martedì 10 maggio 2011

COMUNICATO STAMPA




Il Governo chiama e l'OCSE risponde. Ma il modello proposto non funziona


Apprendiamo che oggi l’OCSE si pronuncia auspicando la totale privatizzazione del servizio idrico nel nostro Paese, insieme dalla creazione di un’Autorità di regolazione.

Il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune non può non constatare come il Governo italiano chieda soccorso a organismi internazionali presunti neutri per essere sostenuto nelle proprie scelte, come è ben testimoniato dalla presenza del ministro Tremonti alla conferenza stampa di presentazione del rapporto OCSE.

Vogliamo solo ricordare all’OCSE e al ministro Tremonti che, laddove si è perseguito quel modello di privatizzazione e creata un’autorità regolatoria, le tariffe sono fortemente cresciute e gli investimenti ristagnano. In particolare, l’Inghilterra, nazione che più si è spinta su quella strada, registra il triste primato europeo della percentuale di famiglie colpite dalla “water poverty” (indicatore che misura la sostenibilità delle tariffe sul reddito familiare). Le famiglie inglesi che si trovano nella condizione di indigenza idrica si aggirano tra il 9% e il 15% del totale, coinvolgendo un numero di cittadini inglesi tra i 2 e 4 milioni.

Roma, 9 maggio 2011

venerdì 6 maggio 2011

Counicato su anarchici fiorentini

Nella mattinata di mercoledì 4 maggio, 21 studentesse e studenti medi,

universitari ed un lavoratore, sono stati bruscamente svegliati da

uomini in divisa. immediatamente sono scattate le perquisizioni,

seguite

dalla schedatura e dalla consegna di 22 ordinanze di custodia cautelare

tra cui 5 arresti domiciliari.


Mentre sui maggiori quotidiani e tg nazionali le veline ci narrano di

questi "pericolosi anarchici" arrestati perchè violenti e quindi

accusati di appartenere ad un'unica associazione a delinquere, uno

studio più accurato degli atti accusatori delinea i contorni di

un'operazione intimidatoria.


Gli atti "criminosi" che sarebbero stati commessi dai giovani compagni

sono quasi tutti collocati all'interno delle lotte per il diritto allo

studio e contro l'università-azienda.


Sono una semplice conseguenza dell'aver condotto una ferma resistenza

alle politiche di smantellamento di scuola ed università ed alla

capacità di autorganizzarsi.


Non si tratta, però, soltanto di colpire gli studenti in quanto tali,

ma c'è la precisa volontà di aumentare il livello repressivo nei

confronti di chi oggi si oppone con mobilitazioni di massa, cortei,

occupazioni ed autogestionii di spazi di socialità e lota.


Azioni compiute da migliaia di persone vengono trasformate dal prisma

della questura in semplici atti di deliquenza "comune", quando invece

sono stati l'unica risposta possibile al comportamento criminale del

governo e dell'unione europea in materia di istruzione pubblica,

lavoro,

ambiente e politiche sociali.


Non lasceremo che questura e magistrati, attraverso simili montature

realizzate ad arte per i media FERMINO LA NOSTRA LOTTA!


COMPAGNE E COMPAGNI UNITI CONTRO LA REPRESSIONE.

lunedì 25 aprile 2011

Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".
Oggetto: Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones

NATA FEMMINA
"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione. "
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate.

A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. È solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.

È una storia lunga, Presidente.. . Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.

Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuriano varie polemiche, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne è messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones