sabato 28 aprile 2012

DUE GIORNI A SOSTEGNO DELLE SPESE LEGALI DEGLI ARRESTATI NO TAV



DUE GIORNI A SOSTEGNO DELLE SPESE LEGALI DEGLI ARRESTATI NO TAV

1 MAGGIO al LABORATORIO AMBIENTALE del FORTE PRENESTINOdamattinassera - BANCHETTO NO TAV
                          - MATERIALE INFO
                          - VEGAN FOOD E VINO


2 MAGGIO allo SPAZIO SOCIALE 100CELLE APERTE
ore 19,00 - PRESENTAZIONE CON GLI AUTORI
dei documentari

>FRATELLI DI TAV
>LA PARABOLA DI CHIANOCCO
>
I PECCATI DELLA MADDALENA
ore 21,00 - CUCINA POPOLARE VEGANA
                    VEGAN BUFFET


SOTTOSCRIZIONE 10 EURO

sabato 7 aprile 2012

“LA MANIFESTA INSUSSISTENZA” della CGIL

La “magnifica riconquista”, che ripristina un principio di civiltà giuridica, il prevedere la reintegra nel caso di licenziamenti economici insussistenti, su cui è costruita la nota della segreteria della CGIL, parte da questa modifica introdotta nella stesura definitiva del governo sull’art.18: la manifesta insussistenza del licenziamento per motivo economico.

IL gruppo dirigente della CGIL sospende il conflitto in corso sulla base di una valutazione di merito inesistente e sbagliata.

Se prima il reintegro era la regola per i licenziamenti ingiustificati adesso diventa una eccezione, e in più l’onere della prova viene caricato sulle spalle dei lavoratori, e non più sulle spalle del padrone che ti licenzia, la possibilità del reintegro diventa estrema e improbabile.

Proviamo a fare un esempio sul licenziamento economico individuale.

La fase di conciliazione resa obbligatoria è prevista in sede amministrativa (direzione provinciale lavoro), già esiste ma non dà risultati per contenziosi che possono avere come sbocco la illegittimità dell’atto (licenziamento).

La conciliazione può essere fatta anche in sede aziendale, dove viene redatto un verbale di conciliazione firmato dalle parti e dalle organizzazioni di riferimento sindacale e padronale poi depositato presso la direzione provinciale del lavoro,è una prassi comune.

Il passaggio reso obbligatorio in sede amministrativa è già obbligatorio.

Una volta che l’obbligo del tentativo di conciliazione si sia concluso senza esito (fase extragiudiziale) la parola passa al giudice che interviene sui termini del contenzioso.

La fase giudiziale si apre, alla luce della riforma, con la distinzione fra : legittimità per “manifesta insussistenza

e legittimità in quanto tale, il che rende il ruolo del giudice e le garanzie per il lavoratore più incerte e poco praticabili.

IL giudice, che nel nostro esempio è particolarmente volenteroso ed efficiente, non considera “manifestatamente insussistente” la motivazione che – poniamo- l’azienda assume a seguito di una riorganizzazione in corso nell’ambito del settore commerciale, cosa che porta e riduce una tipologia definita di mansioni dove è inquadrato il lavoratore licenziato.

Tuttavia il giudice individua e prende atto del fatto che il lavoratore può essere ricollocato in una diversa mansione o in una diversa unità dell’impresa, avendo cura di verificare di non recare danno alcuno all’attività economica e all’organizzazione dell’impresa stessa.

Sulla base di questo argomento il giudice sentenzia l’illegittimità del provvedimento di licenziamento, per mancanza di una giustificata motivazione.

IL giudice, quindi, non ricorrendo alla “manifesta insussistenza” del motivo portato dall’impresa che fa riferimento ad un processo riorganizzativo in essere ed in corso, non potrà altro che limitarsi al risarcimento sostitutivo (monetizzazione).

Si è così costruito volutamente un modello falso su un aspetto, fondamentale, che regola il rapporto di lavoro e che dà la giusta tutela e la giusta protezione, che spetta al lavoratore di fronte ad un atto illegittimo.

Se un atto viene giudicato illegittimo, si deve ripristinare la situazione precedente all’atto stesso quindi il lavoratore deve, doveva, essere reintegrato. Ma oggi non è più così!!

Ne conseguono due punti: A) drastica riduzione dell’autonomia del giudice; B) le tutele esistenti in termini di leggi che riguardano il campo dell’attività imprenditoriale in sede di sua organizzazione/continuità e quindi in sede economica sono ampie, anche, per intenderci, dove il giudice “non può svolgere”, se non in caso di manifeste violazioni, le sue funzioni sanzionatorie.

Nel rapporto di lavoro è il lavoratore la parte debole che va tutelata: tutto parte da qui, ma oggi si ribalta il tutto.

La CGIL ha fissato per il 19 aprile in suo Comitato Direttivo Nazionale.

La sospensione del conflitto decretata dall’alto va impedita; la FIOM continua gli scioperi, in alcuni territori dove le camere del lavoro hanno deciso modalità e calendari continuano scioperi e manifestazioni.

Le contraddizioni aumentano e non diminuiscono; esse sono all’interno e la CGIL non riesce di colpo a fermare la mobilitazione; tenta di” rimodularla” dall’alto; inoltre i dirigenti che esprimono questa posizione di sostegno alla linea ufficiale sono, o saranno, costretti al rapporto diretto con i lavoratori.

Dura e non breve la battaglia in corso che in tutti i modi ci vede protagonisti non in attesa di eventi. Quello che si crea va agito in termini di conflitto ricomponendo l’unità della classe.

FdCA – Commissione Sindacale

7/4/2012

domenica 18 marzo 2012

Grecia: la cultura in resistenza!


Ogni cosa collassa nella Grecia dell'austerity imposta dal memorandum del Fondo Monetario Internazionale (FMI): collassano i diritti del lavoro, collassa il welfare (ospedali, scuole, ecc), collassano le istituzione democratiche, la coesione sociale di questo paese va in frantumi, mentre il governo greco, la Troika (FMI, BCE, Commissione Europea, ndt) e l'Unione Europea si preoccupano solo del bene dei creditori e delle banche. I ben noti valori dell'antica civiltà greca sono stati del tutto dimenticati in un mondo dominato dai Mercati.

In questo contesto, il governo sta programmando lo smantellamento del Servizio Archeologico del Ministero della Cultura: già la protezione del patrimonio culturale poteva contare solo sui proventi dell'affluenza dei turisti, con il conseguente abbandono della tutela dei monumenti in mancanza di denaro e di interventi; poi il 10% dei dipendenti è stato costretto ad andare in pensione anticipata con un assegno ridotto. Ed ora, stanno iniziando a licenziare il personale: il 3% di noi sarà licenziato entro 2 mesi, e molti di più a seguire.

Si sta cercando di indebolire il Servizio Archeologico, pronti a cedere sia a ladri senza scrupoli, come nel caso del furto al Museo dei Giochi Olimpici ad Olimpia, sia ai “grandi investitori”. E' sotto minaccia ciò che rappresentiamo: la protezione e l'integrità dell'eredità culturale greca.

Per noi che lavoriamo nel Servizio Archeologico, la privatizzazione o l'abbandono dei monumenti non è solo una questione da cui dipende il nostro posto di lavoro: sono in gioco la protezione della civiltà del nostro paese e della nostra storia. E' per questa ragione che continuiano a lavorare sia pure in misere condizioni; perchè il nostro lavoro ha una vera funzione pubblica. E continueremo a proteggere il patrimonio culturale, continueremo a resistere ad ogni "emergenza" o ad ogni "razionalizzazione economica", con cui si punta a privare di ogni protezione i monumenti ed i musei. Resistiamo ad ogni politica che minacci la cultura considerandola come un lusso per pochi oppure come un inutile fardello.

Lavoratori del Ministero della Cultura nell'area di Monastiraki - Plaka
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali)