QUEST’ANNO LA BEFANA ARRIVA D’ESTATE.
Faremo tutte queste auto? Ma chi le comprerà? In un mercato già prima intasato, ora con la gente senza soldi, tranne i ricchi che non comprano le FIAT, chi spende? E isoldi per gli investimenti chi ce li mette? Lo stato, che sta per fare la fine della Grecia? Gli “investitori”, che dovrebbero buttare soldi in un settore in crisi?
Quelle di Marchionne appaiono solo chiacchiere, o, per meglio dire, in un periodo in cui impazza il poker, un BLUFF. Mi do un obiettivo “alto” e per raggiungerlo chiedo agli operai enormi sacrifici e l’eliminazione totale dei loro diritti. L’obiettivo poi non lo raggiungo? Poco male,sarà colpa della crisi. Invece di 1.400.000 auto ne farò 600.000, 500.000, ma a costi completamente abbassati. Chiuderò qualche stabilimento e quelli che rimarranno lavoreranno a pieno ritmo. Questo è il vero piano Marchionne!
La FIAT chiede agli operai carta bianca. Niente diritti, meno pause, tagli dei tempi, massima flessibilità, tutto con meno soldi in busta paga. Più lavoro con meno operai,visto che già 500 sono stati messi in mobilità.
Gli impiegati, i quadri e i sindacalisti, tutti quelli che non lavorano, hanno già accettato il suo piano. Tra i sindacati che contano, solo la FIOM si oppone, ma vuole che siano gli operai a dire no con un referendum, dando credito alla fregatura della scelta democratica. Macché democrazia è se mi dicono o scegli quello che dico io, oppure chiudo lo stabilimento?
Il referendum è un imbroglio. Gli operai devono scegliere la lotta e cominciare a organizzarsi per contare qualcosa. Se il piano della FIAT andasse in porto, e sottolineiamo il “se”, gli operai perderebbero la salute e la testa sulle linee, ma per gli azionisti, Marchionne prevede guadagni per un miliardo e novecento milioni di euro entro il 2014.
Questo è il futuro che i borghesi sognano per loro. Solo la nostra lotta di massa edeterminata può impedirlo.
Operai FIAT Pomigliano
giovedì 13 maggio 2010
venerdì 7 maggio 2010
SOLIDARIETA’ CON LA LOTTA DEI LAVORATORI GRECI!
La classe lavoratrice greca è furiosa, e ne ha ben donde, visto il tentativo di scaricare sulle sue spalle la bancarotta dello Stato greco. Le responsabilità sono invece da attribuire alle istituzioni finanziarie internazionali ed all’Unione Europa. Le istituzioni finanziarie hanno scaraventato tutto il mondo, e la Grecia in particolare, in una crisi economica e sociale di proporzioni storiche, costringendo i paesi ad indebitarsi, ed ora quelle stesse istituzioni lamentano che certi Stati sono a rischio in quanto non sono in grado di ripagare il debito. Si tratta di un’ipocrisia che va denunciata ed a cui bisogna aggiungere che se anche la Grecia –e tutti gli altri paesi- potessero restituire il debito, non dovrebbero farlo affatto: dal momento che spetta ai veri responsabili della crisi – le istituzioni finanziarie- l’onere di pagarne i danni provocati. I lavoratori greci sono nel giusto quando si rifiutano di pagare i debiti del loro paese. Ci rifiutiamo di pagare la crisi di loro signori!
Invece, diciamola tutta sui capitalisti di questo paese: il capitalismo greco produce parte dei maggiori profitti che si fanno in Europa grazie agli investimenti nei paesi poveri dei Balcani, mancano protezioni sociali, garanzie collettive ed un salario minimo per I lavoratori greci, senza menzionare il gigantesco settore dell’economia sommersa nel mondo del lavoro insieme ad un grande sfruttamento dei lavoratori immigrati. Il capitalismo greco gode di un regime fiscale leggero, dovuto alla debolezza dello Stato greco (nei confronti dei ricchi) e ad un livello di corruzione che permette la frode e l’evasione fiscale su vasta scala. Ecco perché tocca ugualmente ai capitalisti greci pagare la crisi.
Ma va denunciata anche l’Unione Europea, che si è presentata a tutti come supposta garante della pace e della solidarietà tra i popoli, ma che ora sta mostrando il suo vero volto, quello di un’agenzia di propaganda incondizionata del neoliberismo, con totale spregio della nozione di democrazia. Non appena un’economia entra in difficoltà, tutte le promesse di solidarietà evaporano. Ed ecco che vediamo la Grecia criticata ed accusata di lassismo, con un linguaggio da insulti al limite del razzismo. Come sembra oggi lontana quella “Europa che ci protegge”, tenuta a battesimo da liberali e social-democratici al tempo della scandalosa adozione forzata del Trattato di Lisbona.
La vera protezione messa in essere dagli sforzi combinati di UE e istituzioni finanziarie costringe la Grecia ad un percorso a salti verso lo smantellamento dei servizi pubblici, adottando un piano di austerità che ricorda I “Piani di aggiustamento strutturale” del FMI; verso il blocco delle assunzioni, il congelamento dei salari, le privatizzazioni e gli aumenti dell’IVA. Oggi l’UE chiede che l’età pensionabile sia portata a 67 anni, non solo in Grecia, ma anche in altri paesi con grave minaccia per il sistema dello stato sociale. In questo modo si aprono nuovi mercati agli investitori, si garantiscono gli interessi dei ricchi investitori, a detrimento degli interessi fondamentali della classe lavoratrice. E’ dunque questa, l’Europa della classe dominante, un’Europa a cui tutti insieme dobbiamo opporci.
E’ per queste ragioni che lanciamo un appello alla partecipazione in tutta Europa alle iniziative di solidarietà a favore della classe lavoratrice greca ed alle future vittime delle aggressioni delle banche.
Contro i valori di avidità e rapacità su cui è fondata l’Unione Europea, rispondiamo con la solidarietà di classe. La Grecia è un sorta di laboratorio per lo smantellamento sociale che attende tutti noi. Questa politica è stata messa in atto da tutti i partiti istituzionali, da ogni governo e da tutte le istituzioni del capitalismo globale. C’è solo un modo per respingere la politica di un capitalismo così barbaro: l’azione diretta popolare per ampliare gli scioperi ed aumentare il numero delle manifestazioni in tutta Europa.
Solidarietà con la lotta dei lavoratori greci!
6 Maggio 2010
Alternative Libertaire (France)
Workers Solidarity Movement (Ireland)
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italy)
Organisation Socialiste Libertaire (Switzerland)
Zabalaza Anarchist Communist Front (South Africa)
Invece, diciamola tutta sui capitalisti di questo paese: il capitalismo greco produce parte dei maggiori profitti che si fanno in Europa grazie agli investimenti nei paesi poveri dei Balcani, mancano protezioni sociali, garanzie collettive ed un salario minimo per I lavoratori greci, senza menzionare il gigantesco settore dell’economia sommersa nel mondo del lavoro insieme ad un grande sfruttamento dei lavoratori immigrati. Il capitalismo greco gode di un regime fiscale leggero, dovuto alla debolezza dello Stato greco (nei confronti dei ricchi) e ad un livello di corruzione che permette la frode e l’evasione fiscale su vasta scala. Ecco perché tocca ugualmente ai capitalisti greci pagare la crisi.
Ma va denunciata anche l’Unione Europea, che si è presentata a tutti come supposta garante della pace e della solidarietà tra i popoli, ma che ora sta mostrando il suo vero volto, quello di un’agenzia di propaganda incondizionata del neoliberismo, con totale spregio della nozione di democrazia. Non appena un’economia entra in difficoltà, tutte le promesse di solidarietà evaporano. Ed ecco che vediamo la Grecia criticata ed accusata di lassismo, con un linguaggio da insulti al limite del razzismo. Come sembra oggi lontana quella “Europa che ci protegge”, tenuta a battesimo da liberali e social-democratici al tempo della scandalosa adozione forzata del Trattato di Lisbona.
La vera protezione messa in essere dagli sforzi combinati di UE e istituzioni finanziarie costringe la Grecia ad un percorso a salti verso lo smantellamento dei servizi pubblici, adottando un piano di austerità che ricorda I “Piani di aggiustamento strutturale” del FMI; verso il blocco delle assunzioni, il congelamento dei salari, le privatizzazioni e gli aumenti dell’IVA. Oggi l’UE chiede che l’età pensionabile sia portata a 67 anni, non solo in Grecia, ma anche in altri paesi con grave minaccia per il sistema dello stato sociale. In questo modo si aprono nuovi mercati agli investitori, si garantiscono gli interessi dei ricchi investitori, a detrimento degli interessi fondamentali della classe lavoratrice. E’ dunque questa, l’Europa della classe dominante, un’Europa a cui tutti insieme dobbiamo opporci.
E’ per queste ragioni che lanciamo un appello alla partecipazione in tutta Europa alle iniziative di solidarietà a favore della classe lavoratrice greca ed alle future vittime delle aggressioni delle banche.
Contro i valori di avidità e rapacità su cui è fondata l’Unione Europea, rispondiamo con la solidarietà di classe. La Grecia è un sorta di laboratorio per lo smantellamento sociale che attende tutti noi. Questa politica è stata messa in atto da tutti i partiti istituzionali, da ogni governo e da tutte le istituzioni del capitalismo globale. C’è solo un modo per respingere la politica di un capitalismo così barbaro: l’azione diretta popolare per ampliare gli scioperi ed aumentare il numero delle manifestazioni in tutta Europa.
Solidarietà con la lotta dei lavoratori greci!
6 Maggio 2010
Alternative Libertaire (France)
Workers Solidarity Movement (Ireland)
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italy)
Organisation Socialiste Libertaire (Switzerland)
Zabalaza Anarchist Communist Front (South Africa)
martedì 4 maggio 2010
Attacco alla carovana, Oaxaca: solidarietà dall'Europa
Il Messico che lotta, crea e cammina per una vita degna costruendo percorsi di autonomia, di resistenza e d’emancipazione é ancora una volta gravemente ferito da una repressione assassina.
Una carovana formata da una trentina di persone appartenenti a diverse organizzazioni nazionali (APPO, VOCAL, CACTUS, Section 22), da giornalisti e da osservatori internazionali, che portava la propria solidarietà ad alcune comunità indigene autonome di San Juan Copala nelle regione Triqui di Oaxaca, é stata violentemente attaccata da un gruppo paramilitare facente capo all’organizzazione UBISORT, direttamente legata al partito di governo PRI, di cui fa parte lo stesso governatore dello stato Ulises Ruiz.
L’imboscata con armi da fuoco alla carovana, organizzata per portare generi di prima necessità, materiale scolastico e acqua in una delle regioni più povere della nazione, storicamente ribelle a poteri coloniali e governi, ma caratterizzata negli ultimi anni da violenze e guerre fratricide provocate dal vecchio gioco del “dividi et impera” del governo messicano, ha causato almeno due morti (l’attivista messicana Beatriz Alberta Cariño, dell'organizzazione CACTUS e Tyri Antero Jaakkola, osservatore internazionale di nazionalità finlandese), parecchi feriti e un numero ancora indefinito di scomparsi (finalmente ritrovati).
Dopo la strage di Acteal nel 97 e i massacri di Atenco e Oaxaca nel 2006, questa drastica forma di violenza appare ormai come l’abituale metodo con il quale il Potere ha scelto di piegare qualsiasi forma di resistenza nelle zone più povere del Messico. Come una tenia insaziabile che gode della massima impunità, questa strategia, che prevede l’annientamento di chi dissente, ha profonde radici storiche che marciano al passo di razzismo, esproprio, saccheggio, supremazia e devastazione.
È quella stessa violenza sistemica che il ricco Occidente da sempre impiega in tutte le aree del pianeta colonizzabili e che il governo messicano riproduce, ora militarizzando il paese (grazie anche ai cospicui aiuti finanziari di governi
europei e statunitense), ora privatizzando e vendendo le terre alle multinazionali.
In questo ennesimo attacco altro non vediamo che il tentativo di distruggere la resistenza della comunità indigene che dal Chiapas a Oaxaca lottano per l’autonomia, per scagliarsi contro coloro che non accettano un’ulteriore forma di
colonizzazione che, tramite mega progetti internazionali, vorrebbe privarli dei loro usi e costumi e delle loro terre.
Un attacco infine per piegare la resistenza dei movimenti sociali e impedire la solidarietà internazionale.
Da parte nostra non cesseremo di portare il nostro pieno appoggio alle comunità in resistenza e la nostra completa solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione.
Invitiamo a manifestare la propia rabbia, a denunciare e a fare pressioni contro il governo messicano, principale colpevole di questo nuovo massacro.
3 maggio 2010
Collettivo Zapatista Marisol
Collettivo Nodo Solidale
Osservatorio America Latina Xm24
Una carovana formata da una trentina di persone appartenenti a diverse organizzazioni nazionali (APPO, VOCAL, CACTUS, Section 22), da giornalisti e da osservatori internazionali, che portava la propria solidarietà ad alcune comunità indigene autonome di San Juan Copala nelle regione Triqui di Oaxaca, é stata violentemente attaccata da un gruppo paramilitare facente capo all’organizzazione UBISORT, direttamente legata al partito di governo PRI, di cui fa parte lo stesso governatore dello stato Ulises Ruiz.
L’imboscata con armi da fuoco alla carovana, organizzata per portare generi di prima necessità, materiale scolastico e acqua in una delle regioni più povere della nazione, storicamente ribelle a poteri coloniali e governi, ma caratterizzata negli ultimi anni da violenze e guerre fratricide provocate dal vecchio gioco del “dividi et impera” del governo messicano, ha causato almeno due morti (l’attivista messicana Beatriz Alberta Cariño, dell'organizzazione CACTUS e Tyri Antero Jaakkola, osservatore internazionale di nazionalità finlandese), parecchi feriti e un numero ancora indefinito di scomparsi (finalmente ritrovati).
Dopo la strage di Acteal nel 97 e i massacri di Atenco e Oaxaca nel 2006, questa drastica forma di violenza appare ormai come l’abituale metodo con il quale il Potere ha scelto di piegare qualsiasi forma di resistenza nelle zone più povere del Messico. Come una tenia insaziabile che gode della massima impunità, questa strategia, che prevede l’annientamento di chi dissente, ha profonde radici storiche che marciano al passo di razzismo, esproprio, saccheggio, supremazia e devastazione.
È quella stessa violenza sistemica che il ricco Occidente da sempre impiega in tutte le aree del pianeta colonizzabili e che il governo messicano riproduce, ora militarizzando il paese (grazie anche ai cospicui aiuti finanziari di governi
europei e statunitense), ora privatizzando e vendendo le terre alle multinazionali.
In questo ennesimo attacco altro non vediamo che il tentativo di distruggere la resistenza della comunità indigene che dal Chiapas a Oaxaca lottano per l’autonomia, per scagliarsi contro coloro che non accettano un’ulteriore forma di
colonizzazione che, tramite mega progetti internazionali, vorrebbe privarli dei loro usi e costumi e delle loro terre.
Un attacco infine per piegare la resistenza dei movimenti sociali e impedire la solidarietà internazionale.
Da parte nostra non cesseremo di portare il nostro pieno appoggio alle comunità in resistenza e la nostra completa solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione.
Invitiamo a manifestare la propia rabbia, a denunciare e a fare pressioni contro il governo messicano, principale colpevole di questo nuovo massacro.
3 maggio 2010
Collettivo Zapatista Marisol
Collettivo Nodo Solidale
Osservatorio America Latina Xm24
Labels:
antimilitarismo,
appello,
internazionale,
repressione
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