mercoledì 26 gennaio 2011

Alice nel paese delle meraviglie

I rivenditori di materiali edilizi a
Roma si chiamano “smorzi”.
Di “smorzi” nella capitale ce ne sono
centinaia disseminati in tutti i cantieri da quelli periferici al
centro. All’alba, prima ancora che gli “smorzi” aprano decine di
persone con un piccolo zaino in spalla contenete il pranzo per la
giornata aspettano di essere ingaggiati per una giornata di lavoro.
Sono muratori, manovali, carpentieri, piastrellisti e giardinieri.
Sono operai, non solo stranieri con la crisi gli italiani sono sempre
più numerosi, in attesa che arrivino i caporali.
Schiavi che aspettano
di vendere le loro braccia per 40 euro al giorno, sempre a nero.
Sono
anni che va vanti così sotto gli occhi di tutti: polizia, carabinieri,
sindacalisti, preti , politici borghesi e cittadini perbene.
Ieri la
gran capa della CGIL Camusso, quella della firma tecnica all’accordo di
Mirafiori, ha lanciato la campagna “Stop al caporalato”
Secondo la
CGIL, il numero degli schiavi impiegati ogni giorno è di oltre
quattromila, con un guadagno dei caporali di 10/20 euro per operaio.
L’
illuminata legislatura italiana non considera il caporalato un reato
grave, per legge il massimo che gli schiavisti rischiano sono 50 euro
di multa. in allegato l’articolo del Corriere della sera –Roma.

mario

lunedì 24 gennaio 2011

Dignità operaia

Con la grande affermazione del no operaio al ricatto di Marchionne la
classe operaia della Fiat di Torino sceglie la dignità , così come è
stato per i lavoratori di Pomigliano: i diritti non sono in svendita e
la libertà dei lavoratori conquistata con anni di lotte e di sacrifici
non può essere cancellata e sacrificata sull’altare della concorrenza
antisolidale del capitale e dell’aziendalismo fascista.
Il tentativo di Fiat e Confindustria di ridisegnare i rapporti
sindacali scaricando sulla pelle dei lavoratori i costi della crisi e
l’inefficienza del sistema industriale non resterà rinchiuso al mondo
Fiat, con la benedizione di tutto un ceto politico, che va dal Partito
Democratico agli uomini del Governo Berlusconi e che, per bocca di
Sacconi e dei media complici, già intravedeva nel prossimo futuro
rapporti aziendali dove sia per sempre bandita la possibilità dei
lavoratori ad organizzarsi collettivamente per contrattare la propria
condizione ed il proprio salario. Le relazioni sindacali e sopratutto
le condizioni di lavoro vengono così riportate indietro di decenni,
con il “coraggio” di decantare la modernità della miseria come
requisito e condizione di vita per la classe operaia nei prossimi
decenni.
Il risultato di Mirafiori conferma ancora una volta che non vi è più
nulla da sacrificare sull’altare dell’aziendalismo e del patriottismo
industriale, il terreno su cui indietreggiare è finito.
In questa come nella maggior parte delle recenti vicende sindacali,
occorre sottolineare la subalternità della Camusso e del gruppo
dirigente CGIL nell’elaborazione della strategia contrattuale della
confederazione; elaborazione che rimane nel perimetro degli avversari
Confindustria/Fiat/CISL/UIL, nel momento in cui risulta fondamentale
invece avere una strategia autonoma che punti a creare rapporti di
forza per scardinare il progetto Confindustria/Marchionne. Questa
subalternità ha trovato linfa nei riti che puntano alla salvaguardia
della burocrazia e nello squallido legame tra buona parte di questa e
il partito democratico.
Il tutto si traduce in un reiterato rifiuto della proclamazione dello
sciopero generale, che non fa altro che comprimere la forte volontà
di lotta che sta emergendo in tanti settori della società.
Per questo lo sciopero del 28 gennaio indetto dalla Fiom ha già
assunto le caratteristiche di una mobilitazione generale, con la
partecipazione di praticamente tutto il sindacalismo di base , pur con
distinzioni importanti, e di settori importanti della società civile,
che insieme confermano:
- il carattere generale della mobilitazione su tutto il territorio nazionale,
- il ruolo della Fiom come catalizzatore di un fronte sociale,
- l’attualità e la praticabilità del sindacalismo conflittuale,
mostrando i primi ed importanti risultati nell’unificazione delle
lotte e dei percorsi che costituiscono la base indispensabile ad ogni
opposizione sociale che possa praticare conflitto per l’autonomia di
classe in risposta ai violenti attacchi che lavoratori , disoccupati,
precari e studenti, tutti, non sono più disposti a tollerare.
Le risposte autoritarie del governo e del padronato ed i tentativi di
umiliare la classe operaia con ricatti occupazionali e con il sostegno
dei grandi mezzi di informazione, come nel recente caso della Fiat a
Torino, svelano in modo evidente la non disponibilità del proletariato
a farsi rinchiudere nelle gabbie delle compatibilità di mercato,
ritrovando quella dignità e quella consapevolezza che nessun patto tra
burocrazie sindacali vendute e impresa può rinchiudere nella fabbrica
lager.
Il 28 gennaio è una tappa fondamentale di un percorso che vede il
protagonismo dei lavoratori assumere sempre più chiaramente
l’espressione della ricomposizione di classe come primo obiettivo per
il fronte sociale che si sta dimostrando possibile e praticabile.
Lo sciopero dei metalmeccanici per ottenere un contratto collettivo di
lavoro per tutti, per la democrazia sindacale, è lo sciopero di tutti
per rifiutare il fascismo aziendale dei tanti Marchionne che, con la
complicità decennale dei governi, hanno destrutturato il mondo del
lavoro per avere una classe operaia sottomessa e ricattabile alle
esigenze del profitto dei pochi .
Perciò la Federazione dei Comunisti Anarchici invita tutti i libertari
e gli anarchici su posizioni di classe a impegnarsi per la piena
riuscita e la crescita delle mobilitazioni e invita tutti i
lavoratori e le lavoratrici a scioperare e a partecipare, al di la
delle sigle di appartenenza sindacale, allo sciopero del 28 gennaio
(27 in Emilia Romagna) per affermare il diritto dei lavoratori a poter
scegliere il proprio sindacato, perché la democrazia sia dentro i
cancelli delle fabbriche ed a tutti sia garantito il diritto ad
organizzarsi collettivamente per la difesa degli interessi di classe,
continuando una fase di lotte e di rivendicazioni nel mondo del
lavoro e nella società civile per indire uno sciopero generale che
rilanci l’opposizione sociale di questo paese.

78 ° Consiglio dei Delegati Fdca
Fano 28 gennaio 2011

venerdì 21 gennaio 2011

Comunicato internazionale comunista anarchico - Tunisia: la rivoluzione non è finita

Comunicato internazionale comunista anarchico

Tunisia: la rivoluzione non è finita

Dopo un mese di insurrezione popolare, il tiranno è caduto. Ben Ali e la sua gang hanno preso la strada del'esilio. E' una grande vittoria per il popolo tunisino e per tutte le persone che amano la libertà. E' anche un esempio ed una grande speranza per i popoli che nella regione vivono in Stati di polizia.
Ma la rivoluzione non è finita, il partito dell'Unione Democratico Costituzionale (RCD - Rassemblement Constitutionel Démocratique) è ancora al potere con 161 seggi su 214 nel parlamento, con il presidente ad interim Fouad Mebazaa ed il Primo Ministro Mohamed Ghannouchi quali pilastri della dittatura. Più che un vero cambiamento, le prime mosse fatte in piena emergenza mostrano un potere che punta a ristabilire la calma nelle piazze. Entro 60 giorni ci saranno le elezioni, ma fatte in base all'attuale Costituzione che si confà al RCD. Le consultazioni per la costituzione di un governo di unità nazionale sono già cominciate, ma è il RCD che sceglie i partiti convergenti. Lo scopo dell'operazione è chiara: svuotare la vittoria delle piazze incanalandola sul piano politico. Esiste un alto rischio che il partito al governo coopti un'opposizione servile ed introduca una democrazia sbiadita una volta che il vento della rivolta sia stato placato. Non possiamo permettere che prenda corpo la possibilità di un nuovo dittatore il quale, come Ben Alì, si prostri all'Eliseo ed alla Casa Bianca.

Le tunisine ed i tunisini sono consapevoli delle insidie alla libertà che è costata loro il prezzo di dozzine di morti. In tutto il paese si sono auto-organizzati in comitati di auto-difesa per contrastare le milizie del clan dei Ben Ali/Trabelsi che continuano ad imperversare. E non si faranno ingannare dalle manovre per mantenere il RCD al potere. Sfidando lo stato d'emergenza tuttora in vigore, i manifestanti sono di nuovo nelle strade per chiedere un vero cambiamento, urlando: "Non ci siamo ribellati per avere la formazione di un governo di unità con una opposizione di carta".

La rivoluzione non è finita, perché nessuna questione sostanziale è stata risolta: povertà, disoccupazione di massa, corruzione, clientelismo, disuguaglianza, ecc... Per il popolo tunisino, oltre a ristabilire un agibilità democratica, rimane centrale la questione sociale che riguarda tutti i tunisini e le tunisine. I mali che affliggono il paese non possono essere sanati se non con una efficace politica di redistribuzione della ricchezza quale soluzione di discontinuità con la dittatura dei mercati.

Le organizzazioni firmatarie ribadiscono la loro piena solidarietà con la lotta del popolo tunisno per la libertà e la giustizia sociale e sono solidali con i militanti anti-capitalisti tunisini; condannano altresì l'atteggiamento delle potenze occidentali e delle loro classi politiche - quelle socialdemocratiche come quelle di destra - che hanno sempre sostenuto il potere autoritario di Ben Ali.

19 gennaio 2011


Alternative Libertaire (Francia)
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera)
Union Communiste Libertaire (Québec, Canada)
Libertäre Aktion Winterthur (Svizzera)
Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa)