Pubblichiamo un bell'esempio di lotta vinta grazie all'autorganizzazione e alla solidarietà fattiva tra i lavoratori e tra questi e gli studenti.
E' fondamentale ricordare sempre che Stato e padroni puntano prima di tutto alla divisione tra i lavoratori e che per questo sfruttano qualsiasi pretesto: razza, categoria, genere, religione. Tutto va bene per evitare quello che loro temono di più, ossia che i lavoratori, di qualsiasi razza, genere, credenza religiosa, si uniscano per difendere i loro diritti.
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Uniti si vince!ORIGGIO IN OGNI LUOGO DI LAVORO
La “lotta paga”, come dice il famoso adagio. E ha pagato ancora di più se si considera che a Origgio (Varese) si è consumata positivamente una battaglia che ha in sé caratteristiche che ne fanno un esempio di lotta globalizzata. Una lotta contro il lavoro e un tipo di struttura del lavoro particolare, che possiamo chiamare, senza ombra di dubbio, criminale, cioè quella delle cooperative, dove i diritti dei lavoratori spesso sono pure utopie. Poiché i lavoratori delle cooperative non sono formalmente dei dipendenti, ma “soci lavoratori”, non rispondono ai contratti collettivi di lavoro e sono alla mercé di chiunque: se alzano la testa, nella migliore delle ipotesi, vengono cacciati a calci. Spesso queste sedicenti “organizzazioni del lavoro” sono gestite da ex sindacalisti o comunque supportate dai sindacati confederali.La lotta alla Bennet di Origgio è stata anche una lotta antirazzista, dovedecine di lavoratori cingalesi, albanesi, filippini, africani, marocchini, italiani della cooperativa Leonardo e Giava (appartenenti al consorzio CAL) si sono uniti per combattere contro lo sfruttamento del lavoro, contro il potere dei caporali, contro la ghettizzazione categoriale, affermando una forte capacità auto-organizzativa e di vedere oltre i paraocchi della politica sindacale e politicante.Dopo il primo sciopero a fine giugno, che ha dato inizio alla partita, si sono moltiplicate le iniziative di sciopero e blocco dei cancelli. A luglio Dikson, iscritto allo Slai Cobas, viene fatto oggetto di una provocazione: un capo si finge aggredito e l´operaio viene licenziato pensando così di terrorizzare gli operai.Ma la paura non abita nei cuori dei lavoratori della Bennet: le iniziative di lotta si sono intensificate, fino ad arrivare a proclamare lo sciopero del cottimo, in un crescendo che ha portato all’atto finale di venerdì notte e sabato mattina. E sabato si è piegato il padrone, anzi i padroni, perché la lotta era sì contro la Leonardo e la Giava, ma anche contro la Bennett, che beneficia del lavoro super sfruttato delle cooperative.Il blocco dei cancelli iniziato venerdì 19 dicembre alle 21.00, era segnato dall’arrivo di un fax dell’azienda Bennett e della Leonardo che si impegnavano alla riassunzione di Dikson, l’operaio licenziato per rappresaglia.Tentativo tanto ingenuo quanto inutile di dividere i lavoratori, sperando così di fermare le lotte e chiudere per le “feste natalizie”. La risposta dei lavoratori è stata compatta e senza defezioni: blocco a oltranza per arrivare a trattare su una piattaforma vera, a 360 gradi.Alle 5/6 del mattino il picchetto dei lavoratori si è ingrossato a dismisura: sono arrivati lavoratori di altre fabbriche, studenti delle Università Statale e della Bicocca, lavoratori immigrati che avevano sentito parlare di questa LOTTA. Tutti i cancelli della Bennet sono stati presidiati: la fila dei TIR e camion che non potevano entrare si è ingrossata talmentetanto che si stavano intasando anche le arterie principali che vanno verso Milano.Ai camionisti la situazione è stata spiegata dai lavoratori individuando i veri responsabili, i padroni e sono stati invitati a venire a ristorarsi davanti ai cancelli.Pochi ci avrebbero scommesso, ma anche i camionisti hanno mantenuto un atteggiamento solidale e, anzi, si sono anche incazzati con la direzione che non voleva firmargli l’ordine di arrivo delle merci.Polizia e carabinieri non sapevano più che pesci prendere: dopo aver cercato per tutta la notte di provare a rompere l’unità dei lavoratori, ma non trovando il terreno disponibile ad uno scontro con i lavoratori, hanno praticamente sollevato il culo dei responsabili della Bennet e la Leonardo e li hanno portati prima al comando dei carabinieri e poi in fabbrica, dove è cominciata la trattativa con i lavoratori. Dikson, tra gli applausi, era tra i lavoratori al tavolo delle trattative. Intorno alle 12 i lavoratori e un compagno dello Slai Cobas sono scesi con la bozza di accordo che prevedeva la riassunzione di Dikson, la cacciata di due capi reparto responsabili di aver contribuito a creare un clima intimidatorio e razzista, circa 500 euro di una tantum (fino ad oggi bloccata da accordi firmati dai Confederali), diritto alla mensa, messa a norma dell'infermeria, riconoscimento dei diritti sindacali dei lavoratori e dei loro delegati eletti.L'unica nota parzialmente stonata è stata il misero aumento salariale ottenuto (40 centesimi all'ora): forse è mancato un pizzico di coraggio in più necessario a concretizzare maggiormente la trasformazione dei rapporti di forza che si è data sotto gli occhi di tutti; ma in ogni caso, anche quel piccolo aumento, ha avuto il suo significato politico: innanzitutto si tratta di un aumento extra-contrattuale (mediamente quello che CGIL-CISL-UIL ottengono in due anni a livello nazionale) e, soprattutto è stato definito sulla base di un principio di egualitarismo fra dipendenti di cooperative diverse e fra operai con mansioni differenti, cosa che fino ad oggi era stato motivo di astuta divisione tra lavoratori, operata dai padroni.Quindi non possiamo che salutare come una prima importante vittoria questo risultato.
Una lotta solidale, una lotta che sembrava folle solo a pensarla e che è diventata realtà solo grazie alla lucidità visionaria di attivisti sindacali, compagni di qualche centro sociale, del Comitato antirazzista milanese, degli studenti universitari, dei compagni di altre città. Compagni e compagne hanno capito ilfatto che a Origgio si giocava una partita che andava oltre i confini del luogo di lavoro e hanno deciso di stringersi intorno agli operai, mobilitarsi per estendere la lotta e sostenerla concretamente fino alla fine.Compagni e compagne di generazioni e con percorsi politici diversi, ma che sono riusciti a trovare l’unità su obiettivi finalmente concreti e condivisi e hanno quindi messo in campo una forza capace di favorire e moltiplicare la combattività.
Certo sappiamo che il percorso è appena all’inizio, ma adesso sappiamo anche che l’organizzazione dei padroni è “debole” e che i lavoratori uniti e auto-organizzati ce la possono fare.Origgio smuoverà sicuramente dinamiche di lotta “nuove” sul fronte delle cooperative e della capacità solidale e dell’auto organizzazione: sta anche a chi ci ha creduto fin dall'inizio, e per tutto il tempo necessario a vincere, dargli il valore che si merita.Sicuramente lavorando per realizzare in tempi rapidi una riunione cittadina con i lavoratori che servirà per approfondire e analizzare la situazione e dare forza ad un percorso che guarda con fiducia e determinazione ad una lotta generalizzata verso un mondo senza classi e sfruttamento.
Comitato Antirazzista milaneseinfo@antirazzistimilano.org
Origgio, 23 dicembre 2008
domenica 28 dicembre 2008
martedì 23 dicembre 2008
comunicato dalla grecia
Centinaia di soldati dei 42 campi dell'esercito dichiarano:
CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI;
APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA' E DEI LAVORATORI.
> Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare
> che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci
> maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo
> sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare
> obbligatorio - non reclute dell'esercito]. Soldati ai quali, a Hania, è
> stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti
> del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo
> fa.
> [Soldati] che portano il peso delle riforme e della "preparazione"
> dell'esercito greco.
> [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l'oppressione ideologica del
> militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della
> sottomissione ai "[nostri] superiori". Nei campi dell'esercito [nei quali
> serviamo], sentiamo di un altro "incidente isolato": la morte, provocata
> dall'arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis. Sentiamo di
> lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono
> lontano.
> Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in
> agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno
> dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo? Sentiamo che
> Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono
> diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in
> fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di
> disoccupati.
> Vestiti con uniformi dell'esercito ed "abbigliamento da lavoro", facendo la
> guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei
> "superiori", ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi]. Abbiamo
> vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente
> disoccupati, le loro "pentole d'argilla", i "ritorni di fiamma accidentali",
> i "proiettili deviati", la disperazione della precarietà, dello
> sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari.
> Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell'esercito,
> ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull'imposizione dello
> "stato d'allarme". Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo
> attraverso l'intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni
> [dell'esercito], condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è
> stato ordinato di stare attenti e di "tenere gli occhi aperti".
> Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI?
> Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme.
> Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME?
> Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:
> . Distribuzione di armi cariche in certe unità dell'Attica [dove si trova
> Atene] accompagnata anche dall'ordine di usarle contro i civili se
> minacciate. (per esempio, una unità dell'esercito a Menidi, vicino agli
> attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)
> . Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]
> . Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell'area
> periferica dei campi dell'esercito
> . Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell'esercito a
> Nayplio-Tripoli-Korinthos
> . Il "confronto" da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di
> addestramento per reclute di Thiva riguardo l'identificazione di soldati con
> negozianti la cui proprietà è stata danneggiata
> . Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per
> reclute di Corinto e l'ordine di sparare contro i nostri concittadini se si
> muovessero "minacciosamente" (nei riguardi di chi???)
> . Disporre una unità speciale alla statua del "Milite ignoto" giusto di
> fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i
> soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la
> manifestazione dei lavoratori
> . Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e
> dall'Italia - nel ruolo di un esercito di occupazione - rivelando così il
> vero volto anti-lavoratori/autoritario della U.E. La polizia che spara
> prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future. E' per questo
> che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la
> società ad accettare il ritorno all'esercito del totalitarismo riformato. Ci
> stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai
> nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri
> precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola.
> Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell'esercito, della
> polizia e l'approvazione di Hinofotis (ex membro dell'esercito
> professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per
> "agitazioni" interne), del QG dell'esercito, dell'intero governo, delle
> direttive della U.E., dei negozianti-come-cittadini-infuriati e dei gruppi
> di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di
> occupazione - non ci chiamate "corpo di pace" quando ci mandate all'estero a
> fare esattamente le stesse cose? - nelle città dove siamo cresciuti, nei
> quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato.
> La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa
> gioventù. Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di
> fronte al deserto del reale all'interno ed all'esterno dei campi
> dell'esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più
> importante, SENZA PAURA.
> SIAMO CIVILI IN UNIFORME. Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti
> della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno
> spaventapasseri. Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di
> terrore. Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi
> timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune, gli stessi pericoli e le
> stesse speranze.
> CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D'ALLARME
> CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE.
> Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che
> lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia e
> della repressione di stato. Non ci opporremo mai al nostro popolo. Non
> permetteremo nei corpi dell'esercito l'imposizione di una situazione che
> ricordi i "giorni del 1967" [quando l'esercito greco ha effettuato il suo
> ultimo colpo di stato].
CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI;
APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA' E DEI LAVORATORI.
> Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare
> che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci
> maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo
> sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare
> obbligatorio - non reclute dell'esercito]. Soldati ai quali, a Hania, è
> stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti
> del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo
> fa.
> [Soldati] che portano il peso delle riforme e della "preparazione"
> dell'esercito greco.
> [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l'oppressione ideologica del
> militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della
> sottomissione ai "[nostri] superiori". Nei campi dell'esercito [nei quali
> serviamo], sentiamo di un altro "incidente isolato": la morte, provocata
> dall'arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis. Sentiamo di
> lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono
> lontano.
> Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in
> agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno
> dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo? Sentiamo che
> Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono
> diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in
> fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di
> disoccupati.
> Vestiti con uniformi dell'esercito ed "abbigliamento da lavoro", facendo la
> guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei
> "superiori", ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi]. Abbiamo
> vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente
> disoccupati, le loro "pentole d'argilla", i "ritorni di fiamma accidentali",
> i "proiettili deviati", la disperazione della precarietà, dello
> sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari.
> Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell'esercito,
> ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull'imposizione dello
> "stato d'allarme". Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo
> attraverso l'intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni
> [dell'esercito], condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è
> stato ordinato di stare attenti e di "tenere gli occhi aperti".
> Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI?
> Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme.
> Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME?
> Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:
> . Distribuzione di armi cariche in certe unità dell'Attica [dove si trova
> Atene] accompagnata anche dall'ordine di usarle contro i civili se
> minacciate. (per esempio, una unità dell'esercito a Menidi, vicino agli
> attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)
> . Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]
> . Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell'area
> periferica dei campi dell'esercito
> . Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell'esercito a
> Nayplio-Tripoli-Korinthos
> . Il "confronto" da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di
> addestramento per reclute di Thiva riguardo l'identificazione di soldati con
> negozianti la cui proprietà è stata danneggiata
> . Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per
> reclute di Corinto e l'ordine di sparare contro i nostri concittadini se si
> muovessero "minacciosamente" (nei riguardi di chi???)
> . Disporre una unità speciale alla statua del "Milite ignoto" giusto di
> fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i
> soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la
> manifestazione dei lavoratori
> . Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e
> dall'Italia - nel ruolo di un esercito di occupazione - rivelando così il
> vero volto anti-lavoratori/autoritario della U.E. La polizia che spara
> prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future. E' per questo
> che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la
> società ad accettare il ritorno all'esercito del totalitarismo riformato. Ci
> stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai
> nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri
> precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola.
> Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell'esercito, della
> polizia e l'approvazione di Hinofotis (ex membro dell'esercito
> professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per
> "agitazioni" interne), del QG dell'esercito, dell'intero governo, delle
> direttive della U.E., dei negozianti-come-cittadini-infuriati e dei gruppi
> di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di
> occupazione - non ci chiamate "corpo di pace" quando ci mandate all'estero a
> fare esattamente le stesse cose? - nelle città dove siamo cresciuti, nei
> quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato.
> La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa
> gioventù. Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di
> fronte al deserto del reale all'interno ed all'esterno dei campi
> dell'esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più
> importante, SENZA PAURA.
> SIAMO CIVILI IN UNIFORME. Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti
> della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno
> spaventapasseri. Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di
> terrore. Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi
> timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune, gli stessi pericoli e le
> stesse speranze.
> CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D'ALLARME
> CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE.
> Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che
> lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia e
> della repressione di stato. Non ci opporremo mai al nostro popolo. Non
> permetteremo nei corpi dell'esercito l'imposizione di una situazione che
> ricordi i "giorni del 1967" [quando l'esercito greco ha effettuato il suo
> ultimo colpo di stato].
mercoledì 17 dicembre 2008
Grecia: Sede sindacale occupata dai lavoratori
Sede sindacale occupata ad Atene
La sede della Confederazione Generale del Lavoro della Grecia (GSEE, affiliata CSI) ad Atene è stata occupata dai lavoratori, che hanno rilasciato un comunicato in cui dicono che le loro azioni hanno lo scopo di "sfatare il mito generato dai media che i lavoratori non avrebbero partecipato agli scontri e che la rabbia di questi giorni sarebbe dovuta a qualche centinaia di 'mascherati', 'teppisti' ed altre favole simili". Gli striscioni appesi davanti al palazzo dicono: "Dagli 'incidenti' sul lavoro agli assassinii a sangue fredda - lo Stato/Capitale uccide!"; "Nessuna persecuzione! Rilascio immediato di tutti gli arrestati!"; "Sciopero Generale!"; "L'autorganizzazione dei lavoratori sarà la tomba dei padroni!".
******************
Communicato No.1
"O saremo noi a determinare la nostra storia o lasceremo che la si determini senza di noi"
Noi operai, impiegati, disoccupati, precari, greci o migranti, non ce ne stiamo davanti ai televisori, passivi. Dall'assassinio di Alexandros Grigoropoulos la notte di sabato, abbiamo partecipato alle manifestazioni, agli scontri con la polizia, alle occupazioni al centro e nei quartieri. Abbiamo spesso dovuto lasciare i nostri posti di lavoro ed i nostri obblighi quotidiani per poter scendere in piazza con gli studenti delle scuole superiori e delle università e con gli altri proletari in lotta.
Abbiamo deciso di occupare la sede della GSEE:
* per trasformarla in un luogo di libera espressione e di incontro per tutti i lavoratori;
* per sfatare il mito generato dai media che i lavoratori non avrebbero partecipato agli scontri e che la rabbia di questi giorni sarebbe dovuta a qualche centinaia di "mascherati", "teppisti" ed altre favole simili, mentre sugli schermi dei telegiornali i lavoratori venivano presentati come le vittime degli scontri, e mentre la crisi del capitalismo in Grecia e in tutto il mondo porta a innumerevoli esuberi e che i media tratta come "fenomeno naturale";
* per svergognare e denunciare il ruolo della burocrazia sindacale nel minare l'insurrezione, e non solo. La GSEE e l'intero meccanismo sindacale che la sostiene da decenni, mina tutte le lotte, svende la nostra forza lavoro in scambio di briciole, perpetua il sistema di sfruttamento e schiavitù salariale. La posizione della GSEE mercoledì scorso è indicativa: la GSEE ha cancellato la manifestazione programmata dei lavoratori in sciopero generale, limitandosi all'organizzazione di un breve incontro in Piazza Syntagma e assicurandosi che la gente andasse via subito dopo, per paura che potesse essere infettata dal virus dell'insurrezione;
* per aprire questo spazio per la prima volta - come continuazione dell'apertura sociale creata dalla stessa insurrezione -, uno spazio che è stato costruito con i nostri contributi, uno spazio dal quale eravamo esclusi. In tutti questi anni abbiamo affidato il nostro futuro ai salvatori di ogni genere e siamo sempre finiti col perdere la nostra dignità. Come lavoratori, dobbiamo cominciare ad assumere le nostre responsabilità e porre fine al sistema di assegnare le nostre speranze a capi "saggi" o rappresentanti "abili". Dobbiamo acquisire la nostra propria voce, intenderci, discutere, decidere e... agire. Resisteremo contro l'attacco generalizzato. E l'unico modo e tramite la creazione della resistenza collettiva di base;
* per propagare l'idea dell'autorganizzazione e della solidarietà nei luoghi di lavoro, nei comitati di lotta e negli organismi di base, e abolire i burocrati sindacali.
In tutti questi anni abbiamo conosciuto solo la miseria, l'arruffianamento e la violenza sul lavoro. Ci siamo abituati a contare i nostri invalidi e i nostri morti: a causa dei cosiddetti "incidenti" di lavoro. Ci siamo abituati a ignorare i morti dei migranti - i nostri fratelli di classe. Ora siamo stanchi di vivere con l'ansia di assicurarci uno stipendio, di pagare i contributi, con la promessa di una pensione che ora ci sembra un sogno dell'aldilà.
Così come lottiamo per non abbandonare le nostre vite ai padroni e ai burocrati sindacali, non abbandoneremo alcun insorto arrestato allo Stato e al meccanismo giuridico.
Rilascio immediato degli arrestati!
Nessuna accusa agli arrestati!
Autorganizzazione dei lavoratori!
Sciopero Generale!
Mercoledì 17 dicembre 2008, ore 18.00
Assemblea dei lavoratori alla sede "liberata" della GSEE
Assemblea Generale dei Lavoratori Insorti
http://gseefreezone.blogspot.com/
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali
La sede della Confederazione Generale del Lavoro della Grecia (GSEE, affiliata CSI) ad Atene è stata occupata dai lavoratori, che hanno rilasciato un comunicato in cui dicono che le loro azioni hanno lo scopo di "sfatare il mito generato dai media che i lavoratori non avrebbero partecipato agli scontri e che la rabbia di questi giorni sarebbe dovuta a qualche centinaia di 'mascherati', 'teppisti' ed altre favole simili". Gli striscioni appesi davanti al palazzo dicono: "Dagli 'incidenti' sul lavoro agli assassinii a sangue fredda - lo Stato/Capitale uccide!"; "Nessuna persecuzione! Rilascio immediato di tutti gli arrestati!"; "Sciopero Generale!"; "L'autorganizzazione dei lavoratori sarà la tomba dei padroni!".
******************
Communicato No.1
"O saremo noi a determinare la nostra storia o lasceremo che la si determini senza di noi"
Noi operai, impiegati, disoccupati, precari, greci o migranti, non ce ne stiamo davanti ai televisori, passivi. Dall'assassinio di Alexandros Grigoropoulos la notte di sabato, abbiamo partecipato alle manifestazioni, agli scontri con la polizia, alle occupazioni al centro e nei quartieri. Abbiamo spesso dovuto lasciare i nostri posti di lavoro ed i nostri obblighi quotidiani per poter scendere in piazza con gli studenti delle scuole superiori e delle università e con gli altri proletari in lotta.
Abbiamo deciso di occupare la sede della GSEE:
* per trasformarla in un luogo di libera espressione e di incontro per tutti i lavoratori;
* per sfatare il mito generato dai media che i lavoratori non avrebbero partecipato agli scontri e che la rabbia di questi giorni sarebbe dovuta a qualche centinaia di "mascherati", "teppisti" ed altre favole simili, mentre sugli schermi dei telegiornali i lavoratori venivano presentati come le vittime degli scontri, e mentre la crisi del capitalismo in Grecia e in tutto il mondo porta a innumerevoli esuberi e che i media tratta come "fenomeno naturale";
* per svergognare e denunciare il ruolo della burocrazia sindacale nel minare l'insurrezione, e non solo. La GSEE e l'intero meccanismo sindacale che la sostiene da decenni, mina tutte le lotte, svende la nostra forza lavoro in scambio di briciole, perpetua il sistema di sfruttamento e schiavitù salariale. La posizione della GSEE mercoledì scorso è indicativa: la GSEE ha cancellato la manifestazione programmata dei lavoratori in sciopero generale, limitandosi all'organizzazione di un breve incontro in Piazza Syntagma e assicurandosi che la gente andasse via subito dopo, per paura che potesse essere infettata dal virus dell'insurrezione;
* per aprire questo spazio per la prima volta - come continuazione dell'apertura sociale creata dalla stessa insurrezione -, uno spazio che è stato costruito con i nostri contributi, uno spazio dal quale eravamo esclusi. In tutti questi anni abbiamo affidato il nostro futuro ai salvatori di ogni genere e siamo sempre finiti col perdere la nostra dignità. Come lavoratori, dobbiamo cominciare ad assumere le nostre responsabilità e porre fine al sistema di assegnare le nostre speranze a capi "saggi" o rappresentanti "abili". Dobbiamo acquisire la nostra propria voce, intenderci, discutere, decidere e... agire. Resisteremo contro l'attacco generalizzato. E l'unico modo e tramite la creazione della resistenza collettiva di base;
* per propagare l'idea dell'autorganizzazione e della solidarietà nei luoghi di lavoro, nei comitati di lotta e negli organismi di base, e abolire i burocrati sindacali.
In tutti questi anni abbiamo conosciuto solo la miseria, l'arruffianamento e la violenza sul lavoro. Ci siamo abituati a contare i nostri invalidi e i nostri morti: a causa dei cosiddetti "incidenti" di lavoro. Ci siamo abituati a ignorare i morti dei migranti - i nostri fratelli di classe. Ora siamo stanchi di vivere con l'ansia di assicurarci uno stipendio, di pagare i contributi, con la promessa di una pensione che ora ci sembra un sogno dell'aldilà.
Così come lottiamo per non abbandonare le nostre vite ai padroni e ai burocrati sindacali, non abbandoneremo alcun insorto arrestato allo Stato e al meccanismo giuridico.
Rilascio immediato degli arrestati!
Nessuna accusa agli arrestati!
Autorganizzazione dei lavoratori!
Sciopero Generale!
Mercoledì 17 dicembre 2008, ore 18.00
Assemblea dei lavoratori alla sede "liberata" della GSEE
Assemblea Generale dei Lavoratori Insorti
http://gseefreezone.blogspot.com/
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali
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