose promesse non mancano. La Cina, ad esempio, ha promesso di tagliare le emissioni di gas serra per unità di crescita economica, misurate nel 2005, del 40-45% entro il 2020; l'India ha promesso di tagliarle del 24% nello stesso periodo; gli Stati Uniti del 17% entro il 2020 e l'Unione europea del 20% rispetto ai livelli del 1990.

Staremo a vedere. Per ora, al di là dei legittimi dubbi sui futuri intenti degli Stati industrializzati, le uniche certezze che abbiamo a disposizione sono quelle dei disastri ambientali provocati dall'interesse senza scrupoli del capitalismo.
A Copenaghen dibatteranno di sterili cifre mentre intere regioni vengono destinate a discariche a cielo aperto, per la cui gestione le varie mafie ingrassano sulla pelle della popolazione, permettendo al capitale e alle imprese di abbattere i costi ambientali facendoli pagare in natura, anzi in salute, agli abitanti.
Spenderanno ipocritamente parole a ruota libera sulle tecnologie a basso contenuto di carbonio, in un sistema che solo con le guerre, oltre a seminare morte, produce più CO2 delle emissioni dei veicoli di intere nazioni messe insieme.

Anche a guardare in casa nostra le cose sostanzialmente non cambiano.
Basta osservare i partecipanti e gli invitati al summit tenutosi a Roma, il 4 dicembre 2009, organizzato dal Kyoto Club e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in preparazione della delegazione italiana per Copenaghen.
Tra gli invitati infatti c'èra la presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, la cui impresa è proprietaria di vari impianti di incenerimento per "combustibile da rifiuti" (CDR), e centrali elettriche a biomasse; tra gli impianti più inquinanti dal punto di vista delle emissioni di gas serra, e oltretutto beneficiaria di quel meccanismo perverso, finanziato con le tasche del contribuente italiano, che va sotto la sigla CIP6.
La cosa buffa è che la signora Emma tempo fa si lamentava dei troppi vincoli che vengono dalla UE o da Kyoto in tema di emissioni di gas serra. Un ottimo portavoce delle istanze ambientali, non c'è che dire!

Mentre la nostra ministra dell'ambiente, la signora Prestigiacomo, comproprietaria di alcune delle industrie più inquinanti del settore chimico siracusano, ha avuto il pudore di non andare al summit di Roma ed ha preferito mandare come rappresentante il direttore generale del dicastero.

Come possono degli individui, direttamente interessati alla massimizzazione dei loro profitti, a scapito di tutto e quindi anche della nostra salute e dell'ambiente, rappresentare le istanze ambientali?

Come possiamo continuare a delegare i nostri bisogni, la difesa della nostra salute e dell'ambiente biologico in cui viviamo, a persone che, per il ruolo sociale che rivestono, pensano prima di tutto ad accumulare denaro e proprietà, infischiandosene del bene collettivo?

Noi pensiamo che per quanto riguarda la saturazione della nostra atmosfera ed in generale dell'intera ecosfera terrestre, ci stiamo pericolosamente ed esponenzialmente avvicinando al carico limite.
Prevedere i tempi del collasso è impossibile, tante sono le variabili al contorno.

Ma la via intrapresa dal mito dell'accumulazione capitalista e dello sviluppo senza limiti ci trascina inesorabilmente verso conseguenze irreversibili di disastri sociali e ambientali. Catastrofi ambientali da una parte e guerre dall'altra ne sono l'esempio diretto.

A meno che non rovesciamo la tendenza.
Certamente a partire anche dai comportamenti individuali, opponendosi con personale virtuosismo al dilagante consumismo, come propagandano la maggior parte delle organizzazioni ambientaliste. Ma ciò non è sufficiente, perché rovesciare questa tendenza alla miseria sociale ed ambientale, si ottiene specialmente gestendo direttamente ed in maniera egualitaria e libertaria la nostra vita collettiva, senza delegare agli Stati ed alle loro istituzioni alcun aspetto di essa.
Abbiamo visto troppe volte nella storia di quali disastri i capitalisti e le istituzioni statali che li appoggiano siano capaci sia in tema ambientale che sociale.

Un altro mondo di libertà, uguaglianza sociale e partecipazione non solo è possibile, ma diviene sempre più necessario.

12 dicembre 2009

Gruppo di Lavoro energia e ambiente
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Link esterno: http://www.fdca.it

mercoledì 9 dicembre 2009

Iniziativa-dibattito su quarantennale dell'assassinio di Pino Pinelli

Riceviamo, e pubblichiamo, dai compagni del Gruppo Cafiero - FAI Roma
-----------------------------------------------------------

Roma 15 dicembre 2009
Iniziativa-Dibattito
in occasione del quarantennale dell'omicidio di Pino Pinelli

ore 19:00, al Blow Club
via di Porta Labicana 24 (zona San Lorenzo)
Interverranno: Roberto Gargamelli, Robertino Mander ed altri compagni del "22 Marzo".
Testimonianza in video di Lello Valitutti.
I proventi e le sottoscrizioni della serata andranno a sostegno dei compagni marsicani inquisiti per antifascismo e degli anarcosindacalisti serbi arrestati

sabato 5 dicembre 2009

Proposta di coordinamenti di lavoratori di Milano ed Ascoli

Vi preghiamo di farla circolare tra ilavoratori in lotta contro le crisi aziendali,ristrutturazione, precarietà e licenziamenti per raccolta adesioni...

Proposta per una riunione nazionale autoconvocata dei coordinamenti e dei comitati di lotta dei lavoratori e delle aziende in crisi.

Come Coordinamento dei Lavoratori del Piceno e Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano, riteniamo che per far fronte all'attacco generalizzato al salario e ai diritti di tutti i lavoratori da parte dei padroni e dei loro governi, attacco di portata nazionale e internazionale, è necessario ricostruire, il più velocemente possibile, un´unità sempre maggiore della classe lavoratrice a prescindere dal comparto lavorativo, dall'appartenenza sindacale, dalla nazionalità, ecc.

Dopo essersi arricchiti per anni con i frutti del nostro lavoro, aziende e imprese varie vogliono ora approfittare dell´acuirsi di questa profonda crisi economica per farne pagare interamente a noi lavoratori i costi. Tutto questo mentre spudoratamente chiedono a governi compiacenti nuovi sgravi e aiuti statali. Le speculazioni, le svendite, le delocalizzazioni, le cassa integrazioni ed i licenziamenti collettivi in atto stanno cancellando centinaia di migliaia di posti di lavoro e quasi tutti i diritti in termini di contrattazione, diritti, sicurezza.

Milioni di persone sono di fronte all´unica prospettiva della miseria e della disoccupazione di massa, quando già la precarizzazione e la flessibilità degli ultimi hanno duramente compromesso il futuro delle giovani generazioni di lavoratrici e lavoratori.

È proprio il riconoscimento della necessità di una risposta unitaria alla crisi da parte dei lavoratori che ha ispirato la costruzione del coord. del Piceno e quello milanese, e di tanti altri comitati e coordinamenti di lotta che si stanno spontaneamente organizzando dal Lazio alla Sardegna, dalla Basilicata al Friuli, nel nord e nel sud Italia.

Ognuno di noi, nel proprio posto di lavoro ha scelto legittimamente come impostare la propria vertenza sindacale e da quale organizzazione farsi rappresentare. Tutti abbiamo bisogno di un forte sindacato di classe a livello di massa, ma non ci interessa qui costruire un´ennesima sigla. Al contrario,pensiamo che gli strumenti sindacali vadano rafforzati e condizionati con una forte spinta dal basso e una vasta unità delle lotte.

Riteniamo quindi che per rafforzare queste reti nate dal basso, per costruire legami unitari ancora più grandi e incisivi, per stimolare la costruzione di coordinamenti in ogni distretto produttivo, sia necessario organizzare un momento di confronto diretto eautoconvocato tra tutte queste realtà di lotta contro la crisi per tentare di costruire un coordinamento nazionale che ci permetta di condividere maggiormente informazioni, iniziative, momenti comuni di lotta che diano visibilità alle nostre ragioni troppo spesso oscurate e trascurate.

Un movimento fatto da lavoratori per difendere meglio lavoro e salario. Proponiamo di organizzare una riunione nazionale per delegati rappresentanti di tutti i coordinamenti e comitati di lotta nati in tutto il paese.
Proponiamo che la riunione si tenga a Roma sabato 23 gennaio a partire dalle ore 11.

Vi invitiamo quindi a mettervi in contatto con noi per organizzare nel modo più condiviso e unitario possibile questa riunione

Ascoli-Milano 03/12/2009

Coordinamento dei Lavoratori del Piceno: Manuli -Maflow - IKK - Cartiera Alstrom- PAL Italia - Bentel - Itac- Prisman - Deatec

Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi di Milano: Marcegaglia Buildtech - Maflow -OMNIA Service - Lares - Metalli Preziosi - Bitron

Per contattarci: riunionenazionale@yahoo.it
Andrea Ascoli: 3494103507
Massimiliano Milano:3494906191